Brano tratto da” 1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbour,guerra totale” e book gratuito dal 29 maggio al 2 giugno di Pierluigi Raccagni
- ATTACCO E STERMINIO
Due giorni prima della data in cui Napoleone nel 1812 aveva attraversato il Niemen con la grande armata, Hitler invase l’Unione Sovietica. Gli obiettivi dell’operazione Barbarossa, come in precedenza documentato, erano principalmente due: sterminare giudei e comunisti, creare un diaframma di separazione dalla Russia asiatica lungo la linea Volga Arcangelo, distante più di 2.000 Km dal confine tedesco (lo spazio vi- tale).
“Il mondo trattiene il fiato”, dichiarò Hitler, sicuro della vittoria nel giro di quattro mesi.
La scelta, quella di combattere su due fronti, apparve immediatamente insensata, anche se, come annotano alcuni storici, pure Napoleone, inebriato dai successi, decise di combattere sia contro l’Inghilterra che contro la Russia dello zar.
I nazisti avevano sottovalutato enormemente l’Armata Rossa, anche se i sovietici erano mal preparati secondo lo stesso Stalin.
Nonostante nel 1940 Timošenko avesse sostituito il veterano Vorošilov a ministro della difesa e i commissari politici fossero stati aboliti, nonostante nel febbraio del 1941 il generale Georgij Konstantinovič Žukov, il più bravo dei generali sovietici dopo le vittorie contro i giapponesi, fosse stato nominato capo di Stato Maggiore generale, le pecche dell’Armata Rossa erano sotto gli occhi di chi voleva vedere al di là del formalismo retorico della propaganda.
L’Armata Rossa era tutt’altro che invincibile per vari motivi, tra i quali ne riportiamo alcuni:
Aerei e carri armati del nuovo tipo cominciavano solo allora ad uscire dalle fabbriche. Il T34, formidabile carro armato entrato nella leggenda, divenne un pilastro solo nel 1943, la produzione di aerei era stata dimezzata dopo il 1939.
La costruzione di 190 aeroporti non era stata ultimata entro il 1941, risultavano quindi scarsi i rifornimenti della già scarsa aviazione.
Povera era l’attrezzatura per i rifornimenti fra i reparti.
Le scorte per il mantenimento dell’esercito erano pure scarse.
La strategia militare prevedeva di combattere una guerra offensiva sul territorio nemico (vedi Finlandia).
Stalin e i generali si apprestavano a combattere una guerra con un avvio abbastanza tradizionale che prevedeva ultimatum, scontri di frontiera, impegno delle truppe di copertura.
Il trionfalismo di Vorošilov, tipico del periodo staliniano, per cui chi avesse attaccato l’Unione Sovietica avrebbe subito un colpo mortale, era un bluff propagandistico.
Infine un piano di autodifesa era stato elaborato tardi, era scono- sciuto pure ai quadri dell’Armata Rossa, difettava di pressapochi- smo.
Con questi requisiti l’Armata Rossa non poteva reggere l’urto nazista che fu formidabile e criminale da ogni punto di vista.
Il primo giorno il fronte sovietico fu sfondato in vari punti nel giro di poche ore.
Le truppe sovietiche che si trovavano nelle regioni di frontiera non erano poca cosa, ma erano mal organizzate, mal distribuite, erano incomplete.
Quasi 3 milioni di russi dovevano affrontare 5,5 milioni di tedeschi che stavano portando l’attacco lungo l’intero arco di frontiera fra il Baltico e i Carpazi con le tre armate Nord, Centro e Sud, corrispondenti alle tre grandi direttrici strategiche di Leningrado, Mosca e Kiev.
I russi, dal canto loro, combattevano con grande determinazione: fin da subito fu chiaro ai soldati tedeschi, e non ai generali e ai gerarchi nazisti, che la Russia sovietica non si sarebbe arresa tanto facilmente.
Se è vero che le truppe corazzate tedesche penetrarono subito in profondità avanzando di decine di Km solo nel primo giorno, è anche vero che il paese reagì subito con un senso di costernazione, ma anche di rabbia, con una fierezza della propria identità nazionale che i tedeschi non si aspettavano.
Gli stessi membri del partito nazista avevano più volte ribadito il concetto che i sub umani giudei e comunisti ben presto si sarebbero ribellati al loro despota Stalin in favore dei nazionalsocialisti.
E che quindi si sarebbe trattato solo di aspettare il crollo del sistema sovietico.

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