Da Castelvetrano condoglianze per la morte di Messina Denaro,ma anche senso di liberazione di una parte della popolazione.
La morte dell’ ultimo dei padroni – padrini stragisti di Cosa Nostra,primula rossa per decenni a due passi da casa , è stata divisiva,come tutto in Italia.
Che Cosa nostra abbia comandato politici,uomini delle istituzioni,gente comune per decenni c’è pure sui libri di scuola.
Così come sui libri di scuola vengono giustamente esaltate le figure di Falcone e Borsellino e dei servitori leali dello stato.
Vengono pure ricordate quelle di Peppino Impastato,Mauro Rostagno, e le centinaia di cittadini trucidati per essere stati contro il crimine organizzato mafioso,padronale,reazionario.
Ma la presenza militante-militare della mafia soprattutto in quattro regioni,Sicilia.Campania,Calabria e Puglia,non vuol dire che il fenomemo.non si estenda in tutta la penisola,nei paradisi fiscali,in società al di sopra di ogni sospetto.
Ciò ha creato un alibi per il malgoverno,ma ha pure palesato quello che dicono parecchi studiosi e intellettuali del fenomeno.
Il fenomeno mafioso, l’ antistato per definizione, ha sempre esercitato un fascino per chi vede nelle istituzioni una mafia in guanti bianchi e chi opta per la vera mafia,quella di una volta, iconografata da Marlon Brando e Al Pacino.
Quanti uomini dello stato sono stati collusi con la mafia?
Si parla di Berlusconi,Previti, Andreotti.Lima solo perché si è comunisti?
Una certa mafia è stata combattuta e vinta,come un certo fascismo .
Anche se uomini dello stato hanno massacrato uomini fedeli alla Repubblica antifascista.
Ma la zona grigia del” né con lo stato, né con la mafia” convive nella corruzione italiota.
Il governo Meloni ieri ha compiuto un anno di legislatura.
E l’ esaltazione del primo anno di patriottismo della grande famiglia del fascistume italiano,non è potuto sbocciare causa morte del presidente Napolitano.
Successi indubbi in tutti i campi,soprattutto nell’ aver riportato l’ Italia al centro dell’ Europa,aiutato la ricchezza con l’ abolizione del RDC, e aver introdotto il cuneo fiscale che diventerà strutturale nel 2024.
Balle spaziali,ma bastanti a mantenere il partito familista della Meloni al primo posto nei consensi degli italiani .
Anche se fra astenuti,centristi e sinistri la maggioranza è molto relativa .
Quello che non manca mai,comunque,e forse giustamente, secondo una visione becera del modus vivendi, è il fascino del tornaconto economico personale.
Se il governo mi dà dai 60 euro in su detassando, se concede condoni non tassando, perché complicarsi la vita con razzismo,diritti civili,fascismi mai sopiti,eccetera.?
E i salari minimi che a fronte di un nero consolidato Strutturale sono un niente?
Ho trovato una citazione di Adolf Hitler:”il capitalismo deve diventare il servo dello stato e non il padrone”.
Anche Hitler e Mussolini furono keyesiani,per integrare il corporativismo nel capitalismo.
Insomma con un capitalismo corporativo che taglia fuori i non garantiti si può cercare di sopravvivere con il senso pure della nazione materna, contro l’ Europa matrigna.
In fondo è quello che sperano i partiti della destra in vista delle elezioni.
Poche chiacchiere ambientaliste,femministe,arcobaleno,poca giustizia sociale con tassi di sfruttamento inclusi nell’ idea di stato,ma soprattutto una risicata riforma del carrello della spesa.
La solidarietà,minima, è considerata un’ apertura alle sostituzioni etniche e agli scafisti: dai fascio leghisti nessun progetto degno di un inclusione positiva e solidale.
” Li volete fare entrare tutti”,questo è il grido di battaglia dei governanti .
Intanto il diritto al lusso,materializzato simbolicamente nel Twiga dei padroni Briatore – Santanchè,idealizzato dalla consorte Soumaoro e dal marito, sbattuto in faccia a chi non ce la fa, ormai è consuetudine valoriale ( si dice così in TV) dell ‘Italia dei benpensanti.
Il diritto all’ odio, per cui “io una casa ad un omosessuale non l’ affitterei” è invece lo spot elettorale del Gen.Vannnaci,pagato con soldi pubblici non solo eterosessuali e di estrema destra.
A queste locuzioni fascistissime e arroganti gli abitanti di Lampedusa rispondono ristorando i reietti affamati,assetati,vilipesi che provengono dall’Africa e che stanno mettendo a dura prova gli ex colonialisti francesi e pure gli austriaci, gli olandesi etc,
Se si guarda per il sottile i vari razzismi chi è senza peccato scagli il primo hotspot…
Perché il governo tunisino,ad esempio, non vuole i subsahariani,così come quello libico.
La pelle nera è ancora fonte di apartheid in tutto il mondo.
Ogni tanto ti viene da dire ” aridatece le Pantere Nere” così per avere un po’ di giustizia, incompatibile con il maligno dei vari razzismi .
Gli italiani, 80 milioni nel mondo da più generazioni, dovrebbero sapere cosa vuol dire essere discriminati,vessati ,sfruttati solo perché emigrati da poveracci.
Quindi contro le discriminazioni del lusso e dell odio e del peggio della nostra sottocultura ,c’è da rispolverare l’ articolo 3 della Costituzione,: siamo tutti eguali per sesso,etnia,religione.
E siccome la Costituzione è un diritto – dovere di civiltà noi rimaniamo fermi lì.
E book completamente gratuito,di Pierluigi Raccagni :1942 Ordine nuovo, l’Asse si spezza,fino al 22 settebre
1942: Guerra alla svastica
Prima la Germania
Il 1942 si aprì con un avvenimento che risulterà determinante per i rapporti internazionali nel corso del conflitto.
A Washington 26 paesi firmarono un patto con il quale si impegnarono a non concedere la pace separata alla Germania o al Giappone, in pratica aderirono alla Carta Atlantica targata Churchill – Roosevelt.
L’obiettivo della Carta Atlantica sottoscritto dalle 26 nazioni era chiaro: era necessario prima annientare la Germania e poi il Giappone.
Intanto fra il 22 dicembre e il 14 gennaio andava in scena la Conferenza Arcadia fra Churchill, Roosevelt e i capi di Stato Maggiore anglo – americani, nella quale fu deciso di mantenere un atteggiamento difensivo riguardo al Giappone, per concentrare tutti gli sforzi contro il nazismo che stava flagellando l’Europa, ma in particolare l’Unione Sovietica.
Il piano delle operazioni fu steso dal generale George Marshall, capo di Stato Maggiore dell’esercito americano. Nel piano fu specificato che era necessario schiacciare la Germania e l’Italia prima di volgere l’offensiva contro il Giappone.
Mentre Churchill attraversava l’oceano, sotto la minaccia dei sommergibili tedeschi, il ministro degli Esteri Eden svolgeva a Mosca trattative con i sovietici per aprire un secondo fronte che potesse alleggerire la pressione dei nazisti sull’Unione Sovietica.
Era soprattutto Roosevelt a voler imprimere una svolta alla guerra contro la Germania, il presidente ammise serenamente che al momento i sovietici stavano uccidendo più tedeschi di Usa e Inghilterra messi assieme.
Per ora, comunque, era veramente difficile approntare un secondo fronte: quello che risultò importante fu che la diffidenza di Churchill verso Stalin venne meno.
Fu preso l’impegno di aiutare in tutti i modi la grande madre Russia anche se era in mano ai comunisti.
Il fronte antifascista si andava componendo sotto la bandiera del “meglio bolscevichi che nazisti”; visto come stavano in precedenza le cose, non era una scelta da poco per gli Alleati.
Promemoria di Churchill a Molotov:
“…Stiamo compiendo i preparativi necessari per uno sbarco sul continente nell’agosto o settembre 1942.Come già è stato spiegato il maggiore ostacolo a un grosso corpo di spedizione sta nella scarsità degli speciali mezzi da sbarco. È chiaro tuttavia che non servirebbe né alla causa russa né a quella degli alleati nel loro complesso di fatto che, per onor dell’azione a ogni costo, ci avventurassimo in qualche operazione che terminasse in un disastro e desse al nemico la possibilità di vantarsi d’averci sconfitti. È’ impossibile dire in anticipo se la situazione sarà tale all’epoca indicata, da rendere l’operazione fattibile. Non possiamo pertanto fare alcuna promessa in proposito, ma non esiteremo ad attuare i nostri piani qualora appaiano pratici e sensati”:
Cfr. Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, op. cit. n.29, pag.268
Bisogna aggiungere, però, che le reciproche diffidenze fra Alleati e Unione Sovietica non erano certamente finite:
“……se Roosevelt e Churchill avessero saputo quanto erano forti i sovietici in quel momento avrebbero evitato gli sbarchi in Africa settentrionale, o in Sicilia e in Italia, e sarebbero sbarcati in Francia quando i sovietici erano a due anni di distanza, e non a uno soltanto, da Berlino…..Stalin in persona, negando informazioni a inglesi e americani, proprio come Washington e Londra facevano con lui, fece cadere ogni possibilità che venisse realizzato quel secondo fronte che stava reclamando con tanta insistenza.
Le due guerre separate che seguirono…furono piuttosto un’ottima incubatrice per il sospetto che gli Occidentali, non aprendo un secondo fronte fino al 1944, cercassero di dissanguare l’Unione Sovietica, accusa che è difficile respingere con argomenti validi…”.
Cfr. Walter Kerr, Il segreto di Stalingrado, Milano,1976 pp.8,9
Non è tanto la Le Pen, che in Francia considerano una eversiva nostalgica dei fascisti di Vichy,con Salvini che tenta di raccattare voti di estrema destra razzista nella pattumiera della storia del Generale Vannacci.
È che Pontida, nelle posture e nelle movenze simbolico identitarie ricorda in versione grottesca le grandi adunate interventiste contro Versailles ( oggi Bruxelles) nella Norimberga degli anni venti in Germania.
Salvini ,il fascio leghista amico di Putin,il generale del Papeete che voleva pieni poteri sta tentando di nuovo la via maestra della intolleranza, dell’ odio , dell’ anticomunismo reazionario contro migranti in primis ,minoranze arcobaleno reiette nei paesi più arretrati del mondo,volendo superare la Meloni conservatrice a destra.
Ne è venuta fuori una parodia del nazionalismo più bieco che non deve offendere il proletariato delle valli padane.
A parte le magliette che inneggiano al blocco navale, e la presenza del nazista Borghezio resuscitato per l’ occasione, il grande entusiasmo è sembrato sentimento del passato quando in Italia coi decreti sicurezza non arrivava manco un subsahariano.
Comunque nella kermesse hanno preso la parola Giorgetti,il guardiano dei conti, e appunto la Le Pen, idolatrata dai supporters come la Giovanna d’Arco anti Europa democratica e socialista.
Tutti brava gente dai,che ha bisogno di combattere per sentirsi maggioranza silenziosa di governo .
La manifestazione in fondo è stata pacifica, e la Disneyland dell’ intolleranza con tanto di militarizzazione del blocco navale è un acchiappa voti in vista delle Europee.
Le Pen ha ribadito che la nuova Europa sarà liberata dai burocrati sovranazionali.
Morale:a questi non frega nulla dei sub sahariani torturati, frega di qualche poltrona in più alle prossime elezioni.
La Meloni a Lampedusa ci ha messo una delle tante facce.
La radicalità del pensiero filosofico viene ancora dagli States alla faccia della antiatlatismo culturale.
Il filosofo e antropologo j. Crary della Columbia University non vuol stupire nessuno,ma teorizza due tesi che possono aiutare a comprendere la fragile e inconsistente contemporaneità
La prima è che internet non sarà mai socialista, cioè uno strumento che emancipa le genti in senso virtuoso,solidaristico e umanitario.
Internet,al contrario,isola,rende la aggregazione superficiale,istiga la violenza verbale,permette il camuffarsi,spinge alla simulazione etc
Pure sul capitalismo green, Crary non fa sconti.
Il capitalismo dice il filosofo americano su La lettura non riesce per ora a trovare gli stessi profitti che trova nella produzione di materiale fossile.
Pertanto,ecco la suggestione rivoluzionaria:internet e green spariranno come avanguardie culturali,e diventeranno mezzi a fini ordinari come la luce elettrica,ad esempio.
Questo non significa che internet e transizione ecologica siano destinate all’ininfluenza,ma che il bello deve ancora arrivare in fatto di tecnologie rivoluzionarie.
Stiamo tutti percependo che la velocità con la quale cambiano le abitudini culturali,i sistemi,le credenze di miliardi di persone non sono più il futuro,ma il presente.
Dove l’uguaglianza diventerà un mito,un’ideologia,una religione,un aldilà che sarà alla portata di tutti… i consumatori.
Anche sul New York Times è denunciata la deriva italiana nell’inciviltà riguardo Caviano,le ragazze ubriache,gli omicidi di donne da parte di delinquenti di genere.
Sugli incidenti sul lavoro,poi, è meglio lasciar perdere: ” se arriva il treno spostati’ è una macabra segnalazione di pericolo costata la vita a 5 operai a Brandizzo.
Ad ogni uccisione di donne,ad ogni incidente sul lavoro,ad ogni disgrazia che sotto l’errore umano nasconde cattivo funzionamento degli apparati di tutele e sicurezza dei cittadini, si risponde con un” non deve più accadere”.
Che lo si comprende, detto dalle autorità che devono dire qualcosa di positivo,pur se racchiude un nocciolo duro di banalità.
Oppure se lo dicono le parti lese è comprensibile è dolorosamente umano,e rimane un auspicio.
Non deve più accadere la guerra,la carestia,la pestilenza? Tutti d’accordo.
Non c’è nemmeno da discutere.
Però nessuno di noi sa che cosa può accadere,a meno che sia dio onnipotente,se no non saremmo umani.
Per cui solo un dio,per chi crede,sa quale sia la cosa migliore,compreso il terremoto in Marocco.
Rimuovere le cause delle morti violente è doveroso e auspicabile e questo è il compito delle istituzioni e del regno degli umani in generale.
Come diceva Voltaire il meglio e ‘ nemico del bene, faremo tutti, quindi del nostro meglio,per fare trionfare il bene.
Ma che ci siano variabili costanti in ogni attività umana, ci fa dire che in questo caso “mai dire mai”è la constatazione empirica più seria davanti all’inconoscibile.
Possiamo intervenire sul ” come diviene il mondo “, non sul perché ci sia questo mondo.
La metafisica,il finalismo non sono opzioni da salotto e da talk show.
Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta,la vittoria della democrazia di Pierluigi Raccagni
Badoglio, che arrivò sul posto direttamente dalla sede dell’Eiar, dopo aver fatto riempire due autocarri di cose preziose dalla servitù, aveva le idee chiarissime
1943 SENZA VERGOGNA
La fuga del re, di Badoglio e della classe dirigente monarco – liberale la notte dell’otto settembre è stata un’infamia senza confronti.Dopo l’annuncio dell’armistizio delle 19,45 diramato dall’Eiar l’appuntamento per tutti quelli che contavano in quel momento, (i responsabili dell’armistizio e la famiglia reale), era al ministero della guerra in via XX settembre.Badoglio, che arrivò sul posto direttamente dalla sede dell’Eiar, dopo aver fatto riempire due autocarri di cose preziose dalla servitù, aveva le idee chiarissime.
Il generale che era entrato trionfante ad Adis Abeba, ora se ne andava al mare lasciando nello sfacelo un’intera nazione: poco da ridere, ma fu così.La cronaca è ricca di eventi quanto povera di coraggio civile e militare
.Dopo Badoglio, verso le 21 il re e la regina arrivarono al ministero della guerra, il ministro della guerra, per precauzione, ospitò quella notte i capi di stato, di governo e delle forze armate.lla compagnia si unì il principe Umberto, il duca di Acquarone, e per ultimo si aggregò pure il generale Roatta, che proveniva direttamente dalla sede dello Stato Maggiore di Monterotondo, paese a pochi chilometri dalla capitale.c’era anche un certo ottimismo fra i fuggitivi.ra anche un certo ottimismo fra i fuggitivi.
Praticamente si diceva che secondo voci ufficiose i tedeschi stavano abbandonando la capitale, distruggendo documenti e salutando gli italiani con bevute di vino…Non era vero, naturalmente, perché paracadutisti tedeschi avevano già colpito fra Pratica di Mare e Ostia.Dopo mezzanotte, però il clima mutò. I generali compresero che i tedeschi non avevano nessuna intenzione di andarsene, anzi secondo notizie provenienti da Milano e altre città del Nord la Wehrmacht stava commettendo violenze e sopraffazioni contro i soldati italiani.La situazione della notte dell’8 e 9 settembre fu certamente tanto caotica da renderne difficile la ricostruzione. I difensori della linea monarchica e istituzionale hanno sempre sottolineato anche in questo caso che Badoglio non poteva fare altro: attaccare subito gli ex alleati avrebbe comportato una reazione tedesca violenta e omicida. Ma evitare altri lutti significava fuggire davanti al nemico, lasciando soldati e popolo allo sbando?
Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta,la vittoria della democrazia di Pierluigi Raccagni
1943 L’OTTO SETTEMBRE
Nella notte dal 6 al 7 settembre una corvetta della marina raccolse in mare, presso Ustica, due ufficiali dell’aviazione americana: erano il generale brigadiere Maxwell Taylor, vice comandante della 82a aviotrasportata americana e il colonnello di complemento William Gardiner, dell’aviazione statunitense.
I due alti ufficiali americani, fatti sbarcare a Gaeta, dovevano definire gli accordi con il supremo comando italiano sulle modalità di un ‘operazione militare chiamata “Giant 2”, riguardante la difesa di Roma.
Il povero Castellano, preso, in un primo tempo per un ufficiale italiano infingardo, conquistandosi la fiducia degli Alleati era riuscito a Cassibile ad ottenere il via libera per un’operazione che prevedeva lo sbarco alleato a sud di Roma e contemporaneamente l’azione della 82a divisione aviotrasportata americana, un reparto d’elite, sugli scali di Cerveteri e Furbara.
I due ufficiali arrivarono verso il tramonto, trovarono banchetti sontuosi a Palazzo Caprara, sito davanti al ministero della guerra.
I colloqui iniziarono con ritardo e pigrizia, come se la guerra fosse davvero lontana; la situazione era tragica, ma il buon appetito degli italiani sorprese non poco gli americani.
Badoglio e soci, infatti, non si erano minimamente preparati ad una azione collaborativa con gli Alleati sul piano militare, per cui la notizia dell’operazione bellica fu accolta come un fulmine a ciel sereno.
Delegato alla difesa di Roma da un eventuale attacco tedesco era il generale Giacomo Carboni, che doveva orchestrare le operazioni.
Quando incontrò gli americani fece immediatamente capire loro che il loro progetto era inattuabile.
Troppi tedeschi intorno e dentro Roma, (non era vero, i tedeschi in quel momento avevano manco un carro armato nelle vicinanze), troppo pericoloso usare i paracadutisti per occupare gli aeroporti,perché la contraerea tedesca li avrebbe fatti a pezzi, (non era vero, perché Cerveteri e Furbara erano fuori tiro).
Gli americani, come è ovvio, si irritarono e pretesero di conferire immediatamente con Badoglio, il quale dormiva profondamente. Le cronache ci dicono che il vecchio generale, destato di soprassalto nella sua villa, decise il futuro della nazione in vestaglia.
Prese per buone le paure di Carboni e concordò con Taylor un telegramma al comando americano per sospendere l’operazione Giant2.
Facendo poi una scena patetica, in cui si commiserò come un vecchio generale che sarebbe caduto nelle mani dei tedeschi che l’avrebbero sgozzato.
Eisenhower rispose duramente agli ennesimi tentennamenti italiani, e confermò che l’otto settembre avrebbe dato l’annuncio dell’armistizio.
Alle 19,45 dell’otto settembre, interrompendo i programmi radio, fu dato l’annuncio dell’armistizio dal generale Pietro Badoglio:
“Il governo italiano riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo le forze alleate anglo – americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo – americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.
Cfr.Italia drammatica op.cit. pag 1
Gli italiani fino all’ultimo avevano sperato in un rinvio, basandosi sulla data del 12 settembre che, dicevano, Castellano aveva negoziato il 3 settembre a Cassibile. Forse questa è stata l’ennesima bugia di Badoglio, che continuava a cambiare le carte in tavola in attesa della manna dal cielo che non compromettesse lui stesso, la Corona e il cerchio magico dei Savoia Il popolo italiano era naturalmente all’ultimo posto dei pensieri.
102
Il paese piombò nel caos.
Così come la sera del 25 luglio soldati e popolazione credettero nella pace, anche in questo caso il fraintendimento del messaggio era scontato.
Un popolo stremato voleva uscire dalla guerra ad ogni costo: il 25 luglio pochi avevano prestato sufficiente attenzione all’annuncio radio che ricordava che la guerra continuava, l’otto settembre pochi vollero sentire che ci doveva essere una reazione contro altre forze che non fossero quelle degli Alleati.
Insomma voleva dire che la guerra contro gli anglo – americani finiva, e continuava quella contro i tedeschi, anche se era una finta guerra, visto che la famiglia reale e Badoglio prepararono le valige, lasciando l’onore agli eroi.
Il disonore, insieme alle ricchezze accumulate, se li tennero però ben strette.