La parola d’ordine per tutto il centro destra,per qualsiasi situazioni affronti, è pragmatismo vs ideologia.
Pragmatismo, cioè azione empirica e operativa di fronte all’ideologia,soprattutto di sinistra, è quello che sbandierano i melonisti,i leghisti e i forzisti.
La paroletta magica, poi è passata di bocca in bocca in modo trasversale ,quasi come criticità,strutturale,epocale,etc.
Anche per l’alluvione in Emilia Romagna la destra ha trattato con sufficienza ogni tentativo da parte di movimenti e associazioni,di tenere conto dei cambiamenti ambientali,che riguardano pure emigrazioni,rapporti di produzione e la vita in generale.
Tu senti dai maestrini dalla penna nera,più che rossa,la stessa litania: qui non si tratta di destra e di sinistra,si tratta di essere pragmatici.
Da una parte è una scoperta dell’acqua calda.
Banalizzando:se un tombino non funziona tu lo cambi,senza tanti discorsi,come si fa tra persone con un briciolo di cervello.
Se vai a prendere un treno e vuoi essere sicuro del viaggio ti informi se il macchinista è di destra, o di sinistra?
Se invece si tratta del problema migrazione,del Pnrr,del lavoro,della salute dei cittadini, il pragmatismo del “saper fare “nasconde precise culture e ideologie .
La politica e l’ideologia,solitamente,erano consociate nel governo della respublica.
Pragmatico,operativo,sensato nelle scelte e è il minimo che si richiede per ogni lavoro.
Ma la politica non è senso comune,anche se viene abiurata da cittadini qualunque.
Non tanto perché sono pragmatici,ma perché sono delusi,stanchi di dibattiti a vuoto,di interventi solo autoreferenziali,di nullità che parlano come scimmie ammaestrate.
Fra pragmatismo e ideologia vi è solo una sintesi possibile: il rispetto delle istituzioni democratiche che hanno comportato lotte e sacrifici enormi da parte del proletariato.
Retorica ?.
La nuova destra,che vuol essere conservatrice come un partito europeo liberale, chiede pragmatismo perché nata da una ideologia malata alle sue radici .
Adesso che la Russia sta di fatto perdendo la guerra con l’Ucraina il problema sembra quello di salvare il soldato Vladimir Putin.
La distruzione della diga con relativo allagamento del sud Ucraina, con conseguente catastrofe umana ed ecologica, è l’ennesima violenza degli oligarchi miliardari del Cremlino.
Il copione della guerra si è spostato verso le legioni di resistenti russi anti Putin ( presenti pure nazisti in piccole dosi),verso la brigata Wagner filo russa: e ‘il tutti contro tutti di una guerra sempre meno imperialista e sempre più civile visto che ormai il massacro dei civili è scontato.
Zelensky, in modo quasi sfacciato, nelle sue visite a Roma e Berlino aveva chiesto una cosa sola: armi per vincere la guerra.
Proprio al G7 di Hiroshima Biden aveva dato il via libera all’addestramento dei piloti ucraini per i caccia F 16.
E da Kiev è partita una controffensiva che non risparmia Belgorod e zone di confine russe che vengono attaccate con droni di matrice occidentale.
La richiesta di armi,a dire il vero, fu fatta anche da Stalin a Roosevelt e Churchill per vincere contro l’invasore nazifascista che aveva perpetrato una carneficina ai danni di russi , ucraini e 170 popoli dell’Unione Sovietica.
Certo che per Zelensky sarebbe stato più elegante alzare le mani,arrendersi e affidarsi alla carità degli apostoli di pace per spiegare al suo popolo che migliaia di morti,sacrifici indicibili sono serviti solo a ridare Donbass e Crimea ai russi.
Un popolo aggredito, però,non può accettare la sconfitta con docilità cristiana,come pretendono alcuni saccenti tutori della pace mondiale,nei talk show di casa nostra.
Si vis pacem parabellum è la teoria degli ucraini,inutile nasconderlo.
Siccome tutto si risolve in una canzonetta,nella Koinè del terzo millennio, ogni tanto più che al Pacem in terris alcuni pacifisti non putiniani sembrano riecheggiare i Giganti che cantavano ” mettete dei fiori nei nostri cannoni’.
Vittoria e pace ,pace e vittoria dixit Zelensky.
Cosa dovrebbe dire,tutti a casa,pace per gli aggressori e inferno per i vinti ?
Si prospetta,quindi,da parte delle cancellerie del globo una soluzione alla coreana.
Un 38 parallelo made in Europe che garantisca i confini ante 24 febbraio.
A breve il cessate il fuoco sembra il piccolo passo di una lunga marcia.
Certo che è difficile uscirne tutti puliti e immacolati….Usa compresi.
Anche se il Papa,malato, le sta provando di tutte,per fermare….,Putin,che ha voluto questa guerra.
Bankitalia nella sua relazione alle Camere ha detto chiaramente e sensi indugi che la tassa piatta,partorita dall’ingegno vasto e multiforme del fascio leghismo, è un pericolo per il Welfare del paese.
In più il governatore della Banca,Ignazio Visco,ha ribadito nelle sue ultime Considerazioni del mandato, la necessità di un salario minimo.
Insomma basta che liberali di una borghesia storica guardino in faccia Salvini e compagnia cantante per accorgersi che il populismo e la demagogia trionfano sovrani nella battaglia per le disuguaglianze.
Le tasse,per chi le paga, sono calcolate secondo una progressività sancita dalla Costituzione.
Bene,la Meloni,le chiama pizzo di stato,e le riduce per i ceti che la votano, con invito allegorico all’evasione.
La tassa piatta,poi, favorisce tutti quelli che possono guadagnare più di un lavoratore dipendente con agevolazioni fiscali,…. già fallite in Bulgaria.
Il merito in questo caso c’entra un fico secco.
La trovata corporativa e classista dei governanti aggiunge poi, con l’abolizione del reddito di cittadinanza, un tassello in più alla politica delle disuguaglianze.
Lo stato in questo modo fa pagare sempre di più al ceto povero e medio basso politiche che facilitano l’accumulazione dei profitti e impediscono una equa distribuzione della ricchezza.
Il popolo unito, però,mai sarà sconfitto.
Il ricorso al nero,alla precarietà, all’evasione fiscale: ognuno secondo le sue capacità a danno di chi ha bisogno.
E poi dicono che non c’è nostalgia per il ventennio.
Brutta,anzi fetida, l’aria che si respira dalla parte dei ( post) fascisti al governo,sedicenti neo conservatori.
Non tanto per il trionfo elettorale nelle elezioni comunali,normale prassi di un amministrazione.
La nomina della Chiara Colosimo alla commissione Antimafia, che ha fatto infuriare persino un uomo di destra come il fratello di Borsellino,non può essere rivendicata come segno di democrazia, però.
L’ennesima donna del cerchio magico meloniano che sulla stragi fasciste ha tirato una riga in un’intervista alla Stampa,le sue frequentazioni con Ciavardini dei Nar,la negazione del rapporto fra Cosa Nostra e fascisti nello stragismo degli anni novanta sono notizie che non fanno scalpore.
Il fenomeno di collusione fra ambienti della destra nazista e fascista con alcuni personaggi come Carminati e la Cosa nostra di via Georgofili,sono noti da decenni.
E tutti i depistaggi degli apparati dello stato riguardo al governo della mafia in vari territori, nonché ad alti livelli delle istituzioni, e ‘stato dimenticato.
Quindi questa è l’ennesima ribollita.
E poi se vai su Fb,su Instagram etc l’ esaltazione di una cultura nazifascista con i relativi insulti e minacce a quelli della stella gialla,rossa,viola sono più diffusi e impressionanti di quello che si crede.
C’è una voglia di massacrare,sul pianeta internet, quelle donne e uomini che negli anni trenta e quaranta furono torturati e vilipesi fino alla morte nei campi di sterminio.
E ‘ un fenomeno planetario,d’accordo,ma in Italia con simil governo c’è una indulgenza che rasenta la collusione.
I sig Heil dei Fidanza,i tatuaggi dei vari consiglieri regionali di Fdi di icone del ventennio, le scivolate sulle etnie,gli insulti continui omofobi per qualsiasi iniziativa Arcobaleno sono ormai all’ordine del giorno.
I vigili urbani di Milano che ostentano lo stile di lavoro della polizia razzista dell’Alabama,visto che una transessuale di cittadinanza brasiliana e ‘stata trattata peggio di un cane idrofobo, spiegano la mentalità corrente.
Il replay dell’Olocausto sui social però non interessa quasi più a nessuno.
L’omertà mafiosa qualunquista diventa disinteresse per la sorte dei più indifesi.
Si può fare di tutto contro chi è malato di mente nei Cpr,chi vive in solitudine e in povertà. E ha pure problemi psichiatrici.
Hitler ha fatto cose buone,ma ha avuto la mano pesante.
Lo pensavano pure il 50 per cento dei tedeschi a fine della guerra
Mussolini era un nonno amorevole.
Esagero?
Non è necessario aprire gli occhi,la cultura di massa non è certo de sinistra, ed è portata a riconoscersi nello squallore della sottocultura dominante.
Un trionfo della destra di quelli che fanno riflettere al di là del fatto che le elezioni di domenica abbiano riguardato solo i ballottaggi comunali.
E al di là di un’affluenza che sottolinea il dato negativo delle ultime consultazioni, ( meno del 50 per cento,ormai un italiano su due non va al voto).
La riflessione allora riguarda l’oggettiva vittoria del governo più a destra della storia repubblicana, che vince in tutti i comuni tranne che a Vicenza, dove perde per 500 voti.
Inutile,secondo me, nascondersi dietro alla considerazione che alle consultazioni comunali il voto è poco identitario , come si usa dire oggi.
Le liste sono molte volte un mischione di amministratori stimati per capacità,o per convenienza, o per clientelismo,per opportunismo etc.
Anche il voto politico non è mai l’insieme di considerazioni di purezza ontologica, scolpite nell’iperuranio della politica,da sempre.
Quindi anche il taglio del cuneo fiscale può essere stata una leva giusta per elettori post ideologici .
Ma era successo anche per gli 80 euro del governo Renzi,ad esempio.
La sconfitta di turno,ovviamente, è Elly Schlein che viene attaccata certamente dalla destra del PD: la sua colpa è quella di non parlare dei problemi delle masse,ma di arroccarsi in un estremismo dei diritti civili,tanto per non uscire dalla retorica della Ztl.
La spinta ad un ribellione laica e socialdemocratica all’ andazzo della sinistra ufficiale, affidata alla segretaria del PD che aveva o ha riportato nei sondaggi nazionali il Pd a più del 20 per cento,per alcuni è un bluff,per altri è estremismo,per altri non cambia niente.
Così la spinta propulsiva non ha sortito nessun effetto.
Gli obiettivi su inflazione, salario minimo, bassi salari, non ha avuto momenti di scontro reale e incisivo da parte della cosiddetta sinistra tutta, dove i cinque stelle vanno da soli, e sinistra italiana e verdi sono sempre lì,qualsiasi cosa facciano.
Insomma il vento di destra spira dalla Spagna,alla Turchia,alla Svezia.
Più che scrivere che la lotta continua non si può.
Ma al di là della retorica, se si sceglie l’opposizione socialdemocratica,questa deve essere radicale e senza infingimenti intorno alla giustizia sociale,ai diritti civili e all’antifascismo che viene considerato un residuo del secolo scorso.
Brano tratto da” 1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbour,guerra totale” e book gratuito dal 29 maggio al 2 giugno di Pierluigi Raccagni
ATTACCO E STERMINIO
Due giorni prima della data in cui Napoleone nel 1812 aveva attraversato il Niemen con la grande armata, Hitler invase l’Unione Sovietica. Gli obiettivi dell’operazione Barbarossa, come in precedenza documentato, erano principalmente due: sterminare giudei e comunisti, creare un diaframma di separazione dalla Russia asiatica lungo la linea Volga Arcangelo, distante più di 2.000 Km dal confine tedesco (lo spazio vi- tale). “Il mondo trattiene il fiato”, dichiarò Hitler, sicuro della vittoria nel giro di quattro mesi. La scelta, quella di combattere su due fronti, apparve immediatamente insensata, anche se, come annotano alcuni storici, pure Napoleone, inebriato dai successi, decise di combattere sia contro l’Inghilterra che contro la Russia dello zar. I nazisti avevano sottovalutato enormemente l’Armata Rossa, anche se i sovietici erano mal preparati secondo lo stesso Stalin. Nonostante nel 1940 Timošenko avesse sostituito il veterano Vorošilov a ministro della difesa e i commissari politici fossero stati aboliti, nonostante nel febbraio del 1941 il generale Georgij Konstantinovič Žukov, il più bravo dei generali sovietici dopo le vittorie contro i giapponesi, fosse stato nominato capo di Stato Maggiore generale, le pecche dell’Armata Rossa erano sotto gli occhi di chi voleva vedere al di là del formalismo retorico della propaganda. L’Armata Rossa era tutt’altro che invincibile per vari motivi, tra i quali ne riportiamo alcuni: Aerei e carri armati del nuovo tipo cominciavano solo allora ad uscire dalle fabbriche. Il T34, formidabile carro armato entrato nella leggenda, divenne un pilastro solo nel 1943, la produzione di aerei era stata dimezzata dopo il 1939. La costruzione di 190 aeroporti non era stata ultimata entro il 1941, risultavano quindi scarsi i rifornimenti della già scarsa aviazione. Povera era l’attrezzatura per i rifornimenti fra i reparti. Le scorte per il mantenimento dell’esercito erano pure scarse. La strategia militare prevedeva di combattere una guerra offensiva sul territorio nemico (vedi Finlandia). Stalin e i generali si apprestavano a combattere una guerra con un avvio abbastanza tradizionale che prevedeva ultimatum, scontri di frontiera, impegno delle truppe di copertura. Il trionfalismo di Vorošilov, tipico del periodo staliniano, per cui chi avesse attaccato l’Unione Sovietica avrebbe subito un colpo mortale, era un bluff propagandistico. Infine un piano di autodifesa era stato elaborato tardi, era scono- sciuto pure ai quadri dell’Armata Rossa, difettava di pressapochi- smo.
Con questi requisiti l’Armata Rossa non poteva reggere l’urto nazista che fu formidabile e criminale da ogni punto di vista. Il primo giorno il fronte sovietico fu sfondato in vari punti nel giro di poche ore. Le truppe sovietiche che si trovavano nelle regioni di frontiera non erano poca cosa, ma erano mal organizzate, mal distribuite, erano incomplete.
Quasi 3 milioni di russi dovevano affrontare 5,5 milioni di tedeschi che stavano portando l’attacco lungo l’intero arco di frontiera fra il Baltico e i Carpazi con le tre armate Nord, Centro e Sud, corrispondenti alle tre grandi direttrici strategiche di Leningrado, Mosca e Kiev.
I russi, dal canto loro, combattevano con grande determinazione: fin da subito fu chiaro ai soldati tedeschi, e non ai generali e ai gerarchi nazisti, che la Russia sovietica non si sarebbe arresa tanto facilmente.
Se è vero che le truppe corazzate tedesche penetrarono subito in profondità avanzando di decine di Km solo nel primo giorno, è anche vero che il paese reagì subito con un senso di costernazione, ma anche di rabbia, con una fierezza della propria identità nazionale che i tedeschi non si aspettavano. Gli stessi membri del partito nazista avevano più volte ribadito il concetto che i sub umani giudei e comunisti ben presto si sarebbero ribellati al loro despota Stalin in favore dei nazionalsocialisti. E che quindi si sarebbe trattato solo di aspettare il crollo del sistema sovietico.
Se A è A non può essere B,ma nemmeno C: principio di identità aristotelico.
Ma l’uguaglianza non vuol dire povertà al ribasso,costrizione per la massa e privilegi per la casta.
Come nel socialismo reale,che comunque,si era posto il problema della distribuzione della ricchezza.
Ma con il vento di destra che spira oggi,l’eguaglianza come giustizia sociale e distributiva sembra diventato l’ ultima patologia da estirpare del vecchio mondo comunista.
Per fare un esempio concreto.
Quando si parla di merito nella scuola,la saggezza di Don Milani, che sosteneva che il problema era emancipate gli ultimi e non premiare i primi, è stata fatta a pezzi.
Quando si parla di migrazione, poi, la consapevolezza che non si può contrapporre la solidarietà al colore della pelle ( vedi la giusta accoglienza per gli ucraini bianchi e la xenofobia per gli africani neri) non è universalmente condivisa.
C’è insomma un retroterra di pensiero diffuso che recita così: non si può cambiare la natura umana del diseguale, e l’uguale non può esserci mai né nei diritti, né nei doveri.
Te lo senti dire in ogni circostanza che il Welfare state è stato un sogno della sinistra,diventato un costo per la società insostenibile .
Costano troppo la sanità,la scuola,i pubblici servizi, l’accoglienza,etc: lo stato non può provvedere a tutto.
E per non lasciare indietro nessuno, c’è il taglio al cuneo fiscale provvisorio.
Insomma l’eguale è una forzatura ideologica coercitiva del giacobinismo e del marxismo leninismo.
E poi dicono che destra e sinistra sono concetti superati.
Adesso che ogni tanto la variabile impazzita fra siccità,alluvioni,pandemie,cambiamento del clima sono cronaca la discussione si è aperta sul ” ma che colpa abbiamo noi”.
Secondo l’antropologo indiano Amitav Ghosh,una delle massime autorità in materia,” la logica per cui la Terra non è altro che un ricettacolo di risorse da sfruttare’ non è altro che il frutto del colonialismo europeo e della sua violenza sulle regioni conquistate e sui popoli nativi.
Sostiene l’antropologo, che è necessaria una cultura dei diritti dei non umani,compresi animali,vegetali,monti e fiumi .
E chiaro che l’illuminismo occidentale,che ha sempre trovato nell’ attività umana più l’utilità che la verità,sia sotto accusa.
Ora che tutto cambia,la religione del cambiamento porta con sé un mondo di sfruttamento di uomini e risorse che fa del progresso l’apogeo di un Prometeo dallo sguardo canagliesco.
In effetti è dal 2018 che eventi climatici estremi come mega incendi,alluvioni, tempeste,inondazioni hanno fatto scendere nelle strade di tutto il mondo giovani come Greta Thumberg che hanno denunciato e denunciano il cinismo di un sistema planetario che ha cancellato milioni di creature,umane e non,nel nome di un progresso diventato regresso.
In Italia l’ambientalismo non è praticato se non da avanguardie intellettuali e colte,oppure dalla semplicità del mondo rurale e contadino rimasto.
Masse acritiche e borghesie dominanti sperano che prima o poi tutto si sistemi,non si sa come.