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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

27.12. 2025, Stalingrado 1943

1943 NATALE

Brano tratto dall ebook L’ Asse si spezza,la guerra è persa,di Pierluigi Raccagni,completamente gratuito dal 27 al 31 dicembre

“Malgrado tutto, questo alberello, portava con sé una tale magia natalizia, una tale aria di casa che all’inizio non riuscivo a sopportare la vista delle candele accese. Ero veramente commosso, al punto che sono letteralmente crollato e mi sono dovuto voltare per un minuto prima di tornare a sedere con gli altri e intonare canti natalizi davanti alla meravigliosa immagine di quell’albero illuminato”.Cfr Richard Evans.Il Terzo Reich in guerra, Milano2014, pag.382La canzone perfetta dei soldati tedeschi assediati nel kassel era naturalmente Stille Nacht, hilige nacht.Ufficiali e soldati della Wehrmacht erano veramente commossi quando pensavano a casa, quando la compassione e la tenerezza, che certo non era stata cosa loro nell’Operazione Barbarossa, li faceva sentire uomini piccoli, felici per piccole cose.A tener compagnia agli ex superuomini, mandati in Russia a sterminare i sottouomini slavi, ora c’ era l’esercito dei pidocchi che non li faceva dormire. Le sparate di Göring e dei suoi rifornimenti contrastavano con la situazione reale: spossatezza, freddo, stress, gelo e 500 calorie al giorno che il loro corpo assorbiva in minima parte.na grande armata tedesca era accerchiata per la prima volta dal 1939, la morte per inedia era all’ordine del giorno. Sotto l’alberello erano rimasti i deliri di Hitler e Goebbels.Nei circoli governativi di Berlino l’atmosfera natalizia non poteva di certo essere festosa; i tedeschi si rendevano conto, nonostante la censura e la propaganda, che a Stalingrado si stava per compiere una tragedia destinata a cambiare il corso della storia.Soprattutto da Berlino a Stalingrado vi era una sensazione comune e angosciante: quella dei trionfi di un recente passato che erano scomparsi come neve al sole.Sembrava infatti trascorso un secolo dal giugno del 1942, quando la Wehrmacht era a 150 chilometri da Alessandria d’Egitto con alla testa Rommel, i sommergibili tedeschi facevano a pezzi le navi alleate nell’Atlantico con una cadenza di 700.000 mila tonnellate al mese, la vittoria sembrava a portata di mano: l’Asse in quel periodo era al culmine della sua potenza.Sul fronte orientale, i comandi tedeschi annunciavano che la caduta di Stalingrado era imminente.Non bastava, però, il pensiero del Natale a consolare i soldati tedeschi e le loro famiglie a casa.Grande solidarietà fra camerati, grande umanità fra tedeschi, si direbbe. Ai prigionieri russi dei due campi all’interno del kessel, però, non veniva concesso neanche un pezzo di pane secco: cibo non ce n’era più , né per i vincitori prigionieri, né per i vinti ancora combattenti sotto la croce uncinata; quegli “eroi di Stalingrado” di cui si parlava a Berlino come fossero già morti.La “wasserzuppe”, (acqua calda con qualche pezzo di cavallo bollito), poteva bastare per reggersi in piedi, ma non per combattere.D’altronde bastava leggere le lettere che i soldati spedivano a casa per rendersi conto della situazione: il 57% dei combattenti non credeva più alla vittoria, il 33% era indifferente verso il regime, il rimanente era ostile.Stalin, intanto, stava preparando la spallata finale, mentre Hitler, sempre più convinto di sacrificare l’intera 6a Armata per non causare un disastro anche alle truppe del Caucaso, cercava in tutti i modi di fare quello che era possibile per aiutare gli assediati, o meglio, per salvare la faccia al regime.Nonostante le attenzioni di Hitler verso la 6a Armata di Paulus, le sorti della battaglia in quella notte di Natale sembravano comunque segnate.La guerra ideologica contro il bolscevismo, che aveva portato molti ufficiali della Wehrmacht a collaborare allo sterminio intrapreso in Russia da SS e corpi speciali, stava esaurendosi proprio a Stalingrado, un obiettivo considerato all’inizio da Hitler assolutamente secondario.Quindi la mazzata per i nazisti era duplice: non solo avevano fallito il piano dello spazio vitale, non solo rischiavano di perdere una battaglia cruciale nella strategia nazista, ma proprio i nazisti avevano costretto la popolazione anticomunista a difendere Stalin e a fare di Stalin l’eroe dell’Unione Sovietica.Di questo, tutti ne erano consapevoli. Soprattutto negli alti comandi della Wehrmacht che mai come in quella occasione si rendevano conto di essere finiti in un baratro senza fine.E sì che non ci voleva un mago per capire in quale disastro si erano avventurate le truppe di Hitler:“Se il comando supremo dell’esercito non re vocherà l’ordine di resistere nella posizione a riccio, ne scaturirà davanti alla nostra coscienza, nei confronti dell’esercito e del popolo tedesco, il dovere imperativo di riprendersi la libertà d’azione che ci è finora stata sottratta (…).…) E’in gioco l’annientamento di 200 mila combattenti e di tutto il loro equipaggiamento”.Dal memoriale di Seydlitz,25 novembre 1942

I russi vinceranno la guerra,ma perderanno la pace

Da sempre l’ Ucraina non poteva vincere con la Russia,chi lo credeva era in malafede.Così dicono i filorussi saccenti ,dopo che Zelensky si trova con le spalle al muro, perché Trump non manda aiuti se l’ Europa non compra armi dagli States,e se gli asset russi all’ estero di 240 miliardi,che non verranno  toccati dalle cancellerie europee, rimarranno la garanzia di una guerra compatibile con il Pil  di Occidente e Oriente.Perché i russi sono per la pace dei camposanti visto che tutti i giorni con migliaia di droni colpiscono le case ucraine,le centrali elettriche,facendo di quella terra una landa desolata con ricco sottosuolo che deve essere russificata in tutto il Donbas e americanizzata dove vi sono le terre rare.Così appunto si rimane stupiti quando si legge da fonti propagandiste che stanno con lo zar Golia, che gli  acchiappacitrulli del pianeta avrebbero ingaggiato il popolo ucraino fra i discepoli, facendogli credere che la vittoria  fosse a portata di mano.Il popolo ucraino ha fermato i russi per quasi cinque anni costringendoli a mediare ,evitando che si facesse dell’ Ucraina una nuova Bielorussia.Che poi questo non vada bene a chi vuole ridisegnare i confini dell’Europa prospettando una guerra nucleare che non farà,ma che rimane lì sul tavolo di ogni trattativa come la pistola che potrebbe sparare ad ogni momento, è strategico pure per il senso comune.Un ex agente del KGB,che a Dresda in Germania,nel novembre del 1989 si arrangiò a sopravvivere per le manifestazioni di piazza contro la morente DDR,non è un grande statista.Quindi i russi vinceranno la guerra,ma subiranno il costo di una guerra civile che farà loro perdere la pace.Secondo me,ovvio.Buon Natale.

Ucraina 1944, odio e guerra al nazismo

Brano tratto da,” 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta” e book 1944 Assalto al Terzo Reich da tutti i  fronti ” di Pierluigi Raccagni,gratuito dal 19 al 23 dicembre

1944 L’UCRAINA LIBERATA

Dopo la liberazione di Kiev, nel novembre del 1943, ebbe inizio l’operazione che aveva come obiettivo l’accerchiamento di tutto il gruppo di armate di Von Manstein.Manstein reagì decidendo di ritirarsi sulle linee del Dniepr, per far questo però dovette conferire con Hitler per ben sette volte.Secondo un’ordinanza generica la riva occidentale del Dniepr doveva essere ridotta a terra bruciata.Il che voleva dire saccheggio e distruzione dei macchinari, delle case, degli edifici pubblici e di tutto quello che avrebbe potuto servire all’Armata Rossa una volta raggiunta la sponda.Manstein, che per la prima volta aveva avuto libertà di ritirarsi, seguì alla lettera le indicazioni, facendo raggiungere alle sue truppe la riva destra del fiume sane e salve, ma di certo non al sicuro.Il fronte di Manstein misurava 720 chilometri; per difenderlo aveva 37 divisioni di fanteria e 17 divisioni di Panzer e Panzergrenadier.Poco per fermare l’Armata Rossa di Konev.Il 24 gennaio del 1944 le armate di Konev avanzarono sostenute da un massiccio fuoco di sbarramento, penetrando di 5 chilometri nelle linee avversarie.La mattina successiva la 5a Armata di Romistrov passò fra i tedeschi chiudendoli nella famosa sacca di Korsun – Cerkassy.E’’ ovvio che Hitler diede ordine di resistere ad ogni costo.Per salvare i tedeschi intrappolati furono mobilitate 4 divisioni corazzate che riuscirono ad aprire una piccola breccia.Konev non si fermò, martellò il settore, incendiando le case dove i tedeschi si erano rifugiati.A questo punto il generale Wilhelm Stemmermann ordinò ai suoi uomini di ritirarsi e di incamminarsi verso le forze che erano state inviate in loro soccorso.Sembrava di essere ritornati ad una “piccola Stalingrado”, questa volta gli accerchiati, però, erano riusciti a muoversi e a trovare un piccolo pertugio dal quale fuggire dallasacca.Fu in quell’occasione che si potè constatare la ferocia con la quale i sovietici combattevano contro i tedeschi: le colonne tedesche furono prese allo scoperto senza armamento pesante, l’artiglieria e i carri armati russi le fecero a pezzi stritolandole sotto i cingoli, la cavalleria cosacca si dedicò alla caccia al tedesco massacrando con le sciabole anche quelli che volevano arrendersi.Ebbene, il suo desiderio di servire l’umanità si trasformò in un’esplosione di veemenza, e lui comprese con tutto il cuore, non soltanto con l’intelletto, ciò che Gor’Kij aveva voluto dire parlando dell’amore che aveva generato e alimentato l’odio di Lenin per i nemici di classe. Non bisogna considerare più i tedeschi esseri umani!Al ricordo di quelle donne e di quei bambini morti che tanto lo avevano commosso anni prima….lui si crogiolò con spirito vendicativo nella loro sofferenza. Se solo avesse potuto uccidere tutti i tedeschi uomini, donne, bambini…”.Cfr.William T. Vollman, Europe Central, Milano 2010, pag.30Si parlò di 20.000 morti, compreso il coraggioso comandante Stemmermann, 8.000 furono fatti prigionieri.Stalin promosse maresciallo Konev per la carneficina; Vatutin, che aveva iniziato l’operazione, non ebbe nessun riconoscimento anche perché fu ucciso in un attentato da nazionalisti ucraini.Il 19 febbraio Stalin ordinò la fine delle operazioni dopo 16 giorni di battaglia.Il bilancio per Hitler era ancora una volta pesantissimo: 18.000 prigionieri catturati, 116 carri, 600 cannoni, 10.000 autoveicoli distrutti o lasciati al nemico. I morti, la cosa meno importante per il criminale boemo, furono 55.000.Stalin, invece, confermava al mondo intero che la sua Armata ormai era pronta per arrivare a Budapest e quindi a Berlino.E intanto avvenne il regolamento dei conti con i popoli che, secondo Stalin e il comitato centrale, si erano dimostrati poco affidabili se non collaborazionisti.Finirono sotto il tallone della repressione i tedeschi del Volga, i tartari di Crimea, i ceceni, gli ingusci, i karachi: la loro colpa era quella di aver creduto per buona fede, per opportunismo, per viltà, per anticomunismo, per antistalinismo, che i tedeschi li avrebbero liberati dal giogo stalinista.“Nel gennaio del 1943 la situazione era talmente grave che il governo sovietico istituì uno speciale “fondo alimentare” per il Gulag: seppure “nemici” i prigionieri erano comunque necessari per sostenere la produzione bellica.In effetti la situazione degli approvvigionamenti migliorò quando le sorti della guerra volsero a favore dell’Unione Sovietica ma,anche contando i supplementi, il contenuto calorico della razione fissata dalle normative alla fine del conflitto era inferiore di un terzo a quello stabilito nella seconda metà degli anni Trenta.Durante gli anni di guerra, nei campi e nelle colonie dei Gulag morirono in totale ben oltre due milioni di persone, senza contare coloro che perirono in esilio o mentre erano sottoposti ad altre forme di carcerazione. Fra questi più di 10.000 furono fucilati, per tradimento o sabotaggio, su ordine dei procuratori dei Gulag”.Cfr.Anne Applebaum, Gulag, Storia dei campi di concentramento sovietici, Milano, 2003, pag.434

17.12.2025 La vendetta

1945 FRONTE ORIENTALE : LA VENDETTA DELL’ARMATA ROSSA

Brano tratto da 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta, vol 2 di Pierluigi Raccagni

Se sul fronte Occidentale la sconfitta delle Ardenne aveva messo fine alle ultime speranze dei nazisti, sul fronte orientale l’arrivo dell’Armata Rossa diede il colpo finale al Terzo Reich.
il 12 gennaio del 1945, dopo mesi di preparativi curati nei minimi particolari, fu lanciata un’altra gigantesca operazione per portare i sovietici a 65 chilometri da Berlino.
Il gruppo delle armate russe di Konev, partendo dalla testa di ponte di Baranov, sull’alta Vistola a sud di Varsavia, puntò sulla Slesia.
Più a nord le due armate di Zukov attraversarono la Vistola a nord e a sud di Varsavia che cadde il 17 in gennaio.Più a nord ancora due armate sovietiche percorsero velocemente la Prussia orientale in direzione di Danzica.
Fu quella la più grande offensiva russa della guerra: Stalin in Polonia e nella Prussia orientale stava impiegando 180 divisioni
L’operazione “Vistola – Oder”, che ebbe inizio il 12 gennaio, vide, infatti, 6 milioni di sovietici fronteggiare 2 milioni di soldati tedeschi.
Non c’era partita.
Accanto a pochi reparti tedeschi ben armati c’erano al fronte reggimenti di coscritti formati da giovanissimi e di vecchi volontari. Questi avevano poche armi, pochi carri armati, ma soprattutto poco carburante.
Riassumiamo il piano sovietico per la spallata finale alla Germania:
1.il primo fronte ucraino iniziò la campagna il 12 gennaio e in due settimane riuscì a infiltrarsi in Slesia;
2.il primo fronte bielorusso di Zukov attaccò il 14 gennaio spazzando in due settimane le forze tedesche dalla Polonia;
3.il 29 gennaio Zukov si fermò sulle rive dell’Oder,in vista di Berlino.
In quelle tre settimane di gennaio, sul fronte orientale,si svolsero battaglie di una ferocia inaudita, come mai si era visto in Europa.
Il furore dell’Armata Rossa era distruttivo e vendicativo.
Non è possibile tacere sul trattamento che i sovietici riservarono alla popolazione tedesca.
Le donne vennero stuprate in massa nella Prussia Orientale, ma anche in tutte le città conquistate dall’Armata Rossa.
Scrisse un tenente russo addetto alle comunicazioni:


“ Tutte le strade erano gremite di vecchi, donne, bambini, grandi famiglie che procedevano con lentezza verso ovest su carri e veicoli, oppure a piedi. Le nostre truppe – carri armati, fanteria, artiglieria, trasmissioni – li raggiunsero e si fecero largo spingendo i loro cavalli e i loro carretti nei fossati di fianco alla strada; quindi, migliaia di loro costrinsero vecchie e bambini a mettersi da parte, e dimenticandosi del loro onore, del loro dovere e delle unità tedesche in ritirata, saltarono addosso alle donne e alle ragazze. Le donne – madri e figlie – giacevano a destra e a sinistra della strada principale e di fronte a ciascuna di loro c’era una banda di uomini che ridevano con i pantaloni abbassati. Quelle già coperte di sangue e che stavano perdendo coscienza venivano trascinate via: i bambini che cercavano di aiutarle venivano fucilati. Si sentivano risate, urla, irrisioni, strilli e lamenti…
…Era soltanto una diabolica infernale orgia di gruppo”.
Cfr.Antony Beevor,La seconda guerra mondiale, Milano, 2013, pag 865Icomandi sovietici erano al corrente di quello che stava accadendo sul fronte Orientale: non solo in Germania, ma anche in Jugoslavia, in Ungheria: dove passava l’Armata Rossa erano distruzioni insensate,crudeltà di ogni genere verso la popolazione civile, tutta quanta considerata collaborazionista delle stragi naziste in Urss.
Quando Giuseppe Stalin fu informato del comportamento dei soldati dell’Armata Rossa, così rispose a Milovan Gilas, comunista jugoslavo:
“Lei hai letto Dostoievskij, vero? Ha visto quanto è complicato l’animo umano, la psiche? Bene, immagini allora un uomo che ha combattuto da Stalingrado a Belgrado, attraverso migliaia di chilometri della sua terra devastata, fra i cadaveri dei suoi compagni e dei suoi cari.

Come potrebbe reagire normalmente quest’uomo? E cosa c’è di così terribile se, dopo tanti orrori, si diverte un po’ con una donna? Lei aveva idealizzato l’Armata Rossa, ma l’Armata Rossa non è ideale e non può esserlo…L’importante è che stia combattendo contro i tedeschi…”.
Richard Overy, Russia in Guerra, 1941- 1945, Milano 2003, pag 270.
Stalin non ordinò nessuna vendetta verso la popolazione civile, ma considerava stupri e massacri di donne un “ divertimento”, che uomini stanchi di aver combattuto duramente, potevano pure prendersi…

15.12.1969 – 15.12.2025

Solo per te Pino e la tua famiglia e per chi ti ha voluto bene sempre, anche quando i governanti di oggi stavano con chi ti diffamava. Chi ti abbia assassinato è uno dei.misteri di Italia: per noi no.Mi Spiego.Il 12 dicembre 1969 avevo manco vent’anni,il 15 dicembre iniziavo la mia luminosa carriera di correttore di bozze all’ Avvenire. Ero come si dice un rinforzo dalle 22 al 2 del mattino.,Rimanevano aperte due pagine con il sistema a piombo: la prima e la pagina di Milano.Il caporedattore mi portò la bozza che l’ anarchico Pinelli si era buttato da una finestra della Questura di Milano.Non  ho mai creduto a questa falsità.

12 .12.1969- 12.12.2025  Anche 56 anni fa i fascisti uccidevano,adesso  negano: sciopero generale

Non è,soprattutto per chi a Milano c’ era il 12 dicembre 1969 e veniva dall’ autunno caldo,e aveva gli anni della meglio gioventù,una ricorrenza qualsiasi.Poi divenne la data di una storia che segnò l’ inizio di quella guerra civile strisciante,continuazione della guerra civile del 1943 – 1945.Ma la cosiddetta strategia della tensione,della banda  della borghesia reazionaria,fascisti repubblichini,servizi segreti nostrani e amerikani oggi viene negata da chi è al governo,dai collaborazionisti dei media di estrema destra e di destra,da chi odia la democrazia e sogna un’ autocrazia compatibile con l’ internazionale nera.Da Trump a Putin,da Orban a Netanyahu,da Salvini a Meloni etc  la battaglia per la difesa della libertà e della Costituzione italiana  della classe operaia,del proletariato,di milioni di giovani allora ventenni è liquidata come anni di piombo.I negazionisti nazi fascisti,fan presto ad autoassolversi da quella macelleria iniziata il 12 dicembre 1969 a Milano e finita il 2 agosto 1980 a Bologna.Oggi però è sciopero generale vs.la legge di bilancio del.governo Meloni,oggi a Milano piazza Fontana e i suoi morti compreso Giuseppe Pinelli, saranno ancora una volta ricordati da chi non può scordare niente di quelle giornate dure,tristi,ma anche piene di ribellione,di speranza…di giustizia.

Putin

Putin non ha bisogno di alcuna presentazione, è  un bugiardo reazionario,un miliardario che vuole passare alla storia come Trump ,massacrando gli ucraini,colpevoli in quanto aspiranti ad uno stato di diritto. Stato scassato,con la legge marziale,con una diminuzione di libertà per ragioni ovvie visto la guerra in corso, con corruzione intercettata e non omessa, ma libero di scegliersi da che parte stare in piena autonomia. Vuole tenersi il Donetsk lo Zar? vuole tutto il Donbas? Faccia un referendum autentico,a questo punto nessuno onestamente potrebbe opporsi.

9.12 Italia fra Putin,Casanova e telefonini

Italia,fra Putin,Casanova e telefonini … E’ la solita Italia dai mille volti,indefiniti,e qualunquisti con punte di virtù.Secondo il Censis,e la sua 59 esima fotografia del Belpaese,gli italiani tirano avanti arrabattandosi fra difficoltà economiche,sesso,e soprattutto grande ammirazione per le autocrazia quali Putin e Orban rispettivamente 12,8 e 12,4,Trump 16,3,Erdogan 11,3,Xi Jinping

.

In compenso chi partecipa a manifestazioni di piazza e ‘ solo il 3 per cento, l’ interesse per la politica al 48,2,la spesa per la cultura meno il 34 per cento, l’ aumento per smartphone e computer registra invece un aumento del 723 per cento dal 2004 al 2024

.Sesso matto invece dai 18 e i 60 anni per il 62 per cento della popolazione.

Gli italiani sognano un posto fisso statale,nascono sempre meno bambini,ma poi il 67 per cento e d’ accordo con Papa Leone XIV..

Leggendo le cifre si vede un chiaro successo del conformismo di massa, dell’ ignoranza di plebi che auspicano dittature con bordelli e comunicazioni digitali.

Un paese impoverito culturalmente,senza più illusioni di grandi cambiamenti democratici che spera nella lotteria del concorso pubblico, e nell’ eredità dei nonni Tristezza,ma forse la fotografia del Censis così impietosa ricalca quelle di un ventennio famoso.

Dio,Patria,lavoro,case chiuse,papi pop,delega al dittatore, e andate a quel paese.

5.12 Ma guarda,ci sono anche gli operai…

Caduti in disgrazia come classe politica,dopo essere stati per più di un secolo,il soggetto rivoluzionario per eccellenza  dell’ emancipazione del genere umano,insieme agli intellettuali e ai contadini, come prescrive la storia della lotta di classe,gli operai sono tornati alla ribalta.

La questione dell’ ex Ilva di Taranto e la sua eterna crisi,con tumori dispensati a destra e  a manca per decenni sulla città pugliese,ha fatto insorgere gli operai di Genova,Novi Ligure,Taranto che non accettano il piano del governo che vorrebbe ridimensionare per sempre le linee di montaggio per l’ acciaio.

Robotica,intelligenza artificiale,tecnologia avanzata permettono  di abbattere il costo del capitale umano,tragica espressione degli imprenditori, per farla da padroni.Allo sciopero generale dei metalmeccanici a Genova, quindi,hanno partecipano anche i lavoratori dei gruppi Ansaldo e Fincantieri e fabbriche connesse.

La questione ex Ilva è complessa,si aspetta l’ offerta di un privato,si spera nella produzione di 200 mila tonnellate di zincato che fornirebbe lavoro fino a marzo,ma soprattutto,immediatamente,si vuole da parte degli operai il ritiro del piano ministeriale che promette solo lacrime e sangue.Così mentre si teme la terza guerra mondiale,mentre si ingaggia Putin fra i difensori dei russi abbienti,schegge di proletariato industriale che ormai viene catalogato come aristocrazia operaia presentano,il solito conto: lavoro sicuro e pulito dal cancro,salari in linea con la UE,e autonomia operaia dai profitti padronali.Tutto garantito dalla Costituzione più bella del mondo. O no? Governo Meloni,ma non solo.Addenda: lacrimogeni della polizia sugli operai,un classico della destra.

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