L’ autonomia differenziata,passata al Senato fra Inni di Mameli in libera uscita, è quella riforma dello stato che Paolo Villaggio avrebbe chiamato una boiata pazzesca.
Ideata da Calderoli,patrocinata da Salvini,cullata da Fdi ,la riforma dello stato si presenta come un rovinoso scioglimento dell’ unità di Italia.
Si pensa,infatti, di dare alle Regioni un’ autonomia che, nei fatti, significa secessione.
Potranno decidere a piacere amministrazioni differenti su 23 materie e 500 funzioni.
La scuola,la sanità,il pubblico impiego, l’ energia,l’ambiente,etc non saranno più dello stato centralizzato, nella sua unità costituzionale: chi è più ricco naturalmente avrà più possibilità di gestione di chi è povero.
Decentramento radicale regionalista,quindi,alla faccia pure di Giuseppe Garibaldi,come ha detto Pierluigi Bersani.
Quindi nordisti vs.sudisti,Lombardia vs. Basilicata?
Oppure la solita “annuncite farlocca” come piano Mattei,pasta italiana spaziale,Ponte sullo stretto,riforma della giustizia,legge balneari,etc,etc,etc
Ho semplificato,vero,ma il premierato alla Meloni,che garantirebbe la votazione diretta e popolare del presidente del consiglio,dovrebbe essere la sintesi di un paese di Arlecchino governato da ex underdog finalmente arrivati nella stanza dei bottoni.
E qui si affaccia il revanscismo post fascista che con il vittimismo più grottesco si presenta come quello che per anni è stato tenuto alla catena dal bolscevismo con il compito di abbaiare alla luna.
La più falsa in questo caso è la Giorgina,che era già ministro di Berlusconi,e che si spaccia per una donna che è stata costretta a lavorare nei campi a due euro all’ ora.
L’ arroganza sua e del suo clan è pari solo alla sua anima reazionaria: oggi,dice, è lei che dà le carte,che sono truccate forse più di prima.
Infine stupisce che Bonacini abbia schiacciato l’ occhiolino all’ autonomia differenziata: Rimini è bellissima,ma non è Miami..

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