Da parte di intellettuali,studiosi seri, et professori si continua a descrivere un mondo che è peggio di quello del XX secolo, dove al popolo veniva almeno concessa l’illusione del voto tramite la democrazia.
Ma, la democrazia,non è prerogativa solo della libertà di voto.
Il voto diventa una componente essenziale della libertà quando i rappresentati producono leggi per la cosa pubblica, non certo per i propri interessi.
Questione universale, si dirà, ma il meccanismo si è inceppato soprattutto in Italia.
Non è questione di post ideologico, è questione di profitto, di forza lavoro pagata male, di rendite da capitale poco tassate e di una corruzione che ha ben poco a che fare con la democrazia.
Il post-ideologico è la spiegazione delle nuove sciagure del genere umano, ma c’è voluta la sconfitta della classe operaia e della sinistra per far pensare che la morte delle idee forti e fondamentali non sia sempre cosa buona.
Così dopo la grande festa del capitale degli ultimi trent’anni, oggi il capitalismo non è più una struttura che può reggere la sovrastruttura della democrazia liberale.
Almeno così sembra dalla nascita dei populismi nei paesi occidentali, dal rancore di chi si trova tagliato fuori dalla sfera d’influenza del benessere.
Saremmo dunque alla post democrazia, poichè la democrazia è appannaggio delle grandi imprese dell’aristocrazia finanziaria,( poteri forti).
La spallata dei populismi alla democrazia, in questo caso, è paragonabile all’assalto che Hitler e Mussolini fecero del mondo liberale negli anni Venti e Trenta.
Certo, ne siamo tutti consapevoli, come non sia facile uscire dalla contraddizione fra cultura di massa e democrazia rappresentativa.
Per la democrazia non formale, non protocollare, ma ” reale”, ci vuole ben altro che, ” l’uno vale uno grillino”.
D’altronde Grillo, che sembra abbia scoperto che vivere modestamente sia il solo antidoto al consumismo capitalistico,quando parla di “elogio della povertà” è solo patetico, fuori tempo massimo,e soprattutto non credibile, visto che lui è ricco quanto basta per consumare l’eccedenza dei desideri.
Aspettando l’apocalisse della democrazia via web, aspettando che qualcuno fermi le guerre, si tira a campare con slogan vuoti, programmi che non saranno mai attuati, come nelle migliori mistificazioni storiche.
Le elezioni della post democrazia, sono una rappresentazione del pluralismo; i giochi, quelli veri, sono già avvenuti, inutile negarlo.
Aspettare il cambiamento armeggiando con congressi per spartirsi il potere , come sembrano fare molti “pagnottari” di sinistra del Post Festum, però, non è la soluzione ideale.
La massa, per non aspettare invano, segue il nazional – socialismo light alla Trump.
Per salvare la democrazia vera, ci vuole, forse, un minimo sindacale di dignità e soprattutto di coerenza benevola, ( non buonista, che è una semplice scempiaggine).
Perchè la democrazia non rimanga un’illusione, ma ridiventi un’utopia praticabile nella quotidianità.
18 febbraio 2017 at 23:55
In un periodo dove si parla di post verità, c’è da domandarsi se non siamo in un regime di post democrazia. La parola democrazia che viene sventolata come elemento fondamentale della società occidentale in realtà oggi diventa garante dell’oppressione del più forte sul più debole, nella negazione di ogni spazio di libertà. Occorre a mio avviso capire se la democrazia che oggi ci viene data con la libertà di voto sia sufficiente a dire che viviamo in un paese democratico o se questa rappresenta lo strumento che confina i soggetti deboli nel ghetto della sudditanza e garantisce ai poteri forti di continuare a governare dicendosi democratici.
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