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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

26.7 1944 Quando i sovietici misero i nazifascisti in fuga, c’erano pure gli ucraini…..

I NAZIFASCISTI IN FUGA

Alla fine del 1943 i russi avevano compiuto un passo decisivo per la liberazione dell’Unione Sovietica dai criminali nazisti.

Fra i primi di settembre e ottobre l’Armata Rossa in Ucraina aveva compiuto una grande impresa. La barriera del fiume Dniepr era stata superata dalle migliaia di soldati che con zattere di fortuna, barche e barchette erano riusciti a superare il grande fiume.

E poi, come abbiamo visto, il 6 novembre Kiev era stata riconquistata.

All’inizio del 1944 la situazione morale dell’esercito tedesco era disperata. Mai come in quel momento era convinzione generale che la guerra fosse perduta e che la fine delle sofferenze, invece, fosse ancora lontana.

Dopo il fallimento dell’operazione Cittadella, d’altronde, il fronte orientale con i suoi infiniti spazi era diventato l’ossessione di Hitler. Affrontare il terzo inverno di guerra in Urss sulla difensiva e credere ancora nella vittoria finale, a quel punto era un atto di fanatismo e di misticismo nazional – socialista.

Hitler, però, riponeva ancora estrema fiducia nella supremazia tecnologica tedesca che aveva permesso di elaborare il carro armato Panther e riteneva che il soldato tedesco, se ben guidato dal suo genio e non certo dai suoi generali, fosse un Superuomo invincibile.

L’Armata Rossa, però, che continuava a ricevere cospicui aiuti dall’Occidente, aveva raggiunto una supremazia sulla Germania incolmabile in breve tempo.

Il Fṻhrer, poi, aveva dovuto accettare due grandi Stati maggiori: l’Okh, (Stato Maggiore dell’esercito), agli ordini del generale Zeitzler sul fronte russo, l’Okw, (Alto comando delle forze armate), del generale Keitel su tutti gli altri fronti.

La questione dell’offensiva russa nell’inverno del 1943 – 1944 che si sviluppò sulle due ali dello schieramento sovietico, nel Nord presso Leningrado e Novgorod, nel sud in tutta l’Ucraina, assumeva per i nazisti un’ulteriore minaccia che diventerà terrore nel 1945.

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Quando Stalin aveva promesso di trasformare l’Urss in un campo di battaglia non aveva di certo fatto retorica, ogni aspetto della vita quotidiana era stato trasformato, gli operai dovevano lavorare sessantasei ore alla settimana, tutto era stato subordinato alla produzione di armi o rifornimenti per l’Armata Rossa.

Ora si trattava di attuare la riconquista, ma anche la vendetta spietata contro coloro i quali avevano trattato i russi come subumani:

“Göring, circa nello stesso periodo, si lamentò con Ciano di casi di cannibalismo fra prigionieri russi, aggiungendo ridendoci su, che adesso stavano un po’ esagerando, avevano mangiato persino una sentinella tedesca! La politica di Hitler, nel periodo prima di Stalingrado mira chiaramente a dimostrare la natura d’Untermensch dei russi, riducendoli precisamente al cannibalismo.

  • Quando noi gli gettammo un cane morto seguì uno spettacolo da far vomitare. Strillando come pazzi, i russi si gettarono su quell’animale, facendolo a pezzi con le mani nude (…) Si cacciavano in tasca le budella, una specie di razione d’energia”.

Cfr.A. Werth, op.cit.pag.684

Nel 1944 l’Armata Rossa riconquistò le zone occupate dai tedeschi e verificò cosa questi avevano fatto alla popolazione civile. I prigionieri tedeschi e tutti quelli che capitarono sotto il dominio dell’Armata Rossa pagarono il massacro dei nazisti.

23.7 Il sogno comunista:strano miscuglio psicologico di entusiasmo e terrore” v.Erofeev

Una definizione di comunismo questa,trovata per caso leggendo un lungo articolo di Victor Erofevv su La Lettura del Corsera.

Si riferisce alla figura di Molotov che Victor Erofevv, scrittore russo nato nel 1947 a Mosca e poi espulso dall’ Unione Sovietica ,scrisse ricordando  le sue vacanze con lo zio Slava,appunto Molotov.

Il quale messo in pensione da Krusciov nel 1962 mai rinnegò i milioni di morti fra i contadini per la grande collettivizzazione degli Anni Trenta e le sanguinarie purghe del 1937.

Uomo mite,silenzioso fu di fatto il numero due del partito fino alla morte di Stalin,che aveva cominciato a sospettare di lui nel dopoguerra e lo aveva costretto a divorziare dall’ amata moglie,considerata inaffidabile dal “meraviglioso georgiano”.

Il totalitarismo divorava i suoi devoti e fedeli servitori con la convinzione,in Urss,che un altro mondo era possibile.

D’ altronde Vladimir Putin,il più anti leninista di tutti non disse forse che ” restaurare il comunismo è da pazzi,ma non averne nostalgia è da senza cuore?”

Paura ,terrore anche esistenziale,ma convinzione che la tragica necessità del comunismo abbia comportato per un istante l’ entusiasmo che al mondo non si è mai soli,anche se si è proletari.

Alibi per non credere che qualsiasi religione scritta dall’ uomo comporta fede cieca,fanatismo acritico,vocazione al massacro purificatore ?

A noi che siamo i posteri  di una sentenza che ci accompagna da tutta una vita, la consolazione che la storia del movimento operaio non fu solo stalinista.

Perché è certo che il comunismo fu una forma di eresia religiosa,

19 – 20 luglio G8-/ Carlo Giuliani,sempre con te,non è solo un ricordo, è un grido di libertà

20 luglio 2001. Una delle pagine più luride della storia repubblicana.

Alcuni autori di quella macelleria messicana,oggi sono ancora al governo,Lega,Forza Italia,An – Fratelli d’ Italia.

Qualcuno è morto,quello che si preoccupava delle mutande stese ai balconi nel Giorno del G8.

Oltre a Carlo Giuliani,oltre ai torturati di Bolzaneto,ai massacrati della Diaz,alle prove false delle molotov introdotte nella scuola,agli insulti e diffamazioni su un ragazzo ribelle di quella porcheria, lì iniziò il massacro di una meglio gioventù che voleva essere se stessa.

La colpa di un insurrezione fallita fu dei black Bloc,degli anarchici,delle teste calde che infestano il mondo della legalità borghese.

Le idee radicali non si processano,meglio non si processavano .

Su quei giorni di Genova,nei quali nel nostro paese furono abolite le libertà democratiche( secondo ONU), sono state scritte migliaia di pagine,sono stati girati documentari,film…

Uno,due,tre viva Pinochet,si dicevano le forze dell’ ordine per telefono.

Mi sono fatto a piedi da Genova a Quarto per evitare retate,manganellate,ma soprattutto calci in faccia da parte dei dirigenti Digos ……

Noi,credo sia giusto dire noi,vorremmo ricordare Carlo Giuliani,in quel silenzio che accompagnò un dio prima della creazione del mondo.

ciao Carlo abbiamo ancora bisogno di te

I

Trump a centimetri dall’ aeroporto con dedica: God bless Amerika..

È già tornato in pista il miliardario golpista Donald Trump.

Un centimetro in più o in meno, saremmo qui a parlare di un altro film:guerra civile in Usa,crollo delle Borse,sospensione delle elezioni in Usa,crollo dell’ economia globale come nel 2008.

Quanti movies americani rievocano questi scenari?

In un film di Quentin Tarantino il cervello di Trump sarebbe schizzato sul viso di un bambino con palloncino.

In Oliver Stone la scena al rallentatore avrebbe evidenziato il ” fight”di Trump con il pugno chiuso.

Qualcuno ha detto che Trump è stato sparato,ma Biden è morto.

Ma la macchina della strage infinita di bravi studenti bullizati, che solitamente sparano su colleghi e professori come succede da qualche decennio,visto le cento e passa  milioni di armi in circolazione,ha prodotto uno spettacolo da fare impallidire la società dello spettacolo di  Guy Debord.

Ma è tutto vero,tutto autentico, è successo veramente, in un continente che è sempre stato il sogno quasi metafisico della democrazia.

Invece è una democrazia complessa,fragile,multietnica, se si pensa che lì c’è il mondo:le vittime dell’ imperialismo,del colonialismo vs.i nativi, i discendenti di schiavi e schiavisti,i carnefici  del comunismo,ma anche i discendenti di quelli che morirono sulle spiagge della Normandia.

God bless America come nel finale del Cacciatore di Cimino: lì però il  cervo meritava un colpo solo.

È vero che i bolscevichi persero le elezioni vs.i menscevichi e poi vi fu la rivoluzione.

Ma il Trump che ha perso le elezioni non ha mai accettato il verdetto delle urne, perché è sembrato amare la violenza dei bianchi su tutto,soprattutto su neri,messicani,latino -americani,minoranze.

In questo caso l’Europa è lontana,secondo me: non c’ è complotto,regna il caos ,trionfa lo spettacolo,e alla fine è arrivato pure il Marine.

15.7 Trump: chi semina vento,raccoglie tempesta….

Mondo mediatico sotto choc per l’ attentato a Donald Trump:attentatore ucciso,un morto e due feriti fra i supporters del comizio in Michigan…non manca niente nell’ estate del 2024.

Le analisi sono premature e sinceramente sono cose più grandi di noi (di me sicuro).

Basta pensare che Mosca parla di servizi segreti ucraini, mentre a Gaza Netanyahu manda a quel paese la Casa Bianca e le trattative con Hamas con una strage biblica, orribile, di 90 morti.

Si dice che negli Usa la contrapposizione fra democratici e repubblicani sia sull’orlo di una civil war: dopo il fallito golpe a Capitol Hill delle forze più reazionarie del paese, l’ assoluzione di Trump,la delegittimazione reciproca dei candidati,fa dire che la nazione americana sia spaccata in due più che ai tempi del Vietnam.

Divisa non in avversari,ma da nemici esistenziali pronti a combattersi.

Certo che la storia è perfida e non fa sconti.

Trump fautore di un mondo privatamente armato, e pronto a difendere la proprietà a colpi di winchester, è stato oggetto di un attentato di un cecchino di 20 anni,pare repubblicano e dotato di fucile di precisione.

Il sangue versato gli permetterà di partire favorito per le elezioni  di novembre alla presidenza.

Putin sarà contento,Netanyahu pure dato che l’ ambasciata Usa è stata trasferita a Gerusalemme da Donald,tutta la destra europea anti Usa anche, perché il ventilato isolazionismo americano di Trump sulla guerra in Ucraina tornerà comodo ai filoputinismi.

Novembre però è lontano.

E non si sa come possa finire da nessuna parte, né in Palestina, né in  Israele, né in Russia: in Italia comunque vada in Usa, non cambierà molto,credo.

La semina dell’ odio verso migranti,ecologisti,famiglie arcobaleno,neri,il suprematismo bianco di Trump, il suo odio verso la sinistra,ha nel generale Vannacci  il suo ambasciatore antieuropeista, presso l’ Internazionale nazionalista para –  fascista  di Trump e Putin.

E finalmente Meloni con Trump avrà acquisito lo zio d ‘Amerika.

Il senso di un  perenne conflitto globale fra dittature violente e democrazie liberali in crisi,si pensa sara’ il futuro prossimo di una nuova guerra oltre le ideologie del secolo breve.

(Anche se l’ ideologia della estrema destra è uscita dalle fogne in Europa e America).

Sperando non sia nucleare.

12.7 Ucraina: da quando si sta con Golia vs.Davide?

La Resistenza alla prevaricazione del più forte,alle ragioni delle armi,alla guerre nazionaliste e imperialiste ha visto sempre la sinistra storica stare con l’ aggredito

Invece in Ucraina per un’ opinione pubblica unica in Europa,quella italiana  pure de sinistra,stare con Putin è state dalla parte del bene contro il Male.

Ora poi che lo Zar avanza l’ “arrendetevi ucraini nazisti” , perché se voi aderite alla Nato c’è il pericolo di una guerra atomica chiude ad ogni possibilità di dialogo.

Il blocco russo- cinese- nordcoreano -iraniano   è l’ utopia di un nuovo mondo di repressione e terrorismo compatibile con la vendita di limousine?

Difficile non essere stanchi della guerra.

Lo erano pure gli inglesi e gli americani che nel 1945 stavano vincendo la seconda guerra mondiale.

Non parliamo dei sovietici, quindi anche degli Ucraini, che avevano vissuto terrore e morte dallo stalinismo degli anni venti  al 1945. e oltre.

La stanchezza di oggi viene rinfacciata a tutti coloro che sostengono la causa della resistenza del popolo ucraino.

” L’avevamo detto, dicono i Travaglio i Santoro, i Diba, etc non era possibile sconfiggere la seconda potenza mondiale, bastava accettare le proposte di Putin dopo una settimana di guerra. e non mettersi al servizio della Nato e degli Usa”.

Quella di Putin,che voleva pure uccidere  Zelensky bombardando il Palazzo presidenziale,non era un’ offerta di pace.

Era semplicemente l’ elenco della spesa dei territori conquistati e annessi.

Achille Occhetto, più saggiamente, in un talk televisivo, ha proposto un referendum vero controllato dall’Onu su Donbass e Crimea,non certo quello farlocco organizzato dallo zar.

. Altri analisti parlano di soluzione coreana da 38 parallelo, si ritorna in pratica ai confini ante 2022, la Crimea però rimane a Putin. Almeno così ho intuito.

Continuare a chiedere armi all’Occidente per miliardi per seguitare una guerra persa, dunque, è da irresponsabili: si foraggiano i trafficanti di armi, si riempiono i cimiteri ucraini e russi.

Tutto è giusto, ma estremamente grottesco, secondo me.

Non ci si chiede se il popolo ucraino sia disposto dopo tanti sacrifici a cedere una parte del proprio territorio all’aggressore,non ci si preoccupa della visione nazionalista e imperialista della cricca di Mosca,oligarchi mafiosi. miliardari.

Zelensky, bello o brutto che sia, vuole trattare da rapporti di forza, è dalla parte dello stato di diritto,l’Ucraina ha ridato alla Russia l’arsenale nucleare. Da un punto di vista morale ha già vinto la guerra con una resistenza eroica-

Ora che poi avrà altre armi dai paesi Nato diventerà finalmente l’ ebreo da uccidere.

Per fare finire una guerra bisogna perderla,notava George Orwell sull’ occupazione del Vietnam da parte della Francia.

Per Zelensky e popolo ucraino non può essere la stessa cosa.





Philo- “Parlare con gli altri era diventato un esercizio troppo faticoso”( A. Manzini, Elp)

È il vicequestore Rocco Schiavone che pronuncia una frase che non e’ per niente offensiva verso il genere umano.

Se profuma di depressione e ‘perché psichicamente il dialogo che si va trasformando in vana chiacchiera, visto l’ uso social della parola, fa ritenere che l’ eterno ritorno del tutto,sia l’ eterno ritorno del nulla.

Non con tutti ,chiaro.

È un piacere parlare con chi è consapevole della miseria umana, con chi è consapevole dei propri privilegi,dei propri doveri, così da considerare l’ analisi foriera di volontà dialogica sui propri diritti.

Ma intavolare discorsi qualsiasi per argomenti anche seri, prevede un impegno non indifferente,tutto sa di già detto ,dato ,fatto,udito etc.

Se ti accontenti dell’ arte della persuasione sofistica,essenziale per la politica,allora puoi parlare in libertà sostenendo la tesi e l’ antitesi per non scontentare nessuno.

Se no dietro le parole non è difficile scoprire il vuoto,la mancanza di tensione ideale ,la voluntas di comunicare il proprio ego.

Quando poi non ti viene niente da dire, gli altri,diventano la ggente,il generone,il popolo bue,il popolo somaro,i pecoroni,gli eterni ignoranti,i finti tonti,la razza padrona ,insomma si parla a vanvera per dire cose che dici tutti i giorni.

La fatica non è restare muti,la vera fatica,davvero esistenziale, e’ non controbattere al qualunquismo imperante della mondanità pressappochista.

Parigi val bene..la desistenza: Le Pen sconfitta,Melenchon vince,Macron terzo

Enrico di Navarra abiurò il protestantesimo ugonotto per il cattolicesimo, diventando Enrico IV, sostenendo che Parigi” val bene una messa “

Insomma per fare il re di Francia la conversione al cattolicesimo fu necessaria anche per contrastare l’ espansionismo spagnolo  di Filippo II.

Melenchon e Macron hanno accettato un voto di desistenza che di fatto ha  banalizzato lo sfondamento dell’ estrema destra all’ assemblea legislativa, per il dispiacere di Putin e dei suoi seguaci para fascisti in Europa.

La Le Pen non solo non ha vinto, ma ha perso pesantemente,  altro che maggioranza assoluta.

Quindi  non può governare in nessun modo,il  nuovo Fronte popolare e Macron si sono turati il  naso in senso montanelliano per  battere gli eredi del   fascismo.

Votazioni  liquide,ideologie in libera uscita ,i portatori di  sciagure hanno sottostimato l’appello alla tradizione laicista e repubblicana francese progressista.

Insomma qualcuno ha ancora un cuore antifascista.

Quello che non è avvenuto in Italia nelle elezioni del 2022.

Anche se Massimo Cacciari,(come i giornali di destra), con la sua ormai ben nota ambiguità concettuale del senno di poi, si è schierato  contro le  ammucchiate francesi e italiane di sinistra, ora avrà capito che il bla bla bla del ” è tutto sbagliato è tutto da rifare”,denota pavidità e calcolo.

L’ Ulivo che teneva insieme Mastella da Ceppaloni a Bertinotti era un ammucchiata certo, che riusci’  però a battere Berlusconi,suicidandosi poi con una partitocrazia  becera e settaria.

Si  ricorda inoltre, così per divagare, che il Fronte popolare in Spagna nel 1936  andava dalla Colonna Durruti ai liberali di sinistra.

E pure il Fronte popolare di Leon Blum degli anni trenta ha visto liberali e comunisti insieme.

Ora dopo le tranvate di Londra con la vittoria Labour e di Parigi con il Fronte popolare, la estrema destra della Meloni,Salvini,Le Pen,Orban potrebbe aver esaurito la fase della costruzione del Reich millenario reazionario con libere elezioni

E infatti si è divisa fra patrioti per l’ Europa ( Orban,Salvini) con programmi razzisti,xenofobi,nei fatti fascistoidi e la Meloni,rimasta spiazzata dal risultato francese e pronta ad aderire al Ppe per parare il colpo.

Per questo la  Meloni fara’ di tutto per cambiare la Costituzione con il premierato.

Intanto in Francia il rosso della tradizione gauchista ha rimesso le carogne nelle fogne.

Ma governare per il fronte antifascista sarà cosa ardua,quasi impossibile in Francia:ma Melenchon sembra deciso a formare un governo a breve.

Grande confusione sotto il cielo,la situazione è come vi pare e piace.

5.7 Le malefatte di un criminale di guerra, che fece cose buone……

Brano tratto dall’ ebook 1943 “L’ Asse si spezza,la guerra è persa”di Pierluigi Raccagni completamente gratuito dal 5 al 9 luglio

1943 CENTOMILA GAVETTE DI GHIACCIO

Al momento in cui si scatenò la grande offensiva invernale russa, l’8a Armata italiana era schierata sulla sponda del Don, fra la 2a Armata ungherese e la 3a Armata romena.

Il dislocamento era così concepito procedendo da nord a sud:

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  • corpo d’Armata alpino, (divisioni Tridentina, Julia, Cunense e divisione fanteria Vicenza);
  • 2° corpo, (divisioni Cosseria e Ravenna); 35° corpo, (divisione Pasubio); 29°corpo, (divisioni Torino, Celere, Sforzesca sotto il comando germanico).

Come abbiamo visto in precedenza, le forze italiane non potevano resistere alla massa d’urto dell’Armata Rossa.

Il mattino dell’11 dicembre i sovietici attaccarono le posizioni tenute dalla divisione Ravenna, il 13 riuscirono a infiltrarsi nella zona di Novaia Kalitva. Ma è il 16 dicembre il giorno in cui arrivò il colpo decisivo perché le truppe sovietiche sbaragliarono le posizioni.

Gli italiani, per quanto dotati di coraggio da vendere, non potevano resistere alle truppe siberiane equipaggiate per il freddo e dotate di armamento pesante.

Con poco carburante e poco cibo le divisioni si ritrovarono in mezzo ad un mare di neve in balia del freddo, del ghiaccio, della fame e delle quattro divisioni corazzate sovietiche.

Non c’era, infatti, da parte italiana un disegno strategico di ritirata: il vuoto creato nello schieramento dell’Asse sul Don da parte dei sovietici, non poteva essere colmato da nessuna divisione.

Così ci fu un “si salvi chi può”, che comportò la lunga marcia verso Occidente, attraverso la pianura russa gelata che durò dal 25 gennaio al 3 marzo del 1943.

L’interminabile fila di uomini semicongelati, con le coperte in testa per proteggersi dal freddo, con i visi incrostati di ghiaccio, tallonati senza sosta dal nemico con mezzi corazzati, sarà l’emblema della fine del fascismo. Sarà l’esempio determinante che un Grosso Caporale con retorica, demagogia, superficialità, criminalità, aveva mandato al massacro 200.000 uomini senza nemmeno sapere cosa fare per ritirarsi.

E poi c’erano i rapporti fra tedeschi e italiani, che in Russia avevano raggiunto il minimo di collaborazione e il massimo di disprezzo reciproco.

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Non bastava più l’efficienza tedesca ad affascinare i soldati italiani sbrindellati e con le scarpe di cartone, la politica di genocidio dei nazisti aveva nauseato gran parte delle truppe e degli ufficiali, anche se qualche battaglione di fascisti aveva avallato la politica del terrore contro i bolscevichi.

I tedeschi prendevano gli italiani per sfaticati, per perdigiorno inconcludenti, per ladri.

Gli italiani dicevano dei tedeschi, “i soliti porci”.

Tutti i peggiori luoghi comuni, insieme alle immancabili mezze verità erano usciti dalle trincee dopo lo sfondamento sovietico delle linee italiane.

E nelle alte sfere le frecciate fra le parti certamente non mancavano.

Quando il ministro degli esteri si recò a Rastenburg incontrando Walter Hewell, uno degli intimi del Fṻhrer, e gli chiese se la nostra Armata avesse avuto molte perdite gli fu risposto: “No, nessuna, perdita, stanno fuggendo”.

“Come voi a Mosca l’anno scorso”, fu la risposta.

“Esattamente”, chiuse Hewell, dimostrando comunque poca fiducia nella vittoria finale.

I sovietici superarono a nord la colonna in ritirata.

Per evitare un ulteriore accerchiamento, gli italiani dovevano camminare con marce di trenta – quaranta chilometri e con temperature che raggiungevano i quaranta gradi sottozero.

I tedeschi, a questo punto, non capivano come mai gli italiani trovassero ospitalità nelle isbe, con la popolazione pronta a dividere il proprio cibo e il proprio letto con quei disgraziati che camminavano per la steppa.

Da questi episodi nacque il mito degli” italiani brava gente” o meglio del “talianski karasciò, italiani buono”.

“Italiani buoni, tedeschi non buoni, morte ai tedeschi. Chi ha fatto la sacca questo ritornello lo conosce bene. Nell’isba del vecchio non c ‘era nulla da mangiare, almeno non vi trovammo nulla.

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Passammo all’isba vicina, la porta ci fu aperta da un bambino.

Entrammo.

Attorno ad un tavolo seduti c’erano cinque o sei tra donne e bambini. Stavano mangiando. Ognuno aveva in mano un cucchiaio di legno e con quello attingeva ad un’unica zuppiera posta in mezzo alla tavola.

Li vedo ancora sbalorditi con i cucchiai a mezz’aria, la zuppiera che fumava sul tavolo, tutti immobili e seduti e noi, il tempo di un attimo strappare loro di mano i cucchiai e cacciarli nella zuppiera e portare alla bocca la broda di patate in piedi fra loro seduti in una mano l’arma e nell’altra il cucchiaio che andava e veniva sbraitando”.

Cfr Egisto Corradi, in Enzo Biagi, La seconda guerra mondiale, op.cit n. 45, pag. 142

Italiani affamati rubavano il pane di bocca ai russi, prima però i soldati dell’Armir avevano diviso con i contadini il magro rancio che passava l’Italia dell’impero fascista: italiani e russi sembravano divisi, in realtà erano uniti dalla fame, dalle privazioni, dalla loro condizione proletaria e da tanta carica umana:

“(…) vi sono anche delle donne. Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge.

Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio.

Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano: le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto: E d’ogni mia boccata. Spaziba dico quando ho finito (…) la donna che mi ha dato la minestra è venuta con me come per aprirmi la porta e io le chiedo a gesti di darmi una fava di miele per i miei compagni. La donna mi dà il favo e io esco”.

Cfr.E. Biagi, La seconda guerra mondiale, op.cit. pag146

Quella subumana specie bolscevica, slava, mangiatrice di bambini non era poi così feroce, pensavano molti soldati italiani.

Ma il trattamento ospitale, generoso e per niente violento dei contadini russi, contrastava in modo radicale con l’arroganza e la violenza dei tedeschi, in particolare dei nazisti.

Il Duce, in questo senso, non aveva compreso proprio nulla.

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