Gli scontri fra l’ ala radicale dei No Tav ( non solo composta da italiani in minoranza ) con il bilancio di sessanta feriti diventati poi 124 fra le forze dell’ ordine e 4 mezzi bruciati non si può dire abbia sortito nessun effetto se non quello di fare gridare ai post fascisti al governo ai nuovi terroristi. Il rito della Val di Susa e del cantiere dell Alta velocità si è ripetuto,come ogni anno,forse da decenni rimanendo un episodio di rilevanza solo per gli incidenti.La politica nazionale pensa già ad usare il blocco nero come totem della violenza.Certo che una ferrovia che in 25 anni è stata costruita al 30 per cento lascia perplessi, se si pensa che una volta ultimata nel 2032 paleserà una lunghezza di 164 km.,di cui 57 di tunnel: doveva unire la penisola iberica al nord dell’ Europa,zoppica a congiungere Torino a Lione.Chi pensava che l’ Europa sarebbe stata travolta da guerre,crisi esistenziali,IA generale disagio psichico giovanile etc in questo modo? Nessuno o pochi,anche se l’ opera faraonica,a danno della popolazione locale,ha sempre causato polemiche a non finire. Ma se la generazione del G8 può dire di esserci ancora,seppur ferita,quello dei No Tav non è mai stato un obiettivo irrinunciabile dell’ antagonismo generazionale. Eppure sabato a manifestare c’erano 20 mila persone,mica poche,tenendo conto di un contesto da paranoica emergenza e quasi stato di polizia.Vuol dire che c’ è ancora voglia di lottare per ambiente e territorio,oppure è un avviso al governo reazionario che seppur vincente deve fare i conti con l’ antifascismo. Più banalmente il tutto è stato marchiato come ritorno del blocco nero…..Insomma un grido di dolore, alle feste comandate non si può rinunciare.Ai posteri,o ai post l’ ardua sentenza.

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