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– storia e storie della democrazia –

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11.3 Abruzzo: vince il centro destra,campo largo già ristretto

È andato a votare il cinquanta per cento dei votanti e questo è il dato strutturale,come si dice,della disaffezione dei cittadini verso la politica

Con il 53,5 Marco Marsilio,già militante di Colle Oppio, candidato meloniano e presidente della regione Abruzzo uscente,ha vinto nettamente le elezioni: D’amico,campo larghissimo centrosinistra, si è fermato al 46,5

Pure se il professore è stato un candidato di tutto rispetto .

Dopo la Sardegna,da parte del centrosinistra,vi è stato il gasamento di chi prendendo un brodino credeva di dover poi abbuffarsi ad un pranzo regale.

Invece non solo il vento non è cambiato,ma,se non si è stupidamente faziosi, bisogna riconoscere che la conferma del centrodestra è una vittoria della Meloni 24 pc e Forza Italia che con il 14,5 ha raddoppiato la Lega di Salvini 7,5.

Nel campo largo,il PD con il 20,3 per cento ha fatto il suo,mentre Azione,Sinistra italiana e Verdi non raggiungono risultati determinanti la coalizione

Adesso Giuseppe Conte con il 7 per cento rimane il vero sconfitto del campo largo,aveva il 18 nel 2022,la Lega di Salvini con il 7 e ‘il ventre molle del centrodestra.

Salvini a forza di andare all’ estrema destra sposando Putin,Trump,Orban etc è andato già a finire nella cloaca del populismo fascista.

Elettoralmente paga poco, perché Meloni già lei stessa in questo solco,preferisce fare la conservatrice.

Questo dicono sommariamente le cifre,che di certo non sono foriere di novità dal punto di vista nazionale.

Anche se il campione di 532 mila votanti significa poco,comunque,si può affermare che il successo di Forza Italia rafforza il moderatismo paraculo della coalizione di centrodestra,mentre dall’ altra parte la sconfitta del campo largo non è una catastrofe.

Sinistra poco poco,centrosinistra si può vedere passando per Basilicata Europee,Piemonte etc.

Tanto rumore per nulla.

8.3 Donna,vita, libertà contro la cultura della guerra e della morte /e basta retorica alla mimosa….

Piccolo contributo alla giornata dell’ emancipazione femminile in tutte le forme storiche ed esistenziali acquisite.

Hanno ragione le militanti del movimento a reclamare meno mimose e più attenzione ai bisogni.

Lo sfruttamento della forza lavoro femminile,ad esempio,in Italia non si è mai fermato, così come il senso di una società patriarcale a misura padronale e di possesso.

E i femminicidi non sono di certo diminuiti,dopo il caso orrendo di Giulia Cecchettin.

E lo stupro delle donne israeliane ?

E il massacro delle donne palestinesi?

E le donne iraniane uccise per un velo?

E Ilaria Salis in catene?

L’ 8 marzo è  anche un dolore che deve essere condiviso, un invito  poi all’ unica rivoluzione possibile.

E poi,poi ci sarebbe da sfoderare la retorica solita,di cui non si può fare a meno per cui da decenni l’8 marzo  è venduto come qualsiasi altro prodotto,con suggestioni più mercantili che culturali.

Ma le donne,le ragazze sanno quello che devono fare .

6.3 “La Zona di interesse” di un genocidio…

Invito,cortesemente a vedere il film di J. Glazer,”zona di interesse”.

È la fotografia della vita quotidiana del responsabile criminale nazista di Auschwitz,Rudolf Hoss e famiglia,in una villa molto ben tenuta con bambini e fiori stupendi, separata da un muro dal campo di sterminio,quindi dentro il perimetro del campo.

La colonna sonora del film è quella dello sferragliare dei treni che portano i detenuti, dei tonfi delle esecuzioni,delle grida di dolore che provengono dall’ Inferno del campo,mentre i bambini di Hoss vengono educati dalla madre al rispetto religioso della natura.

Non si vede nulla dello sterminio,tranne il fumo nero dei forni crematori.

È uno dei film più riusciti sulla Shoah, un racconto sulla banalità del Male che non ha eguali nella filmografia sul genocidio degli ebrei,dei sub umani,delle razze inferiori,dei comunisti,anarchici,cattolici etc..

Lo scrivo perché le polemiche nell’ uso del termine genocidio, ( di origine forense),per quanto riguarda l’ atteggiamento di Israele verso i palestinesi, ha portato persino ad una spaccatura nell’ ANPI con le dimissioni di Roberto Cenati ,da presidente dell’ ANPI di Milano,che non si riconosce nell’ antisemitismo dei cortei pro Palestina,e nelle parole d’ ordine di “impedire il genocidio”( come da lui stesso dichiarato al Corriere della sera)

Insomma,riassumendo brevemente,secondo Cenati,quota PD,non si può paragonare il massacro dei palestinesi a Gaza con quello che è accaduto dal 1939 al 1945 in Germania e nella zona di interesse della banalità del Male,quindi non si può parlare di genocidio da parte Israeliana.

Per la cronaca affermare che gli israeliani facciano ai palestinesi quello che i nazisti hanno fatto a loro è un’ esagerazione grossolana dei fascisti antisemiti tipo Forza Nuova.

E di qualche nazi comunista internazionalista o superficialone ideologizzato.

Il presidente nazionale dell’ Anpi Gianfranco Pagliarulo,ex Senatore PdCI,al contrario ,è su posizioni più radicali pro Palestina,con uno sguardo rivolto a Rifondazione,Potere al Popolo,movimentismo diffuso,credo. ( Anche sull’ Ucraina di Zelensky non è felice nell’ appoggio a prescindere,)

La questione ovviamente non è nominalistica,ma nasconde una profonda lacerazione all’ interno del movimento antifascista fra posizioni radicali,antisioniste e oggettivamente a volte anche antisemite, e quelle meno violente che non salvano Netanyahu, ma salvano lo stato di Israele pur sempre formalmente democratico.

Se chiamo genocidio quello che sta facendo Israele,non è che possa augurare la stessa cosa agli ebrei, sembra dire una parte dell’ antifascismo istituzionale .

Hanno già dato,in questo senso.

Liliana Segre si è dichiarata dispiaciuta delle dimissioni di Cenati, può dire quello che vuole,lei nella zona d’interesse c’è stata.

Ogni tanto, invece,ci si trincea dietro le interpretazioni storiografiche per non affrontare l’ accaduto, cioè la storia: la storiografia infatti interpreta ciò che è stato.

Da una parte sì teme che lo antisemitismo veda marciare insieme,ideologicamente ovvio,la feccia nazifascista con posizioni filo Hamas e del 7 ottobre.

Dall’ altra si evidenzia che dietro il pro Israele vi sia l’ imperialismo Usa,la destra liberale,il governo Meloni etc.,il colonialismo sionista di sempre.

Le divisioni italiane,sono quelle internazionali,nulla di strano che vi siano posizioni moderate e radicali sulle guerre.

Bisognerebbe approfondire con la Comunità Palestinese, che ha dato prova in generale di maturità politica.

E la pace?

Tutti la invocano,tutti dichiarano che bisogna fermare la orrenda strage di civili in atto…

Come in Ucraina è diventato un modo di dire…qualcosa

4.3 -1942 Gli italiani in Russia: proletari mandati al macello dai fascisti, vero Meloni?

Brano tratto dall’ ebook, 1942 Ordine nuovo e prime sconfitte dell’ Asse,di Pierluigi Raccagni gratuito dal 4 all’ 8 marzo


1942 LA MARCIA DEGLI ITALIANI VERSO IL DON        

Mussolini, come si noterà, in tutte le circostanze pensava già al tavolo della pace, al bottino da spartirsi, la guerra bene o male l’avrebbero fatta i tedeschi.

L’8 luglio del 1942 il generale Gariboldi si attestò al comando dell’ARMIR, la 35a armata italiana venne aggregata alla 17a armata tedesca.

La sostanza era sempre quella e non poteva mutare.

Gli italiani venivano comunque considerati dei gregari capaci di rintuzzare qualche controffensiva sovietica e di controllare il territorio occupato.

I soldati tennero bene, potevano fare poco in quello scontro fra titani dove l’Italia fascista era pur sempre una Italietta vista con commiserazione da parte dei tedeschi.

Le nostre scarse risorse tecnico – militari erano arci risapute, avevamo tre armate di alpini con 15.000 muli, con pochi automezzi che si muovevano nella steppa con lentezza, gli scarponi dei soldati erano chiodati, solo la Julia aveva i valenki, gli stivali di feltro che portavano i contadini russi.

Non è il solito discorso di italiani brava gente, scarsi a combattere, lavativi, disordinati, superficiali, ma con il cuore d’oro.

 La carica del Cavalleria Savoia nella steppa di Isbuscenskij contro le mitragliatrici sovietiche fu un atto di coraggio, di sprezzo del pericolo che si trasformò in una carneficina, in un episodio di “epica bellezza”, come commentò il generale Messe.

La normalità della guerra di sterminio non confaceva agli italiani che dopo vent’anni di regime fascista erano sì imbevuti di anticomunismo, ma non per questo si comportavano da criminali.

Il 12 luglio l’ARMIR entrò in una battaglia che si protrasse per 12 giorni con accanimento. Il 22 luglio con i tedeschi fu occupato il grande bacino minerario di Donec.

Le unità italiane si disposero con la Celere a Millerovo, la Sforzesca nella zona di Krašnji Vrh, la Pasubio a Krasnaja Poljana.

Appena raggiunto il Donec gli italiani dovettero seguire i tedeschi in un altro balzo in avanti verso il Don ed è in questi mesi che italiani e tedeschi fianco a fianco nella battaglia cominciarono a conoscersi.

Ed è stato in Russia che tanti soldati italiani hanno percepito l’inganno del fascismo e la criminalità del nazismo:

“ben li avevano avuti (i russi N.d.A.) nel bacino del Donec, dopo più di un anno di occupazione militare, il tempo e il modo di conoscere i soldati delle varie armate e poi di confrontarne la natura e il comportamento. Una buona rappresentanza delle razze di mezza Europa: tedeschi, italiani, rumeni, magiari, danesi, francesi, polacchi, austriaci, spagnoli e croati.

Ma nella graduatoria della malvagità che la popolazione aveva compilato fin dai primissimi giorni con un giudizio storico inappellabile, gli italiani ebbero il piacere di vedersi assegnato l’ultimo posto.

Classificati fuori concorso i russi bianchi e i rinnegati, come sempre accade ai tedeschi, nessuno contestò e nessuno riuscì ad insidiare il primo posto. In effetti la differenza dei modi non era poi tanta. Ma sostanziale.

Anche i soldati italiani erano costretti a chiedere molti sacrifici alle popolazioni, non di rado a farle sloggiare dalle loro case e dai loro villaggi (…) Tuttavia anche gli ordini eccessivamente spiacevoli e antipatici non erano mai intimati e messi in esecuzione con metodi capaci di suscitare risentimenti profondi e durevoli (…)

(…) I tedeschi al contrario non chiedevano mai. Prendevano sempre. Senza segni di gratitudine, anzi con diffidenza e disprezzo (…)

(…) Uno dei motivi per cui la tensione naturale dei rapporti fra i soldati italiani e tedeschi, e fra gli stessi comandi militari, era andata ogni giorno più inasprendosi, era stato appunto questo diverso modo di essere uomini o no. Onde, in occasione dei soprusi più violenti e intollerabili, le popolazioni si erano abituate a sollecitare la nostra protezione”.

Fidia Gambetti, I morti e i vivi dell’Armir, Milano 1948, ppagg. 40, 41

Non erano questioni da poco.

All’ammirazione verso un esercito impavido ed organizzato come quello tedesco si stava sostituendo un rancore profondo per i metodi di guerra nazisti.

Difficile vincere una guerra in quello stato psicologico.

I soldati italiani non solo avevano l’ostilità dei tedeschi e la benevolenza dei russi, ma da un certo punto di vista erano la dimostrazione che il fascismo aveva fallito nel suo maldestro tentativo di fare dell’italiano un popolo di guerrieri.

Quando gli alpini vedevano povere donne nei villaggi con la stella gialla sul petto, quando si trovarono davanti alla miseria di un popolo ancora più lacero di quello di casa nostra, fu spiegato loro che quello era ciò che aveva fatto il comunismo ateo in quel paese.

Ma quando videro come i tedeschi trattavano i russi, quando si accorsero che i superuomini non avevano quella pietà generica verso il genere umano, in loro scattò un segnale profondo, un avvertimento che faceva impressione: quella guerra era la guerra sbagliata.

1.3 Quelle belle manifestazioni di una volta….

Non esiste oggi un problema di ordine pubblico per manifestazioni nelle piazze.

Eppure ho sentito varie trasmissioni sulle manganellate toscane,sia in TV che alla radio, credo come tanti lettori che invocano scenari da assalto alle forze dell’ordine o al contrario da repressione da macelleria messicana.

Tutte fake news,balle si diceva.

Il ricordo degli anni settanta, quando con la polizia le manganellate erano solo un antipasto , perché le piazze bruciavano di rivolte,insurrezioni estemporanee,scontri epocali fra reazione e rivoluzione, con il corollario di morti e feriti non è proprio il caso di rievocarlo.

Si rischia il circolo della pesca dove si fa a gara a spararle grosse,non solo per millanteria,ma per dire c ‘ero anch’io.

Quel tempo è finito,come tutte cose umane nel bene e nel male, e ora reinventarsi una Stalingrado in ogni città di un ,”c’eravamo tanto armati’è solo utile in chiave estetico esistenziale a sinistra,a destra invece è fare l’ ossequio al coraggio indomito delle forze dell’ordine attaccate dai minorenni al grido di Palestina libera.

Oggi la grammatica della guerriglia non riguarda tanto le piazze,dove la forza rappresentativa è per forza frammentata,ma per luoghi come quelli del lavoro dove il ricatto dello sfruttamento funge da manganello micidiale e mortale per donne e uomini, visto la divisione fra gli stessi lavoratori.

Anche se la piazza rimane vincolata alla bandiere del movimento operaio,non solo in Italia,le sacche di resistenza che esprimono lotta di classe si sono per forza ridotte in manifestazioni di opinione.

Però la sceneggiata del sindacato di polizia che sostiene che gli studenti abbiano usato i pugni a Pisa per sfondare i cordoni è pura sfacciataggine.

Il presidente Mattarella ha chiamato fallimento le botte in senso pedagogico ,educativo,culturale.

I fatti di Torino,con la volante sequestrata da parte di antagonisti, per impedire l’ arresto di un extracomunitario ha riportato il discorso sulla illegalità diffusa degli “autonomi”, ( sanno manco cosa sono), gli anarco – insurrezionalisti (stupidate).

E Piantedosi si è fregato le mani insieme alla Meloni.

Scelba,Restivo,Cossiga,e poi Scajola al G8 di Genova hanno violato più volte la Costituzione con repressione in salsa cilena ad esempio, lastricando di sangue i muri e le porte ….

Nelle piazze si scontravano due visioni della propria vita,il periodo delle grandi mobilitazioni di folla era l’ effetto di trascinamento di fascismo – antifascismo,comunismo anticomunismo,uguaglianza da socialismo – privilegio da borghesia liberista: guerra fredda da Secolo breve.

Oggi la nostalgia dei boomer,degli anta,dei vecchi,degli anziani e del me medesimo, è la normale constatazione di essere invecchiati e di non essere più giovani.

Alzare lo scontro è normale per chi non accetta lo status dell’ inciviltà edulcorata dai consumi,ma gli “anta” possono solo fare numero e forse ripensare agli errori fatti.

Ci sono di giovani e giovanissimi,ragazze e ragazzi, che si battono per il clima,i diritti,la libertà, l’ antifascismo,senza per forza passare dall’ ideologia monografica dottrinaria marxista leninista: magari pure per una pace giusta.

Non ci sono più le manifestazioni di una volta,come le mezze stagioni.

Ma ci sono giovanissimi che vogliono lottare.

28.2 Elezioni : ” bisogna saper perdere ,non sempre si può vincere,” (the Rokes).

Alessandra Todde,genio pluri laureata,candidata 5 stelle nel campo “giusto” con il PD, ha vinto le elezioni in Sardegna per una manciata di voti, diventando la prima presidente donna della regione sarda.

Il suo 45,4,su un numero di votanti del 54 per cento, è bastato a mandare a casa Paolo Truzzu di Fdi,il più scalcinato e fallimentare fra i sindaci di Cagliari, fermatosi al 45 per cento,fortemente voluto dalla Meloni,che esce ammaccata dalla figuraccia.

Renato Sorru,sostenuto da Calenda ha racimolato un 8,6 per cento, non male, ma inutile:non entra nel parlamento sardo per non aver raggiunto il 10 per cento.

Insomma si dice che il fuoco amico di Salvini,con il voto disgiunto su Soru,abbia dato il colpo di grazia a Truzzu candidato dall’ arroganza dell’ invincibilità di Giorgia Meloni che ha peccato di presunzione e sicumera.

Elly Schlein,pronta ad essere sbranata da De Luca e dalla destra del partito,con questa vittoria,(il PD è il primo partito sull’isola),ripropone la sua leadership all’ interno del centrosinistra.

Naturalmente,chi era pronto a vociare sul fallimento della Schlein,ora è in prima fila a tesserne le lodi.

Un classico,come quando un gol al 95′ nel tempo di recupero,fa gridare all’ impresa,mentre un minuto prima era una catastrofe da allenatore da cacciare.

Questo in politica è un classico,davvero non c’è da meravigliarsi,basta pensare al 25 luglio 1943.

Poco da dire,comunque: è troppo presto per affermare che è cambiato il vento,fosse stato il contrario per tremila voti avremmo sentito echeggiare il dio,patria e famiglia in tutti i talk e su tutti i media.

In un comunicato congiunto Meloni,Salvini,Tajani hanno ribadito che il centrodestra è forte e che una elezione regionale non ha valenza nazionale.

Scoperta dell’ acqua calda per la prima sconfitta dell’ era meloniana.

Per la cronaca due donne,Todde e Schlein,hanno vinto in una regione che dal 2015 era in mano alla destra.

Salvini con il 3,8 per cento ha fatto pena come sempre,così come pena ha fatto tutto il governo sul piano istituzionale: all’ anniversario della strage di Cutro ( 94 morti) non si è presentato nessuno, manco con un fiore.

Todde ha dichiarato che la vittoria è la risposta sarda ai manganelli.

Poi….

Bella ciao.

26.2 Manganelli e inquietudini reazionarie,non diventino paura dei lego fascisti

Ha avuto ragione Sergio Mattarella a chiamare fallimento le manganellate in testa agli studenti di Pisa e Firenze.

Il cantautore Roberto Vecchioni si è messo a piangere da Gramellini vedendo le immagini.

Tajani, dopo il congresso di Forza Italia,forse gasato dalla maggioranza bulgara che lo ha eletto presidente, si è palesato pasoliniano sostenendo che la colpa delle botte vs.i manifestanti di Pisa e Firenze è colpa degli studenti radical chic della sinistra,campo da ridefinire.

Salvini,solito provocatore,ha ribadito che attaccare gli agenti è da delinquenti,peccato che sia stato il contrario: gli agenti hanno attaccato gli studenti.

Il falso è sotto gli occhi di tutti,menzogne solite come le contumelie vs.i radical chic:, è un repertorio idiota e già sentito mille volte,studiare è diventato un lusso?

Ne fanno di tutti i colori i governanti di estrema destra,e vogliono innescare intimidazioni e paure verso quelli che ritengono oppositori.

Persino il sindaco di centrodestra di Pisa ha deplorato l’ accaduto.

Il tutto e ‘ grave,certo,ma averne paura e’ puerile e lamentoso.

E poi sembra che siano gli stessi agenti a forzare il Manganello,con questo governo, si sentono nei migliori dei mondi possibili.

L’ orco grottesco della ns.democrazia sgangherata in fatto di violenza repressiva è uno stato che se ne frega delle carceri,dei migranti,dei Cpr,dei morti sul lavoro,della burocrazia invadente la quotidianità

E pure inquietante è un personaggio alla Vannacci ,un soldato del mondo al contrario dalla bella vita a Mosca,a spese nostre, sembra.

Forse quello di cui aver paura,dal punto di vista istituzionale è l’ attacco alla presidenza della Repubblica, quando Mattarella dissente dalle baggianate governative su immigrati e ordine pubblico, e quando richiama la Costituzione antifascista vs il saluto romano.

23.2 Da quando un miliardario mafioso e assassino ha così successo a sinistra?

Morire giorno dopo giorno per le proprie idee in una prigione del Circolo Polare Artico, dopo essere stato in Germania, liberato dall’avvelenamento.

Non è cosa di tutti i giorni, se si pensa che il fondatore occidentale della filosofia morale ,Socrate, si rifiutò di lasciare la cella anche quando Alcibiade, Platone e i suoi discepoli potevano corrompere i carcerieri.

Preferì la morte che vivere in un mondo malato,: il livello più alto della coerenza etica.

L’ altro ieri ho fatto una foto al ritratto di Navalny esposto a Milano dalla comunità russa anche in Piazza Mercanti vicino al Duomo, nessuna Digos. Postato su facebook ho avuto una manciata di approvazioni.

Questo per dire, se ce ne fosse bisogno, che Assange è più popolare di un dissidente che anni fa era considerato xenofobo e razzista.

(Anche se il russo era contro la guerra,si batteva per le famiglie arcobaleno….aveva comunque sposato la democrazia ..)

Soprattutto Assange è vs gli Usa il grande Satana, non solo per Khomeini.

Che Assange non meriti 175 anni di detenzione per il suo coraggioso lavoro di controinformazione è un’ idea cartesiana, chiara e distinta.

Putin,invece, è un assassino,ex Kgb. che sta preparando la sua campagna elettorale.

Lui e Trump, Orban, e Salvini in Italia,dall’internazionale Sovranista sono passati all’Internazionale nera. Hanno simpatie fra i nazifascisti europei, e pure fra i rossobruni italioti,forse in cerca di voti per le Europee.

Vannacci,Forza Nuova,Afd,…sono tutti per lui,ma lo si tace soprattutto a sinistra.

Nalvalny è stato un uomo condannato a morte e torturato per le proprie idee, ed è stato ucciso o suicidato IN STATO DI DETENZIONE, quindi indifeso.

Non sarà un eroe, ma una cosa è sicura: non è un assassino cialtrone come i suoi carnefici.

Questo è vero.

21.2 La retorica che oscura la ragione: si vuole la pace….con l’elmetto in testa

Si grida pace e giustamente da ogni parte di Italia, di Europa,del mondo e via..

Ma questo grido di pace diviene pura retorica quando la guerra di tutti contro tutti sembra il corso del mondo.

E non soltanto perché le donne vengono uccise, come prima, più di prima senza t’amerò,oppure perché si polemizza su tutto fino a raggiungere il caos della guerriglia quotidiana per un apericena,un concerto,un festival,una partita,uno spot ( le inchieste di Selvaggia Lucarelli,le polemiche sanremesi ,le baruffe sugli chef stellati..etc)

Che ci fosse più solidarietà fra gli umani in tempo di guerra lo raccontavano i padri e i nonni che erano pronti a dividere il poco che avevano quando piovevano bombe degli Alleati sulla testa, fra retate naziste,caccia agli antifascisti,esecuzioni sommarie di ambo le parti etc.

Almeno la ferocia trovava giustificazioni vitali di sopravvivenza.

Ma oggi sembra che il mondo diventato merce e oggetto da vendere o comprare non dia più speranze di solidarietà.

Che deve essere sempre cercata,promossa,spiegata,pubblicizzata perché istintivamente il voglio vivere in pace esclude sempre qualcuno che non detiene il lusso della pace.

Perché è perennemente in guerra, magari per non essere schiacciato dalla tracotanza dei più forti,come avviene nelle migliaia di incidenti sul lavoro.

È guerra ,sempre , quando discuti sulla scelta demenziale di volere la morte di un popolo per rendere giustizia ad un altro.( Israele Palestina e viceversa,Ucraina, Russia e viceversa….)

È guerra sottrarsi ad un gesto di pace sincero,di buona volontà che consenta di mettersi nei panni altrui.

Lo trovi sempre più raramente in una psicosi lamentosa e querula.

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