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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

17.7 Quando la lotta alle disuguaglianze si chiamava lotta di classe….

Tutti sono contro le disuguaglianze.

Tranne Briatore,che considera i poveri dei sotto uomini, pure dalla destra,quasi fascista,della Meloni e di Salvini,pronta a schierarsi sempre dalla parte della Confindustria e più in generale dei padroni,le disuguaglianze vengono denunciate come uno dei mali profondi del paese .

Così la carta per il carrello della spesa di 382 euro del governo dovrebbe lenire le sofferenze dei diseredati.

Quindi un po’ di Caritas statuale non si nega a chi ha difficoltà a curarsi,ad alzarsi al mattino sapendo che la dieta mediterranea la può fare oltre il discount.

( RDC a 350 euro al mese,a fronte dei parlamentari fra i meglio pagati d’ Europa che si aumentano stipendi a piacere, tanto per fare del populismo reale,sono il Welfare di un paese del G7).

Di alzare i salari non se ne parla, però,di salario minimo si discetta tanto per dire: dai noi funziona il nero esentasse.

Così tre milioni di lavoratori poveri e cinque milioni di cittadini in povertà assoluta devono aspettare qualche anima buona,che a fini elettorali,regali qualche sgravio a tempo.

La storia del proletariato è storia di lotta vs le disuguaglianze da sempre.

Questa era la sinistra che si batteva per i diritti dei derelitti che non c’è più per motivi di rapporti di produzione,di grandi frantumazione delle classi meno abbienti,del mito abusato di un patriottismo retorico a cui crede la Meloni e camerati,ma non gli italiani che votano perché non sanno più a che santo votarsi… e per il cuneo fiscale

Se poi i poveri sono italiani,che una volta erano extracomunitari,questi vengono considerati uguali solo nella fame e miseria.

Ma le periferie rimangono silenti in confronto alla Francia reazionaria e colonialista che ha raccolto più soldi per il carnefice che per la vittima.

28.7 1943 L’arresto del caporale criminale, parte terza

Brano tratto dall’ebook di Pierluigi Raccagni ” 1943 l’Asse si spezza”

L’ARRESTO

Mussolini tornò a Villa Torlonia alle 15, la moglie Rachele, donna saggia, gli disse di non andare dal Vittorio Emanuele perché tutti erano pronti a tradirlo.

Mussolini, “anima candida”, non sospettò di nulla.

Era convinto che Sua Maestà gli avrebbe dimostrato ancora fiducia e amicizia, avrebbe sì delegato alcuni poteri, ma non avrebbe sconfessato la guerra e l’impegno preso coi tedeschi, sottoscritto anche dai Savoia.

Alle cinque la grossa Alfa Romeo entrò a Villa Savoia.

Cinquanta carabinieri erano appostati nei giardini, l’ambulanza sulla quale, dopo il suo arresto, l’ex capo del governo doveva essere tradotto, era parcheggiata di fianco alla villa del re.

L’azione fu affidata ai capitani Vigneri, Aversa e Marzano.

Il re, che attendeva Mussolini al sommo della scalinata, era in divisa, Mussolini in borghese.

Del colloquio fra il Duce e il re non si seppe mai nulla di ufficiale.

Secondo quello che scrisse a posteriori Mussolini nella sua Opera Omnia, il Savoia era in uno stato di grande agitazione.

Il re, dopo averlo fatto accomodare lasciando la porta socchiusa affinchè Puntoni, aiutante di campo, potesse intervenire pistola alla mano, in caso di emergenza, spiattellò in faccia all’uomo della Provvidenza tutto il disappunto per l’ultimo anno di guerra.

Gli ricordò che era l’uomo più odiato d’Italia, che i soldati non volevano più battersi, che gli alpini cantavano una canzone i cui versi recitavano che non volevano più battersi per Mussolini, che aveva perso nel voto del Gran Consiglio, che non poteva contare più su nessuno tranne lui, che per la sua incolumità era meglio si facesse da parte, visto che in sua vece aveva già nominato il maresciallo Badoglio.

Sembra che Mussolini in modo pacato abbia detto che era una decisione di una gravità estrema che favoriva l’asse Churchill – Stalin e che faceva gli auguri al suo successore.

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Il re, poi, disse di volergli bene, di averlo sempre difeso, ma lo pregava di farsi da parte, così secondo la testimonianza di Puntoni.

Il re, che aveva organizzato la trappola, dimostrò fino in fondo quanto fossero false le sue parole.

All’uscita dalla villa, il capitano Vigneri si avvicinò al Duce, dicendogli che aveva avuto l’ordine di assicurargli protezione, lo caricò sull’ambulanza insieme a De Cesare e lo portò a tutta velocità alla caserma Podgora di via Quintino Sella, quindi alla caserma Pastrengo in via Legnano, dove il Duce trascorse la notte in una cella.

26.7 /25 luglio 1943: il colpo di stato del Re sciaboletta….

Brano tratto da 1943 ” l’Asse si spezza”ebook di Pierluigi Raccagni

1943 “25 LUGLIO”: IL GOLPE

La frittata la fece Carlo Scorza, segretario del partito nazionale fascista, che, per ordine del Duce, aveva avuto la brillante idea di organizzare dei comizi nelle varie città italiane per incoraggiare il popolo italiano a resistere all’attacco degli anglo – americani avvenuto in Sicilia.

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Scorza, picchiatore blasonato ai tempi della morte di Giovanni Amendola, era uomo duro, ma anche dotato di un opportunismo repellente: davanti al Duce faceva il servo, alle spalle tramava con i congiurati.

Il 16 luglio aveva convocato quelli che dovevano essere gli oratori del “boia chi molla”.

La riunione diventò un’occasione per criticare il Duce da parte di gerarchi che per anni non avevano contato quasi nulla, ma anche il momento della verità per personaggi del calibro di Bottai, Farinacci e Giuriati che aprirono le danze critiche sulla condotta di Mussolini durante la guerra.

Ci voleva, insomma, secondo i gerarchi, una convocazione del Gran Consiglio che non era stato più riunito dal dicembre del 1939.

Mussolini definì quello del 16 luglio un vero e proprio “pronunciamento”.

Poi dopo il 19 luglio, come abbiamo visto, tutta la macchina cospirativa si mise in moto.

A Roma, nelle alte sfere del partito, dell’esercito, della polizia, della stessa Milizia si respirava un’aria di attesa, qualcosa doveva accadere perché le cose non potevano andare avanti nell’apatia di una sconfitta annunciata.

E a questo punto entrò in scena Dino Grandi che sarà il leader della cacciata del Duce.

Dino Grandi era stato uno dei capi della cosiddetta rivoluzione fascista, era ritenuto una delle grandi menti del fascismo, era stato ministro degli esteri, Ambasciatore a Londra. Come guardasigilli andava dal re due volte la settimana, con Vittorio Emanuele III si confidava in termini anti – mussoliniani da tempo, il 3 giugno proprio il re gli aveva suggerito di trovare una soluzione costituzionale contro Mussolini.

Il 20 luglio Grandi da Bologna arrivò a Roma. Invitato da Acquarone ministro della Real Casa, per mezzo di un amico comune, ad un colloquio, preferì disertare la riunione affermando di aver spedito il famoso odg a Puntoni, aiutante di campo del re.

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Grandi teneva nel cassetto l’ordine del giorno già da due anni, ma ora diventava un documento sul quale doveva pronunciarsi il Gran Consiglio del fascismo.

Dopo aver avuto contatti con Bottai, Federzoni, Scorza, Farinacci, ai quali disvelò le sue intenzioni, nel pomeriggio del 22 luglio fu ricevuto da Mussolini.

Grandi che non voleva essere un golpista da strapazzo aveva in mente un intervento legalitario, sofisticato, democratico, per usare un paradosso.

Si trattava di liquidare Mussolini facendo questo ragionamento: il re nel ‘22 aveva convocato a Roma Mussolini per conferirgli la carica di primo ministro con il voto del parlamento.

Ora si trattava di mettere in minoranza Mussolini nel Gran Consiglio per permettere al re di sfiduciarlo creando un nuovo gabinetto.

Si trattava per Grandi di un normale avvicendamento politico, il fascista Grandi scopriva il valore di una monarchia costituzionale alla faccia dell’assassinio di Giacomo Matteotti e di vent’anni di dittatura.

“(…) il 22 pomeriggio andai da Mussolini, per chiedere udienza ricorsi ad un duplice pretesto … arrivai a Palazzo Venezia alle cinque.

Secondo Grandi il colloquio fu, in un certo senso, patetico. Mussolini gli parve depresso.

Lo era da molto, un uomo turbato.

Quindi entra nel merito della sua visita e tenta di far intendere al Duce la sua tesi: gli Alleati fanno di colpa di tutto al fascismo, non alla nazione, perciò non è il caso di passare la mano a chi sia in grado di trattare la pace con loro, se con i fascisti non decideranno mai d’incontrarsi?

Lui mi lasciò parlare per circa quaranta minuti, poi intervenne pacatamente: “Vedi Grandi, mi disse, non avresti torto se pensassi che la guerra è persa, Invece non lo è. Esiste un’arma segreta tedesca che verrà usata fra pochissimo tempo. Capovolgerà le sorti del conflitto”

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Cfr. Silvio Bertoldi, Colpo di stato, op.cit. pp.126,127

Alla fine del colloquio Mussolini rimandò la questione al Gran Consiglio in modo molto pacato, dicendo a Grandi di presentare in quella sede il suo odg.

“Poi decideremo”.

Del colpo di stato, a questo punto, era al corrente pure Mussolini e la cosa può sembrare paradossale.

Le interpretazioni del perchè il Duce non scelse la linea dura e del perché non fece intervenire subito la Milizia o addirittura i tedeschi sono varie e tutte plausibili.

La più verosimile è che Mussolini sperava ancora nel re che, come lui stesso disse, si era sempre trovato al suo fianco nei momenti critici.

Vittorio Emanuele invece aveva già deciso, aveva già avallato la sostituzione del Duce con il Maresciallo Badoglio.

E poi non bisogna mai dimenticare che tra i dissidenti primeggiava anche Galeazzo Ciano che nel 1930 aveva sposato Edda Mussolini.

Ciano, descritto dagli storici come uomo intelligente e raffinato, nonché mondano, dissoluto e filo – inglese da sempre, rimproverato da Mussolini per le sue frivolezze non amava Grandi, ma lo stimava come uomo politico. Quindi, il giorno precedente il Gran Consiglio disse a Grandi che era dalla sua parte.

Non fu una presa di posizione da poco. Benchè detestato e invidiato dagli altri gerarchi, era pur sempre il genero del Duce: la sua militanza contro Mussolini non lasciava dubbi sull’isolamento del Duce.

“Conosco tutte le barzellette sul mio conto, quello che si dice sulla mia vita privata (…).

Mi auguro solamente che un giorno si sappia che, nei limiti delle mie possibilità, ho tentato che l’Italia restasse lontana dalla guerra, e che qualcuno possa testimoniare che ho fatto tutto quel che era possibile per far finire la guerra”

Cfr.Melton. S. Davis, Chi difende Roma, Milano 1973, pag 36.

Così parlò Galeazzo Ciano

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14.7 Media -Un’Apocalisse al giorno toglie la routine di torno…

L’emergenza permanente è strutturale.

L’ultima è stata la prematura morte di mister B,quotato immortale,per cui niente sarà più come prima.

L’apocalisse per tutto ciò che succede,invece, è determinante per una comunicazione che tenga il thriller dell’esistenza sulle giuste corde.

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina si passa dall’Apocalisse nucleare,a quella sanitaria,a quella della conta dei morti,ma qui le Cassandre hanno le loro giustificazioni anche se non è vero che l’Italia sia entrata nella terza guerra mondiale mandando armi

I soldi del Pnrr sono poi un’emergenza che sconfina con l’Apocalisse: se ci sono non vanno spesi,se non ci sono vanno richiesti,le modifiche attendono che la torta trovi commensali non bulimici,tanto per fare populismo a buon mercato.

Poi ci sono le apocalisse del politicamente corretto: i cedimenti della Schlein che porteranno il PD all’estinzione,le degenerazioni dei gay pride portatori di civiltà decadente,le critiche al governo di un’opposizione sgangherata che portano l’ Italia sempre sul baratro.

È apocalittico la diminuzione della produzione industriale,il peso del debito pubblico,mentre è storico e apocalittico il ritorno del turismo: bisogna introdurre il numeto chiuso per le città d’arte.

Un esempio clamoroso è stata l’alluvione in Emilia Romagna.

Un giorno era la fine anticipata della stagione turistica,un altro giorno la rinascita,etc etc.

Anche se non c’è tragedia e dramma si tende a drammatizzare su tutto quasi fosse necessario ricordare che in fondo la routine è una manna dal cielo.

Se poi la routine della normalità vuol dire sfruttamento bestiale dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla donna,della donna sul bambino …..la colpa è del mala tempora currunt.

Insomma aveva ragione Flaiano.

A sentire il coro dei venditori di apocalisse si può dire che la situazione è tragica,ma non è seria.

Alla ricerca di un centro di gravità permanente. …di potere

Così alla buona.

Lenin stava al centro fra menscevichi e anarchici,Stalin fra Bucharin e Trotchij,Mussolini fra Bottai e Farinacci, Hitler fra Rohm e Von Pappen,Robespierre fra Danton e Saint Just,Mao fra Ciu en Lai e Chen Bo da, e via di seguito fino a Renzi fra Berlusconi e Calenda..

Mai lasciare il centro, cioè il comando.

Ora che mister B ha lasciato il palcoscenico,ci sarà una corsa a destra oppure una rincorsa del centro?

Anche Giorgia Meloni ,dopo essersi presentata come paladina del post fascismo, ora sembra orientata a occupare un centro compatibile con l’Europa dei conservatori del Ppe.

Non vuol dire che il suo centro sia moderato,come non lo è stato mai quello di mister B.

Nella forma l’operazione centrista dovrebbe consacrate quel centro di potere che sta fra Crosetto,La Russa e la Destra sociale che consente di guadagnare consenso anche fra i futuri transfughi di Forza Italia ad esempio.

Oppure di saccheggiare con moderazione l’ampio bacino dell’astensione.

Si chiama mediazione,saper fare politica,intercettate i voti un po’ di qua e un po’di là.

Stare al centro infatti è garanzia di controllo,di potere, di autorità , di capacita di mediazione che le estreme non garantiscono.

Il centro,non sempre,infatti, è moderazione, soprattutto nella società civile.

Se Berlinguer stava al centro fra Amendola e Ingrao,per fare un altro esempio,questo non voleva dire che avesse scelto una moderazione a prescindere: ideologicamente preferiva Ingrao,ma Amendola garantiva equilibrio .

Quindi,sempre alla buona,il centro potrebbe ricordare quel motto aristotelico per cui la virtù sta nel mezzo

Oppure la locuzione latina in media stat Virtus.

Medio,come sinonimo di saggezza per tutti i gusti.

Ma al centro, dovunque vai, tu sempre il Potere troverai .

Piazza Duomo 14.6.2023

Un governo di finti liberali… repubblichini fraintesi

Essere padri è una cosa,essere seconda carica dello stato un’altra e la seconda carica dello Stato non può diventare magistratura inquirente.

Nessuna speculazione politica quindi sul fattaccio di Milano.

Ignazio La Russa è stato ovviamente frainteso,lui “sente” che il figlio indagato per stupro è innocente.

Perché la ragazza stuprata era sotto l’effetto di cocaina..

Poi ha parzialmente ritratto la sua versione maschilista fascista.

Era stato già frainteso per la strage delle Fosse Ardeatine: i colpevoli della strage,infatti,erano i partigiani che avevano piazzato una bomba al passaggio di una banda di pensionati altoatesini..

Anche in quel caso era stato frainteso.

Questo individuo ex sanbabilino squadrista è la seconda carica dello stato,ben protetto dalla Meloni di Colle Oppio,diventata statista in pochi mesi.

Daniela Santanchè,poi,dopo aver attaccato i fannulloni del RDC per un anno,sembra abbia dimenticato di pagare il TFR ai dipendenti licenziati,anche se il camerata di merende Briatore,assicura che i debiti verso lo stato dell’ azienda siano già stati rateizzati.

Anche la Daniela è stata fraintesa, è ministra del Turismo,non del senso dello stato.

La gaffe di Del Mastro e Donzelli che hanno sostenuto che il PD cercando Cospito in carcere cercava pizzini della mafia è fra le calunnie del generone…

Mi fermo qui perché la Meloni è contro le droghe dei rave parties,ma non delle discoteche twingate, perché sui migranti il suo atteggiamento è doppio se non triplo, perché sarà pure un underdog, ma guadagna da una vita più di un primario,ma soprattutto perché non ha detto una parola,finora, sulla ragazza stuprata a Milano.

Lei che aveva sottolineato con vigore il caso del figlio di Grillo.

La maggioranza si sta preparando alle elezioni europee in uno squallore di atteggiamenti ipocriti e violenti che seguono il senso comune: il fascismo è il passato, ma il presente e il futuro non possono essere antifascisti.

Qualcuno ha scritto,giustamente,che La Russa e la Giorgina Meloni non sono fascisti,ma sono il fascismo.

Insieme a Salvini,altro esempio di fascismo a cielo aperto,seminano odio contro la democrazia ,che non sarà per nulla perfetta,ma è nata dalla guerra vs. gli apostoli del Male assoluto.

7.7 ” Non siamo niente,siamo solo dei saltimbanchi”…

Così disse Rosario Fiorello sulle “drammatiche” circostanze delle nomine Rai, dell’addio dell’Annunziata, di Fazio e il pronunciamento della Meloni sulla necessità di una TV pubblica che passi dai raccomandati ai professionisti dell’informazione.( Gulp)

Fiorello, che dal punto professionale è inattaccabile,ricordo’ in quella circostanza che la TV dei divi da intrattenimento e talk show non è al centro del mondo.

La consapevolezza che la “televisiun t’endurmenta come un cujun” come cantava il grande Jannacci, non cancella la sua forza persuasiva: quasi tutti la vedono, quasi tutti prima o poi ci finiscono dentro.

( tranne quelli delle ultime generazioni,ovvio)

Ma lasciando stare critiche da anni sessanta del secolo scorso sulla forza manipolatoria della TV,nel terzo millennio lo spettacolo televisivo difficilmente approfondisce,per lo più si immerge nella palude,cercando di estrarre la notizia del giorno, l’uomo del giorno,la donna del giorno.

Più scorre cattiveria quindi, più si alzano gli share,più si sviluppa una guerra, più ti fanno partecipare a missioni di pace o lancio di droni in tutta tranquillità.

Il tiro a segno contro Elly Schlein,ad esempio, è stato miserabile,ingeneroso, la bava alla bocca,unita al sarcasmo faceva il gioco dei saltimbanchi.

Il buon Michele Santoro, ben posizionato fra i fruitori di redditi da palinsesto,fa l’alternativo come avesse lavorato sempre per Radio libere di movimento,presentato libri anarchici in centri sociali di quartiere.

Dicono gli esperti di comunicazione del centro destra che adesso bisogna passare ad una narrazione finalmente libera dall’egemonia della sinistra,tentando poi di approntare un’egemonia di destra.

E allora via con intellettuali tutti allievi della libera circolazione delle idee , a volte pieni di saccenza, oppure ignoranti come bestie ché ignorano in massa l’indicativo imperfetto.

E Bianca Berlinguer che va a lavorare a Mediaset è più gossip che altro.

E che il futurista Sgarbi sia invitato perché è scurrile è un non notizia che fa pena tanto è miserabile.

Tutto il palinsesto sul funerale di Berlusconi è stato giustamente celebrativo,per partigianeria pro Silvio.

Non si rendono conto che prendersi sul serio nel talk show,credendo di essere al centro del mondo, è ridicolo.

5.7 Le intelligenze artificiali…quando l’aggettivo divora il sostantivo

Il dibattito sulla intelligenza universale è sempre più di attualità.

Fa paura a tutti pensare che ormai al telefono,nei servizi pubblici per una prenotazione,per una protesta,per una conferma parli ormai con intelligenze artificiali,con computer,con aggeggi che la mia generazione,che andava a scuola a fare le aste,non ha molto in simpatia.

Tempi fa se ne lamentava pure Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della sera chiedendosi come cittadini con bassa istruzione o in tarda età possano districarsi nell’odissea dello strazio.

In effetti tutti noi comprendiamo benissimo quello che Ridley Scott aveva iconografato in Blade Runner.

La tecnologia aveva adulterato la possibilità di vita, il primato della tecne’ aveva oscurato la coscienza di sé.

Ora,non per essere sempre ottusamente marxisti ortodossi,ma è evidente che il progresso riduce la quantità di forza lavoro umana necessaria a riprodurre la natura naturata.

Di naturale ci sarà sempre meno, perché i rapporti di produzione basati sugli algoritmi saccheggeranno milioni di posti di lavoro.

Ma ne creeranno di altri.

Il problema allora rimane sempre quello.

La scienza ti spiega come va il mondo,non perché c’è il mondo.

E l’intelligenza artificiale sarà sempre il prodotto di un intelligenza umana.

Se Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, l’uomo ha creato la robotica a sua immagine e somiglianza.

Dipende da come si usano i mezzi del vivere.

Amen.

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3.7 1939 L’inizio della strage infinita del nazismo

Brano tratto da 1939 Attacco nazifascista all’ Europa, e book gratuito fino al 7 luglio di Pierluigi Raccagni LA FALSA PACE DI HITLER Mentre la Germania nazista annientava la Polonia e Stalin si creava il suo scudo protettivo antitedesco, la Francia e l’Inghilterra, al di là dello sdegno, non fecero poi molto per aiutare la […]

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