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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

8.1L’ idea darwiniana della sopravvivenza trionfa sempre: anche nelle guerre recenti ..

Finita l’ età degli imperialismi alla fine della seconda guerra mondiale e conclusasi la guerra fredda, secondo storici come Richard Overy,( cfr. Sangue e rovine), si credeva che l’ impero – nazione fosse quasi cosa morta.

Invece oggi i conflitti Russia – Ucraina e Israele – Palestina, e altri più dimenticati,forse ci dimostrano che la difficoltà di trovare un negoziato di pace,è data anche dal fatto di evitare che la sconfitta comporti una distruzione totale del proprio stato e della propria cultura da parte dei belligeranti.

Quando si dice che la sconfitta dell’ Ucraina sarebbe la sua fine,che la sconfitta di Hamas vorrebbe dire la scomparsa definitiva della Palestina,e che Israele viene attaccato in quanto giudeo , più che sionista,si riduce il conflitto ad una necessaria forma di sopravvivenza darwiniana.

O noi o loro dicono i generali israeliani, così fanno eco Hamas e jadisti,e sacerdoti iraniani.

I commentatori e gli analisti di queste due guerre sono concordi,infatti,nel dire che le guerre saranno ancora lunghe e che termineranno per stanchezza,per numero di morti,per il fatto che lo Occidente,soprattutto, dove non vi sono state guerre per 80 anni,ripudia la guerra solo in casa propria.

Abituarsi a convivere con la guerra,ci insegna la storia, non significa guardare la TV sperando nella pace una tantum.

Ucraini,russi,arabi.israeliani etc devono convivere con la perdita degli affetti,i massacri dei civili,la fame e la miseria nei luoghi vicini al fronte .

Insomma, si credeva che il darwinismo sociale del neo capitalismo fosse solo guerra quotidiana nella lotta di classe,il panta rei della storia marxiana.

Invece la guerra,queste guerre,sono quelle di sempre.

Nazionaliste e imperialiste e feroci.

Purtroppo la umanizzazione della guerra è solo un’antinomia, nemmeno kantiana.

2.1.”La guerra può essere ridotta alla formula: si muore per i propri ideali perché non vale la pena di vivere per essi” – Robert Musil

Robert Musil,drammaturgo e scrittore austriaco,autore de ” L’ uomo senza qualità” dopo la macelleria della prima guerra mondiale, con 15 milioni di morti, quando tornò a casa trovò l’ex impero Austroungarico in una desolazione di miseria e dolore.

E sì che l’ entusiasmo per l’ entrata in guerra fu generale in tutta Europa,soprattutto da parte dei giovani che si arruolarono in massa per la Patria,per il Re,per l’ onore,per la gloria.

Il ritorno alla normalità fu quello di sempre: cimiteri e lapidi ovunque. Malati,mutilati,storpi agli angoli delle strade a chiedere la carità in quel di Vienna,Berlino,Milano,Londra,Parigi etc.

Così Musil,ufficiale sul fronte italiano, scoprì che la grandezza della morte in guerra era la più lurida delle menzogne e che l’ inutile strage aveva affondato le illusioni nell’ oceano della mera sopravvivenza.

Dopo la guerra negli anni venti si scatenò la controrivoluzione fascista vs.la rivoluzione russa.

In Russia operai e contadini avevano fatto la rivoluzione contro chi li aveva mandati a morire contro altri proletari,con una divisa diversa.

La cosa dovrebbe fare riflettere.

Si erano salvati dal nulla della guerra imperialista con una guerra civile che prometteva pace,pane,lavoro, libertà.

Un nuovo mondo: quello del socialismo.

Centinaia di milioni di donne e uomini,scelsero una ragione per vivere,forse perché avevano una ragione per morire,forse perché non potevano fare altro, viste le condizioni miserabili in cui vivevano.

La virtù degli ideali del socialismo si manifestò in una guerra civile da centinaia di migliaia di morti.

Eppure quella rivoluzione, cambiò il corso della storia, e fu,anche con le sue tragiche contraddizioni, la più alta espressione di cultura anticapitalista.

Riflettere sulla pace è impossibile, senza fare i conti con G.W.F.Hegel,gia’citato più volte: ” i libri senza guerra,sono libri con le pagine bianche”

La guerra giusta è una bestemmia,ma quella vs.il nazifascismo fu un atto di civiltà,Buon anno….

29.12 – ” Non pensate che io sia venuto a mettere la pace…sono venuto a mettere la spada…” ( Matteo 10,34)

Una beatitudine quasi rabbiosa,il Gesù rappresentato da Pasolini nel Vangelo secondo Matteo.

Soprattutto lo sarebbe oggi.

Perché era un ebreo che visse in Palestina, perché il suo messaggio di pace non voleva difendere il quieto vivere.

Ma la sua spada,la vera sua guerra, era quella contro il conformismo, in favore dell’ accoglienza dell’altro,della sua povertà,del suo bisogno.

Mentre la cultura romana aveva posto l’ accento sulla disuguaglianza, l’ uomo di nome Gesù fondò lo scandalo dell’ uguaglianza.

In questo periodo festaiolo gli altri, l’ altro da sé, sono oggetto di filantropia a buon mercato una tantum,se va bene,sui modelli dei mielosi spot televisivi.

Perché intanto il diritto all’ odio del gen.Vannacci trionfa fra il nuovo fascismo che avanza e il becero qualunquismo che l’ accompagna.

Quando ad esempio non ti metti nei panni di chi rimane sotto le bombe e subisce il terrore nelle guerre attuali e giudichi solo secondo categorie ideologiche,politiche,religiose,cadi in quelle facili generalizzazioni che ti fanno sorseggiare l’ apericena in attesa dell’Armageddon, con botti dell’ ultimo dell’ anno.

Ma se ti metti nei panni di un ucraino,un russo,un palestinese,un israeliano,un yemenita,un libanese,un congolese,una donna,un bambino di qualsiasi etnia capisci che in certe occasioni forse ti comporteresti nello stesso modo.

Nel senso, pochi ragionamenti speculativi,molta rabbia per le offese subite,comprensione per alcune scelte non condivise.

Secondo me il” conosci i propri limiti”,e quindi te stesso e un’ operazione sofisticata e nobile: se conosci i tuoi limiti ti metti nei panni dell’ altro, l’ umiltà socratica potrebbe diventare un veicolo di pace e di dialogo.

Un messaggio di pace autentica,di vera civiltà,profonda, non meramente confessionale ma spirituale ,illuminista e laica, socialista e libertaria, universale nei valori fondativi la reciproca umanità.

Per cui il combattere la sicumera di chi giudica senza voler essere giudicato,di chi sa cosa devi fare,sempre e comunque ti vada la vita,potrebbe voler dire battersi contro un’ ingiustizia ritenuta inesorabile compagna di vita

I farisei mancavano di coraggio e coerenza,dixit Dominus…

E i mercanti del tempio furono cacciati.

27.12.- Dicembre di guerra 1941: L’impero del Sole si allea coi nazifascisti vs.democrazia e socialismo

E book gratuito 1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbour: guerra totale ,brano di Pierluigi Raccagni

1941. L’IMPERO DEL SOLE

Il 7 dicembre del 1941 a Pearl Harbour la guerra divenne globale.

Da mesi, precisamente dai primi mesi del 1941 l’ammiraglio Yamamoto comandante in capo della flotta nipponica, si era dedicato coi membri del Consiglio supremo della guerra, alla preparazione dell’attacco contro la base americana delle Hawaii.

Il piano escogitato dall’ammiraglio si basava su una sorta di postulato essenziale in tutte le guerre: il fattore sorpresa.

La segretezza dei preparativi, dunque, fu fondamentale.

A metà novembre l’addestramento a ritmo serrato era quasi terminato, il 22 novembre le navi arrivarono nel punto di riunione, la baia di Tan- kan.

Per rispondere al perché il Giappone attaccò la più grande potenza mondiale bisogna tornare indietro almeno fino alla fine della prima guerra mondiale.

1941. I MOTIVI DELL’ATTACCO

  1. Dopo la prima guerra mondiale, che aveva visto il Giappone a fianco di Inghilterra e Francia, i nipponici avevano conquistato una posizione politica forte in Estremo Oriente che dava loro il diritto di avere un posto fra le grandi potenze nelle conferenze internazionali e nella Società delle nazioni.
  2. Nell’autunno del 1931 i giapponesi invasero il territorio del Manciukuò facendo indignare gli Stati Uniti. Il nazismo in Europa, però, aveva destato ben altre preoccupazioni alle democrazie Occidentali e la cosa finì per essere accettata.
  3. La conquista della Manciuria da parte del Giappone mise a confronto la Russia comunista con il nazionalismo dei generali giapponesi. Il Giappone, timoroso della vicinanza del comunismo sovietico, firmò nel novembre 1936 con la Germania il patto anti-Comintern, liberando così una parte dell’armata immobilizzata in Manciuria.
  4. Nel 1934 vi era stata la revoca unilaterale del trattato di Washington del 1922 che aveva fissato il rapporto fra le forze navali americane, inglesi e giapponesi a 5, 5, 3.
  5. Nel 1937 il Giappone invase la Cina e conquistò rapidamente varie regioni comprendenti Pechino, Nanchino, Shangai. Proprio a Nanchino venne formato il governo fantoccio di Wang Jingwei, che aiutò gli occupanti a sfruttare le ricchezze cinesi sulla costa.
  6. Nel 1938 si verificarono incidenti fra Giappone e Russia sovietica con scontri aerei anche di un certo rilievo. L’aviazione giapponese in questo modo poté dominare i cieli a scapito di quella cinese, male armata dai russi. Ad opporre una certa resistenza all’invasione giapponese rimase il generalissimo Chiang Kai-shek che stabilì la propria capitale a Chongqing con l’approvazione degli Stati Uniti.
  • Il 20 luglio del 1941venne siglato il protocollo che consentiva al governo di Vichy e al Giappone la difesa in comune dell’Indocina. Il progetto della Grande Asia, egemonizzata dal Giappone, si affiancava così al Nuovo Ordine europeo di Hitler.
  • Il Giappone, interessato anche all’Indonesia, e sempre timoroso della Russia, firmò un patto di non aggressione con la Russia di Stalin nell’aprile del 1941, quindi prima che i nazisti stracciassero di fatto il patto Molotov-Ribbentrop del 1939, con l’invasione del 22 giugno del 1941.

1941. LA REAZIONE AMERICANA: LA CARTA ATLANTICA

La mattina del 9 agosto del 1941 a Placentia Bay, sulla costa meridionale di Terranova, Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt si incontrarono per la prima volta nella loro vita.

C’erano parecchie cose da discutere, la situazione per entrambi i paesi si faceva critica.

Le truppe tedesche erano penetrate nel territorio sovietico e assedia- vano Leningrado e Mosca, in Estremo Oriente il Giappone aveva occupato l’Indocina francese e ora minacciava l’intera Asia Sud-orientale e il Pacifico meridionale.

Entrambi i leader sapevano quanto fosse importante il controllo dell’Atlantico per quanto riguarda la collaborazione fra Stati Uniti e Gran Bretagna: senza quella rotta che portava aiuti militari e di ogni genere all’Inghilterra, da parte degli Stati Uniti, era impossibile conti- nuare la guerra contro la Germania nazista in un’Europa dove solo l’In- ghilterra resisteva al nazi-fascismo.

Roosevelt si ripromise, in quella occasione, di prestare tutto l’aiuto possibile per controllare l’Atlantico, senza però entrare in guerra.

Ad uso del pubblico e per far comprendere a chi di dovere le loro intenzioni, i due leader redassero una comune Dichiarazione d’intenti, la famosa Carta Atlantica, che non era un trattato, ma piuttosto una dichiarazione comune per una futura solidarietà democratica.( …..)

Il 6 novembre del 1941, Roosevelt fu eletto presidente, l’antifascismo democratico americano era stato scelto da milioni di elettori.

22.12 Dalla morte delle emozioni storiche alle emozioni travolgenti: Buon Natale Giulia..

Oggi le emozioni verso le idee di valore tra cui la democrazia,il socialismo, l’ emancipazione delle donne, la solidarietà per gli ultimi ,sono quasi dormienti nel sentire comune.

La morte delle emozioni storiche,lo abbiamo ricordato più volte,sta nella consapevolezza di aver perso la ricerca di un universo solidale,non certo di una semplice battaglia.

Non guardarsi allo specchio,non guardarsi dentro ,fare sempre finta che ogni considerazione sullo status del “Movimento che ‘doveva abolire lo stato di cose presenti”,debba essere solo retorica trionfalistica,fa sì che la nostalgia per quello che si è perduto sia ancora più forte.

L’ indifferenza,la ponzio pilatesca neutralità di chi ama rifugiarsi nel quieto vivere del tanto “sui tempi lunghi siamo tutti morti”,davanti alla continue,tragiche ingiustizie diventa un lusso,tipicamente reazionario.

Meglio allora illudersi?

Forse è il peggiore dei mali.

Ai giovani ancora entusiasti della lotta per il cambiamento climatico,per i diritti civili,per le battaglie contro la violenza, puoi sempre insegnare la nobile storia del proletariato,senza ignorare che,come si dice, la consapevolezza del passato costruisce il futuro.

Ma la My generation degli Who ha sessanta – settanta anni e oltre ;tanto di cappello ,ma bisognerebbe uscire dai circoli della nostalgia.

E Giulia Cecchettin,che nonostante le violenze subite dal suo assassino,si preoccupava della sua solitudine è un’ emozione antica,eterna che non invecchierà mai.

Quella del Bene,senza enfasi,quel bene che pur portando la morte nel cuore,non ti lascerà mai.

Un ‘emozione travolgente di eternità e utopia.

Donne,vita, libertà

Buon Natale Giulia….e Vanessa

Donne,vita, libertà

20.12 Durante la guerra si moriva di fame,ma c’era il pane bianco griffato al littorio….

Analisi recenti considerate oggettive su base scientifica,ci dicono che secondo alcuni studi del dopoguerra dai 7 ai 13 milioni di italiani delle aree urbane avevano avuto nel 1942 – 1943 forniture di cibo al di sotto del minimo fisiologico. (Cfr Richard Overy, Sangue e rovine)

Cioè pativano la fame e pure ci morivano.

Nello stesso periodo 7 milioni di asiatici ( cinesi, giapponesi, vietnamiti,indiani), morirono di fame per la scarsità di riso coltivato durante il secondo conflitto mondiale.

In Urss, gli operai che al freddo lavoravano alla produzione di guerra morivano tutti i giorni di fame: o mangiavano patate,oppure crepavano d’inedia.

I nazisti avevano fatto terra bruciata dei campi di grano, soprattutto in Ucraina.

L’ occupazione nazista non portò solo la morte delle stragi e dei genocidi di massa in tutta l’ Europa dell’ Ordine Nuovo.

Oltre ai campi di sterminio e alle bombe vi era il day by day delle peggiori delle epidemie: la fame.

Le carestie erano causate dalle guerre,non solo dalla natura matrigna.

La vera arma di distruzione delle masse fu la FAME per il proletariato e la borsa nera per i ricchi,gli speculatori,i criminali in guanti bianchi e gli apparati elitari della società.

Nel settembre del 1943,la delegazione americana che si recò a casa di Badoglio per trattare la resa, fu stupita nel trovare il generale che aveva dato a Mussolini l’ Etiopia, che stava mangiando con altri papaveri quello che i suoi soldati non avrebbero mai mangiato in un mese.

La Fame italiana di quel periodo fino alla fine degli anni cinquanta ci è stata raccontata dai padri e fai nonni,non c’è bisogno di andare oltre.

Così,e questa dovrebbe essere arci risaputa, nella Grecia del 1942 tutto ciò che si poteva mettere sotto i denti era stato requisito dai tedeschi : per la carestia morirono per le strade decine di migliaia di bambini che la Croce Rossa non poteva sfamare.

Fu chiamata FAME GRECA.

Si potrebbe andare avanti per migliaia di libri,ma è superfluo.

Perché quando si parla di terza guerra mondiale a pezzetti da una parte sai che i conflitti deflagrati in Ucraina e Palestina sono gravissimi per tutto il mondo,come sottolinea pure il Papa.

Però la terza guerra mondiale qui in Italia e in generale nel primo mondo non la percepisci nella sua miseria devastante ,inutile fare i militanti dei pazienti lo stato di guerra.

La guerra dei consumi,la bolgia della bulimia dei bisogni indotti ,lo spreco alimentare alla faccia di chi muore di fame senza guerra,non ti fa pensare ad una terza guerra mondiale.

Ti fa pensare all’ homo homini lupus e al piagnisteo moralista delle anime belle,e alla miseria vera di una nuova povertà di esclusione dai consumi.

Magari pronto per il Black Friday.

Ogni giorno è Natale,daiiii,per chi può.

Il problema è di chi non può

18.12 Filosofia- L’Anomalia selvaggia di Baruch Spinoza,secondo Tony Negri

Antonio Negri era un comunista spinoziano… ( così si definiva)

La sua ” Anomalia selvaggia- Baruch Spinoza 1980″,conteneva i suoi scritti sul filosofo ebreo di Amsterdam nato nel 1632.

Il libro edito da Feltrinelli uscì nel 1980 e mi interessò subito.

E’ bene ricordarlo perchè nell’Ethica more geometrico demonstrata, Dio sostanza infinita e la natura sono la stessa cosa.

Da qui per bene si intende ciò che ci è utile, per male ciò che ci impedisce di essere in possesso di un bene.

Bene e male quindi sono idee inadeguate dell’uomo, ma non esistono, tutto è intrinsecamente necessario. Anche la rivoluzione comunista, quindi, era per Negri intrinsecamente necessaria in modo immanente.

Poi il passaggio dall’arma della critica alla critica delle armi fu meno metafisica, ma rozzamente empirica, Cattivo maestro è banale, un luogo comune, ma maestro per me non è mai stato.

E infatti rimasi in Lotta Continua fino alla chiusura del giornale.AMEN,sentite condoglianze

Post da me scritto in Conversazione con Adriano Sofri il 17.12. 2023

15.12 1969 – 15.12.2023 Chi ha “suicidato” Giuseppe Pinelli?

Lo ha detto convintamente il sindaco di Milano Giuseppe Sala, martedì 12 dicembre alla commemorazione delle 17 vittime della Banca dell’ Agricoltura: ” siamo ancora alla ricerca della verità”.

Con un governo così,con quelle ipocrite facce da”il fascismo del ventennio non c’è più”, noi abbiamo sempre pensato che quell’ Italia stragista dall’ anima nera è stata fermata solo dalla mobilitazione antifascista.

E senza retorica,senza ” c’eravamo tanto armati”, con quella semplicità profonda che contraddistingue la libertà vera senza enfasi,possiamo dire che Giuseppe Pinelli era un uomo mite,coerente forte,che per me è tutto quanto si può desiderare dal prossimo.

Non poteva confessare di aver messo una bomba,non poteva rinnegare la sua fede nell’ anarchia.

Era innocente, ma per la sua morte nessun colpevole.

Lo ricordiamo, e lo commemoriamo come esempio di militanza antifascista,e rivoluzionaria.

Mi rimane un ricordo fra i tanti di quel periodo.

All’ inizio degli anni settanta in corteo andammo verso la Questura.

In via Fatebenefratelli si fermavano le auto,si chiedeva agli automobilisti di abbassare il finestrino, si dava loro un fiore,che avrebbero dovuto lasciare cadere davanti alla Questura.

Fummo caricati dalle forze dell’ ordine,guidati da ex repubblichini.

Vannacci e il suo diritto all’ odio,la cultura inquinante razzista e fascista di oggi, il negazionismo verso le stragi…non ci devono fare paura.

Pino Pinelli è con noi.

Un abbraccio alla famiglia e un grazie.

Ciao Pino

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