Il filosofo greco Gorgia ( 483 ac.) sosteneva che siccome NULLA é, anche se esistesse non sarebbe conoscibile, e anche se fosse conoscibile,non sarebbe comunicabile.
Riprendiamo lo scetticismo radicale di Gorgia perchè ormai siamo travolti da un fiume di parole sul non senso delle parole, sulla falsità della comunicazione, sul relativismo di ogni conoscenza.
La critica all’esistente non è difficile, basta credere che le proprie parole siano dotate di una valenza particolare di oggettività per essere credibili
Insomma, bisogna usare la parola non come donazione di senso, ma come manipolazione dell’altro.
Non è la prima volta che si sente o si legge la frase ” per amore di verità”, recitata, più che detta, da qualche cervellone della politica, della finanza, della pubblicistica….
Abbiamo, per esempio, varie volte udito politici di professione fare esplicito riferimento al fatto che la “politica ha bisogno di discorsi di verità”.
Trump, altro esempio, usa parole banali per giudicare questioni essenziali nella vita degli individui: la nascita, la religione, la cultura, il modo di essere, insomma la essenza stessa dell’essere uomini.
Inutile perdersi in divagazioni: più si ricorre all’artificio della menzogna, più ci si sente liberi di mentire per amore di verità.
Che la verità sia una questione di “FEDE” e che la “FEDE” per sua stessa ammissione, come giustamente ha sempre sottolineato il filosofo E. Severino, sia una forma di violenza verso le pluralità di opinioni, ( che evidentemente non sono forti come la FEDE), è però una certezza,( vedere i fondamentalismi religiosi).
Anche se i “moventi” religiosi, sono lontani dalla purezza .
Nel regno della finitezza le verità ideologico – religiose si perdono in un conteggio senza fine di crimini e misfatti, in nome di una Verità che appare inesistente.
Nella storia di eterno non c’è nulla, ci sono solo fatti e i fatti sono solo empirici e quindi conoscibili relativamente al loro accadere.
E’quindi un atto di presunzione senza pari il continuo ricorso all’affermazione di una verità storica, dopo i massacri in nome delle ideologie e delle religioni compiute nel secolo scorso e in questo.
Il marxismo, ad esempio, è un mezzo di interpretazione della realtà al servizio delle classi oppresse, ma non è un fine della vita umana.
Kant e l’illuminismo hanno trattato il problema già secoli fa, non si possono trovare soluzioni terze, buone per l’inserto della domenica.
Guardare in faccia alla realtà, iniziando dalla ricerca di se stessi, può far male. Ma è l’unico modo di distinguere il vero dal verosimile.
Solo un UOMO poteva dire ” io sono colui che é”nel senso io sono colui che è stato, che è e che sarà. Per questo poteva dire “In verità, in verità ti dico.”
Questione di credenza, questione di Fede, non certo di politica di basso livello.
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