Quello che è accaduto negli anni settanta con le centinaia se non migliaia di morti in quella che fu la continuazione della guerra civile del 1943 – 45 è stato ricordato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella nella commemorazione dell’ anniversario della morte di Aldo Moro,ucciso dalle Br ( non di Piersanti Mattarella,come detto da Valditara).Le parole degli estremisti di destra governativi sul quel periodo sono da sempre, e in varie occasioni, oggettivamente un insulto per quella parte di italiani che da quel periodo,ricco anche di riforme e trasformazioni profonde per operai,/e e proletari hanno voluto dire pure dolore,rabbia,non più cancellabili, soprattutto per le vittime,di qualsiasi parte.Le stragi, i tentativi di golpe,il connubio fascisti – mafia portarono una parte del movimento ad abbracciare la lotta armata come scelta politica ed esistenziale.E così con Moro il movimento fu cancellato.Su questo argomento tonnellate di libri,film,documentari hanno detto quasi tutto.Francesco Cossiga parlò addirittura di una amnistia per quegli ,”anni chiamati di piombo” con categoria filmica più che storica.Il 12 dicembre di piazza Fontana avevo 19 anni, l’ uccisione di Moro vedeva i miei 28 anni,la strage di Bologna i miei trenta .Ne abbiamo viste abbastanza,senza reducismo retorico, per essere trattati oggi da criminali bisognosi di essere rieducati all’ amor di Patria insieme ai nostri figli e nipoti. Se si ha qualche nostalgia per quegli anni, è normale,eravamo 50 anni e passa più giovani e si aveva la pretesa di cambiare il mondo.Se si vogliono ricordare quegli anni per il coraggio e pure l’ incoscienza ben venga,ma la nostalgia non piange solo lacrime di gioia,le lacrime per come è andata si tingono di sangue anche per una parte di italiani colpiti dalla lotta armata.Inutile scordarlo e non ammetterlo criticamente. I nostri morti non li scordiamo e scorderemo mai.


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