IL 1977 fu un anno terribile. Per quello che parlarne in termini superficiali fa male.

Figuriamoci quando lo si vende al mercato del web, senza critica radicale verso se stessi, come garanzia di un timido, ” conosci te stesso” socratico.

La liturgica cerimonia di un  anno vissuto pericolosamente, non dice nulla del prima e del dopo

Libertà, femminismo, ribellione, tutto giusto, ci mancherebbe.

Sono i tanti funerali di quell’anno,però, a mettere in imbarazzo il manierismo con il quale viene ricostruito il periodo in questione.

Roberto Crescenzio, fu bruciato vivo da una molotov tirata nel bar Angelo Azzurro di Torino, covo di fascisti e spacciatori secondo il movimento degli studenti, durante una manifestazione.

Prendeva solo un caffè, aveva 22 anni, faceva lo studente -lavoratore.

La sinistra torinese ora si interroga sul quesito:

bisogna scrivere sulla lapide che ricorda l’omicidio ,” ucciso dal terrorismo, oppure ucciso dalla violenza politica”?

In una guerra i danni collaterali non si contano. Quante donne tedesche furono violentate dall’Armata Rossa in Germania?

Quanti bambini morirono sotto i bombardamenti americani in Giappone, in Italia, in Germania e in tutta Europa?

Ma nel 1977 in Italia non c’era la guerra e morire, uscendo di casa non era normale, come dal 1940 al 1945.

La cosa più ripugnante è quello di nascondersi nel regno della rivoluzione per giustificare tutto quello che i “buoni” facevano ai “cattivi”.

Vedendo le cose con il metro di oggi c’è poco spazio per analisi sofisticate. Forse ricordare per conoscere e conoscere per ricordare  è una buona ricetta, che non deve lasciar spazio al ” chi ha avuto, ha avuto, e chi ha dato,ha dato.

Non tutti possono scordare il passato.

Mentre tutti  dovrebbero fare fare i conti con la propria storia.