Per il filosofo inglese Thomas Hobbes (1588 – 1679) non è vero che l’uomo sia un animale socievole, come avevano sottolineato Aristotele e la filosofia greca in generale.

Al contrario gli uomini fra loro sono diffidenti, nemici e quando si associano per affari o commerci restano fra loro non socievoli, pronti a far valere il loro utile egoistico.

Il pessimismo sulla natura umana del filosofo inglese è oggi trionfante. Dalla cronaca spicciola, alla grandi storie degli stati, dal tutti contro tutti dei partiti, al tutti contro tutti della vita quotidiana, al tutti contro tutti, persino davanti alla morte del Dj Fabo.

Le ombre sinistre sulla natura umana risultano evidenti quando vedi gentaglia di un ospedale che timbra il cartellino per farsi gli affari propri, ad esempio. “Magari ci fosse ancora un Duce, uno Stalin”, pensano in migliaia se non di più.

 Stalin, mostro biblico, reincarnazione di Pietro il Grande, aveva le idee chiare: chi non si sacrifica per lo stato – partito non è un cittadino.

Ma la legge del comunismo, che prevede l’alienazione dei propri desideri in un superiore stato dei lavoratori, è diventata pura metafisica.

Uno stato dei lavoratori, oggi non lo vuole più nessuno, anche se i gulag ci sono lo stesso.

Ma anche la democrazia è in crisi, soprattutto la democrazia dello stato  post – borghese, che nasconde nel calcolo egoistico delle ragioni del capitale e del più forte l’unica ragion d’essere.

Il bellun omnium contra omnes, ribadito dall’ homo homini lupus, sembra non avere vie d’uscita se non in un nuovo Leviatano, nome biblico di un mostro fortissimo e crudele che garantisca la singola sopravvivenza.

I despoti illuminati, però, non ci sono più.

L’uomo forte che si va cercando potrebbe essere un giorno Trump, un altro giorno un dittatore scaltro nella comunicazione. E torneremmo indietro.

Basta pensare che alcuni arguti pensatori di sinistra hanno nostalgia di Gheddafi che i poveracci, che volevano partire per l’Italia e l’Europa, li incarcerava, li metteva in campi, li torturava in nome di un inter- scambio felice coi paesi del Mediterraneo.

Soluzioni a breve all’orizzonte non si vedono.

L’importante è non rassegnarsi; la rassegnazione, oggi, è un abbandono della dignità di aver conquistato la democrazia.

Però il problema di una forza virtuosa, non corrotta, che esprima gli interessi dei cittadini rimane anche nell’età della post democrazia. Se senza giustizia non c’è pace, non vuol dire che la guerra civile quotidiana sia l’unico futuro possibile.