La strage degli innocenti da Erode in poi non concede tregua al tempo delle guerre.
Sono milioni i bambini che muoiono di fame,malattie,miseria guerre tutti i giorni anche qui mentre stiamo discettando
Quelli di Gaza, però,che compaiono in TV con la scodella in mano,tra uno spot e l’ altro,.mortificano il nostro essere umani fra gli animali e le piante.
Il suicidio di Israele,come titola il libro di Anna Foa, è il suicidio delle istanze progressive che fondarono lo stato di Israele: socialismo dei kibbutz,democrazia parlamentare,difesa dello stato: non certo pulizia etnica verso altri popoli come succede a Gaza.
Certo,quando senti poi che un responsabile di Hamas, è stato fatto fuori dai suoi perché gay,resti spiazzato: bene e male si equivalgono.?
Ma i bambini che c’entrano?
Perché accanirsi in questo modo per fare comprendere che loro non hanno una terra,un futuro: fagioli un po’ di acqua in attesa che Trump li faccia diventare bagnini sul resort di Gaza.
Che poi questi bimbi fra dieci anni saranno i nuovi Combattenti del Free Palestina assicura al mondo arabo la ragione del proprio odio.
Anche se per sauditi ed emirati i palestinesi possono solo pulire i loro cessi laccati d’ oro.
Si direbbe che Netanyahu massacra per non essere massacrato,ma non è così,il 7 ottobre con quello che sta succedendo, non ha nulla a che fare.
Volontà di potenza sionista,spacciata per difesa dall’ antisemitismo,un popolo per uno stato,distruggendo in modo vergognoso quel legame che esiste nella quotidianità fra arabi e israeliani.
PS Salvini ha già seminato odio e olio di ricino sulle zecche comuniste che con la loro ideologia hanno armato la mano dell’ attentatore di Washington. Lui merita una Norimberga per collaborazionismo,come tutto il governo della Meloni silente perché forse figlio del nulla.
L’ Italia è un paese di commissari tecnici,si diceva
Poi durante il COVID di scienziati.
Poi con le guerre di raffinati analisti politico militari.
Dall’ elezione di Leone XIV pure di teologi a tutto campo.
Nei talk show gente che a malapena conosce padre Nostro e Ave Maria sproloquia di sinodo,spirito santo , Cristo e Santi con grande sicumera e facilità retorica.
Duemila anni di storia della Chiesa,sono duemila anni di storia umana,nel bene e nel male.
E siccome se morto un papa se ne fa un altro,pure la vita cambia in continuazione.
E non si può sapere cosa è giusto che faccia un Papa se non si crede nel sacro.
E il mondo va avanti da 2000 anni in questo modo,almeno per me.
Adesso che Trump,ufficialmente,spinge Putin ad una pace con Zelensky, comprandosi 500 miliardi di Ucraina, morire per Kiev sembra una follia.
Siccome siamo alla normalità di un mondo malato non si è mai visto che una pace sia pattuita con la pistola puntata alla testa del più debole, per giunta aggredito e assolutamente ritenuto secondario visto che non partecipa ai colloqui.
Fronte interno e militare vanno insieme appassionatamente se vinci, se stai perdendo la guerra è ovvio che inizino le divisioni interne: succede anche in Ucraina,ragazzi.
Ed è’ successo in tutte le guerre grandi e meno grandi per puro spirito di sopravvivenza.
Le ultime news che parlano di pace sono fuori,per ora,da un protocollo credibile.
La pace di Putin sul Mar Nero,con bombardamenti compatibili con gli ammonimenti di Trump e l’ acqua allo gola di Zelensky è già stata violata.
Ad esempio.
Una tregua che preveda che i territori ucraini e quelli russi occupati diventino oggetto di scambio, così che i russi liberatori del Donbass ridiventino aggressori e gli ucraini, che colpiscono con la missilistica le regioni russe rimangano difensori, al momento è un ragionamento troppo logico e di buon senso.
Tutto questo, potrebbe verificarsi dopo una tregua, una cessazione del fuoco, l’inizio di negoziati di pace sotto egida Onu, compreso referendum fra la popolazione colpita, che oltre all’idealismo deve fare i conti con i propri morti ,la propria fame, le proprie speranze.
Un trentottesimo parallelo coreano,Trump ci pensa a suo modo,Putin no,credo che voglia sottomettere l’ Ucraina per vendicare la sua strategia perdente.
La proposta di pace di Putin è vergognosa: si è accorto che la guerra è un’ operazione speciale piena di cadaveri,la sua pace è la sconfitta dell’ Ucraina perché la tregua di cui parla è un netto rifiuto delle indicazioni di Zelensky.
Ed è punitiva per chi ha voluto resistere alla violenza degli invasori.
Invece,come ricordato da vari analisti, lo Zar che voleva vincere la guerra in tre giorni,arrestare o uccidere Zelensky,annientare l’ Ucraina come nazione- stato,ora è impantanato in una vittoria di Pirro,strategicamente persa.
A questo punto la meglio gioventù ucraina e russa hanno una tentazione della coscienza normale:scappare da una guerra a 18 – 25 anni è sano, ma come fai a spiegarlo a chi ti considera traditore?
Renitenza alla leva,diserzione,imboscamento,autolesionismo,… l’ importante in guerra è portare a casa la pelle.
Ucraini e russi non reclamano altro che tornare a casa,anche se Putin spinge,e meno male,sullo scambio dei prigionieri.
La pace senza giustizia è una vergogna che genera altri lutti,dice il papa.
Girando per le piazze di Milano è difficile trovare banchetti per i cinque quesiti referendari voluti dal sindacato.
Perché se sulla cittadinanza da ottenere per i migranti, non dopo dieci anni,,si va insieme,sull’ abolizione del Jobs act,sulla tutela del precariato,sui contratti a termine,sulla facoltà di licenziare senza giusta causa siamo in alto mare
Tito Boeri su Repubblica spiega che la pistola referendaria è caricata ad acqua.
Per il semplice motivo che la legislazione sul lavoro e stata modificata in senso negativo per i lavoratori,proprio dalla sinistra dopo gli anni novanta.
Tutti lo sappiamo,al di là dei tecnicismi dei referendum,che una parte di quella che era la Classe operaia visto la storica tutela che questa aveva dalla sinistra, si è sentita abbandonata.
O meglio.
Diciamo che la sinistra liberale con la scelta di abdicare al welfare dello statuto dei lavoratori degli anni settanta ha spalancato le porte ad un liberismo concorrenziale che ha favorito i pescecani del padronato,non i sinceri imprenditori liberali.
Il.governo Meloni,che sul lavoro non ha nessuna idea,se non quella del lavoro nero,non andrà a votare, viaggia sul trenta per cento e si appresta a gridare al trionfo sulla astensione.
Grazie,e chi lo metteva in dubbio.
Ma la CISL che si dice galleggi sulla astensione,non è un buon segnale democratico.
Insomma la nostra sinistra,nel senso più largo è divisa su tutto: guerra,pace,Papa,e va bene la dialettica è il sale della democrazia.
E poi?
I quesiti a dir la verità,sembrano concepiti per addetti ai lavori,in TV e nei tg meno di un minuto in media dedicato, alla giornata referendaria. ( Mediaset,Rai)
Almeno sulla cittadinanza a Salvini,La Russa,Meloni una stangata però la devi dare.
I bombardamenti continui da parte di Putin e Netanyahu dell’ ultimo mese sotto la protezione trumpiana di finto pacificatore, significa, secondo me, che a Trump della pace in Ucraina o a Gaza interessa poco sul piano etico,al massimo una tregua per mettere a posto il Pil.
L’ appuntamento di Istanbul di venerdì con il triangolare Zelensky,Putin,Trump è una buona notizia,niente da dire,a patto che non sia l ‘ultimo bonifico di Putin Trump per una tregua racimolata dalle delegazioni e non un percorso di pace.
Per uno che ha dichiarato al mondo intero che avrebbe risolto la questione ucraina in una settimana,perchè alla casa Bianca non c’era più Biden, perchè Zelensky era stato domato nello studio ovale, perchè Putin sembrava aprire a negoziati erano sparate; la teoria delle stragi finora è stata la sola firma di un bugiardo fascista.
Ora che le terre rare sono state messe in cassaforte Donald non vuole Putin sulla sua preda.
Così per la strage indefinita a Gaza,basta che i palestinesi rinuncino al loro stato e tutto va a posto con una deportazione di massa.
Mi fanno ridere i trumpiani italiani, che sono passati da Putin a Trump come si passa da Inter e Milan.Il vincitore detta l’agenda, Putin che si è avvicinato alla Cina rimane basito dalla guerra commericlale. vs. XI.Allora che il conto lo paghino gli indifesi, le solite e i soliti bimbi. Insomma Zelensky dovrebbe concedere il 20 per cento dell’Ucraina, sacrificare sull’altare della patria migliaia di morti, per permettere a Putin, Trump di condurre le danze del capitalismo corrotto e marcio dell’imperialismo del terzo millennio.
E a Gaza,un cimitero senza fiori per i morti né cibo per i vivi,Netanyahu prega e agisce nel nome di un governo sionista,non di un antico testamento.
Però si spera in Istanbul. E che Leone fermi Attila.
Che l’ intelligence tedesca abbia esplicitamente dichiarato che i neonazisti di casa non possono ambire a governare il paese come fosse un quarto Reich è cosa buona e giusta.
Gli alleati di Salvini,isla omofobi,razzisti,populisti,ma soprattutto anti immigrati,sono l’ apogeo della crisi della democrazia in Europa,insieme al governo della Meloni.
Solo che in Germania le stesse istituzioni si danno il compito di tutelare la Costituzione,come fosse il bene più prezioso della nazione, contrariamente al governo italiota che fa di tutto per forzare il quadro democratico uscito dalla seconda guerra mondiale con la Resistenza.
Si dirà che per la Germania è il minimo sindacale per una nazione che ha avuto il primato del male assoluto nella storia.
Giusto.
Ma se Auf è il primo partito in alcuni lander tedeschi,se gli operai votano a destra perché timorosi della globalizzazione,se alla Volkswagen o alla Renault la classe operaia non è più classe,questo non significa che il nazismo e il fascismo debbano tornare come mentalità vincente perché socialisti e liberali democratici hanno fallito.
I Crucchi,come si dice,sono civilissimi nell’ ubbidire,ne hanno fatte così tante che, come diceva Hans Frank,boia di Cracovia,ci vorranno mille anni per dimenticare.
Ma la sinistra comunista,socialista,i veri liberali sono stati un esempio di difesa della democrazia sotto il nazismo.
Von Paulus, che da tempo aveva compreso che sarebbe stato sacrificato per il bene supremo del Terzo Reich, non potè fare più nulla.
Parlando con un maggiore della Lutwaffe davanti al devastante fuoco dei sovietici, confidò che non potevano nemmeno ritirarsi, mancavano le forze. I soldati non avevano nemmeno un pezzo di
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pane, al massimo potevano mangiarsi il cervello crudo di un cavallo morto.
I russi a quel punto isolarono e distrussero il saliente di Marinovka sul lato settentrionale della sacca.
Armati di coltelli e baionette colpivano con una ferocia inaudita determinata da spirito patriottico, ma soprattutto da spirito di vendetta per quello che i nazisti avevano fatto dall’operazione Barbarossa in poi alla popolazione civile.
La battaglia assunse il carattere dell’Apocalisse, perché in tre giorni i morti si contarono a migliaia anche in campo sovietico.
I sovietici avanzarono di 10 – 18 chilometri entro il cerchio difensivo tedesco, ma i tedeschi assediati fra Marinovka, Dimitrievka e Karpovka si difesero con coraggio, valore e soprattutto disperazione.
Il bilancio dei tedeschi era disastroso, nei tre giorni dell’offensiva avevano perduto 30.000 uomini fra morti e feriti.
Il 12 gennaio l’aeroporto di Potemkin non funzionò più, gli aerei tedeschi da trasporto, che portavano con grandi perdite di uomini e mezzi ancora qualche aiuto agli assediati, di giorno non poterono più volare.
La concitazione era grande, la tragedia imminente, ma il 12 gennaio a Berlino ci si preoccupò delle celebrazioni del compleanno di Göring.
Gli eroi di Stalingrado erano dati per morti, si stavano preparando grandi celebrazioni per quei soldati che avevano salvato l’Occidente dal cancro giudeo – bolscevico.
Anche se in privato il Fṻhrer continuava a sbraitare contro la pochezza degli italiani e dei romeni, sapeva benissimo che le promesse fatte dal regime ai soldati erano state promesse vane.
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Non solo gli aiuti di Göring non erano mai arrivati a 700 tonnellate al giorno, ma il 16 gennaio anche l’aeroporto di Potemkin venne definitivamente abbandonato.
Le scene di sofferenza all’aeroporto erano inimmaginabili. Era rimasto poco carburante per evacuare i feriti, che morivano nel caos della fuga in massa dei soldati sugli ultimi Junker disponibili.
Il 20 gennaio Paulus spostò il suo comando tattico nel grande magazzino Univermag a Stalingrado.
Mandò ancora un messaggio urgente al gruppo armate B e al comando supremo esplicitando, per l’ennesima volta, che con 16.000 feriti che non ricevevano cure, con scarsità di munizioni, e combustibile almeno gli fosse lasciata la libertà di decidere quello che si poteva fare per salvare il salvabile.
L’alto comando rispose in modo ambiguo sulla sorte della 6a Armata, ma il contenuto era talmente chiaro che non potevano esserci dubbi di interpretazione:
“Capitolazione fuori questione. Armate stanno adempiendo loro storico obbligo. Valorosa resistenza facilita massimo costituzione nuovo fronte at Rostov et ritiro gruppo armate Caucaso”.
Il 26 gennaio fu un’altra data decisiva dell’agonia finale della 6a Armata.
La 21a Armata sovietica raggiunse le linee della 13° divisione Guardie di Rodimcev a nord del Mamaev Kurgan, dividendo in due i resti della Armata di Paulus.
Secondo una valutazione sovietica rimanevano in vita da 110.000 a 120.000 soldati tedeschi e romeni.
Hitler promosse il generale Paulus al grado di Feldmaresciallo. La macabra decorazione voleva dire che Paulus avrebbe fatto meglio a suicidarsi come già avevano fatto alcuni ufficiali superiori nei giorni precedenti.
Nella città assediata i russi cominciavano a rastrellare gli edifici, a colpire i cecchini e le sacche di resistenza, a sparare su quelli che si arrendevano.
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Intanto Von Paulus era trincerato nel suo rifugio alla periferia occidentale di Stalingrado nella piazza degli Eroi della rivoluzione.
Il 31 gennaio vi fu la resa finale.
Niente di solenne, solo qualche formalità di rito.
Nelle cantine dell’Univermag Paulus chiarì che poteva trattare solo la resa del gruppo sud. Il capo di Stato Maggiore, generale Schmidt, ribadì agli emissari russi che non era possibile la capitolazione del gruppo nord perché il suo comando era autonomo.
Paulus sembrava uno spettro, aveva capelli e barba in disordine, un terribile tic facciale esternava la tensione dei mesi precedenti.
Dopo aver precisato che, su ordine del Piccolo Caporale, Paulus era stato nominato Feldmaresciallo, la resa fu sancita definitivamente.
Bisogna ricordare che il 30 gennaio del 1943 cadeva il decimo anniversario della salita al potere di Hitler come Cancelliere, ma lo stesso Piccolo Caporale scelse di non parlare in pubblico.
Il 2 febbraio, anche il gruppo nord, dopo che i russi lo bombardarono senza pietà, si arrese.
Nel corso di tutte le fasi della battaglia i soldati dell’Asse catturati furono 250.000; i morti furono 200.000.
Vestiti di stracci e infestati dai pidocchi, con gli sguardi allucinati dalla fame e dalle privazioni, a malapena capaci di reggersi in piedi, i 91.000 soldati tedeschi furono messi in fila e portati verso i campi di prigionia.
Nelle condizioni psichiche e fisiche in cui si trovarono, morirono a migliaia durante la marcia. I russi, che avevano assicurato cibo per tutti, non avevano possibilità di nutrire un numero di prigionieri così grande; per questo, e anche perché la vendetta sui tedeschi invasori – massacratori era considerata legittima
I gentili ospiti di Lilli Gruber non si possono buttare tutti nel cesso della disinformazione, perché il cesso è già intasato.
Basta scorrere,distrattamente,Fb per capire che dietro la disinformazione di Travaglio c’è un esercito di filo putiniani italiani che hanno in odio l’ Ucraina perché una parte di essa,minoritaria,si illuse di liberarsi dello stalinismo,appoggiando gli invasori nazisti.
Nei libri di storia questo particolare non viene negato,ma nessuno degli storici chiama gli ucraini nazisti,sarebbe come dire che gli italiani sono tutti fascisti per via della dittatura del ventennio.
Oltre alla diffamazione originaria,oltre alla negazione della differenza fra aggredito e aggressore, Travaglio si esercita in voli pindarici sulla Storia recente del popolo ucraino badando bene a non citare le fonti della sua controinformazione.
Come scrive il maestro di pensiero del Fatto sembra,a volte,il portavoce di Putin e Trump che parlano di pace massacrando qua e là.
Banale dire che lo spettacolo della guerra è superato dalla guerra dello spettacolo.Incluso spot pubblicitario.Ma secondo me è il limite del talk show in generale.
Di Pierluigi Raccagni vol II il racconto della guerra giusta
A fine di gennaio i russi si impadronirono di alcune teste di ponte lungo l’alto corso dell’Oder, a monte e a valle di Breslavia.
Già il 20 gennaio erano state adottate misure per la difesa della città. Ovunque circolavano uomini del “ Volkssturm” armati di Panzerfaust. Hitler anche per questa città aveva scelto la difesa ad oltranza, ma l’avanzata di Konev non conosceva soste e anche l’Alta Slesia ben presto finì sotto il controllo dell’Armata Rossa.
In questa occasione che Albert Speer, ministro degli armamenti, architetto prediletto da Hitler nella progettazione del “ Reich millenario”, inviò un memoriale a Hitler nel quale si diceva:
Dopo la perdita della Slesia”, concludevo, “gli armamenti tedeschi non potranno coprire più, neanche lontanamente, le richieste del fronte in fatto di munizioni, armi e carrarmati, e l’eroismo dei nostri soldati non basterà più a controbilanciare la superiorità materiale del nemico.
”Cfr. Albert Speer, Memorie del Terzo Reich, Milano,1995, pag.503
Anche gli uomini prediletti da Hitler, ormai, erano coscientemente convinti che la guerra fosse perduta, soprattutto dopo aver perso le fabbriche di armi della regione.
Hitlet però, era sempre convinto che per i tedeschi ci fosse ancora tanto sangue da versare prima di arrendersi ai russi; quelli che la propaganda dipingeva come la razza giudea- comunista che avrebbe distrutto la civiltà occidentale.
Pr questo i soldati tedeschi, dai 15 ai 60 anni, continuavano a ricevere un solo ordine: resistere fino alla morte. Il 15 gennaio Zukov aveva superato la Vistola e raggiunta la Slesia, i russi nel mese di gennaio avanzavano ad una media di 60 chilometri al giorno, superando le più ottimistiche previsioni dell’alto comando sovietico.Le armate di Zukov continuarono a spingere verso ovest senza sosta.l 18 gennaio fu presa Lodz, il 19 gennaio Cracovia.Il 26 gennaio il 3° fronte Bielorusso occupò Marienburg e assediò Koenisberg, in pratica la Prussia Orientale veniva tagliata fuori.nche se nei primi giorni di febbraio la conquista di Berlino sembrava alla portata di Stalin, c’erano da sistemare ancora forti centri di resistenza tedeschi, come Koenisberg e Poznan, mentre a nord le armate di Zukov,in Pomerania trovavano una certa resistenza da parte delle SS di Himmler.A Koenisberg erano rimasti intrappolati ancora quasi 200.000 civili con pochi viveri.Ogni giorno 2.000 persone fra donne e bambini intraprendevano a piedi, con una temperatura glaciale, fra neve e ghiaccio, il viaggio della disperazione verso Pillau, il porto sul Baltico che doveva portarli fuori dalla sacca.’Armata Rossa non attaccò la città ma, circondandola, la rese un luogo dove dolore e morte per la popolazione civile erano assicurati.auleiter Koch,il criminale che in Ucraina si era distinto per lo zelo nazista, continuava a dare ordini perentori di difendere la città fino all’ultimo uomo: intanto abbandonava la città a se stessa.Tornò poi a Pillau, dove mise in scena una fittizia e inconcludente opera di salvataggio della popolazione, attraverso l’organizzazione del naviglio per evacuare la città,quindi tornò a mettersi in salvo.