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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Buona pace, che non vuol dire arrendersi all’ingiustizia,alla violenza e al Male assoluto

2.1.2023:- Alfredo c’è: buon anno a chi è libero in catene..

Bobby SANDS,lo celebrate sull’altare dei martiri,solo perché non era un famigerato anarchico italiano.

Ma Alfredo Cospito digiuna da più di 2 mesi vs.il 41 bis.

I giudici lo ritengono pericoloso per un semplice motivo.

È in catene ,ma è un uomo libero.

Buon anno Alfredo e a tutti quelli che vogliono restare donne e uomini liberi

29.12 Filosofeggiando- La sofistica non è l’arte di cadere sempre in piedi..

Secondo Platone la sofistica è l’arte della persuasione,mentre la dialettica è pura ragione logica e filosofica.

Un vecchio comunista, che fu confinato a Buchenwald, si pronunciò sull’arte di sopravvivere dallo sterminio, cercando una scappatoia dalla morte sicura con la potenza della parola.

La dialettica guerra e pace, però, in questi mesi, stenta a trovare un superamento della contraddizione fra arte del persuadere e fondamento della ragione.

C’è chi spera in un cessate il fuoco, salvifico di vite umane,anche nel semplice dibattere o discutere.

Guerra e pace come vita e morte sono intimamente connessi: non c’è guerra senza pace,non c’è vita senza morte,non c’è giorno senza notte.

Ci sono personaggi che su questo ci sguazzano con il copia e incolla dell’opinione del momento.

Ma nessuno convince nessuno.

Perché si guarda alla persuasione sofistica e sillogistica, e non al buon ragionare.

Essere convincenti non è una truffa,se si hanno argomenti fondanti.

Ma se si usano sillogismi tipo tutti gli ucraini sono nazisti,Zelensky è ucraino,ergo Zelensky è nazista la conclusione necessaria è logica,ma falsa.

Perché le premesse empiriche sono false.

Vale per tutte le proposizioni che vogliono essere dialettiche,ma che in realtà sono solo sofisticherie logore,diventati luoghi comuni.

Il distinguere fra un triangolo,un rettangolo e un quadrato non mette in discussione l’idea di figura geometrica,ma nel contempo ti dice che A ,B e C sono diversi.

Riconoscere che il diverso esiste come necessaria contraddizione del simile è topica di civiltà.

Se vuoi vivere lavora per la pace, con l’autocoscienza che chi opera per difendersi a volte lo fa anche egli per una pace che non ha.

27. 12 Storia: caporali criminali,non li scordare..

E book gratuito dal 27 dicembre fino al 31 dicembre 2023 di Pierluigi Raccagni

  1. NAZI: TOTALE ATTACCO ALLA DEMOCRAZIA

I generali tedeschi erano convinti che la guerra contro la Francia non era da farsi.
Gli Alleati erano superiori, avevano più soldati, più aerei, più risorse, erano trincerati dietro la linea Maginot.
“Ci preparavamo alla guerra in vista di una campagna in Occidente, del resto in quel momento tutt’altro che certa (…) tra di noi, cioè gli ufficiali più anziani, tutti amici per la pelle, potevo discutere apertamente della situazione (…) la prospettiva di un conflitto con l’avversario in Occidente ci rendeva perplessi dato che non nutrivamo, a causa di un istintivo antagonismo, alcuna fiducia nelle supreme gerarchie del paese, e anche perché eravamo atterriti dal ricordo della prima guerra mondiale. Nutrivamo una certa fiducia in Brauchitsch e in Halder che nessuno pensava potevano essere nazionalsocialisti”.
Sono i pensieri di Fridolin Von Senger und Etterlin, nato nel 1891, generale antinazista.
Il suo libro “La guerra in Europa, il racconto di un protagonista”, rivela quanto fossero profonde le perplessità fra gli alti ufficiali della Wehrmacht sulla possibilità di un conflitto in Occidente ai danni della Francia.
E la Francia in quella primavera del 1940 non era certamente pronta alla guerra contro il nazionalsocialismo.
Visto che si erano così affezionati alla “guerra fasulla”.
Si diceva che a Parigi di quella finta guerra ci si annoiasse, che le signore al Ritz organizzassero collette per la Croce Rossa, che lo champagne si mischiasse ai buoni sentimenti patriottici.
Sembrava che non ci fosse nulla da combattere, sembrava che Maurice Chevalier potesse primeggiare con Wagner nella colonna sonora del

tempo di guerra. Churchill diede un pessimo parere sulla guerra fasulla condotta dai francesi.
Per Winston Churchill, visitando il fronte francese, si era spesso colpiti dall’atmosfera di scontrosa tranquillità che prevaleva fra gli uomini, Era evidente, la mediocrità del lavoro che veniva svolto, dalla mancanza di qualsiasi tipo di attività.
Scrivendo a Simone de Beauvoir dal fronte, pure Jean Paul Sartre nu- triva seri dubbi sulla consistenza militare delle forze armate francesi. Il filosofo al fronte sosteneva che il suo lavoro consisteva nel gettar in aria palloni e poi osservarli attraverso un binocolo da campo.
Questo passatempo veniva chiamato “eseguire osservazioni meteoro- logiche”.
Quando si telefonava agli ufficiali della batteria, si comunicava loro la direzione del vento.
“Che cosa poi se ne facessero di questa informazione erano fatti loro. I giovani facevano un certo uso dei rapporti del servizio segreto. La vecchia scuola li buttava direttamente nel cestino della carta poiché non si sparava”, scrisse Sartre.
C’era poi l’ombra inquietante del castello di Vincennes.
Là era morto Enrico V d’Inghilterra, entro quelle mura erano stati giu- stiziati Mata Hari e l’ultimo dei comunardi del 1871.
Erano uno dei più agghiaccianti castelli di Francia e “sembrava grondare sangue”, sostenevano alcuni detrattori della grandezza francese. Era però la residenza e il quartiere generale del generale Maurice Gamelin, capo di Stato Maggiore della Difesa nazionale, comandante supremo di tutte le forze di terra.
Era considerato fra i più grandi generali d’Europa, se non del mondo. Aveva frequentato la scuola militare da cui era uscito nel 1891, nel 1914 aveva fatto parte dello Stato Maggiore operativo di Joffre, aveva redatto gli ordini della grande battaglia della Marna: un eroe nazionale, dunque.
Nel 1940 aveva 68 anni, ma era ancora snello, brillante, pronto alla battuta.

Aveva difficoltà a relazionarsi con la truppa, ma all’interno del castello era l’idolo dello Stato Maggiore, sempre pronto ad adularlo per la sua competenza in fatto di pittura italiana e libri d’arte.
Vincennes e il suo castello in quel periodo erano il cuore della Francia repubblicana pronta a battersi in difesa della Terza Repubblica, peccato che il castello fosse sprovvisto di comunicazioni radio.
Gamelin aveva dalla sua un’opinione pubblica che condivideva la semplicità della strategia francese.
Risparmiare la vita dei francesi per non ripetere la carneficina del 1914
18 e tenere lontana la guerra dal suolo di Francia.
Per cui la letargia della Francia in fondo era considerata da tutti il mi- nore dei mali.
Non si volevano aprire gli occhi sulla lezione della Polonia, si sperava in un qualche accordo dell’ultimissimo momento.
La primavera era stupenda e a Parigi la vita mondana continuava nel suo splendore, nonostante alcune inevitabili restrizioni.
Ma il Piccolo Caporale stava preparando per la Francia la più grande catastrofe militare della sua storia.
Da quando a gennaio era caduto l’aereo in Belgio, con i piani di attacco, i tedeschi pensavano che sia inglesi che francesi ne fossero a conoscenza.
Hitler in quella circostanza dimostrò sangue freddo, intelligenza militare, ed ebbe nel destino un maledetto alleato.
L’incidente del 10 gennaio cambiò il mondo.
Considerato che l’originale piano tedesco era finito nelle mani alleate il nuovo piano venne elaborato da Erich Von Manstein, capo di Stato Maggiore del gruppo armate A di Gerd Von Rundstedt, con l’appoggio di Guderian, ispiratore e padre della Panzer-Division.
La guerra contro la Francia era il terminale dell’odio contro quelli che erano stati i vincitori della Marna e della Somme e insieme gli affamatori del popolo tedesco: ora si trattava di vendicarsi, senza dimenticare che l’odio a Hitler non bastava.
Voleva fare politica, anche se la mediazione per lui era solo tattica dissimulatoria.

Nel quadro della strategia hitleriana l’offensiva obbediva a tre obiettivi strettamente interconnessi.
Mettere a terra militarmente la Francia, cercando però nello stesso tempo un accomodamento con il governo francese in modo da eli- minare dalla guerra sia la flotta francese, che era fuori portata dalle armi tedesche, sia eventualmente l’impero coloniale francese.

Buone Feste

Ciaooooo

23.12 – Natale povero: chi ha sperimentato la miseria assoluta, apprezza la realtà di non essere povero..

Viviamo nel Paese con il più alto debito pubblico d’Europa.

Nel contempo abbiamo i risparmi privati più alti del Continente.

Abbiamo più poveri degli altri paesi del G7,eppure siamo quelli che favoriscono i più ricchi con leggi ad personam.

Oggi ti fanno sentire povero,solo perché non puoi consumare come chi consuma abitualmente.

I veri poveracci però non se li fila nessuno: sono addirittura affidati, dal governo in modo paternalistico, alla generosità dei bonus.

Se sono pure malati,disagiati ,stanchi di vite crudeli, vanno nel numero delle disuguaglianze accertate,e in fondo accettate,come danno collaterale di un mondo dove la cultura profonda,sobria ,operaia,contadina è stata cancellata dalla sottocultura di massa.

Non essere in miseria all’età di mia nonna e dei miei genitori,infatti, era già una conquista.

Proprio la nonna si diceva fortunata nella vita: a 10 anni e con nove fratelli era stata mandata a lavorare in un panificio.

“Almeno lì il pan ghera semper,anche se negher”.

Mi ha insegnato tanto la nonna,cattolica,antifascista,che teneva in casa il diploma di quinta elementare conquistato alle scuole serali.

Negli anni cinquanta a Milano essere proletari non era una dannazione eterna,anche se l’indigenza la subivi da tutte le parti.

A cominciare dai buoni scuola di tre diversi colori che demarcavano la fascia sociale di appartenenza.

Il poter mangiare era considerato un dacci il nostro pane quotidiano,un inno al Padre nostro che sei nei cieli.

Durante la guerra, per scaldarsi ,mio nonno andava a tagliare le panchine dei giardini per la stufa,,per vestirsi usava riciclare abiti vecchi :i’arte di arrangiarsi era una legge per milioni di proletari in tutta l’ Europa e in Italia.

Non si commiseravano i miei per l’indigenza personale e proprio la nonna metteva da parte il cestino con il pane per i poveri.

Pace,pane,lavoro, libertà gli idola della rivoluzione sovietica,erano legge per mio nonno e mio padre.

Guardase,’ indre’ diceva la nonna,qualcuno più povero di te lo troverai sempre.

Qualcuno che apprezza quella minestra che non vuoi mangiare.

Buon Natale,buone feste

21.12 Manovra -Through the Barricades, dagli Spandau Ballet ai 5 stelle…

Emendamenti a iosa per la legge di Bilancio da parte di PD,M5s,Azione,si voterà la fiducia,poi dopo Natale l’Ok definitivo: nulla di spaventoso.

Quello che sta succedendo in Parlamento sull’invio di armi a Kiev,sulla chiusura della manovra e Pnrr, però, vede trionfare l’opposizione dei 5 stelle, che hanno trovato lavoro proficuo per i prossimi cinque anni.

I 5 stelle di Conte, l’unica formazione che è passata dal centro destra del Conte 1 alla sinistra d’ opposizione, ha ben capito come si sta al mondo con la disinvoltura di una battuta per la platea elettorale.

Come cantava il favoloso Tony Hadley degli Spandau, è attraverso le barricate che “mio padre mi ha insegnato la vita”.

L’ avvocato del popolo,comunque, attraverso le barricate metaforiche e non violente dell’infinita kerelle parlamentare, ha superato il moribondo, inconcludente, triste PD nei sondaggi.

Insomma,ha perorato la causa vs i taxi del mare, e poi ha gridato al genocidio sulla vicenda delle Ong di Catania verso la Francia.

Ha voluto il dimezzamento dei parlamentari,per poi votare,con tutti gli altri sia detto,lo stanziamento di più fondi per i parlamentari dimezzati.

È contro la guerra,ma quando era al governo ha dovuto dire cinque volte sì al sostegno di Kiev.

Era per l’ecologia sistematica della transizione ecologica e poi ha inserito il condono per Ischia.

Tutto si fa per stare a galla,diamine,non è la prima volta che cambiare idea non vuol dire cambiare qualcosa

E poi a confronto della Panzeri division e compagni, i 5 Stelle sono a questo punto uno specchio di virtù.

Conte aspira a unire liberali della destra storica alla Travaglio,progressisti generici,populisti,post comunisti,cani sciolti senza nome: getta al vento la coerenza per battersi contro le elites?

La storia di Conte non è una storia di sinistra, né istituzionale, né movimentista.

Dopo la scissione Di Maio,la defezione di Dibba, l’uscita dei repubblicani da terzo mandato,ora il M5S ha una strada segnata: populismo di sinistra finché si resista.

Questo non significa che i 5 stelle,siano tossici per la sinistra. ( Ma quale?)

Se un liberale va contro la sua destra non è da mettere al bando per una sinistra quasi assente.

Ma le contraddizioni palesi di Conte alla fine si identificano come ricorrente trasformismo alla ricerca di visibilità elettorale.

Sul Rdc niente da dire,il Piave mormorò e meno male che l’Avvocato c’è,se poi il reddito è riformabile deve essere meglio per chi è in difficoltà,non per la Meloni.

Che venga poi additato come un cattivo maestro, perché invoca la piazza, la dice lunga sullo status del Belpaese con il governo di destra.

NB poi ora che correrà con il PD per le regionali in Lombardia, l’ultima spiaggia è pronta.

Per il PD.

19.12 – Storia- Guerra alla svastica:attuale, anche se per tutti è quasi Natale

E book gratuito da 19 dicembre a 23 dicembre Pierluigi Raccagni

: Guerra alla svastica
⦁ Prima la Germania


Il 1942 si aprì con un avvenimento che risulterà determinante per i rapporti internazionali nel corso del conflitto.
A Washington 26 paesi firmarono un patto con il quale si impegnarono a non concedere la pace separata alla Germania o al Giappone, in pratica aderirono alla Carta Atlantica targata Churchill – Roosevelt.


L’obiettivo della Carta Atlantica sottoscritto dalle 26 nazioni era chiaro: era necessario prima annientare la Germania e poi il Giappone.


Intanto fra il 22 dicembre e il 14 gennaio andava in scena la Conferenza Arcadia fra Churchill, Roosevelt e i capi di Stato Maggiore anglo – americani, nella quale fu deciso di mantenere un atteggiamento difensivo riguardo al Giappone, per concentrare tutti gli sforzi contro il nazismo che stava flagellando l’Europa, ma in particolare l’Unione Sovietica.
Il piano delle operazioni fu steso dal generale George Marshall, capo di Stato Maggiore dell’esercito americano. Nel piano fu specificato che era necessario schiacciare la Germania e l’Italia prima di volgere l’offensiva contro il Giappone.
Mentre Churchill attraversava l’oceano, sotto la minaccia dei sommergibili tedeschi, il ministro degli Esteri Eden svolgeva a Mosca trattative con i sovietici per aprire un secondo fronte che potesse alleggerire la pressione dei nazisti sull’Unione Sovietica.


Era soprattutto Roosevelt a voler imprimere una svolta alla guerra contro la Germania, il presidente ammise serenamente che al momento i sovietici stavano uccidendo più tedeschi di Usa e Inghilterra messi assieme.


Per ora, comunque, era veramente difficile approntare un secondo fronte: quello che risultò importante fu che la diffidenza di Churchill verso Stalin venne meno.
Fu preso l’impegno di aiutare in tutti i modi la grande madre Russia anche se era in mano ai comunisti.
Il fronte antifascista si andava componendo sotto la bandiera del “meglio bolscevichi che nazisti”; visto come stavano in precedenza le cose, non era una scelta da poco per gli Alleati.
Promemoria di Churchill a Molotov:
“…Stiamo compiendo i preparativi necessari per uno sbarco sul continente nell’agosto o settembre 1942.Come già è stato spiegato il maggiore ostacolo a un grosso corpo di spedizione sta nella scarsità degli speciali mezzi da sbarco. È chiaro tuttavia che non servirebbe né alla causa russa né a quella degli alleati nel loro complesso di fatto che, per onor dell’azione a ogni costo, ci avventurassimo in qualche operazione che terminasse in un disastro e desse al nemico la possibilità di vantarsi d’averci sconfitti. È’ impossibile dire in anticipo se la situazione sarà tale all’epoca indicata, da rendere l’operazione fattibile. Non possiamo pertanto fare alcuna promessa in proposito, ma non esiteremo ad attuare i nostri piani qualora appaiano pratici e sensati”:
Cfr. Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, op. cit. n.29, pag.268

16.12 Teheran: ” il movimento donne,vita, libertà” emancipando se stesso, emancipa l’intera umanità….

Ieri lo stato teocratico islamista iraniano è stato espulso dalla “Commissione per lo stato delle donne 2022 – 2026” Onu: la Russia di Putin ha votato no,insieme alla Cina.

Ha scritto bene un mio compagno anarchico che siccome il regime nazi islamista di Khamenei è nato da una rivoluzione antimperialista, la mattanza di donne iraniane e uomini viene snobbata pure da una certa sinistra simil stalinista italiota diffusa.

Se non fosse per il partito radicale che a Roma presidia/va l’ambasciata iraniana ,se non fosse per ” non una di meno” che più volte ha portato all’attenzione la rivoluzione iraniana, ormai quasi repressa,se non fosse per la mobilitazione via social di varie organizzazioni umanitarie,la massa critica che si mobilita per gli Ultimi non si è vista.

Il motivo forse è banale,come il Male.

Khamenei è vs.gli Usa e la Nato, è con Putin contro l’Ucraina, vuoi disturbare un governo antimperialista che reprime come un nazista i diritti umani ?

Chi contrappone con metodica precisione quello che succede in Palestina ogni giorno con quello che succede a Teheran ogni ora, ( come se le due cose non fossero la stessa cosa),forse fa della sofferenza una bandierina nazionalista e settaria ad uso e consumo del proprio tornaconto politico.

A Kabul per le donne afghane abbandonate dal “rimbambito “Biden, giustamente si parlò di fallimento dell’Occidente.

Mentre qui si evita di sparare, in senso figurato, su un governo teocratico, fascista e assassino,inviso soprattutto alle donne iraniane schiavizzate,che vogliono essere libere?

Si dirà che ciò non è vero e può darsi che sia particolarmente distratto,perché ci sono così tante iniziative in calendario da perdersi il meglio.

Ma pare, non solo a me, che la rivoluzione e l’emancipazione che viene dalle avanguardie femminili di quel paese interessi molto poco ai militanti del ” dove eravate”.

Colpa di nessuno, l’importante è che la mattanza degli impiccati e delle donne accecate non metta in discussione il “siamo tutti Ponzio Pilato”,visto che i Giovanni Battista hanno paura di perdere il consenso delle loro patetiche botteghe.

A pensare male si fa peccato,ma qualche volta ci si azzecca…amava ripetere il divino Giulio.

Mi unisco ai peccatori,sperando di sbagliarmi.

Iran,Palestina,Ucraina…. libere...

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