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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Sapore di Male, sapore di sale, un gusto un po’ amaro di cose perdute…( leggi dentro,prego),non è uno slogan

La metafora dell’Italia a pezzi simboleggiata dal crollo del ponte Morandi di Genova ha interrotto la sbornia delle vacanze di massa.

Con 39 morti, 16 feriti gravi e 20 dispersi non si è perso tempo: mentre le lacrime bagnavano il viso dei familiari delle vittime i super- sciacalli dell’universo politico e web si scatenavano alla ricerca del colpevole,del capro espiatorio che metta a posto il senso di colpa del  degrado italico che investe tutto e tutti.

Alle mille emergenze quotidiane ( idrogeologiche, ambientali, sanitarie ( i vaccini), occupazionali ( Ilva), dell’emigrazione, della scuola, della giustizia, della sicurezza,delle ferrovie ecc ora c’è l’emergenza ponti  vecchi e da demolire,se hanno superato i 50 anni.

Il popolo dei santi, eroi, navigatori, mandolinisti, spaghettari, ma anche dei geni assoluti della cultura occidentale, nell’emergenza trova la sua vocazione: tutti ingegneri civili, dopo essere stati economisti per lo spread,direttori tecnici per la nazionale, luminari per i vaccini etc.

I morti si piangono,non servono per fare guerre qualunquistiche contro i poteri forti di Benetton e PD, per continuare campagne elettorali, per prendere consenso sulle purezza dei fini del governo del cambiamento.

Lo spettacolo messo in scena è maligno: azzeccagarbugli di ogni colore sono pronti a incassare il dolore  della tragedia monetizzato in azioni.

Bisogna che qualcuno paghi, non è manco da dire. Sta nei fatti.

L’ideologia della morte, non è la morte dell’ideologia, è il male che avanza nelle viscere di una terra bella, sublime, unica, ma fragile, paurosa,volgare nel pensiero corrente.

La black music di Aretha Franklin, è l’omaggio dovuto alle vittime. Domani ci saranno i funerali di Stato, oppure i funerali dello stato.

 

 

I Bastardi senza gloria augurano buone vacanze – tratto da 1939 -45, il racconto della guerra giusta….

cover7.BASTARDI SENZA GLORIA

La seconda guerra mondiale, iniziò il 1 settembre 1939.
Non per tutti gli storici.
Si dice che nell’autunno del 1944, poco dopo la liberazione della Francia il generale De Gaulle a Tolosa passasse in visita le formazioni partigiane di quel dipartimento.
Incontrando un uomo, malamente vestito, che indossava un un’uniforme stracciata gli chiese:
“ Quando siete entrato nella Resistenza, mom ami…
Il partigiano rispose: molto prima di voi, mon général”.
L’uomo era un partigiano veterano della guerra civile spagnola.
Quindi per il partigiano la guerra era iniziata nel 1936.
Ma la data dell’inizio del secondo conflitto mondiale non può essere solo una data di tipo convenzionale, subordinata all’analisi politica che gli storici fanno di quel periodo.
Se è vero che dal punto di vista della guerra nazionalistica fra nazioni il 1939 è la data che tutti riconoscono, quella della guerra contro il fascismo, ad, esempio, è senz’altro riconducibile alla Spagna del 1936.
In Spagna si fecero le prove generali, Germania e Italia da una parte, Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Unione Sovietica dall’altra.
Se così fosse,però, sarebbe stato tutto molto semplice.
Non si può dividere, infatti, in modo netto la guerra patriottica dei singoli stati, dalla guerra dell’ideologia nazi – fascista, da quella di un fronte antifascista.
La guerra della Germania fu una guerra nazista, quella dell’Italia una guerra fascista, quella dell’Inghliterra una difesa dell’Impero, quella degli Stati Uniti un’uscita dall’isolazionismo, quella dell’Unione Sovietica una guerra per la difesa del “ socialismo in un solo paese”.
Questo all’inizio.
Poi, senza arrivare alla scoperta dei campi di sterminio della soluzione finale, la guerra diventò per la coalizione antifascista la guerra per la difesa dell’umanità, insomma la guerra giusta, la sola e unica guerra giusta che coi suoi orrori ha comportato la salvezza del genere umano.
Una guerra di eroi, ma anche di tanti “Bastardi senza gloria”, di minoranze sediziose, di gente comune.Per cui si potrebbe partire da una data, un’ ennesima data: il 1938, esattamente quella fra il 9 novembre 1938 e il 10 novembre 1938, quella della Notte dei cristalli.

 

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Stalin la sapeva lunga….tratto da Il racconto della guerra giusta: promemoria per nazi-fascisti e……antifascisti( non fermarsi al titolo, please)….

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Strage di migranti – schiavi, la storia sono loro,il loro dolore disvela l’ipocrisia criminale dei padroni mafiosi….

Sono morti 16 migranti in tre giorni a Foggia. Erano tutti proletari che si guadagnavano il diritto di vivere nell’Occidente opulento sperando nella carità cristiana oggi non più di moda.

Il ministro degli interni Salvini che aveva visitato il ghetto alcune settimane fa vedendo le loro condizioni di lavoro, sapendo benissimo insieme allo stato come vivono migliaia di disperati disse loro:” se c’è qualcosa che non va segnalatelo”.

L’ipocrisia in questo caso è criminale: c’è una legge sul caporalato che viene disattesa. Ci sono leggi per contrastare il lavoro nero che vengono ignorate. Lui è il ministro dell’ordine pubblico.

Salvini & friends hanno agito come sindacati confederali, gente de sinistra, che si batte per il Jobs act, ma se ne frega del lavoro a cottimo dei dannati della terra.

L’inferno di Bologna sull’autostrada ha accompagnato le vacanze italiane nel fuoco del disagio a pelle, l’incidente di Foggia ha mostrato che la pacchia di cui parla Salvini è una menzogna degna del nazional socialismo.

Guerra alla guerra contro gli sfruttati.

La tolleranza verso gli intolleranti è una complicità anche in vacanza.cover

La svastica sull’Europa da 1939 – 1945 il Racconto della guerra giusta……

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“Ma la parola Einsatz racchiudeva anche una particolare sfumatura, che richiamava un che di cavalleresco,una sfida da raccogliere.
Le squadre venivano reclutate dal Sicherheitsdienst di Heydrich (l’Sd ovvero servizio di sicurezza) ed erano perfettamente al corrente che il loro mandato era molto ampio.
Il loro comandante supremo sei settimane prima aveva detto al generale William Keitel che “ nel governo Generale della Polonia, ci sarà inevitabilmente una lotta tenace per la sopravvivenza nazionale che non consentirà alcuna remora di ordine legale”.I sodati dell’Einsatz sapevano che nella pomposa retorica dei loro capi, la lotta per la sopravvivenza nazionale significava guerra razziale, così come Einsatz, nonostante le sue implicazioni cavalleresche, significava la canna infuocata di un fucile”
Thomas Keneally La lista di Schindler,Milano,2010, pag.46.
Ognuna di queste forze speciali era suddivisa in quattro Einsatzkommandos di cento, centocinquanta uomini ciascuno.
Insieme alle SS, alla polizia ordinaria, e alle teste di morto qualcosa come ventimila uomini.
Qui come abbiamo già citato si distingueva Reinhard Heidrych, la “Bestia Bionda”, un ex ufficiale di marina, alto, con la faccia cavallina, un eterno sogghigno. Costui era famoso per la sua pignoleria, schedava praticamente tutto
Soprattutto i nemici del partito.
E la Bestia Bionda diventò un grandissimo stratega del terrore, tanto che Hitler stravedeva per quel giovanotto pieno di belle speranze.
In una nota informativa consegnata ai responsabili degli Einsatzgruppen Heydrich dava le direttive sulla “ questione ebraica nei territori occupati”
Nel breve periodo, scriveva la Bestia Bionda “ i territori della Polonia dovevano essere epurati dagli ebrei, che andavano deportati a Est, mentre nel resto del paese gli ebrei dovevano essere concentrati nei ghetti di città dotate di buoni collegamenti ferroviari”.
C’era una spiegazione razionale allo sterminio in atto contro la popolazione polacca?
Sì e no. Una signora inglese, che si trovava nella cittadina di Bydgoszcz, vide che le prime vittime della campagna furono numerosi boy – scout, dai dodici ai sedici anni, che vennero allineati contro il muro della piazza del mercato e fucilati. Secondo la signora non fu data nessuna spiegazione. Spararono anche ad un sacerdote devoto, soccorso a somministrare l’estrema unzione.

Contro questa armata la Polonia poteva allineare dalle 40 alle 60 divisioni, se fosse stato possibile mobilitare tutte le truppe entro il primo settembre,ma i polacchi si fecero trovare completamente impreparati dal Blitzkrieg tedesco.
Pronte per la battaglia, infatti, vi erano solo 2 divisioni di fanteria e otto brigate di cavalleria.
L’armata polacca, dovendo difendere un territorio di circa 400.000 km2 di superficie, senza frontiere naturali, spendeva il 40 per cento del suo bilancio in spese militari.
Solo che il sistema di difesa era antiquato,ancora nelle condizioni della prima guerra mondiale.
Allo scoppio delle ostilità si capì subito che la guerra contro la Polonia sarebbe durata poco da parte tedesca.
E la sera del primo settembre in pratica l’aviazione polacca non esisteva più.
Il giorno 3 settembre, giorno in cui Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania la quarta armata proveniente dalla Pomerania aveva già preso contatto con la terza che avanzava dalla Prussia orientale, che aveva tagliato il corridoio polacco di Danzica.
Il successo dell’invasione era assicurato anche dalla supponenza dei comandi polacchi che avevano fatto di tutto per perdere la guerra.
Non avevano un piano adeguatamente difensivo, nella loro scellerata sicumera avevano previsto di attaccare la Germania e farne un boccone. Ben presto si dovettero ricredere.
Dalle montagne ceche le autoblinde del generale List si diressero a media velocità in direzione di Cracovia, al centro il generale Von Reichenau guidò anch’egli una massa considerevoli di mezzi corazz

ati

Nelle retrovie delle cinque armate della Wehrmacht che avevano invaso il paese entrarono in azione altrettanti Einsatzgruppen, organizzati da He fydrich.
Il termine, secondo una traduzione abbastanza precisa,significava “Gruppi d’azione”.

“Ma la parola Einsatz racchiudeva anche una particolare sfumatura, che richiamava un che di cavalleresco,una sfida da raccogliere.
Le squadre venivano reclutate dal Sicherheitsdienst di Heydrich (l’Sd ovvero servizio di sicurezza) ed erano perfettamente al corrente che il loro mandato era molto ampio.
Il loro comandante supremo sei settimane prima aveva detto al generale William Keitel che “ nel governo Generale della Polonia, ci sarà inevitabilmente una lotta tenace per la sopravvivenza nazionale che non consentirà alcuna remora di ordine legale”.I sodati dell’Einsatz sapevano che nella pomposa retorica dei loro capi, la lotta per la sopravvivenza nazionale significava guerra razziale, così come Einsatz, nonostante le sue implicazioni cavalleresche, significava la canna infuocata di un fucile”
Thomas Keneally La lista di Schindler,Milano,2010, pag.46.
Ognuna di queste forze speciali era suddivisa in quattro Einsatzkommandos di cento, centocinquanta uomini ciascuno.
Insieme alle SS, alla polizia ordinaria, e alle teste di morto qualcosa come ventimila uomini.
Qui come abbiamo già citato si distingueva Reinhard Heidrych, la “Bestia Bionda”, un ex ufficiale di marina, alto, con la faccia cavallina, un eterno sogghigno. Costui era famoso per la sua pignoleria, schedava praticamente tutto
Soprattutto i nemici del partito.
E la Bestia Bionda diventò un grandissimo stratega del terrore, tanto che Hitler stravedeva per quel giovanotto pieno di belle speranze.
In una nota informativa consegnata ai responsabili degli Einsatzgruppen Heydrich dava le direttive sulla “ questione ebraica nei territori occupati”
Nel breve periodo, scriveva la Bestia Bionda “ i territori della Polonia dovevano essere epurati dagli ebrei, che andavano deportati a Est, mentre nel resto del paese gli ebrei dovevano essere concentrati nei ghetti di città dotate di buoni collegamenti ferroviari”.
C’era una spiegazione razionale allo sterminio in atto contro la popolazione polacca?
Sì e no. Una signora inglese, che si trovava nella cittadina di Bydgoszcz, vide che le prime vittime della campagna furono numerosi boy – scout, dai dodici ai sedici anni, che vennero allineati contro il muro della piazza del mercato e fucilati. Secondo la signora non fu data nessuna spiegazione. Spararono anche ad un sacerdote devoto, soccorso a somministrare l’estrema unzione.

Contro questa armata la Polonia poteva allineare dalle 40 alle 60 divisioni, se fosse stato possibile mobilitare tutte le truppe entro il primo settembre,ma i polacchi si fecero trovare completamente impreparati dal Blitzkrieg tedesco.

Pronte per la battaglia, infatti, vi erano solo 2 divisioni di fanteria e otto brigate di cavalleria.

L’armata polacca, dovendo difendere un territorio di circa 400.000 km2 di superficie, senza frontiere naturali, spendeva il 40 per cento del suo bilancio in spese militari.

Solo che il sistema di difesa era antiquato,ancora nelle condizioni della prima guerra mondiale.

Allo scoppio delle ostilità si capì subito che la guerra contro la Polonia sarebbe durata poco da parte tedesca.

E la sera del primo settembre in pratica l’aviazione polacca non esisteva più.

Il giorno 3 settembre, giorno in cui Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania la quarta armata proveniente dalla Pomerania aveva già preso contatto con la terza che avanzava dalla Prussia orientale, che aveva tagliato il corridoio polacco di Danzica.

Il successo dell’invasione era assicurato anche dalla supponenza dei comandi polacchi che avevano fatto di tutto per perdere la guerra.

Non avevano un piano adeguatamente difensivo, nella loro scellerata sicumera avevano previsto di attaccare la Germania e farne un boccone. Ben presto si dovettero ricredere.

Dalle montagne ceche le autoblinde del generale List si diressero a media velocità in direzione di Cracovia, al centro il generale Von Reichenau guidò anch’egli una massa considerevoli di mezzi corazzati.

L’estate del fascismo e del razzismo….guerra infinita ai porci di regime.. ..

Troppo comodo fare i fascisti e i razzisti senza assumersi la paternità del misfatto. Non sto ad elencare le bravate dei  prevedibili fascisti contro donne e uomini italiani di pelle diversa dal rosa dei porci di regime. Se un giornale come “Avvenire”titola “vergognamoci,” vuol dire qualcosa.Non si vedono vie d’uscita,se non nella guerra infinita al nazifascismo come donazione di senso.Di una vita giusta. cover

30 luglio Quando il computer va in vacanza….la storia rimane, oggi su amazon Kindle,Mondadori,Feltrinelli…cartaceo pure……

Non  e’una scusa.Computer rotto,scatole rotte dal qualunquismo fascista,torno alla storia per far di necessita’virtu’.Sempre pronto a tornare alla cronaca,pero’.Sto scrivendo con un tablet,dita troppo grosse,pensieri sottili,mal di testa assicurato.Devo lanciare il libro,ci lavoro da sei anni,aspetto recensioni.ciao ci sentiamo domani e dopo e……dopo 

 

Guerra alla svastica. Promemoria per i negazionisti fascioleghisti Dal 30 luglio su Amazon,Mondadori store ecc.

cover1942: guerra alla svastica
Prima la Germania:estratto libro
Il 1942 si aprì con un avvenimento che risulterà determinante per i rapporti internazionali nel corso del conflitto.
A Washington 26 paesi firmarono un patto con il quale si impegnarono a non concedere la pace separata alla Germania o al Giappone, in pratica aderirono alla Carta Atlantica targata Churchill – Roosevelt.
L’obiettivo della Carta Atlantica sottoscritto dalle 26 nazioni era chiaro: era necessario prima annientare la Germania e poi il Giappone.
Intanto fra il 22 dicembre e il 14 gennaio andava in scena la Conferenza Arcadia fra Churchill, Roosevelt e i capi di Stato Maggiore anglo – americani, nella quale fu deciso di mantenere un atteggiamento difensivo riguardo al Giappone, per concentrare tutti gli sforzi contro il nazismo che stava flagellando l’Europa, ma in particolare l’Unione Sovietica.
Il piano delle operazioni fu steso dal generale George Marshall, capo di Stato Maggiore dell’esercito americano. Nel piano fu specificato che era necessario schiacciare la Germania e l’Italia prima di volgere l’offensiva contro il Giappone.
Mentre Churchill attraversava l’oceano, sotto la minaccia dei sommergibili tedeschi, il ministro degli Esteri Eden svolgeva a Mosca trattative con i sovietici per aprire un secondo fronte che potesse alleggerire la pressione dei nazisti sull’Unione Sovietica.
Era soprattutto Roosevelt a voler imprimere una svolta alla guerra contro la Germania, il presidente ammise serenamente che al momento i sovietici stavano uccidendo più tedeschi di Usa e Inghilterra messi assieme.
Per ora, comunque, era veramente difficile approntare un secondo fronte: quello che risultò importante fu che la diffidenza di Churchill verso Stalin venne meno.
Fu preso l’impegno di aiutare in tutti i modi la grande madre Russia anche se era in mano ai comunisti.
Il fronte antifascista si andava componendo sotto la bandiera del “meglio bolscevichi che nazisti”; visto come stavano in precedenza le cose, non era una scelta da poco per gli Alleati.
Promemoria di Churchill a Molotov:
“…Stiamo compiendo i preparativi necessari per uno sbarco sul continente nell’agosto o settembre 1942.Come già è stato spiegato il maggiore ostacolo a un grosso corpo di spedizione sta nella scarsità degli speciali mezzi da sbarco. È chiaro tuttavia che non servirebbe né alla causa russa né a quella degli alleati nel loro complesso di fatto che, per onor dell’azione a ogni costo, ci avventurassimo in qualche operazione che terminasse in un disastro e desse al nemico la possibilità di vantarsi d’averci sconfitti. È’ impossibile dire in anticipo se la situazione sarà tale all’epoca indicata, da rendere l’operazione fattibile. Non possiamo pertanto fare alcuna promessa in proposito, ma non esiteremo ad attuare i nostri piani qualora appaiano pratici e sensati”:
Cfr. Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, op. cit. n.29, pag.268

24.7.2018 quando il PRIMA GLI ITALIANI finì in tragedia…..10 giugno 1940: pro memoria per grillini e leghisti negazionisti

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In uscita e book dal 30 luglio, cartaceo 10 agosto se tutto funziona…amazon, mondadori,ibs, ecc

ESTRATTO DEL LIBRO

1940 10 GIUGNO

La macchina della propaganda si mise in moto.

Tutte le corporazioni del paese fecero a gara per esprimere al Duce la loro volontà guerriera.

L’entrata in guerra fu annunciata per il 5 giugno, poi Hitler per ragioni militari lo convinse a spostare la data al 10 giugno, per non dare vantaggio all’aviazione francese, che tentava disperatamente di fermare i Panzer tedeschi.

Secondo Ciano “Mussolini è contento come non mai di comandare la sua nazione in armi”.

Facendo infuriare il Re, il Duce aveva assunto il comando di tutte le forze armate.

Il 10 giugno il ministro degli Esteri Galeazzo Ciano comunicò il testo della dichiarazione di guerra a André François-Poncet, ambasciatore di Francia.

L’ambasciatore disse a Ciano: “i tedeschi sono padroni duri, non vi fate ammazzare”, dimostrando che i francesi non si aspettavano un simile trattamento da parte italiana.

Poco dopo sarà la volta dell’ambasciatore della Gran Bretagna Percy Loraine, che non batté ciglio.

Questo accadde alle 16,30.

Alle 18 Mussolini dal balcone di Piazza Venezia, davanti ad una moltitudine mobilitata dal partito fascista, entrò finalmente nella storia.

La vetrata si aprì puntuale. Il Duce apparve in divisa nera col berretto a visiera, le spalline e il cinturone. Prima ancora che il silenzio della folla fosse assoluto, con voce bassa e profonda pronunciò quello che rimane il discorso più tragico di tutta la storia italiana contemporanea.

 

“Combattenti…di terra, di mare e dell’aria, camicie nere della rivoluzione e delle legioni, uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania ascoltate!

Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria, la dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e Francia.

Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’occidente, che in ogni tempo hanno ostacolato la marcia e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano….

la parola d’ordine è una sola categorica e impegnativa per tutti: essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano indiano: Vincere!

Popolo italiano! Corri alle armi e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore!”

Cfr. Enzo Collotti, La seconda guerra mondiale, collana diretta da Massimo L. Salvadori, Torino 1983, pp.90,91

 

Le acclamazioni furono entusiastiche e prevedibili come in un’orgia di ferocia e di rancore a distanza.

Una parte della folla era ovviamente incitata dalla messinscena drammatica e dalla presenza fisica delle milizie fasciste.

Fu uno spettacolo macabro, manipolato, il consenso parolaio e vociante ben presto lasciò il posto alla tristezza.

Scrive Giorgio Bocca:

“la gente ascolta in silenzio, qua e là gruppi di plaudatores cercano di accendere l’entusiasmo bellicoso, ma la preoccupazione prevale, il

silenzio si rinchiude sui loro evviva.”

Cfr. Giorgio Bocca, Storia d’Italia nella guerra fascista,1940-1943, Milano, 1997, pag.143

Enzo Biagi scrisse che a Bologna studenti fascisti urlarono alla dichiarazione di guerra, probabilmente perché potevano starsene a casa imboscati dalla dispensa che per gli studenti valeva fino a 26 anni.

Alcune donne piangevano.

Anche a Milano fra la gente che defluiva solo le camicie nere facevano baldoria.

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