Tutto questo accadde nel luglio del 1944, il mese dell’attentato al Führer.Anche la Germania, pensava Mussolini, non era rimasta immune da un colpo di stato contro il suo dittatore.Mussolini, sempre considerato dai tedeschi l’unico serio italiano in mezzo ad un popolo di traditori, non poteva però rallegrarsene con il sentimento del “mal comune mezzo gaudio”.La Repubblica era già stata nazificata dal 21 giugno dello stesso anno, quando erano state costituite le “Brigate nere” per decreto dello stesso Mussolini:“(…) data la situazione che è dominata da un solo decisivo, supremo fattore: quello delle armi e del combattimento, davanti al quale tutti gli altri sono di assai minore importanza, decido che a datare dal 1° luglio la struttura politico – militare del Partito si trasformi in un organismo di tipo esclusivamente militare.Cfr. Italia drammatica, op. cit.n.40, pag.610 Era una dichiarazione, quella del Duce, che in pratica militarizzava il fascismo e che creava i presupposti per una feroce repressione contro le forze della resistenza, cominciando dal Piemonte, dove il “banditismo” creava grossi problemi anche ai tedeschi.Era anche l’ammissione dello sfacelo politico delle province del nord, dove la popolazione non aderì al nuovo fascismo Repubblicano, non si fece incantare dalle promesse di socializzazioni, non fraternizzò con l ‘antico alleato tedesco.Ad ogni città liberata, era questa la constatazione realistica che Mussolini, Graziani, Pavolini, Farinacci, Buffarini Guidi e tutto il rimanente del fascismo “rivoluzionario” non voleva vedere, era festa grande, erano fiori e acclamazioni per i soldati alleati, erano soprattutto lacrime di gioia per la ritrovata libertà.All’idealismo iniziale di tanti giovani che dopo l’8 settembre erano rimasti fedeli a Mussolini, ora subentrava il rancore, l’odio, la vendetta contro chi si metteva dalla parte del vincitore senza pagare nessun prezzo.Le Brigate Nere di Pavolini, presero il posto della guardia nazionale Repubblicana di Ricci che non riusciva a contrastare in nessun modo l’attività partigiana.La verità stava sotto gli occhi di tutti.I contrasti fra i vari organi del fascismo, fra fascisti italiani e nazisti tedeschi, fra lo stesso Mussolini e Hitler, non erano altro che l’attuarsi di una tragedia più volte annunciata.Alessandro Pavolini, intellettuale, direttore del Ministero della Cultura popolare, direttore del Messaggero, interpretava in modo trasparente il volto dell’ultimo fascismo.Sempre più filonazista, sempre più votato all’eliminazione fisica dei partigiani, dei loro parenti, degli ebrei, dei democratici, degli oppositori, ammetteva che i fascisti, inutile negarlo, erano visti dalla maggior parte della popolazione come servi dei tedeschi, degli industriali che con la guerra avevano fatto i soldi.I tedeschi furono contenti del costituirsi delle Brigate Nere.Le SS delegarono loro volentieri i lavori più sporchi che si dovevano fare, come quello delle fucilazioni e delle retate.