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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

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Philo- “Parlare con gli altri era diventato un esercizio troppo faticoso”( A. Manzini, Elp)

È il vicequestore Rocco Schiavone che pronuncia una frase che non e’ per niente offensiva verso il genere umano.

Se profuma di depressione e ‘perché psichicamente il dialogo che si va trasformando in vana chiacchiera, visto l’ uso social della parola, fa ritenere che l’ eterno ritorno del tutto,sia l’ eterno ritorno del nulla.

Non con tutti ,chiaro.

È un piacere parlare con chi è consapevole della miseria umana, con chi è consapevole dei propri privilegi,dei propri doveri, così da considerare l’ analisi foriera di volontà dialogica sui propri diritti.

Ma intavolare discorsi qualsiasi per argomenti anche seri, prevede un impegno non indifferente,tutto sa di già detto ,dato ,fatto,udito etc.

Se ti accontenti dell’ arte della persuasione sofistica,essenziale per la politica,allora puoi parlare in libertà sostenendo la tesi e l’ antitesi per non scontentare nessuno.

Se no dietro le parole non è difficile scoprire il vuoto,la mancanza di tensione ideale ,la voluntas di comunicare il proprio ego.

Quando poi non ti viene niente da dire, gli altri,diventano la ggente,il generone,il popolo bue,il popolo somaro,i pecoroni,gli eterni ignoranti,i finti tonti,la razza padrona ,insomma si parla a vanvera per dire cose che dici tutti i giorni.

La fatica non è restare muti,la vera fatica,davvero esistenziale, e’ non controbattere al qualunquismo imperante della mondanità pressappochista.

Parigi val bene..la desistenza: Le Pen sconfitta,Melenchon vince,Macron terzo

Enrico di Navarra abiurò il protestantesimo ugonotto per il cattolicesimo, diventando Enrico IV, sostenendo che Parigi” val bene una messa “

Insomma per fare il re di Francia la conversione al cattolicesimo fu necessaria anche per contrastare l’ espansionismo spagnolo  di Filippo II.

Melenchon e Macron hanno accettato un voto di desistenza che di fatto ha  banalizzato lo sfondamento dell’ estrema destra all’ assemblea legislativa, per il dispiacere di Putin e dei suoi seguaci para fascisti in Europa.

La Le Pen non solo non ha vinto, ma ha perso pesantemente,  altro che maggioranza assoluta.

Quindi  non può governare in nessun modo,il  nuovo Fronte popolare e Macron si sono turati il  naso in senso montanelliano per  battere gli eredi del   fascismo.

Votazioni  liquide,ideologie in libera uscita ,i portatori di  sciagure hanno sottostimato l’appello alla tradizione laicista e repubblicana francese progressista.

Insomma qualcuno ha ancora un cuore antifascista.

Quello che non è avvenuto in Italia nelle elezioni del 2022.

Anche se Massimo Cacciari,(come i giornali di destra), con la sua ormai ben nota ambiguità concettuale del senno di poi, si è schierato  contro le  ammucchiate francesi e italiane di sinistra, ora avrà capito che il bla bla bla del ” è tutto sbagliato è tutto da rifare”,denota pavidità e calcolo.

L’ Ulivo che teneva insieme Mastella da Ceppaloni a Bertinotti era un ammucchiata certo, che riusci’  però a battere Berlusconi,suicidandosi poi con una partitocrazia  becera e settaria.

Si  ricorda inoltre, così per divagare, che il Fronte popolare in Spagna nel 1936  andava dalla Colonna Durruti ai liberali di sinistra.

E pure il Fronte popolare di Leon Blum degli anni trenta ha visto liberali e comunisti insieme.

Ora dopo le tranvate di Londra con la vittoria Labour e di Parigi con il Fronte popolare, la estrema destra della Meloni,Salvini,Le Pen,Orban potrebbe aver esaurito la fase della costruzione del Reich millenario reazionario con libere elezioni

E infatti si è divisa fra patrioti per l’ Europa ( Orban,Salvini) con programmi razzisti,xenofobi,nei fatti fascistoidi e la Meloni,rimasta spiazzata dal risultato francese e pronta ad aderire al Ppe per parare il colpo.

Per questo la  Meloni fara’ di tutto per cambiare la Costituzione con il premierato.

Intanto in Francia il rosso della tradizione gauchista ha rimesso le carogne nelle fogne.

Ma governare per il fronte antifascista sarà cosa ardua,quasi impossibile in Francia:ma Melenchon sembra deciso a formare un governo a breve.

Grande confusione sotto il cielo,la situazione è come vi pare e piace.

5.7 Le malefatte di un criminale di guerra, che fece cose buone……

Brano tratto dall’ ebook 1943 “L’ Asse si spezza,la guerra è persa”di Pierluigi Raccagni completamente gratuito dal 5 al 9 luglio

1943 CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO

Al momento in cui si scatenò la grande offensiva invernale russa, l’8a Armata italiana era schierata sulla sponda del Don, fra la 2a Armata ungherese e la 3a Armata romena.

Il dislocamento era così concepito procedendo da nord a sud:

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  • corpo d’Armata alpino, (divisioni Tridentina, Julia, Cunense e divisione fanteria Vicenza);
  • 2° corpo, (divisioni Cosseria e Ravenna); 35° corpo, (divisione Pasubio); 29°corpo, (divisioni Torino, Celere, Sforzesca sotto il comando germanico).

Come abbiamo visto in precedenza, le forze italiane non potevano resistere alla massa d’urto dell’Armata Rossa.

Il mattino dell’11 dicembre i sovietici attaccarono le posizioni tenute dalla divisione Ravenna, il 13 riuscirono a infiltrarsi nella zona di Novaia Kalitva. Ma è il 16 dicembre il giorno in cui arrivò il colpo decisivo perché le truppe sovietiche sbaragliarono le posizioni.

Gli italiani, per quanto dotati di coraggio da vendere, non potevano resistere alle truppe siberiane equipaggiate per il freddo e dotate di armamento pesante.

Con poco carburante e poco cibo le divisioni si ritrovarono in mezzo ad un mare di neve in balia del freddo, del ghiaccio, della fame e delle quattro divisioni corazzate sovietiche.

Non c’era, infatti, da parte italiana un disegno strategico di ritirata: il vuoto creato nello schieramento dell’Asse sul Don da parte dei sovietici, non poteva essere colmato da nessuna divisione.

Così ci fu un “si salvi chi può”, che comportò la lunga marcia verso Occidente, attraverso la pianura russa gelata che durò dal 25 gennaio al 3 marzo del 1943.

L’interminabile fila di uomini semicongelati, con le coperte in testa per proteggersi dal freddo, con i visi incrostati di ghiaccio, tallonati senza sosta dal nemico con mezzi corazzati, sarà l’emblema della fine del fascismo. Sarà l’esempio determinante che un Grosso Caporale con retorica, demagogia, superficialità, criminalità, aveva mandato al massacro 200.000 uomini senza nemmeno sapere cosa fare per ritirarsi.

E poi c’erano i rapporti fra tedeschi e italiani, che in Russia avevano raggiunto il minimo di collaborazione e il massimo di disprezzo reciproco.

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Non bastava più l’efficienza tedesca ad affascinare i soldati italiani sbrindellati e con le scarpe di cartone, la politica di genocidio dei nazisti aveva nauseato gran parte delle truppe e degli ufficiali, anche se qualche battaglione di fascisti aveva avallato la politica del terrore contro i bolscevichi.

I tedeschi prendevano gli italiani per sfaticati, per perdigiorno inconcludenti, per ladri.

Gli italiani dicevano dei tedeschi, “i soliti porci”.

Tutti i peggiori luoghi comuni, insieme alle immancabili mezze verità erano usciti dalle trincee dopo lo sfondamento sovietico delle linee italiane.

E nelle alte sfere le frecciate fra le parti certamente non mancavano.

Quando il ministro degli esteri si recò a Rastenburg incontrando Walter Hewell, uno degli intimi del Fṻhrer, e gli chiese se la nostra Armata avesse avuto molte perdite gli fu risposto: “No, nessuna, perdita, stanno fuggendo”.

“Come voi a Mosca l’anno scorso”, fu la risposta.

“Esattamente”, chiuse Hewell, dimostrando comunque poca fiducia nella vittoria finale.

I sovietici superarono a nord la colonna in ritirata.

Per evitare un ulteriore accerchiamento, gli italiani dovevano camminare con marce di trenta – quaranta chilometri e con temperature che raggiungevano i quaranta gradi sottozero.

I tedeschi, a questo punto, non capivano come mai gli italiani trovassero ospitalità nelle isbe, con la popolazione pronta a dividere il proprio cibo e il proprio letto con quei disgraziati che camminavano per la steppa.

Da questi episodi nacque il mito degli” italiani brava gente” o meglio del “talianski karasciò, italiani buono”.

“Italiani buoni, tedeschi non buoni, morte ai tedeschi. Chi ha fatto la sacca questo ritornello lo conosce bene. Nell’isba del vecchio non c ‘era nulla da mangiare, almeno non vi trovammo nulla.

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Passammo all’isba vicina, la porta ci fu aperta da un bambino.

Entrammo.

Attorno ad un tavolo seduti c’erano cinque o sei tra donne e bambini. Stavano mangiando. Ognuno aveva in mano un cucchiaio di legno e con quello attingeva ad un’unica zuppiera posta in mezzo alla tavola.

Li vedo ancora sbalorditi con i cucchiai a mezz’aria, la zuppiera che fumava sul tavolo, tutti immobili e seduti e noi, il tempo di un attimo strappare loro di mano i cucchiai e cacciarli nella zuppiera e portare alla bocca la broda di patate in piedi fra loro seduti in una mano l’arma e nell’altra il cucchiaio che andava e veniva sbraitando”.

Cfr Egisto Corradi, in Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, op.cit n. 45, pag. 142

Italiani affamati rubavano il pane di bocca ai russi, prima però i soldati dell’Armir avevano diviso con i contadini il magro rancio che passava l’Italia dell’impero fascista: italiani e russi sembravano divisi, in realtà erano uniti dalla fame, dalle privazioni, dalla loro condizione proletaria e da tanta carica umana:

“(…) vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge.

Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio.

Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano: le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto: E d’ogni mia boccata. Spaziba dico quando ho finito (…) la donna che mi ha dato la minestra è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi una fava di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco”.

Cfr.E. Biagi, La seconda guerra mondiale, op.cit. pag146

Quella subumana specie bolscevica, slava, mangiatrice di bambini non era poi così feroce, pensavano molti soldati italiani.

Ma il trattamento ospitale, generoso e per niente violento dei contadini russi, contrastava in modo radicale con l’arroganza e la violenza dei tedeschi, in particolare dei nazisti.

Il Duce, in questo senso, non aveva compreso proprio nulla.

3.7  Gioventù naz./Né uomini, né assassini: garzoni di bottega che riscuotono i sospesi

Non sono assassini,quelli di Gioventù Nazionale che inneggiano al fascismo,al nazismo all’ antisemitismo. Non sono manco uomini o donne perché non hanno il coraggio delle loro nefandezze.

Quindi parafrasando Marlon Brando in Apocalysse now,che si riferiva ai generali americani in Vietnam, sono solo garzoni di bottega venuti a riscuotere i sospesi della loro pavidità.

L’ inchiesta di Fanpage ,infatti,ha avuto un seguito tragico per il conservatorismo ipocrita della Giorgina band,criticata pure da un esponente di Fdi che ha dichiarato che è Donzelli,il ras,che dovrebbe dimettersi.

Flaminia Pace, (ed Elena Segnini) militante e organizzatrice della Gioventù Nazionale meloniana, si è dovuta dimettere per le frasi antisemite e razziste pronunciate anche verso componenti di Fdi disgraziatamente di razza giudea.

Proprio oggi Giorgia Meloni ha dichiarato che razzismo e antisemitismo sono incompatibili con Fdi.

Che  la feccia nazifascista sia strutturale a Fdi,e non sia semplice folclore e goliardia , lo abbiamo sempre detto e scritto.

Anche troppo.

E chiaro che la Gioventù meloniana nazionalsocialista dovrebbe essere sciolta per riorganizzazione del PNF,secondo legge Scelba e Mancino.

Ma i garzoni di bottega del Male assoluto non valgono giorni di galera,o peggio,per gli antifascisti che ricordano l’antifascismo militante degli anni settanta.

Sono cialtroni che hanno trovato l’ Amerika del carrierismo e di un posto al sole nella pattumiera della cronaca,oltre che nelle fogne della storia.

Se tengono le mani a posto,possono solo diffamare la storia della democrazia.

Per  dire quello che vogliono possono storicamente ringraziare Palmiro Togliatti, l’ amnistia etc

Possiamo fare collettivi antagonisti di vecchietti armati come suggeriscono parolai energumeni e bifolchi teorici in cerca di lugubri carnevali.?

Possiamo essere cattivi maestri 2.0?

Forse continuare a vivere di pane e politica, come solidarietà,con poco paternalismo, e molta consapevolezza critica e ‘l’ unica.

Troppo tragici quegli anni,anche eroici.

Siamo in difesa,non rinunceremo al contropiede.

Non c’è più fascismo e nazismo,solo fascisti e nazisti,e rossobruni

.

1.7 La Marsigliese nera, avanti il lepenismo: a Macron sconfitto e Melenchon 2 turno di desistenza

Si è votato in Francia ieri per il primo turno delle elezioni anticipate volute da Macron dopo la vittoria alle Europee del capolista del Rasseblement National,Jordan Bardella,sulla candidata macronista.

Affluenza eccezionale oltre il 65 per cento.

Si ricorda che De Gaulle,repubblicano liberale conservatore antifascista, combatté il fascismo di Vichy e il nazismo di Laval insieme a Stalin,Churchill, Roosevelt.

Oggi il repubblicano Emanuelle Macron  ( 20 per cento), erede centrista della grandeur francese si trova in braghe di tela schiacciato fra il Fronte popolare della sinistra di Melenchon e Glucksmann, (28 per cento) e il possente,oggettivo,storico trionfo dei post fascisti nazionalisti della Le Pen, che con il suo risultato elettorale, porta indietro la Francia al sentimento vandeano di Petain e poi del Fronte Nazionale. ( 33 per cento).

In Francia stanno riemergendo gli antichi fantasmi che in Italia sono incubi quotidiani,: antisemitismo e razzismo,lotta all’ emigrazione,nazionalismo sciovinista,populismo antidemocratico alla Putin,Trump,Meloni tipico della rinnovata internazionale nera.

Ensemble pour la Republique di Macron,che paga pesantemente riforma delle pensioni e aiuto all’ Ucraina,dovrà fare un accordo con Melenchon per il secondo turno del 7 luglio per arginare l’ ondata reazionaria e impedire ai lepenisti la maggioranza assoluta.

Le elezioni in Francia, comunque, sono il vero successo politico del duo Meloni – Le Pen,che ha saputo assoggettarsi  alla svolta finto moderata conservatrice,sdoganando quello che fino a poco tempo fa sembrava impossibile: l’ estrema destra al governo in Italia e Francia.

La sinistra del nuovo Fronte popolare è  andata bene e diventa fondamentale per un fronte antifascista vs.l’estrema destra. Ricordiamo che anche se  si  è battuta sul piano sociale sulla riforma delle pensioni,ha spaventato il blocco moderato con un antagonismo che passa dai gilet gialli,agli anarchici ai  Troskisti dovendo poi allearsi con i moderati di Glucksmann.

Ora liberali repubblicani,comunisti,socialisti,sinistra diffusa devono tentare di arginare la Le Pen.

Possono farlo se non fanno come in Italia,dove i partiti sono parrocchie di fedelissimi.

28.6 La mostruosità dell’ assurdo nucleare che nessuno vuole limitare…

Arnesi di uno stalinismo feroce, come quello nord Coreano che piacciono a Salvini e Rizzo, sacerdoti criminali in cerca di ragazze iraniane da educare che piacciono ai cultori di Hamas, nazionalismi   fascisti in cerca di nazisti brigata Azov all’ombra delle minaccia nucleare di Putin, non producono nessun brivido metafisico

. E nemmeno le bombe nucleari dell’Occidente sollecitano visioni d’insieme che non vadano oltre il  binomio capitale – morte: su questo si credeva ci fosse unità d’intenti di sincera pace.

Non è così perchè al di là delle buone intenzioni,9.500 testate nucleari producono effetti percepiti come mostruosità dell’assurdo ( cfr.Witkiewicz 1927)

Per non finire nella comoda pigrizia degli ignavi, meglio allora schierarsi,anche  a costo di assumere posizioni  chiamate atlantiste  e guerrafondaie,con chi vuole difendersi dall’aggressione russa  sostenendo  la resistenza ucraina, che vuole combattere per quella libertà e democrazia che fa parte di uno stato di diritto.

Senza cadere in cervellotiche e astruse distinzioni fra armi di difesa o offesa, gli ucraini vogliono difendere le loro vite,le loro case i propri affetti: la patria in astratto non ha nessun senso,la normalità della pace è tutto.

Perché il mondo che si presenta dalle parti della Russia, della Nord Corea dell’Iran, è radicalmente opposto nei suoi disvalori a quello per cui socialismo libertario democrazia liberale, antifascismo si sono battuti da più di mezzo secolo se non per tutto il secolo breve.

Chiedere poi se avessimo il potere degli dei  di fermare la guerra è banale come chiedere a Spalletti come vincere l’Europeo. ( Nb Il papa fa il papa, tenta di difendere il Concilio vaticano II da conservatori scismatici e poi non ha ancora chiarito di quante divisioni è dotato lo Stato Pontificio).

Sto con chi subisce una guerra crudele e ingiusta nel nome del potere personale e del culto della personalità e sono contro ogni violenza imperialista.

Nb come milioni di antifascisti

26.6 Cristo si è fermato… nell’ Agro Pontino..

” mai più caporalato”ha denunciato il presidente della Repubblica.

Mai più guerre,mai più sfruttamento,ma più lavoro nero,ma più Italiani brava gente.

La morte atroce di Satnam Singh  ha fatto scoppiare l’ira delle istituzioni,e ci mancherebbe altro.

Ma finito il clamore mediatico tutto ritornerà come prima.

La procura di Latina indagherà sui lavoratori della filiera agricola ,si parla di braccianti sfruttati come durante l’ unità di Italia,il fascismo,gli anni cinquanta di Di Vittorio, il massacro di Portella della Ginestra,Avola,Battipaglia etc: braccianti  messi al muro, o prendi sta minestra o salti dalla finestra.

La guardia di Finanza ha scovato  novemila evasori totali,60.000 lavoratori al nero dall’ inizio dell’ anno,una goccia nel mare nel mondo del sommerso e del crimine.

Se Carlo Levi fermo’ il mondo a Eboli, Satnam e famiglia e migranti vittime della famigerata Bossi – Fini, non sono nemmeno sicuri di fermarsi a quattro euro al giorno a Latina.

Perché senza una legge che fissi un salario minimo di sfruttamento tutto è possibile in un paese del G7 che tratta i proletari come schiavi.

Bisognerebbe ribaltare i tavoli,bruciare nelle piazze le caritatevoli e false promesse,se di mezzo non vi fossero interessi trasversali che vanno dalle multinazionali,alla filiere agricole,alla mafia e alla sua omertà contagiosa.

La manifestazione sindacale, presenti Schlein e Landini, è stato l’ ennesimo tentativo di riabilitare in qualche modo lo sfruttato del terzo millennio,la manifestazione di ieri ha ribadito le sofferenze e le angherie che i proletari pakistani ,indiani …devono subire da parte dei caporali.

Che poi il caporalato ci sia in tutta Italia e ‘risaputo da sempre.

Vedi che anche nella civilissima Milano stanno rifacendo il tetto dell’ ospedale, della scuola,della casa,chiedi così,se sia tutto regolare,ti rispondono che pochi sono inquadrati secondo normativa vigente,altri al nero con permesso di soggiorno,altri al nero senza permesso di soggiorno.

Il padronato che schiavizza i lavoratori e ‘ criminale,chi lo protegge se tutti sanno tutto?

Quando la galera per squali ,avvoltoi,jene e tutto lo zoo delle leggi anti immigrati?

24.6 / GIUGNO 1941 Anniversario dello sterminio nazifascista in Unione Sovietica..

.Brano tratto dall’ebook 1941 Operazione Barbarossa di Pierluigi Raccagni, completamente gratuito dal 24 al 28 giugno

La lotta contro la Russia implica lo sterminio dei commissari bolscevi- chi e degli intellettuali comunisti (…) In Oriente la durezza è sempre troppo morbida, per chi opera in vista del futuro“.

Hitler 30 marzo 1941.

Cfr. Enzo Biagi, La Seconda guerra mondiale, op. cit. n. 19 pag. 584

Furono milioni i giovani tedeschi che in buona fede credettero all’av- ventura sovietica come una crociata contro l’orda bolscevica per il bene dell’umanità, almeno all’inizio della guerra nel giugno 1941.

Un fabbro diciottenne di Amburgo Henry Metelmann che divenne con- ducente di carri armati scrisse: “Ho accettato come un fatto naturale che i tedeschi per il bene dell’umanità dovessero imporre il nostro modo di vivere alle razze inferiori e alle nazioni che probabilmente a causa della loro limitata intelligenza non avrebbero nemmeno capito le nostre in- tenzioni”

Cfr. Max Hastings, Inferno il mondo, in guerra, Milano, 2011 pag. 186

Hitler era un mentitore nato, falso, bugiardo e megalomane. Su una cosa, però, fu inattaccabile.

La macchina di morte organizzata per ripulire dalla faccia della terra ebrei e comunisti era davvero impressionante.

Si trattava di 3.300.000 uomini, più di 3.000 carri armati, 600.000 veicoli, più di 7.000 pezzi di artiglieria, 5.800 aerei, 625 cavalli.

Le punte di penetrazione sul suolo sovietico erano tre:

  1. Il gruppo Armate Nord avrebbe dovuto annientare le armate sovietiche nella zona del Baltico e prendere Leningrado;
  2. Al centro si sarebbe puntato verso Mosca passando per Minsk e Smolensk. Era il nucleo centrale della guerra lampo nell’est, quello che avrebbe dato il colpo decisivo allo stato di Lenin e Stalin;
  3. A Sud i piani nazisti prevedevano la messa fuori combattimento dell’Armata Rossa in Galizia e Ucraina occidentale, per avanzare poi verso Kiev, assicurandosi i rifornimenti alimentari dal granaio d’Europa.

1941. LE COLPE DI STALIN

Certamente Stalin aveva sbagliato qualcosa se il suo alleato Hitler si apprestava al genocidio della popolazione sovietica.

Stalin fu travolto dal 22 giugno 1941 al punto da abbandonare il posto di comando per un certo periodo di tempo.

La valanga che travolse nei primi giorni di guerra le frontiere dell’URSS partiva da lontano, soprattutto dal fallimento del trattato dell’agosto 1939 con la Germania.

Come vedremo in seguito, il bilancio della guerra nei primi cinque giorni fu una catastrofe per i russi.

L’aeronautica sovietica fu eliminata dalle regioni occidentali, nei primi cinque giorni le forze tedesche avevano già preso Minsk, la capitale della Bielorussia, tutte le regioni annesse dall’URSS nel 1939 furono quindi occupate: Bielorussia, Ucraina Occidentale, Lituania, Estonia, Lettonia; i finlandesi si diressero verso Leningrado.

Stalin nella notte in cui le armate naziste invasero l’URSS dormì poco, non più di un’ora, spaventato dalla sorpresa totale dell’attacco.

Riassumiamo brevemente la posizione di Stalin sul rapporto fra l’URSS comunista e la Germania nazista.

Da un certo punto di vista l’alleanza criminale aveva una ragione d’es- sere, in fondo la Russia sovietica era rimasta fuori dalla guerra, le po- tenze capitaliste stavano soccombendo sotto il tallone dei nazisti, i territori della Polonia e degli stati baltici erano incorporati nell’impero sovietico.

C’era da stare allegri, il Patto di non aggressione dall’inizio della guerra nel settembre del 1939, era diventato un’amicizia bella e buona con reciproci scambi di informazioni e soprattutto con un sostanzioso scambio commerciale.

A proposito, tanto per descrivere la confusione che regnava nella testa di Stalin, secondo Paul Schmidt, capo dell’ufficio stampa del ministro degli Esteri di Von Ribbentrop, conosciuto con lo pseudonimo di Paul Carell, brillante scrittore di eventi militari negli Anni Sessanta del secolo scorso, fino all’ultima ora di pace gli accordi bilaterali avevano fun- zionato soprattutto per merito dei russi: “(…) dal 10 febbraio 1940 fino

alle ore 2 del 22 giugno 1941 Stalin aveva fornito a Hitler un milione e mezzo di tonnellate di grano. Con questo l’Unione Sovietica era diven- tata la principale fornitrice di cereali della Germania. Ma non solo carichi di segale, frumento avena. Erano passati anche un milione di tonnellate di petrolio grezzo, 2.700 chilogrammi di platino, manganese e cromo. Non basta. Tonnellate di cotone a non finire erano state fornite da Stalin durante i sedici mesi di amicizia, al Terzo Reich, come scriveva il trattato”.

Paul Carell, La campagna di Russia, Operazione Barbarossa – Terra bruciata, Vol. 2, Milano, 2000, pag. 23

L’URSS teneva rapporti migliori con la Germania nazista che con la Francia e l’Inghilterra, questa era la verità, poi qualcosa si incrinò…..

In patria non vi erano sentimenti pro nazisti da parte dei russi, il non capire da parte delle masse era compensato da una fiducia no a Monaco, il capo di stato romeno venne messo al corrente dell’imminente attacco dell’Operazione Barbarossa.

Hitler, dulcis in fundo, lo comunicò a Mussolini il 22 giugno.

E poi Stalin aveva sempre esaltato le virtù di quello che oggi si chiama intelligence, ma che è sempre stato chiamato spionaggio.

Stalin nel 1937 aveva dichiarato che per vincere una battaglia in guerra non bastavano i corpi d’armata dei soldati dell’Armata Rossa.

“Basta che una spia annidata nello Stato Maggiore rubi il piano opera- tivo e lo porti al nemico”.

Il servizio segreto russo si diceva fosse uno dei migliori del mondo, ma nel caso Operazione Barbarossa la politica staliniana fu sorda a qual siasi informazione sull’imminente attacco.

Si noti che, nel febbraio del 1941, il ministro sovietico della difesa Ti- mošenko aveva decretato che tutto il popolo doveva essere pronto a fronteggiare i pericoli di un attacco nemico. Nell’aprile del 1941 il consiglio di guerra russo era stato segretamente allertato per il cosiddetto fronte occidentale.

 21.6 Satnam ucciso dall’ indifferenza criminale verso la povertà ..

La Caritas ieri ha certificato che la povertà assoluta in Italia è da record ed è ormai un dato strutturale del Paese.

Fra i poveri ci sono soprattutto migranti,lavoratori italiani tagliati fuori dalla rivoluzione tecnologica,milioni di persone che lavorano al nero,senza contributi,bambini che vivono in aree depresse,analfabeti di ritorno.

Senza permesso di soggiorno, se sono stranieri,  che vengono ricordati soprattutto quando infrangono la legge.

Sono gli Invisibili per le categorie sociologiche dell’ algoritmo,sono proletari per la qualità della loro non vita.

Perché Satnam Singh lavoratore agricolo nell’ Agro Pontino ,indiano di nascita, che aveva perso un braccio durante il lavoro  è morto,dopo essere stato scaricato sanguinante sul marciapiede dal caporale criminale che lo sfruttava come manco fosse un animale.

Guadagnava 4 euro l’ ora

Le lacrime di coccodrillo hanno rotto gli argini della decenza,soprattutto per una classe politica che fra autonomia differenziata e premierato,se ne frega degli “invisibili”,dei poveri cristi,di chi con il proprio lavoro da sfruttato mantiene i privilegi di gente che ama sputare su ebrei,migranti, gay, e poveri in generale celebrando un’ Italia perfetta nella sua mediocrità

Succedeva anche prima con governi di centrosinistra?

E sai chi se ne frega,sai che consolazione,sai che soddisfazione sentirsi parte di una società opulenta per metà e indifferente al dolore del vivere quotidiano

Con il caporalato  non si discute,non si è mai discusso ,ma la filiera degli sfruttatori dei poveri cristi non si ferma a destra, perché i soldi non hanno colore.

Autonomia differenziata,premierato?

Ma guardatevi allo specchio e se avete un po’ di dignità sputatevi in faccia.

È uno sfogo ,ma è sempre troppo poco.

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