Non sono solo Rushdie e Saviano a declamare all’ unisono che è meglio vivere che sopravvivere rilasciando un ‘ intervista alla Lettura.
E non sempre si tratta di donare un senso all’ oggettiva banalità del sopravvivere quotidiano.
A Gaza,ad esempio,sopravvivere è più importante di vivere in senso pieno e con questo non si vuole dire che il popolo palestinese non abbia ambizioni che vadano all’ aldi là della mera sopravvivenza materiale, come non vi fosse desiderio di libertà ed emancipazione.
La libertà, che per il marxismo è la possibilità di realizzarsi nel lavoro senza diventare appendici di una macchina, oggi non esiste più.
L’ autonomia dei bisogni della classe operaia e in genere del proletariato vengono riproposti come residui di ideologie antiche,superate,sepolte dall’ IA,da internet,unite a sfruttamento plurisecolare per braccianti e operai che permettono di riprodurci.
Chi può ritrovare se stesso con il lavoro, nel ricambio organico fra uomo e natura,vive meglio di masse indeterminate che devono sposare lavori ripetitivi e alienanti nel regno dell’ utilitas ridotta a sopravvivenza nel consumo.
Nell’ideologia tedesca Marx immaginava donne e uomini che per metà giornata lavorano,poi pescano o leggono.
Marx filosofo aveva visto giusto.
L’ uomo, nell’ accezione di umanità,si sente libero solo nelle funzioni animali del mangiare bere,procreare, ma si sente schiavo quando lavora.
A Gaza e nel Terzo quarto – mondo acqua e latte e pane vogliono dire vivere,gli antibiotici fanno sopravvivere .
E il massacro quotidiano dei morti sul lavoro in Italia riguarda la sopravvivenza o il vivere?
La libertà per gli ultimi forse comincia dalla sopravvivenza.
Primum sopravvivere,deinde philosophari.

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