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2.4 Operazione Barbarossa: il massacro perfetto vs.il comunismo giudaico

Brano tratto dall’ ebook Operazione Barbarossa e Pearl Harbour,guerra totale, di Pierluigi Raccagni gratuito dal 2 al 6 aprile

IL MASSACRO PERFETTO: L’INVASIONE DELLA RUSSIA

Il 22 giugno alle prime ore del mattino i nazisti invasero l’Unione Sovietica.

La guerra diventò una guerra di sterminio conclamata e autorizzata dalle gerarchie del Terzo Reich.

Tutti si aspettavano la guerra, ma non quella guerra.

In fondo, come abbiamo visto in precedenza, il preludio dello sterminio di massa c’era stato in Polonia fin dal 1939: ora si trattava di mettere in pratica quello che nel Mein Kampf il Signore della morte aveva già delineato con oggettiva precisione e determinazione.

Non c’era solo in ballo lo spazio vitale per fare della Germania un impero che si estendesse dall’Atlantico agli Urali.

Il pericolo era il bolscevismo ebraico, quella miscela di materialismo e capitalismo che era stato il nemico numero uno della concezione nazio- nal-socialista del mondo.

La guerra doveva essere spietata, crudele, abominevole, perché l’umanità andava salvata dal cancro della borghesia capitalista dell’Occi- dente, ma anche dai barbari d’Oriente.

“(…) quattro erano gli obiettivi che si intrecciavano l’un l’altro nella concezione della guerra ad oriente di Hitler: Lo sterminio della classe dirigente giudaico-bolscevica dell’Unione Sovietica inclusa la sua radice biologica costituita da milioni di ebrei dell’Europa centro orientale. La conquista di uno spazio coloniale per insediamenti tedeschi nelle zone della Russia ritenuti più fertili.

La decimazione delle popolazioni slave e la loro sottomissione al dominio tedesco nei quattro “commissariati del Reich” (…) retti da viceré tedeschi (…) i compiti affidati a questi commissariati del Reich consistevano nell’estirpare dalle masse slave qualsiasi ricordo del grande stato russo e di ridurre queste stesse masse in una condizione di ottusa e cieca obbedienza nei confronti dei nuovi “padroni”.

La realizzazione dell’autarchia in una grande “area” dell’Europa continentale sottoposta al dominio tedesco e a prova di blocco, rispetto alla quale i territori conquistati dell’Est avrebbero dovuto rappresentare il serbatoio presumibilmente inesauribile di materie prime e derrate ali- mentari”.

Cfr. Hillgruber, op. cit. pag. 79

Un simile programma poteva essere attuato da uomini divenuti automi, o meglio bestie.

Come il nazional-socialismo abbia fatto passare un massacro contro l’umanità per una guerra santa per il futuro dell’umanità, rimane e rimarrà un mistero.

Gli stessi generali della Wehrmacht, che durante la campagna di Polonia, avevano timidamente protestato contro la condotta delle SS e degli Einsatzgruppen, si lasciarono andare alle più teutoniche e mitologiche considerazioni di guerra giusta contro il bolscevismo.

Quando il 30 marzo 1941 il Führer illustrò ai vertici militari il suo pro- posito di aggredire l’Unione Sovietica, non una voce ebbe da ridire sul carattere bestiale che avrebbe avuto la futura guerra: “Lotta fra due concezioni del mondo, l’una contro l’altra. Giudizio devastante sul bolscevismo che equivale a criminalità asociale. Il Comunismo è un pericolo enorme per l’avvenire”, cosi scrisse nel suo diario il capo di Stato Maggiore Halder sintetizzando l’esposizione fatta da Hitler il 30 marzo 1941 (…)”.

Quando poi le cose andarono male scaricarono tutte le responsabilità sul partito nazista di Hitler, anche se il 2 maggio 1941 gli ufficiali supe- riori della Wehrmacht acconsentirono di affamare 30 milioni di russi per trasferire le scorte di cibo in Germania. Il ministro dell’agricolturanazista Herbert Backe aveva chiarito la pianificazione dell’approvvigionamento dell’esercito con questo concetto: “La guerra può essere portata avanti solo se l’intera Wehrmacht nel terzo anno verrà alimentata dalla Russia. Se prendiamo ciò che serve dal Paese senza dubbio milioni di persone moriranno”…..

“La guerra contro la Russia è una parte fondamentale per l’esistenza del popolo tedesco”

Così le direttive del Führer furono chiare da subito.

“(…) si vietava la persecuzione legale di tutti gli aderenti alla Wehrmacht, per atti di rappresaglia contro i civili, il 6 giugno 1941 si stabiliva che tutti i commissari politici dell’Armata Rossa in quanto “portatori di metodi di lotta asiatici e barbarici”, dovevano essere liquidati seduta stante”.

Tutti questi elementi contribuirono a conferire alla guerra in oriente un carattere di inusitata duplicità: da un lato si trattava di una guerra ideologica contro il comunismo, per cui chi muoveva all’attacco contro l’URSS si sentiva, da un certo punto di vista, un crociato; dall’altro canto, e in misura certamente non inferiore, si trattava di una guerra di conquista coloniale nello stile del XIX secolo, per quanto diretta contro una delle grandi potenze europee e mossa da consueti propositi di predominio.

Cfr. J. Fest. op. cit. pag. 798

29.3 Buona Pasqua senza retorica a Ilaria Salis e famiglia,la lotta continua…

Il padre di Ilaria Salis ha dichiarato a Piazza Pulita che, visto l’ atteggiamento del governo italiano,si rivolgerà al Presidente della Repubblica.

Perché ciò  che è accaduto a Budapest ieri è la naturale conclusione di quello che storicamente è l’ arroganza di dittatori senza scrupoli.

Orban,autocrate,ex comunista, megalomane,amico di Putin,di Salvini e della Meloni ha scagliato tutto il suo furore contro la democrazia e l’ antifascismo sulla  militante Ilaria Salis

Dopo 13 mesi di detenzione preventiva,Ilaria è stata riportata in un’ aula di un  tribunale ungherese con catene e guinzaglio come una bestia, accusata di aver picchiato due nazisti che manifestavano per Hitler, che non hanno manco sporto denuncia.

Uno schiaffo all’ Europa e alla dichiarazione dei diritti universali dei cittadini.

La procura di Milano ha negato l’ estradizione di un militante antifascista che era ai domiciliari in Italia, con le stesse accuse di Ilaria, con la motivazione che le carceri ungheresi non rispettano il diritto dei detenuti.

Ma questo è solo aberrante.

La banalità del Male invece è l’atteggiamento del governo,di Tajani e della Meloni in particolare, che  del caso  Ilaria Salis se ne sono fregati, perché ritenuta estremista anarchica.

Ora il problema è come portarla a casa e liberarla.

Orban ha sempre tollerato che i neonazisti ungheresi celebrassero il loro giorno della memoria che ricorda la cacciata dei nazisti da parte dell’ Armata Rossa.

Non dicono Orban e i nazifascisti di oggi che a Budapest nel 1944 – 45 Eichmann fece deportare 400.000 ebrei nei campi di sterminio.

È gente brutta,che in casa loro nega diritti agli antifascisti,ai lavoratori,ai gay, insomma gentaglia  garzone di bottega antieuropea,che però si prende i soldi dei cittadini della UE.

Ilaria Salis è una donna antifascista,e in Italia ed Europa non è ben vista dai vincitori di turno di questa epoca lugubre.

Buona Pasqua Ilaria.

26/ 27/ 3- Strage di Mosca: sono stati l’Ucraina, gli Usa,la Gb…lo dice  la IA dello Zar

Circa un’ora fa Nikolai Patrushev, capo del consiglio di sicurezza Russo, ha stroncato ogni dubbio degli infingardi filo nazisti occidentali. 

I servizi segreti russi confermano che i terroristi islamici, autori del massacro alla Sala concerti di Mosca,sono stati addestrati in UCRAINA.

Non solo, anche Usa e Gran Bretagna sarebbero coinvolti nell’attacco.

Così, come speravano i filoputiniani locali e le estreme destre nazionaliste internazionali, ancora una volta Putin è stato aggredito dall’Occidente filo americano e quindi la vendetta sarà tremenda. In primo luogo sui civili di Kiev.

Sarà la volta buona che i missili ipersonici Zirkon colpiranno il parlamento ucraino, la casa di Zelensky,e pure il suo cane, se ce l’ha

. Prima della notizia del giorno il prof. Ugo Mattei, noto giurista, aveva confermato le parole di Putin di ieri sera: gli esecutori sono jihadisti, ma chi ha ordinato il massacro?

Anche ieri Michele Santoro non ha mancato di ribadire che Putin non è un mostro e che bisogna andare cauti nel designare i veri mandanti della strage moscovita. Insomma, sembra incredibile ma, per i putiniani del pianeta terra, Navalny è morto di freddo, le elezioni del 17 marzo sono democratiche e trasparenti, a Mosca la repressione è giustificata visto che Ucraini, amerikani e inglesi vogliono annientare la Russia, la sua cultura, il suo impero,la sua religione

.Chi vuole la guerra?

Ma noi occidentali ovvio.

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25. 3 Siamo in guerra,ma per Pasqua è over booking

Siamo in guerra, in televisione e sui social.

E abbiamo la sensazione che qualcosa di brutto deve ancora avvenire.

Stragi ovunque nelle zone calde,lacrime,sudore,sangue nelle ore più buie di questo secolo.

E non ci voleva l’ attentato di Mosca e l’ orrenda carneficina a ribadirlo. Però  c’è una una corsa alla drammatizzazione che piace molto a chi di guerra deve arricchirsi, vendendo armi,notizie,segreti militari,paure e angosce.

Non deve essere nucleare,la guerra, però, se no è la fine del mondo e dello spettacolo.

A guardare le guerre degli altri,le sofferenze di palestinesi,ucraini,russi,israeliani e guerre dimenticate etc, si dovrebbe dire che se la guerra in Italia è questa,siamo nati con la camicia.

Come al solito i consumi volano quando ci sono le vacanze di Pasqua,si prenota per l’estate,si sogna finalmente bel tempo sole e nuvole,ci si prepara alla libertà dei tempi convenzionati delle feste comandate,e per chi lavora nel turismo il posto di lavoro è nella trincea dell’ over booking

Così quando il commentatore di turno ricorda che nel secolo breve due guerre mondiali iniziarono con l’ attentato a Sarajevo, la prima, e l’ invasione della Polonia la seconda,aggiungendo  oggi le guerre di religione e la minaccia nucleare di  Putin, il dramma e’ completo.

I 200.000 morti per COVID passano in secondo piano,Gavrilo Princip fondatore e patrocinatore della scintilla della  prima guerra mondiale,per un’ ora è diventato il simbolo di quello che è  accaduto a Mosca sui media nazionali e internazionali.

Adesso,con un po’ d’ ansia si attende la vendetta di Putin,anche se la strage è rivendicata dall’Isis,ma la tenuta del sistema finanziario non dovrebbe rovinare le vacanze.

Perché si può uscire dalla Nato,dalla dall’ Europa, dalla Cee,ma non dall’ arricchimento personale ai danni dei disgraziati,in guerra dalla nascita.

Per mancanza di acqua pulita si dice che muoiano 1000 bambini al giorno.

Loro sì che sono in guerra.

La colpa è di tutti,quindi di nessuno.

22/23- 1944 Roma, dalle Ardeatine alla Liberazione: la guerra giusta  è solo quella vs il nazifascismo

Brano tratto dall’ ebook “Attacco al Terzo Reich da tutte le parti”  di Pierluigi Raccagni

Roma intanto attendeva gli Alleati fermi a Cassino con animo quasi rassegnato.

Non che non ci fosse stata la resistenza partigiana a Roma, ma come ha anche sottolineato uno storico come Renzo De Felice, Roma “ era una zona grigia”, pronta a chiudersi nel guscio della sopravvivenza. D’altronde gli ultimi mesi di occupazione tedesca erano stati drammatici per la capitale italiana dove il papa Pio XII, di fatto, era rimasta l’unica autorità in grado di essere punto di riferimento per la città.

“Negli ultimi mesi dell’occupazione tedesca Roma prese l’aspetto di certe metropoli indiane dove solo gli avvoltoi si nutrono a sazietà e non esiste nessun censimento dei vivi e dei morti.

Una moltitudine di sbandati e di mendicanti cacciati dai loro paesi distrutti, bivaccava sui gradini delle chiese o sotto i palazzi del Papa;

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e nei grandi parchi pubblici pascolavano pecore e vacche denutrite, sfuggite alle bombe e alla razzia delle campagne. Nonostante la dichiarazione di città aperta le truppe tedesche si accalcavano intorno all’abitato, correndo le vie consolari con il fracasso dei loro carriaggi; e la nube disastrosa dei bombardamenti, che attraversava di continuo tutto il territorio provinciale, calava sulla città un tendone di pestilenza e terremoto”.

Cfr. Elsa Morante, La Storia, Einaudi, Torino 1974 pag.324

La resistenza romana, aspettava l’arrivo degli Alleati, ma non era stata con le mani in mano: azioni di guerra, sabotaggi bombe a mano contro i posti di blocco tedeschi e fascisti, erano stati numerosi.

Il 10 marzo del 1944 un corteo di fascisti che ritornava dalla commemorazione dell’anniversario della morte di Giuseppe Mazzini fu attaccato da gruppi di partigiani con bombe di mortaio e colpi di mitra in via Tomacelli al quartiere Prati.

Fino ad arrivare al 23 marzo alle 15,30. Una colonna di SS del battaglione Bozen imboccò Via Rasella.

Dentro ad un carretto della spazzatura un finto spazzino appartenente ad un gruppo dei Gap, che aveva organizzato l’attentato, piazzò una bomba che uccise 26 SS, 60 furono i feriti.

Era un attentato che nazisti e fascisti non potevano tollerare. Il generale Kurt Maelltzer, comandante della piazza di Roma, chiamò al telefono il quartier generale di Hitler e ricevette tramite il generale Jodl l’ordine del Fṻhrer di fucilare cinquanta italiani per ogni tedesco ucciso.

“(…) la rappresaglia è anche figlia della paura: il comando tedesco ha scambiato l’attentato di via Rasella per l’inizio di una rivolta popolare da soffocare immediatamente nel sangue. A tarda sera Kappler (a cui era stata delegata da Kesserling la compilazione della

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lista, (n- d.a), siede alla macchina da scrivere per compilare, personalmente, il fatale elenco.Ci mette subito tutti gli ebrei che sono in carcere e poi gli “ antifascisti ariani” riflettendo almeno tre volte su ogni nome (…)”.

Cfr. Giorgio Bocca, Storia dell’Italia partigiana, Milano,1995, pp.289,290.

L’esecuzione di massa vide la morte di 335 uomini e ragazzi, (nella lista il questore fascista Caruso, tanto per non sbagliare ne mise di più), appartenenti a tutte le classi sociali e presi a caso fra gente comune e ladri di biciclette finiti a Regina Coeli.

Siccome erano deceduti due feriti gravi del battaglione “Bozen”, il numero dovette aumentare di venti unità.

Il luogo prescelto furono le cave delle Fosse Ardeatine.

I tedeschi portarono i prigionieri con dei camion dicendo loro che andavano lì per lavorare. Una settantina di nazisti diedero il via alla mattanza sparando alla nuca dei prigionieri inginocchiati e messi sul fondo delle cave.

Vennero fatti entrare 5 alla volta, Kappler stesso sparò a due prigionieri per dare l’esempio a un milite tedesco che non voleva sparare per motivi religiosi.

Alla fine del massacro furono fatte brillare le mine per chiudere l’accesso delle cave e seppellire la vergogna.

Il 23 maggio Alexander ordinò l’attacco generale, la linea Gustav crollò, e il 4 giugno gli alleati arrivarono a Roma.

Per la popolazione romana l’arrivo degli americani voleva dire aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza perché sanciva la fine della guerra.

Roma come Napoli divenne, da Città Santa Città aperta, la città delle “segnorine”, del contrabbando, della borsa nera, dell’arte di arrangiarsi. La presenza del Vaticano, disprezzato ufficiosamente dal nazismo, servì però da cuscinetto diplomatico per stemperare le tensioni, (tranne per il rastrellamento del ghetto ebraico), per cercare di evitare che la città fosse distrutta, per far sì che i tedeschi

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se ne andassero senza darsi alla vendetta e alla distruzione e per far sì che al loro posto non arrivassero i comunisti.

La città, che era rimasta isolata sotto il Comando militare tedesco e sotto quello civile di Salò, fu uno dei pochi casi in Europa nei quali l’arrivo degli Alleati non fu preceduto da un ‘insurrezione generale.

Il generale Clark entrò in Roma e si perse immediatamente per le strade. Dovette fermare un parroco per chiedergli dove fosse il Campidoglio. Il suo sogno si era avverato, come un generale romano vittorioso di ritorno dalla sua conquista si dirigeva verso il Campidoglio, il più sacro dei sette colli di Roma.

Dall’11 maggio, giorno in cui era stato dato il via all’operazione Diadema la vittoria era costata agli Alleati 43 mila fra morti e feriti;18 mila americani, 12 mila britannici, 9 mila francesi e 4 mila polacchi. I tedeschi ebbero “solo” 5.800 morti.

Dalle spiagge di Anzio ora il centro della guerra in Europa passava alle spiagge della Normandia.

1944 OPERAZIONE OVERLORD

  20.3 – Guerre – La pace dei luoghi comuni e delle banalità sconcertanti…

Dopo il COVID del “siamo tutti scienziati”,dopo il governo Draghi del “,siamo tutti economisti”dopo il capolavoro di idiozia del “siamo tutti sindacalisti”,ma non vogliamo il salario minimo, ora va per la maggiore il decisionismo del siamo tutti Statisti.

Così, come se il processo di pace in Palestina,Libano,Israele,Ucraina,Russia etc fosse il trionfo della volontà di superuomini su facebook e nei tak show.

Tu leggi,ascolti,intravvedi Statisti che propongono soluzioni pronte,confezionate al momento, che diventano battute di arroganza e saccenza,magari senza aver letto un libro o fatto esperienze sociali di lotta.

Sono ridicoli: insulti,maledizioni, morte, disgrazie a chi è per Zelensky ad esempio,per chi è decisamente vs.Hamas, perche l’ antisemitismo non è  di sinistra, basta travestirlo da antisionismo.

Coraggiosi e temerari,ma sempre spettatori comodi.

Volere la pace quando c’è la guerra è la cosa più difficile al Mondo, il processo di pace significa comunque tendere una mano a quello che volevi uccidere o ti voleva uccidere.

Un atto di grande cultura e umiltà che mette al primo posto non la politica dei fronti,ma la solidarietà umana.

Il compito principale di una posizione di pace  dovrebbe essere quella di trovare l’ accordo  fra la pace e la giustizia,si pensa

Insomma mediare,fare il proprio lavoro nel tessere relazioni fra nemici,uscire dalla contingenza del dolore con aiuti umanitari: questo credo e non solo io, dovrebbe essere quello che fanno quelli che intravvedono uno spiraglio di pace.

Comprendere ,togliersi la maglia del tifoso, non ingraziarsi la parrocchietta che ti dà il consenso per dire ad esempio che il 24 febbraio e il 7 Ottobre sono le date di due aggressioni vili e oscene, così come la strage di Netanyahu su Gaza meriterebbe subito l’ intervento dell’ Onu e di tutte le democrazie mondiali.

Netanyahu tanto per capirci è un boia,ma non perché è ebreo e sionista.

Guardarsi dentro i propri limiti e riconoscere nella pace la  eccezionalità’ di una vita dedicata agli altri,forse è questa la vera utopia.

Soprattutto se si vuole fare gli interessi degli oppressi e non delle elite imperialiste.

18.3 Fausto e Iaio:impossibile dimenticarsi,ciaooooo ragazzi

Io boomer di 74 anni appartengo ad una generazione fortunata.

Ho avuto la fortuna di avere 27 anni nel marzo del 1978,e l’ onore di fare il professore di Fausto Tinelli,senza dimenticare il suo amico fraterno Iaio.

Sui quali in questi 46 anni si è scritto di tutto,per arrivare alla conclusione di Romano Maria La Russa che ha dichiarato che gli anni settanta sono stati quelli “delle spranghe” e che i  giovani manganellati di Pisa sono i  nipoti dei terroristi di allora.

 I fascisti con il pluri omicidio del 18 marzo volevano scatenare la guerra civile a Milano, due giorni dopo il sequestro Moro.

La banda della Magliana,la brigata Anselmi,indiziate ma mai processate per questo duplice omicidio, hanno portato il sindaco Sala di Milano a sollecitare la procura a riaprire il caso.

La guerra civile strisciante degli anni settanta ,dunque, continua in modo sopito nella contingenza dell’ oggi, con provocazioni inaudite e luride da parte dei fascisti governativi che ignorano volutamente il loro ruolo stragista di quegli anni.

Pensando a ritroso il 18 marzo 1978 e al passato dei familiari,dei  parenti,degli amici dei compagni di scuola delle vittime per una giustizia mai avuta, e al bagno di sangue che ha coinvolto la mia generazione, la memoria si perde in un’ altra memoria.

La memoria, è fondamentale nel dover essere,Platone diceva ricordare per conoscere e conoscere per ricordare.

Finita la seconda guerra mondiale, ad esempio, negli anni cinquanta, nei racconti dei miei genitori e di mia nonna che mi ricordavano che pane,cacao,zucchero a merenda per loro erano un sogno tenuto nel cassetto della felicità a venire,c’ era umanità e pietas per quel periodo.

Il cugino disperso in Russia,sua madre con la casa bombardata,la signora ebrea denunciata dai vicini,il figlio del droghiere che si era arruolato nelle SS italiane,i partigiani che lo volevano far fuori,il nonno che lo proteggeva perché era un pirla che si vantava ,ma non aveva fatto niente di male.

Come si fa a buttare al macero tutta quella storia che per me,  e non solo, ha voluto dire stare sempre dalla parte degli antifascisti, e della classe operaia senza buttare a mare se stessi?

Così ,con mestizia,non si può negoziare una finta pace per Fausto e Iaio,che appartiene a una storia ancora da scrivere, quando in giro razzolano persone come i fascisti mai pentiti repubblichini.

Tu trovi tromboni televisivi per cui il comunismo e il socialismo sono stati eguali al fascismo e al nazismo, oppure che Fausto e Iaio sono vittime di fanatismo senza senso,come Ramelli dall’ altra parte. (  Parafrasando Gramellini Corsera del 14 marzo)

Gli opposti estremismi sono la vulgata che accompagna quegli anni,sono dati statistici, più figli di un passato che non vuole passare,che di una sentita analisi di quello che è accaduto e di una pietas per tutte le vittime.

E si continua nella miseria di negazionismi storici da rigettare.

L’ omologazione fra i totalitarismi va bene a livello accademico,non certo quando ti senti dire che  devi essere afascista,ma anche anticomunista,  inventandoti  una terza via che nega i valori positivi scaturiti dal passato prossimo pure degli anni settanta.

Per questo è difficile umanamente essere messi nel calderone dell’ indifferenziato.

Le idee del socialismo,della democrazia,della solidarietà, inutile ripeterlo, sono più forti del governo post fascista in carica e non fanno parte delle guerre puniche.

Fausto e Iaio,con noi.

Andate a cercare i killer neri.

15.3 Meloni: un nemico al giorno,toglie la mediocrità di torno

Claretta Petacci,amante del Duce, chiamava Benito Mussolini Ben.

L’ affettuoso e tenero appellativo era poco indicato per il Duce dell’ Impero: ” Ben” più volte rispose alle critiche endogene ed esogene con un ‘” molti nemici molto onore” ,che ha fatto storia.

Chi prende “Ben” alla lettera è “Giorgina”la donna più potente di Italia.

Ha bisogno, la Meloni, di avere nemici ovunque.

Fra i giornalisti,fra i poteri forti,fra i comici,gli attori,gli intellettuali,naturalmente di centro sinistra e dintorni.

Quelli dei centri sociali,invece,stanno preparando gli Anni di piombo.

Fra gli spioni dell’ Antimafia si anniderebbero portatori di sciagure,antipatriottici complottisti,amichettisti raccomandati,e vai anche con i professori che reputano il liceo made in Italy alla stregua di un formaggio da dieta Mediterranea.

Si potrebbe ricordare a Giorgina che in tutto il potere vi è sempre spazio per onori,ma anche per oneri.

La sua arroganza si è palesata nelle recenti elezioni sarde,tutti lo hanno sottolineato..

Dopo la vittoria in Abruzzo con una sua creatura made in Colle Oppio,Msi,si è riproposta come una Lady di ferro che sta modellando un’Italia ridiventata perfetta nei conti pubblici, nello spread,nel taglio delle tasse…per i ceti medio alti.

Insomma solo i parenti,gli amici,gli uomini e le donne di partito sono degni di appartenere agli italiani identitari,di pura razza reazionaria, che dicono la Verità.

Così al vittimismo si aggiunge la retorica del ” taci il nemico ti ascolta”che va sempre bene, anche quando non hai niente da dire

Perché il problema di Giorgina è proprio questo: al di là delle polemiche volute,il resto è una noiosa sequela di cose non fatte, spacciate per cose fatte.

Chi può dire in tutta onestà che con questo governo si sia fatto un passo in avanti su scuola, sanità,salari,lotta alla povertà,incidenti sul lavoro,carceri,diritti civili,cultura, e  dulcis in fundo,immigrazione e accoglienza: il mate nostrum e’ una Gaza mediterranea.

A dire il vero,comunque,la fortuna della Meloni deriva anche dagli errori accumulati dal centrosinistra, che delle riforme sopra elencate ne ha fatte ben poche.

Piove governo ladro, però,lo ha gridato Giorgina  quando in questi anni era all’ opposizione.

E le manganellate date dai suoi pretoriani,e le polemiche vs la presidenza della Repubblica, sono state un incidente di percorso mica da poco.

13.3  Putin,l’aggressore che fa la vittima, forse deve sventolare bandiera bianca….

Papa Francesco ha esortato le varie cancellerie a trovare una via di uscita alle guerre in corso.

Ha fatto bene, è parte determinante il suo mandato nella valle di lacrime: pax et bonum.

Il fatto che abbia fatto pressione sulla Ucraina e su Zelensky in particolare, pero’,  ha fatto pensare che l’ appello alla pace,sia  alla fine un “diplomatico”invito alla resa.

Bergoglio,teme che il conflitto si allarghi,visto che la Nato potrebbe aiutare l’ Ucraina pure con truppe clandestine.

Il pontefice ha detto quello che si vorrebbe accadesse giustamente: la fine dei massacri nelle guerre in corso,ma la resa della bandiera bianca,sembra ovvio,non può coinvolgere solo l’aggredito in Ucraina.

Quando Hitler invase la Polonia nel 1939 rivendicò l’aggressione sostenendo che i tedeschi erano vessati a Danzica dai polacchi.

Aveva fatto la stessa cosa per i Sudeti nel 1938 e poi il 22 giugno del 1941 lo fece con l’Urss, sostenendo che i sovietici prima o poi avrebbero attaccato la Germania.

Insomma Putin sembra abbia convinto una bella fetta di italiani, de sinistra, l’ultimo è lo street art Jorit, che la sua banda di mafiosi e miliardari è stata costretta a difendere la gente del Donbass, dall’ebreo cocainomane, buffone Zelensky, che merita di essere fatto fuori perchè maggiordomo della Nato.

Zelensky, secondo me, ha fatto solo quello che un capo di stato  solitamente deve fare quando il suo paese viene bombardato senza manco una dichiarazione di guerra.

Ora, Zelensky è in difficoltà, perchè affrontare la seconda potenza nucleare al mondo, non è da tutti,e oggettivamente non si vede  unavia di uscita.

.Le minacce di usare armi nucleari tattiche sul campo di battaglia, quelle strategiche sono un deterrente dice Wikipedia,dicono tutto sul fallimento miserabile del nazionalismo putiniano,che è antioccidentale, ma non nei consumi del capitalismo.

Insomma forse Putin dovrebbe ritirare le proprie truppe,affidarsi ad un vero referendum sub patrocinio dell’ Onu su Donbass e Crimea,creando i presupposti per una pace giusta,dopo un’ aggressione imperialista.

Non lo dico io che non sono nessuno in queste circostanze.

Proprio ieri il segretario di stato della santa sede Pietro Parolin ha dichiarato al Corsera che il primo passo per un cessate il fuoco lo dovrebbe fare Putin,non so se sia chiaro per chi tratta l’ Ucraina come un covo di nazisti guerrafondai impenitenti.

E forse  Stalin  avrebbe impiccato lo  zar per deviazionismo di destra.

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