1945 LA BATTAGLIA DEL RENO:IL CROLLO DELLE ARMATE DEL TERZO REICH
Nel gennaio del 1945 gli Alleati dovettero riprendere il terreno perduto durante l’offensiva tedesca delle Ardenne.
La Germania, come sottolineato più volte, non aveva più vie di salvezza.
L’Armata Rossa, sul fronte orientale, aveva sferrato l’offensiva sulla Vistola, Eisenhower, da parte sua, era deciso a dare una spallata definitiva ai tedeschi preparando l’offensiva alleata per la conquista di Berlino.
Erano noti, però, i dissidi fra il comando americano e quello inglese sulla strategia da attuare per la liquidazione del Terzo Reich.
Fu grazie alle doti di grande mediatore del generale Eisenhower verso Montgomery che alla fine fu possibile attuare un piano comune.
Anche se i maligni rimproveravano Ike di “essere il miglior generale di Montgomery”.
La strategia alleata previde le seguenti tappe:
ll gruppo d’armate di Bradley doveva attaccare dalla regione di Magonza e Francoforte verso nord – est, in direzione di Kassel;
Montgomery, comandante delle truppe dell’ala sinistra, dovevaq effettuare l’avanzata più importante andando a conquistare la riva sinistra del corso inferiore del Reno.
Dopo aver passato il fiume in forze a Wesel, Monty avrebbe dovuto partecipare all’accerchiamento della Ruhr dal nord, dirottando poi verso nord – est.
Eisenhower, che era il supremo comandante del fronte occidentale, considerava la Ruhr l’obiettivo principale.
Per questo non sarebbe stato dato nessun aiuto all’Olanda che, isolata dai tedeschi, rischiava però di morire di fame.
Da parte tedesca Von Rundstedt, l’unico che fosse in grado di ragionare nel marasma di ordini e contro-ordini dettati da Hitler, pensava che la soluzione migliore per i tedeschi fosse quella di ritirare i soldati attraverso il Reno, proprio per difendere la zona industriale della Ruhr.
Hitler, invece, continuò imperterrito nella sua politica criminale verso i suoi soldati e verso il suo popolo ordinando di difendere la linea Sigfrido, la linea Maginot tedesca.
Il 28 gennaio, il saliente tedesco delle Ardenne venne definitivamente liquidato, così alla 1a e 3a Armata americana non rimaneva che puntare dritto verso la linea Sigfrido.
Erano le dighe della Roer il vero ostacolo per le truppe alleate.
Se i tedeschi avessero aperto le chiuse, buona parte della valle della Roer sarebbe stata allagata, rendendo impervia l’avanzata degli Alleati.
Hitler, a quel punto, si accorse che l’aver trasferito le migliori truppe a disposizione sul fronte orientale per fermare i russi, aveva aperto varchi incredibili a Occidente.
Sulla carta le divisioni tedesche erano ancora numerose.
Von Rundstedt disponeva di 80 divisioni, Eisenhower di 71.
La differenza stava non tanto nel numero, ma nella qualità delle forze in campo.
Oltre alla prostrazione della popolazione che ormai vagava da un villaggio all’altro cercando di fuggire dalla prima linea, si comprendeva benissimo che la propaganda hitleriana non bastava a fermare le potenti armate alleate.
E’ vero che le SS e gli alti comandi nazisti ormai avevano scelto di combattere fino all’Apocalisse finale, ma ogni soluzione sembrava un fragile e momentaneo ripiego ad una situazione militare completamente fuori controllo.
Così, quando a fine gennaio fu allagata la vallata della Roer, gli americani dovettero desistere dal raggiungere il settore Colonia – Dusseldorf, ma in compenso il 5 febbraio la sacca di Colmar venne completamente annientata, tanto che americani e francesi poterono avvicinarsi al Reno nella zona di Strasburgo.
Insomma, la coperta era sempre troppo corta, tanto che il duo Bradley – Patton si convinse che in dieci giorni, dopo la conquista del Palatinato, il Reno sarebbe stato facilmente raggiunto.
Alle 4,50 dell’8 febbraio, 1000 bocche di fuoco diedero il via all’operazione “Veritable” da parte di Eisenhower.
Era uno dei cannoneggiamenti più intensi effettuati nel corso dell’intero conflitto che preparò l’avanzata delle truppe canadesi nel territorio che si estendeva da sud – est di Nimega fino al Basso Reno, fra Emmerich e Wesel.
Le truppe canadesi si scontrarono con la 1a armata paracadutisti di Meindl.
I combattimenti divennero furiosi nella zona boscosa del Reichswald dove i tedeschi erano riusciti ad approntare cinque linee difensive.
Quando nella battaglia subentrò la 9a Armata del gen. William Simpson, che dipendeva da Montgomery, si aprì la strada verso Dusseldorf.
Contemporaneamente la 1a Armata americana iniziò ad avvicinarsi al Reno fra Colonia e Coblenza.
Il primo marzo la 3a Armata di Patton prese Treviri.
Per quanto riguarda i britannici, Montgomery aveva organizzato fin dall’ottobre del 1944 il piano “Plunder”.
Lanciò la sua offensiva, meticolosamente studiata, dopo un possente fuoco di artiglieria e il lancio di due divisioni aviotrasportate, sulla riva orientale del fiume.
Paracadutisti e fanteria, atterrati con gli alianti subirono poche perdite, ma in maggior numero dell’attacco anfibio della 9a armata di Simpson.
Il duello a distanza fra Montgomery e Patton continuava.
Bisogna dire che, dopo la conferenza stampa nelle Ardenne, nella quale Monty si era attribuito la paternità dello sfondamento della sacca tedesca nel dicembre del 1944, i rapporti fra i britannici e gli alleati americani erano ai ferri corti.
Eisenhower voleva togliere di mezzo Montgomery.
Con il suo atteggiamento attendista, che sovrastimava la forza di resistenza dei tedeschi, come si era visto nel caso dell’attraversamento del Reno,Montgomery aveva indugiato varie volte, aveva perso tempo nella corsa verso Berlino, cioè verso la fine della guerra.
Per questo Eisenhower, che come abbiamo più volte accennato era maestro nel mantenere rapporti corretti con gli alleati inglesi, questa volta non volle sentire ragioni.
Dirottò Monty verso i porti del Baltico della Germania settentrionale per isolare la Danimarca.
Comunque anche Montgomery attraversò il Reno il 23 e il 24 marzo alla presenza di Winston Churchill, Alan Broke e Ike Eisenhower.
Il 7 marzo le avanguardie di Patton avevano raggiunto il fiume presso Neuwied, città del Palatinato Renano.
1945 REMAGEN
Von Rundstedt aveva visto giusto.
Non si potevano affrontare gli Alleati contrattaccandoli con i giovani e gli anziani della Milizia.
Bisognava invece tenere la riva Occidentale del Reno, prendere tempo affinchè il grosso delle sue truppe passasse dall’altra parte del fiume.
Venne così organizzata la sistematica distruzione di tutti gli attraversamenti.
Quando la 9a armata americana raggiunse il fiume trovò che quasi tutti i ponti erano stati fatti saltare.
Fu così una vera sorpresa quando il 7 marzo gli Alleati videro che un ponte era ancora intatto.
“Una piccola punta di carri armati della 9a divisione corazzata statunitense, raggiunta la sommità della collina davanti a Remagen, fu sorpresa nel constatare che il ponte ferroviario Ludendhorf sul Reno era ancora intatto….Con il valore e la volontà di lotta degli uomini che scrivono la storia, un gruppo americano da combattimento penetrò nella città spingendosi fino al ponte.
Quando lo raggiunse deflagrarono due cariche esplosive, preparate in precedenza e danneggiarono l’arco orientale del ponte, ma la linea ferroviaria rimase intatta. Malgrado tale avvertimento, la fanteria americana proseguì l’avanzata sul ponte, mentre i pionieri si affrettavano a interrompere il cavo d’accensione collegante altre cariche esplosive.
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