1943 NATALE

Brano tratto dall ebook L’ Asse si spezza,la guerra è persa,di Pierluigi Raccagni,completamente gratuito dal 27 al 31 dicembre

“Malgrado tutto, questo alberello, portava con sé una tale magia natalizia, una tale aria di casa che all’inizio non riuscivo a sopportare la vista delle candele accese. Ero veramente commosso, al punto che sono letteralmente crollato e mi sono dovuto voltare per un minuto prima di tornare a sedere con gli altri e intonare canti natalizi davanti alla meravigliosa immagine di quell’albero illuminato”.Cfr Richard Evans.Il Terzo Reich in guerra, Milano2014, pag.382La canzone perfetta dei soldati tedeschi assediati nel kassel era naturalmente Stille Nacht, hilige nacht.Ufficiali e soldati della Wehrmacht erano veramente commossi quando pensavano a casa, quando la compassione e la tenerezza, che certo non era stata cosa loro nell’Operazione Barbarossa, li faceva sentire uomini piccoli, felici per piccole cose.A tener compagnia agli ex superuomini, mandati in Russia a sterminare i sottouomini slavi, ora c’ era l’esercito dei pidocchi che non li faceva dormire. Le sparate di Göring e dei suoi rifornimenti contrastavano con la situazione reale: spossatezza, freddo, stress, gelo e 500 calorie al giorno che il loro corpo assorbiva in minima parte.na grande armata tedesca era accerchiata per la prima volta dal 1939, la morte per inedia era all’ordine del giorno. Sotto l’alberello erano rimasti i deliri di Hitler e Goebbels.Nei circoli governativi di Berlino l’atmosfera natalizia non poteva di certo essere festosa; i tedeschi si rendevano conto, nonostante la censura e la propaganda, che a Stalingrado si stava per compiere una tragedia destinata a cambiare il corso della storia.Soprattutto da Berlino a Stalingrado vi era una sensazione comune e angosciante: quella dei trionfi di un recente passato che erano scomparsi come neve al sole.Sembrava infatti trascorso un secolo dal giugno del 1942, quando la Wehrmacht era a 150 chilometri da Alessandria d’Egitto con alla testa Rommel, i sommergibili tedeschi facevano a pezzi le navi alleate nell’Atlantico con una cadenza di 700.000 mila tonnellate al mese, la vittoria sembrava a portata di mano: l’Asse in quel periodo era al culmine della sua potenza.Sul fronte orientale, i comandi tedeschi annunciavano che la caduta di Stalingrado era imminente.Non bastava, però, il pensiero del Natale a consolare i soldati tedeschi e le loro famiglie a casa.Grande solidarietà fra camerati, grande umanità fra tedeschi, si direbbe. Ai prigionieri russi dei due campi all’interno del kessel, però, non veniva concesso neanche un pezzo di pane secco: cibo non ce n’era più , né per i vincitori prigionieri, né per i vinti ancora combattenti sotto la croce uncinata; quegli “eroi di Stalingrado” di cui si parlava a Berlino come fossero già morti.La “wasserzuppe”, (acqua calda con qualche pezzo di cavallo bollito), poteva bastare per reggersi in piedi, ma non per combattere.D’altronde bastava leggere le lettere che i soldati spedivano a casa per rendersi conto della situazione: il 57% dei combattenti non credeva più alla vittoria, il 33% era indifferente verso il regime, il rimanente era ostile.Stalin, intanto, stava preparando la spallata finale, mentre Hitler, sempre più convinto di sacrificare l’intera 6a Armata per non causare un disastro anche alle truppe del Caucaso, cercava in tutti i modi di fare quello che era possibile per aiutare gli assediati, o meglio, per salvare la faccia al regime.Nonostante le attenzioni di Hitler verso la 6a Armata di Paulus, le sorti della battaglia in quella notte di Natale sembravano comunque segnate.La guerra ideologica contro il bolscevismo, che aveva portato molti ufficiali della Wehrmacht a collaborare allo sterminio intrapreso in Russia da SS e corpi speciali, stava esaurendosi proprio a Stalingrado, un obiettivo considerato all’inizio da Hitler assolutamente secondario.Quindi la mazzata per i nazisti era duplice: non solo avevano fallito il piano dello spazio vitale, non solo rischiavano di perdere una battaglia cruciale nella strategia nazista, ma proprio i nazisti avevano costretto la popolazione anticomunista a difendere Stalin e a fare di Stalin l’eroe dell’Unione Sovietica.Di questo, tutti ne erano consapevoli. Soprattutto negli alti comandi della Wehrmacht che mai come in quella occasione si rendevano conto di essere finiti in un baratro senza fine.E sì che non ci voleva un mago per capire in quale disastro si erano avventurate le truppe di Hitler:“Se il comando supremo dell’esercito non re vocherà l’ordine di resistere nella posizione a riccio, ne scaturirà davanti alla nostra coscienza, nei confronti dell’esercito e del popolo tedesco, il dovere imperativo di riprendersi la libertà d’azione che ci è finora stata sottratta (…).…) E’in gioco l’annientamento di 200 mila combattenti e di tutto il loro equipaggiamento”.Dal memoriale di Seydlitz,25 novembre 1942