Ho visto che gli scontri di Bologna,per il libero accesso alla Biblioteca dell’Università, hanno richiamato alla memoria il movimento di Bologna, la cacciata di Lama dalla Sapienza di Roma,insomma gli anni di piombo.

Esagerazioni mediatiche, tempo perso.

Basta un niente e scoppia la rivoluzione? No, basta un niente e scoppia la grande distribuzione delle notizie sulla rete,con tanto di intervento di esperti: irriconoscibili nel loro status di over con pochi capelli e poche novità.

Matita rossa e matita blu, censura per chi pratica ancora la violenza. Ma quando mai?

Siccome siamo a cent’anni dalla Rivoluzione d’Ottobre e quaranta dall’inizio di quello che vengono chiamati” anni di piombo”, il piatto è ghiotto e promette affari futuri.

Vendere il ” comunismo” sulla bancarella del “c’eravamo tanto armati”, può essere ancora una buona idea per far qualche soldo.
Invece sul ’77 la riflessione profonda sarebbe d’obbligo.

Ogni giorno, gli esperti di rito, si chiedono come mai i giovani non si ribellino ad un sistema che li schiaccia senza pietà, in tutti i sensi.

Quando alcuni di questi si ribellano in qualche modo, si richiamano tragedie immani come quella del ’77, che fu il canto del cigno della rivoluzione del proletariato giovanile di sinistra,in Italia e forse in Europa.

La sua fine segnò l’inizio ufficiale della lotta armata in Italia, con le conseguenze che tutti sappiamo.

La sintesi, più credibile sul ’77, per me, è quella che dice ” credevamo   fosse l’alba di un nuovo giorno, era solo il tramonto”.( Erri De Luca?).

La lettera di Michele, suicida in  piena solitudine sociale,che abbiamo pubblicata, è già un pugno nello stomaco ai padroni delle nostre vite, più di tante rievocazioni.

Si è scritto tanto su quel fenomeno, soprattutto si è pianto tanto su quegli anni, dove una parte consistente della mia generazione decise di passare dall’arma della critica alla critica delle armi.

Ai posteri il giudizio.