Aveva ragione Pietro Nenni che, riprendendo lo scritto del nazionalista Maurras, nel 1930 sull’Avanti  spiegò che la ” politica innanzitutto” era la chiave della prassi storica al di là di considerazioni tecnico – economiche.

Donald Trump, che non credo conosca Pietro Nenni, in Siria sta agendo come tutti speravamo facesse Obama. Il consenso interno è più forte di qualsiasi considerazione esterna.

L’eterna crisi mediorientale, aperta dagli Usa con la guerra all’Irak nel 1991 e 2003,  dopo le Torri Gemelle, ritrova gli States.

I quali rientrano a pieno titolo nel ruolo di buoni gendarmi del mondo, tracciando, secondo stampa e pensiero politicamente corretti, una linea rossa  sul modo di uccidere consentito dalle leggi internazionali.

Con i missili da crociera c’è modo di rilanciare nel mondo l’immagine del Ranger dal cuore d’oro che, come J. Wayne in “Sentieri Selvaggi”,dopo aver salvato una giovane vita dalla furia indiana, ritorna, solo,alla sua missione umanitaria contro il resto del mondo cattivo e malvagio.

Prima gli americani, dunque, in tutti i sensi, politici, economici, e anche morali.

In Europa, Holland e la Merkel plaudono, Bruxelles e l’Italia fanno sì con la testa.

L’Arabia Saudita e la Turchia, che ne fanno di tutti i colori contro i curdi, si uniscono al coro del “Donald uno de noi”, l’Iran, ovviamente sta con Assad, contro gli yankee e Israele.

La Russia che aspira a ridiventare la grande madre Russia degli Zar, ha capito che il suo ruolo di superpotenza nello scacchiere deve essere condiviso con Trump.

Chi ci capisce non solo deve essere bravo, ma deve essere anche alquanto cattivo,  per affermare che i bambini uccisi c’entrano poco.

La politica, il potere, vincono su tutto, la rappresentazione del giusto e dell’ingiusto varia a seconda dei meridiani e paralleli,

Così  l’attentato di Stoccolma con il camion, che segue quelli di Londra, Nizza e Berlino   ci dice che il fondamentalismo islamico naviga nell’oro.

Non si può debellare solo con la repressione, come già si è visto in Libia, Iraq,Siria, Egitto, Turchia.

Non si può contrastare solo con il dialogo inter- religioso e l’internazionalismo umanitario degli uomini di buona volontà.

Perchè anche in questo caso vince l’autonomia della politica.

L’Isis fa comodo a se stessa, il sogno di un mondo pulito con il sangue degli infedeli, attira masse diseredate,   qualche  intellettuale raffinato e psicopatico dall’Europa, un gran massa di delinquenti che sequestrano ragazze per mercati sessuali.

Sono” nazisti che sbagliano”, vanno eliminati, nessuno lo mette in dubbio:

Ma lo sta già facendo Assad….

Le repressioni, sacrosante e legittime difese,  danno spazio però a intelligence e spioni di mezzo mondo che con le Costituzioni democratiche hanno qualche problema.

Gli Usa armarono Bin Laden contro l’Urss  e aiutarono Saddam contro Khomeini, mentre lasciavano massacrare contadini poveri in Guatemala e nel giardino di casa del Sud America.

Putin difende Assad, teme ceceni e musulmani dell’ex Unione Sovietica, e reprime il dissenso interno con modelli di stalinismo alla Coca Cola.

Il papa, diceva Stalin, non avendo divisioni armate conta poco.

Quell’uomo, despota comunista di rara crudeltà, la sapeva davvero lunga..