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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Mentre Jeremy Corbyn rilancia la left,domani 9 milioni di italiani al voto nel deserto della politica. Si vota anche in Francia per le politiche, sperando nella gauche…

Domani si vota  in 1.009 comuni su 7.978 comuni italiani, di cui 160 con più di 15.000 abitanti.

Sono interessati capoluoghi di provincia come Genova, La Spezia, l’Aquila, Catanzaro, Palermo.

Praticamente nel disinteresse generale, visto che l’attenzione maggiore dell’opinione pubblica si concentra sul pasticcio della legge elettorale e sullo scontro fra PD e cinque stelle.

Quello che invece avevo sottolineato è la vittoria di Corbin nel Regno unito, socialista di sinistra, che ricorda il vinile degli anni settanta, la lotta dei minatori contro la Thatcher,e la classe operaia e proletaria del secolo scorso.

In italia non solo non c’è un Corbyn, ma Corbin passerebbe come un populista, demagogo, utopista da pub perchè ha nel programma la ridistribuzione della ricchezza attraverso una tassazione che colpisca la rendita e i grandi patrimoni.

In italia  dicono sia poco praticabile sia per l’alta evasione fiscale di massa ( molte volte pura sopravvivenza), sia per la corruzione evasiva dell’erario di una borghesia che fa piangere, soprattutto partendo dalla presunzione della casta.

Quindi a pagare sono sempre gli ultimi, gli onesti e chi rispetta davvero la costituzione antifascista dei nostri padri.

Corbyn non è Lenin, nè Marx, ma almeno con umiltà ha ricominciato a far politica dai quartieri proletari, là dove la sinistra deve stare.

L’alta affluenza alle urne, il fatto che i  giovani abbiano votato Labour, i tre milioni di voti in più al partito del lavoro, la dicono tutta sul fatto che senza bisogno dell’antipolitica, senza la necessità di intese fra i vari padrini della sinistra ( Bersani, D’Alema, Renzi,Vendola, Pisapia ecc), è possibile parlare ai giovani di democrazia, progresso, socialismo, rispetto della legalità.

Il disinteresse e la lontananza degli italiani verso il ceto politico lo vedremo dalla affluenza alle urne di domani.

Ma, scusate, chi ci crede ancora, dopo il balletto sulla legge elettorale, dopo le riforme mai fatte sul lavoro, dopo la corruzione in ogni ente pubblico, dopo il delirio confusionario di Grillo, alla capacità di rappresentanza della classe dirigente.?

In Francia si vedrà se la Lepen si ripiglia dalla precedente botta, ma si vedrà soprattutto se anche un altro vecchio socialista come Melenchon riuscirà a rilanciare l’idea pulita, ingenua, ma sana di socialismo democratico.

 

 

 

 

I TERRORISTI DI TEHERAN E QUELLI DEL PARLAMENTO

Dovevo scrivere di Teheran.

Volevo comprendere, con voi, come uno stato canaglia sia nel mirino del Califfato canagliesco dell’Isis, come sia possibile  che l’America di Trump combatta a fianco dei curdi nell’attacco a Raqqa capitale del Califfato.

Ammetto la mia impotenza intellettuale nel decifrare gli eventi, d’altronde credo sia un po’ quella di tutti.

Dove, invece, non c’è nessun dubbio cartesiano è nell’affondamento della legge elettorale da parte di franchi tiratori,oggi alla  Camera, su un emendamento di Forza Italia.

E’ bastato niente per far saltare le larghe intese sul proporzionale fra PD, Cinque stelle Forza Italia e Lega che si rimpallano le responsabilità in una bolgia che sia chiama democrazia, ma in realtà è una lite da consiglio di amministrazione per dividersi le poltrone.

L’affermazione può essere considerata qualunquista, e sarebbe bene per tutti che lo fosse.

Ma non è così.

Quello che  succede in Parlamento è frutto di un fallimento clamoroso di tutti i partiti, compreso quello dell’antipolitica, i Cinque stelle.

Il ritorno al proporzionale alla ” tedesca” non è un ritorno alla sacralità della prima repubblica.

E’un pasticcio perchè nessuno vuole prendersi responsabilità di governo seriamente, quindi meglio il caos dandosele,a parole, di santa ragione e sperare in un’opposizione che porti voti.

Oppure in alleanze ( PD – Forza Italia) già andate in crisi sulla riforma costituzionale.

Ius soli? può aspettare.

Fine vitae, che gliene frega.

Lavoro? Alla prossima.

I terroristi sguaiati sono i nemici della vera democrazia.

 

LONDON CALLING

Tempi duri per i conservatori di Theresa May nella Gran Bretagna della Brexit.

Dopodomani si vota per le elezioni politiche, su volere proprio della primo ministro inglese,che vuole rafforzare la scelta della linea dura sulla Brexit nella trattativa con la UE.

I sondaggi, fino a tre settimane fa, davano i conservatori come favoriti, il povero Jeremy Corbin, leader del partito laburista, veniva dato per spacciato.

Ora le cose sono cambiate.

L’ultimo attentato al London Bridge, che è seguito a quello di Manchester, ha messo sotto accusa l’intelligence inglese, incapace di fermare e neutralizzare i terroristi islamici che addirittura facevano shopping di radicalismo sulla rete.

La May avrebbe ridotto le forze di polizia di ventimila unità, avrebbe sottovalutato  quello che è accaduto a Manchester, avrebbe usato parole di circostanza su come fermare l’islamismo radicale.

I conservatori, forse vinceranno, ma la lady di ferro è parsa tutt’altro che il clone della Thatcher.

L’Indipendent, giornale di opposizione, ha scritto cose velenose, ma vere, sui conservatori inglesi e in particolare sulla May.

Il giornale ha ricordato che la Gran Bretagna, in particolare, non ha il coraggio di dire che la sua condotta in Medio Oriente è tutt’altro che limpida: vendita di armi alla stati del golfo, appoggi all’Arabia Saudita, non sono certo sinonimo di fermezza anglo- sassone davanti al nazi islamismo dell’Isis.

Insomma in Inghilterra si è oggettivato quello che tutti sanno.

Il Qatar fa affari in tutta Europa, Italia compresa, anche se è stato lasciato solo, ( a parole), perché Arabia Saudita, Yemen, Egitto, Emirati, e il governo di Tobruk  si sono defilati dalla compagnia dei bombaroli.

L’emiro Al- Thani appoggerebbe i terroristi.

Segreto di pulcinella, dove c’entra poco la guerra di civiltà contro l’Occidente,visto che il Qatar farà pure i mondiali di calcio del 2022.

I laburisti di Corbin, che non sono il Pd, ma neanche i fuoriusciti, hanno la possibilità di rilanciare un partito del lavoro là dove è nato più di cento anni fa.

Il programma di Corbyn è semplice: che i più deboli non paghino l’uscita dall’Europa.

Mentre la classe operaia italiana sembra fregarsene della proposta a sinistra, in Inghilterra, il vento può cambiare, e questa volta in meglio.

Si vota di giovedì, con sistema maggioritario, senza tante balle e tanti fronzoli.

Lì almeno l’Inghilterra è un paese democratico.

Arriverà a Londra anche Trump a fare il difensore della civiltà dei bianchi.

Se ne stava a casa sua a curare i gerani dall’effetto clima, era meglio.

 

 

Per un pugno di voucher

Un voucher vale o valeva dieci euro,7,50 netti al lavoratore e due versati per la contribuzione Inps.

Il referendum voluto dalla Cgil è stato evitato, perchè il governo si era impegnato a legiferare sull’argomento ex novo, con l’abolizione della norma dei buoni lavoro.

La nuova legge sui voucher, invece, sembra ricalcare quella vecchia, alla faccia della costituzione repubblicana e di chi ha sottoscritto il referendum.

Da qui l’ennesima “fibrillazione”come dicono i giornalisti veri, della maggioranza.

Con l’art 1 Mdp che ha votato contro quella che viene considerata l’ennesima bufala di Renzi & company.

Il voucher doveva far emergere il lavoro nero saltuario, lo strumento non era da buttar via.

Poi, però, si è scoperto che invece dei vari contratti di lavoro in entrata, ( circa quaranta),i datori di lavoro pagavano in voucher anche lavoratori che prestavano l’opera in maniera continuativa,( il linguaggio  da protocollo d’intesa nasconde l’ennesima furbata italiota).

Da qui la protesta Cgil per la reintroduzione dei voucher calmierati, e la manifestazione del 17 giugno  di tutti i sindacati contro  il governo Gentiloni – Renzi che ha evitato il referendum per non ripetere il 4 dicembre.

Dietro i voucher ci sta il lavoro nero, dietro ci sono i salari, tra i più bassi d’Europa, l’eccessiva tassazione sia per i lavoratori, sia per le imprese, pesa sul netto della busta paga.

Ma per detassare il lavoro, ci vogliono soldi che non ci sono, visto che l’Italia ha il debito più alto  in Europa.

Quando si.parla di salario,scappano tutti: appalti in voucher,subappalti in nero,caporalato in agricoltura ed edilizia,stage camuffati da lavoro, lavoro camuffato da stage.

E poi la verità senza post: più disoccupazione, meno retribuzione.

In parole povere e antiche: lavora, ringrazia la Maria Vergine, e soprattutto taci.

L’obiettivo  è chiaro: pagare una miseria il lavoro salariato, fare profitti giganteschi, reinvestirli nella finanza, per poi dichiarare il fallimento spostando l’attività in paradisi lavorativi dell’Europa dell’Est.

La formula è perfetta e non conosce pietà.

All’Ilva di Taranto i sindacati hanno sempre accettato il rischio cancro per la certezza lavoro, ora con i seimila licenziamenti palesati si vorrebbe monetizzare ancora una volta la salute degli operai?

Come si vede la questione voucher non è il problema principale del nostro tempo post -industriale.

Si rispettassero le leggi sul lavoro, tutte e per tutti, non ci sarebbero un pugno di voucher a dividere il mondo fra buoni e cattivi.

La lotta di classe dovrebbe riguardare i diritti di chi lavora, i diritti delle piccole imprese che fanno fatica a reggersi contro i monopoli, l’estensione dei diritti ai migranti sottraendoli alla mafia,la parità salariale uomini e donne, la sicurezza fisica di chi lavora etc.

D’Alema & Bersani e soci, nuovi sinistri, non la possono fare.

Chi pagherebbe il loro essere nomenclatura?

 

 

 

NOSTALGIA DELLA FILOSOFIA ( 4) “Cambia la vita prima che la vita cambi te”, da slogan gauchista e’ diventato spot per cambiare deodorante. La nostra vittoria e’ quella di conservare?

Negli anni settanta “del personale è politico”  c’era uno slogan lanciato da Re nudo e vari movimenti alternativi che recitava ” cambia la vita prima che la vita cambi te”

Era un modo semplice, e forse retorico, per dire che prima o poi se non cambi le circostanze le circostanze cambieranno te.

Il mutamento antropologico dell’Italia, già evidenziato da P:P: Pasolini, è avvenuto negli anni del boom, poi con la rivoluzione culturale degli anni settanta si è cementato nella mentalità delle libertà civili, infine con l’informatizzazione della produzione è nato il cambiamento del terzo millennio, in cui quelli come me, e tanti altri  compagni dalla coscienza ” normale”, poco si ritrovano.

A dare forza alla vita che scorre, fra spot di pace terrificante e realtà di violenza inaudita, è però da dieci anni a questa parte, il terrorismo.

Si dice che il terrorismo non vincerà, perchè noi non cambieremo le nostre abitudini.

Se il terrorismo vuol dire cambiare stile di vita, è chiaro che questa scelta potrebbe essere una sconfitta.

Cioè, non si può retrocedere sulla conquiste dell’illuminismo, del socialismo, del capitalismo etc.

Ma  siamo sicuri che tenersi stretto quello che abbiamo, senza accorgersi che in quello che abbiamo c’ anche molto da buttare, non sia arrendersi allo status quo, cioè” al si salvi chi può” quotidiano che garantisca la sopravvivenza esistenziale individuale?

Cambiare in peggio sui diritti sul lavoro per esempio lo si è già fatto, cambiare in peggio il  mantenimento della privacy come scelta di discrezione nei rapporti umani lo abbiamo fatto, uccidere dio ( il sacro) nella banalità della futilità lo abbiamo fatto,

La nostra vittoria, dunque. sarà quella di conservare l’esistente’ .

La  conservazione di un valore non puo’ essere la sua cristallizzazione.

Se la donna, ad esempio, non è rispettata in Arabia Saudita, io non posso dire che il nostro rispetto della donna consista nell’omicidio delle donne, nel loro sfruttamento, nella loro disparità di trattamento normativo sul lavoro etc.

Se io voglio conservare il meglio devo però buttare via il peggio, la ricchezza di una cultura sta nella radicalizzazione dei principi, e nella sua capacità di vederne gli errori.

Per questo, oggi, chi vuole cambiare vita è un’infima minoranza, secondo i dettami degli anni settanta, soprattutto fra quelli degli anni settanta.

Poichè per vita cambiata non si intende andare solo in India o in Mexico o” lontano”, ma porsi in modo critico e radicale nella quotidianità dei rapporti umani e sociali.

Lo dice anche il Papa, anzi forse è l’unica autorità che lo ricorda tutti i giorni,

La speranza consiste nel percepire il dolore del mondo e la sua tragedia.

Se no,senza una visione tragica della vita, anche il comico diventa il ballo dell’idiota sulle macerie del nulla.

 

30.5.2017 LA NUOVA LEGGE ELETTORALE,in gestazione, si chiama Germanellum, perchè si ispira al sistema tedesco con sbarramento al 5%. Dopo il Porcellum, l’Italicun, il Rosatellum, il Verdinellum, il sistema elettorale sarà un abito su misura per i partiti.

Parlare di legge elettorale dopo quello che è accaduto il 4 dicembre sembra un paradosso.

Quel giorno fu bocciata la riforma Renzi -Boschi che prevedeva la soppressione del Senato,  e sanciva la norma dei capilista bloccati.

La democrazia vinse, si disse, perchè quello di Renzi era un tentativo di presidenzialismo mascherato, ai danni del legislativo.

E va bene.

Poi, se non sbaglio, i referendari talebani ( D’Alema,Cinque stelle, e tutti gli anti – renziani), si ripromisero di fare una VERA  legge elettorale che garantisse la governabilità del paese.

Tutti sanno come è andata a finire.

Oggi si discute ancora come fare una legge elettorale: o meglio come ritagliarsi un abito su misura per vincere le elezioni o per non perderle.

Il motivo è semplice.

La  consulta ha bocciato il Porcellum e l’Italicum per incostituzionalità

Ora l’accordo Renzi _ Berlusconi – Cinque stelle  è  in procinto di elaborare un sistema proporzionale dove vincerebbero tutti, e non perderebbe nessuno.

Un maggioritario misto, con sbarramento al tre per cento, andava bene a   a cani e porci.

Ma con lo sbarramento al 5%, ad oggi in Parlamento andrebbero Cinque Stelle, PD, Forza Italia e Lega-

A Destra Berlusconi non deve cercare il listone con Salvini e Meloni, a sinistra il listone lo cerca Pisapia  con art1. e Sinitra italiana. per arrivare al 5%, Alfano e i centristi sono tagliati fuori, i cinque stelle contano di arrivare primi e fare un governo di minoranza, il Pd può allearsi con Berlusconi o Pisapia.

Il maggioritario pulito non se lo vuole giocare nessuno, non siamo in Inghilterra, in Francia, manco in Germania dove la legge proporzionale è chiara e distinta come le idee cartesiane.

Qui si va con il latinorum del post Porcellum,Italicum, Provincellum, Rosatellum, sul quale fare sarcasmo non solo è inutile, ma è patetico.

Ora c’è il Germanellum, che promette elezioni in autunno, così che la legge di bilancio se la giocheranno nella campagna elettorale.

Siamo in Italia dove alle promesse di democrazia seguono le paludi, i pantani, le ripicche della politica delle intercettazioni, delle leggine ad personam, dei traffici sottobanco.

Quando si dice che in Italia non c’è democrazia non si dice una cosa esatta: c’è la democrazia fintanto che non si toccano gli interessi di quelli che   giocano con la rappresentanza del popolo, come si gioca con le figurine.

Un posto in appalti milionari, celo.

Un posto  nel giro giusto delle Banche, celo.

La guerra vera alla corruzione, manca.

Una legge sul lavoro chiara, manca,etc

Alla fine l’album sarà l’ennesima rappresentazione di una democrazia talmente fragile, che sembra fatta apposta per rompersi.

“Fummo Gattopardi e leoni”, diceva il Principe di Salina.

Ora ci saranno solo iene e sciacalli, anche se il partito animalista della Brambilla promette il nuovo movimento trasversale.

Siamo pessimisti?

Qui si aspettano le elezioni amministrative di giugno.

Poi, per l’ennesima volta, di vedrà.

Nessuno vuole il cerino in mano quando a ottobre ci sarà la ventilata manovra lacrime e sangue sui conti.

Andare a votare il 24 settembre o i primi di ottobre è comunque folle: campagna elettorale sotto l’ombrellone fra flussi di migranti, notti italiane alla movida, calcio mercato,con i partiti che si preparano alle gradi manovre del tutti vincenti, ma nessuno governante.

E la sinistra? Lavori in corso.

CONTINUA.

27 MAGGIO IL G7 dei grandi della terra, come tutti i G8 e i G20, si concluderà in un nulla di fatto. Si deve occupare di terrorismo, clima, migranti…. “LAVORO PER I MIGRANTI,LAVORO PER TUTTI”, dovrebbe essere la risposta dei movimenti…..

A Taormina i grandi della terra ( Stati Uniti,Canada,Giappone,Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, ( grande Francesco Totti), hanno discusso sul futuro della terra.

Come sanno anche i sassi, questi incontri servono poco, se non a ratificare che l’ordine economico mondiale  è monopolizzato dal libero mercato con qualche aggiustatina.

L’inutilità delle belle parole, delle promesse, delle prese di posizione, finite la sera stessa del vertice, fanno del grande summit un rito stanco e vuoto.

La presenza di Junker per la UE, insieme ai ministri dell’economia dei sette paesi che producono il 63% della ricchezza globale, dovrebbe, sulla carta, garantire che si metta al primo posto, oltre al tema della sicurezza e della difesa dal terrorismo, anche il problema più vicino all’Europa: il flusso dei migranti.

Le news ci dicono che Trump abbia imposto la linea della tutela degli stati nazionali, che le varie first ladies siano state abbagliate dal made in Italy di Naxos, dell’Etna, del menu alla siciliana.

Mancava ” o sole mio”, la colonna sonora del Padrino, una mandolinata e poi il quadro era completo.

Al G8 di Genova, sedici anni fa, mentre gli otto grandi ( c’era anche la Russia oggi espulsa e in lista d’attesa per via della vicenda Ucraina), discettavano di fame nel mondo fuori vi fu il massacro epocale del movimento no global.

Oggi il massacro dei migranti c’è quasi tutti i giorni, i massacri dell’isis continuano in Egitto, la guerra continua in Libia…

Con la bella stagione le coste italiane saranno invase.

Quello che si può fare per tentare di affrontare, come si diceva una volta, le contraddizioni principali delle democrazie occidentali, (democrazia  giustizia sociale, diritti) a ogni G7 si ferma, ovviamente, agli interessi dei singoli stati, dei singoli sistemi capitalisti, delle singole economie globalizzate nei profitti, non certo nell’occupazione e nei salari.

Quella per cui a Milano hanno sfilato 100,000 persone, quella per cui è un dovere civile battersi è la questione del lavoro.

Sul clima e sul commercio, infatti, prevalgono le solite divisioni che fanno del G7 un gioco dell’oca dove si torna sempre al punto di partenza.

Il proletariato che giunge dal Nord Africa, ma anche da tutti i continenti, compensa il calo demografico e l’invecchiamento delle società occidentali,

Non è una minaccia, è una risorsa.

Una politica di inclusione, dico io, non è solo pragmatismo come ha scritto Michele Serra nell’ “AMACA” de la Repubblica.

Serra sostiene che il razzismo è ideologico, mentre l’antirazzismo è solo pragmatismo.

Non è così, secondo me.

La costruzione di un inclusione, dove alla competizione e alla divisione internazionale del lavoro fra sfruttati, si contrappone una visione aperta della società è uno dei tratti fondamentali della democrazia e del socialismo libertario.

Non è una scelta meramente utilitaristica.

Deve essere una scelta ideale, un’idea di valore assoluta, un fine a cui tende la lotta per l’emancipazione.

Senza sbrodolate umanistico – retoriche sui più poveri, la richiesta di diritti e doveri per tutti è l’essenza di un percorso rivoluzionario e democratico.

Da varie parti si comincia a sentire che il famoso programma ” lavorare meno, lavorare tutti”, con l’uso virtuoso della tecnologia, non è un velleitario slogan da anni settanta.

Diventerà una necessità, questo sì, purchè sia inclusivo di idee, esperienze,cultura, studi, lavoro di chi porta in Italia e in Europa e nel mondo, non solo la testimonianza attiva della propria miseria, ma anche la volontà di cambiare insieme lo stato delle cose.

Con o senza G7.

Oggi manifestazione no G7.

 

 

 

DOPO MANCHESTER, AL LARGO DELLA LIBIA, STRAGE DI MIGRANTI BAMBINI. Come si sa gli africani vengono in Europa per vivere sulle nostre spalle.Se muoiono in mare,però, ci risparmiano seccature umanitarie….

Alla carneficina di Manchester ad opera dei terroristi islamo – fascisti, ( lo stragismo indiscriminato tipo piazza Fontana, Stazione di Bologna,Piazza della Loggia,Italicus è sempre stato patrimonio della destra nazi – fascista..), è seguita l’ennesima strage di migranti al largo della Libia.

Per ora si parla di 34 morti, fra cui diversi bambini.

Un barcone con 200 persone a bordo dirette verso le coste italiane sì è ribaltato a 30 miglia dalle coste libiche

Le operazioni  di salvataggio sono ancora in corso grazie alla Marina militare italiana e alla Ong Moas, che lo zelante Di Maio dei Cinque Stelle, ha chiamato “taxi del mare.”

Quando abbiamo accennato al terrore di Manchester, come collusione oggettiva  con il razzismo europeo, non avevamo fatto voli pindarici.

Oggi è uscito un rapporto pubblicato dal Global Justice Now e da un gruppo di ONG europee e africane.

Nel rapporto si dice che l’Africa ha un CREDITO verso il mondo di 41,3 miliardi di dollari.

Significa che la ricchezza prodotta non rimane nel continente africano.

Le multinazionali, ad esempio,  dei paesi più ricchi hanno portato  203 miliardi di profitti nei paradisi fiscali, lasciando in povertà la popolazione indigena.

Anche qui, nonostante qualche furbacchione europeo faccia finta di niente,è in corso una lotta di classe da parte di ricchi, mafiosi, corrotti,militari contro la popolazione che è gettata sempre più in povertà.

Uno scappa dal Nord Africa per venire in Europa non solo per la guerra, ma per la fame, la miseria, la devastazione della propria vita.

L’Europa, quella ricca, su questo tema ha sempre fatto schifo, ha sempre considerato gli africani una sottospecie umana, buoni per giocare a calcio, per non essere presi a calci.

Nel 2015 una risoluzione dell’Onu contro i “fondi avvoltoio”, cioè i  prestiti usurai ai paesi poveri, è stata bocciata da Stati Uniti, Germania, Regno Unito, Giappone, Canada, Israele.

Per questo le stragi dei bambini sono un effetto collaterale della globalizzazione.

 

 

NELLA STRAGE DI RAGAZZI E BAMBINI DI MANCHESTER C’ E’ IL SEME ODIOSO DELL’INTOLLERANZA VERSO LA ACCOGLIENZA, LA DEMOCRAZIA E LA PACE FRA I POPOLI.

Inutile fare grossi giri di parole.

Se qualcuno voleva fare un regalo all’intolleranza e al fascio – populismo europeo i militanti dell’Isis di Manchester ci sono pienamente riusciti.

Il massacro di ragazzi e bambini, simile ai massacri di giovani e bambini che avvengono nelle terre infuocate del Medio Oriente, non ha nessuna giustificazione ideale.

Se qualcuno vuole trovare analogie con la lotta armata di matrice comunista ( quante volte si sente dire che l’Italia è preparata contro il terrorismo perchè abbiamo sconfitto le BR?), è completamente fuori strada.

Chi agisce come a Manchester, inneggiando alla guerra santa contro gli infedeli, rivendicando il diritto alla strage contro l’Occidente, produce solo paura del migrante, paura degli sbarchi, paura di culture diverse, paura insomma della democrazia.

Non c’è nulla di più terrificante del terrorismo come affare.

E’ chiaro che la risposta militare, prospettata da Trump, Putin,Nato, l’Europa in generale serve come deterrente e basta.

D’altronde la guerra contro l’Isis a Mosul a Raqqa è già in atto, nessuno sembra allinearsi con le scelte dell’Isis.

Ma la pace, anche questo c’è da gridarlo forte, non la vuole nessuno.

Non la vuole Trump che con l’Arabia Saudita è compagno di merende, non la vuole Assad, non la vuole Putin, non la vuole del tutto l’Europa che vorrebbe veder finire i propri incubi a colpi di forze speciali, droni,bombe intelligenti.

Gli errori in Iraq, in Libia , in Siria si pagano cari.

Ma il business della guerra santa è in movimento.

La collaborazione delle mafie che dal traffico d’armi, di droga, di essere umani, di petrolio, fa affari colossali gioca con l’intolleranza dei populismi.

Le Cancellerie Occidentali con una mano vendono armi, con l’altra promettono aiuti umanitari.

Gli odi si alimentano e vengono alimentati, per i voti, per il potere, per il denaro.

La polis globale ne esce distrutta.

 

 

 

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