L’ intervista rilasciata al Corriere della Sera qualche tempo fa al cardinale Gianfranco Ravasi,teologo,filosofo,intellettuale della Santa Sede, e’ una delle cose più semplici,sintetiche e belle che abbia letto negli ultimi tempi.
” se Cristo tenesse in piazza il discorso delle beatitudini,arriverebbe la Digos a chiedergli i documenti”..
Mi sembra che ci sia tutto il contrario di quello che legiferano i decreti sicurezza,di quello che sbraita Salvini,personaggio ogni giorno più malvagio contro i migranti anche se assolto nel caso Open Arms.
Cristo,ricordava Ravasi, e’ un personaggio che dà scandalo,che si circonda di ladri,prostitute,apostoli che poi lo tradiscono.
Sale sulla croce da sedizioso,terrorista,schiavo…
Ci si può fermare,qui.
La pretesa’ egemonia culturale della destra estrema davanti a queste semplici parole,estratte da una lunga intervista, ci fa comprendere quanto è siderale la differenza fra un pensiero pulito, e le porcherie dei rosari salviniani,del dio,patria meloniano,della spazzatura che viene buttata contro autentiche testimonianze di apertura,da una destra becera,ignorante e serva dei poteri forti.
Dopo che Fares Bouzidi alla guida di uno scooter è stato speronato dai carabinieri in via Quaranta a Milano, chi viaggiava con lui nel sellino dietro veniva sbalzato sul marciapiede : il 24 novembre così moriva Ramy Elgaml.
I carabinieri, che hanno inseguito i ragazzi per 8 chilometri, sono sotto indagine per vari motivi.
Il primo è che Bouzudi, il ragazzo che guidava ed è stato pure in coma,ha negato ai giudici inquirenti di non essersi fermato all’alt,di aver accelerato perchè senza patente, e che la collanina che indossava non era frutto di una rapina, ma era di sua proprietà: tutte accuse sostenute dai carabinieri.
Secondo un testimone oculare i carabinieri avrebbero cancellato le prove dello speronamento dello scooter sul suo telefonino:avrebbero così depistato le indagini.
Dei sei uomini della Benemerita arrivati sul posto dopo l’incidente, due sono accusati anche di favoreggiamento.
Insomma i ragazzi del Corvetto che secondo la Lega avrebbero messo a ferro e fuoco la città, avevano ragione a protestare per la morte del loro amico, scambiato per un delinquente, forse perchè non completamento inserito nella “razza” caucasica,essendo italiano di origine egiziana.
L’episodio ha messo in risalto la situazione delle periferie, che sono banlieu in potenza,non tanto per la violenza giovanile, quanto per la ghettizzazione dei giovani immigrati di seconda generazione.
Aprire un confronto con loro è il minimo della decenza.
Ma il neo fascismo imperante fa di tutto per additare al disprezzo tutti quei giovani che,come già detto,non sembrano italiani dai tratti somatici.
Il fascismo biologico è detto anche nazismo.
La famiglia giustamente ha chiesto di visionare tutti i filmati di quella serata, compreso quello di Mediaset che,ripreso da una gazzella, si ferma escludendo l’ impatto.
Goebbels e la propaganda nazista parlarono di 250.000 morti per il bombardamento di Dresda.
In realtà da recenti studi sulla Germania in fiamme i morti accertati furono 25.000,ad Amburgo nel 1943 oltre quarantamila,ma Dresda fece più notizia.
Ma per quanto riguarda le purghe,la collettivizzazione attuata da Stalin in Ucraina le cifre sono precise.
.Quelle fornite da Timothy Snider in terre di sangue parlano di 3 milioni di morti solo nel biennio 1932 1933,i contadini kulaki furono sterminati
Oggi si cerca di torturare i numeri,farli parlare ed è meglio così piuttosto di negare l’ evidenza di genocidi,olocausti, crimini di guerra nominalismi vari da processo di Norimberga e diritto internazionale.
Sempre la quantità dei morti decide della qualità della guerra: sono tutte guerre sporche,la politica usa le vittime a piacimento per minimizzare le carneficine del proprio Paese o per enfatizzare le carneficine del nemico.
La guerra è l’ arte dell inganno,sempre e comunque.
Detto questo usare il bilancino del farmacista per vedere chi in guerra è il meno sanguinario diventa gioco da salotto.
Quando si afferma,ad esempio, che Guido Viale e Montanari vogliano usare il milione e passa di vittime fra morti e feriti della guerra Ucraina Russia, per ribadire che gli ucraini dovevano arrendersi, quando i morti erano compatibili con il “buon senso”,si dice una castroneria qualunque sia la verità.
In Vietnam ad esempio ,morirono 58.000 americani e due milioni di vietnamiti.Zio Ho doveva fermarsi prima?
Io so solo che Putin e il filosofo Dugin,Trump e Steve Bannon,hanno fato il via ad un internazionale nera,ad una visione illiberale della società che non si vedeva da anni e che spaventa il mondo come ha ricordato la filosofia Braidotti dell’ Università di Utrecht.
Un’ ultima osservazione: a Bucha i russi massacrarono i civili e poi,con il supporto anche di compiacenti giornalisti de sinistra alla Tony Capuozzo, il Cremlino dichiarò che lo spettacolo della morte era made in Ucraina.
A proposito.
Nel 1941 durante l’ occupazione nazista della Bielorussia Himmler ordinò di raccogliere i bambini che chiedevano pane nelle strade e metterli sui camion pronti al loro gasamento con monossido di carbonio.
Un bimbo disse al nazista: ” non mi picchiate,non mi fate del male,sul camion ci salgo da solo”
Chissà se domani in piazza Fontana qualche politico “intellettuale”di destra, organico al governo Meloni, dirà che la strage della Banca dell’ Agricoltura era fascista, in combutta con servizi segreti deviati dalla guerra fredda e dall’ anticomunismo.
Non credo.
Perche un conto è fare passerella alla prima della Scala facendo le veci del capo dello stato,un conto venire in piazza a ricordare che lì vicino, in piazza San babila, bivaccavano i fascisti che indicarono Valpreda e Pinelli come esecutori della strage del 12 dicembre 1969,con il concorso del Corriere della Sera e giornali padronali che fecero cassa di risonanza della reazione.
Dagli all’ anarchico,dagli al comu ista,dagli agli operai che nell’ autunno e inverno del ’69 si erano rivoltati contro la democrazia malata e reazionaria che vedeva nell’ emancipazione della classe operaia e del proletariato il comunismo della rivoluzione d’ ottobre.
Dopo 55 anni nessun colpevole materiale.
Ma noi ci saremo
Siamo convinti che difficilmente sapremo i nomi degli esecutori materiali ,come quasi in tutte le stragi d’Italia di marca fascista,neo fascista.
Ma vogliamo ricordare le vittime innocenti ,i nostri morti con dolore,ma anche con la consapevolezza che siamo dalla parte giusta.
Il solito rapporto del Censis ( n.58) che fotografa il Belpaese di Petrarca e ‘come sempre spietato,critico e quasi senza speranza.
Un italiano su tre non sa chi è Giuseppe Mazzini, e ‘ostile verso i migranti per il 60 per cento, si sente insicuro quando i reati sono diminuiti,non fa figli,per l’ 85 per cento non crede all’ ascensore sociale che possa migliorare la propria vita,la povertà da lavoro riguarda il 27 per cento delle persone con salari da fame,ma il ceto medio galleggia sulla suprema virtù dell’ arrangiarsi.
I curatori dello studio parlano di Sindrome italiana che sarebbe, secondo me, l’ eterna coincidentia oppositorum.
Nel senso che abbiamo meno giovani laureati in Europa dopo la Romania,ma quelli bravi vanno a cercare un lavoro all’ estero,abbiamo il più alto debito pubblico del mondo,ma un risparmio privato superiore allo stesso debito,non sappiamo l’ anno dell’ unità di Italia,della Costituzione ,della rivoluzione francese ma fingiamo di essere esperti su tutto,su giustizia, sanità,scuola,COVID etc
L’ immagine è oscena,siamo in piena crisi industriale,ma il turismo è il nostro petrolio:il paese di Galileo sì ritrova sempre nella mozzarella, pomodoro e pizza?
Non è così dice il Censis.
Nonostante il sovranismo psichico,il furore di vivere,la malinconia diffusa, siamo il secondo esportatore d’Europa,il quarto del mondo sopra il Giappone.
Eppure siamo anche primi per volontariato,sempre cinici,scettici,ma con il cuore in mano.
Poi non dimentichiamo che il 20 per cento crede che gli ebrei siano padroni del mondo,che tutti i mali vengano dall’ Occidente senza sapere che cosa è l’ Oriente.
Politici grevi,leoni da tastiera,odiatori seriali,costituiscono il partito armato dall ignoranza e dal qualunquismo.
Insomma, dico io, la maggioranza silenziosa dei Meloni,Salvini,Mediaset,sta trionfando.
Ed è il trionfo della disuguaglianza, dell’ arroganza,della ricchezza buttata in faccia.
Guai però a generalizzare: se dovessero fare un sondaggio Censis in Germania,Francia,Inghilterra le cose forse non andrebbero meglio e i giovani sperano,avendo trovato una dimensione collettiva di valori e disvalori.
Brano tratto dall e book”1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbour guerra totale” di Pierluigi Raccagni gratuito dal 6 al 10 dicembre
1941. L’ESULTANZA DEI NAZI-FASCISTI
A Roma il Re Vittorio Emanuele III e il capo di Stato Maggiore Ugo Cavallero salutarono l’attacco di Pearl Harbour con soddisfazione; il ragionamento era semplice.
Se gli inglesi dovevano impegnarsi in una dura guerra contro l’impero giapponese sarebbe stata allentata la morsa sul Mediterraneo, con la conseguenza che era possibile l’invio di rifornimenti in Libia, dove Rommel aspettava rinforzi per la sua avventura verso l’Egitto.
L’unico a ragionare, come sempre, era Ciano consapevole che gli Stati Uniti avrebbero messo in campo tutta la loro forza.
La stampa tedesca e italiana, invece, esaltavano i giapponesi che erano stati vittime del presidente Roosevelt “padre della guerra”.
I nazifascisti ricordavano le provocazioni che aveva dovuto subire il Sol Levante da parte dei paesi anglosassoni, con la sottolineatura dell’embargo delle forniture di petrolio e acciaio.
Il Führer che da una parte aveva sempre disprezzato le virtù militari degli Stati Uniti, ma che dall’altra parte non volle mai coinvolgere gli Stati Uniti nella guerra, era ben conscio di che cosa volesse dire combattere contro Roosevelt: “Sebbene il grande successo dell’attacco giapponese contro Pearl Harbour avesse messo fuori uso le navi da battaglia americane che formavano il nucleo della flotta del Pacifico (mentre le portaerei che non si trovavano in rada si salvarono, andando poi a formare il nuovo nucleo della flotta del Pacifico), Hitler non riteneva che le capacità militari del Giappone in una grande guerra contro gli Usa
fossero tanto elevate da affidargli il compito di liquidare da solo gli Usa (…)
Decidendo perciò di dichiarare subito guerra agli Usa. Hitler scelse il male minore sulla base delle sue convinzioni circa il mutamento della congiuntura politica internazionale rispetto all’estate1941”.
Cfr. Hillgruber, op. cit. pagg. 102, 103
Un’ultima considerazione: così come i nazisti spianavano l’Europa e la Russia con l’accoppiata croce uncinata-Panzer, così i nipponici potevano contare sull’accoppiata disco rosso del Sol Levante-caccia Zero.
I caccia Zero, partendo dalle portaerei volute da Yamamoto, erano molto superiori ai caccia alleati disponibili in quel momento, tanto da poter coprire in piena autonomia 700 Km di volo.
Si pensi che i giapponesi nei primi mesi di guerra impiegarono solo 700 dei 1.500 aerei da combattimento di cui l’esercito disponeva.
I giapponesi e non gli italiani erano l’alleato migliore di Hitler.
I nipponici, nei primi mesi del conflitto, scatenarono una “guerra lampo” contro americani, inglesi e olandesi, che nulla aveva da invi- diare alla guerra lampo dei tedeschi in Europa nel 1940.
L’espansione fu rapida, brutale; si estese a Est nel medio Pacifico, a Sud verso l’Australia e a Ovest verso l’India.
I piani approvati il 6 settembre del 1941 furono attuati con precisione e determinazione.
Quando a Tokio pervennero i risultati dell’attacco a Pearl Harbour si diffuse un entusiasmo al limite del fanatismo.
La macchina da guerra nipponica, come si ricorderà, ora prevedeva: l’occupazione della Tailandia, lo sbarco in Malesia e la conquista di Singapore, la conquista di Luzon e la conquista dell’arcipelago delle Filippine, la conquista delle isole di Guam e di Wake, l’offensiva in Cina e l’attacco a Hong Kong.
Le operazioni iniziarono così con sbarchi di sorpresa in Malesia e con un preventivo attacco aereo contro le Filippine.
Secondo me non si può continuare a polemizzare per nominalismi abusati ed usati.
Il comunismo staliniano,che già Hanna Arendt denunciò per la carestia in Ucraina nel 1933 con uno scritto del 1953,nonostante ciò ha ancora fedeli e concettualmente cattivi tifosi in varie parti del mondo,compresa l’ Italia.
Il nazifascismo non ne parliamo. Eppure fascismo e comunismo sanno di secolo breve,non di terzo millennio targato Musk Trump .
Destra e sinistra sono superati, alla Grillo,è una scorciatoia puerile,comica e paracula.
Esiste una sinistra diffusa socialista,libertaria,socialdemocratica in economia,che è in crisi perché sappiamo che è difficile coniugare libertà e uguaglianza
L’estrema destra para fascista e l’ abito abitudinario della reazione,il suo contrario non è il progresso tout court,ma era la rivoluzione.
Oggi la rivoluzione è tornata a destra come controrivoluzione pure armata ( le guerre) contro le conquiste del movimento.
Croce ,cito a memoria,scrisse pure ” ciò che vive e ciò che muore in Hegel” ,ma la dialettica destra e sinistra non morirà mai.
Nonostante il grillismo,i rossobruni,gli opportunistietcetc
Brano tratto dall’ Ebook 1944 Assalto al Terzo Reich da tutti i fronti di Pierluigi Raccagni
1944 LA TRAGEDIA DI VARSAVIA
Giuseppe Stalin, finita l’operazione Bagration, chiese al generale Zukov se ritenesse che le sue forze fossero in grado di liberare la Polonia orientale e di raggiungere la Vistola.
L’assenso del suo migliore condottiero fu netta:erano pronti ad intervenire un altro milione di uomini, 2000 carri armati e 3.500 aerei.
Stalin a quel punto ordinò la presa di Varsavia e quindi l’accesso a Berlino.
Dopo aver conquistato Lublino il 23 luglio e Brest – Litovsk, dove nel 1918 fu firmata la capitolazione della Germania, il 25 luglio, mentre gli alleati occidentali erano finalmente riusciti a uscire dalle teste di ponte della Normandia, l’Armata Rossa giunse sulle rive della Vistola, il corso d’acqua gigantesco che taglia in due la città di Varsavia.
A Majdanek, intanto, il primo e più importante campo di sterminio, vicino a Lublino, l’Armata Rossa si rese conto, e documentò con foto ai forni crematori, come erano stati assassinati 30.000 ebrei e altre persone provenienti principalmente dalla Polonia e dall’Unione Sovietica.
La cultura tedesca targata Hitler – Himmler – Goebbels era penetrata nell’est con il suo rituale di sterminio: furono scattate foto di gigantesche pile di scarpe, capelli umani, macchine per tritare le ossa che sarebbero state usate per fertilizzare i campi.
La città di Lublino, invece, occupata dai sovietici il 23 e 24 luglio divenne nota in quanto sede di un governo sostenuto da Stalin.
Ricordiamo che in Polonia era iniziata la seconda guerra mondiale e che nelle terre polacche si era materializzato l’Olocausto.
Nel 1943 gli ebrei del ghetto di Varsavia, ridotti a larve umane dalla fame, dalle persecuzioni e dalla crudeltà dell’occupazione nazista, si ribellarono e furono trucidati con grande facilità da Stroop, Generale di Brigata delle SS, che con compiacimento scrisse in un rapporto “amministrativo” che alla fine delle operazioni 66.045 ebrei erano stati uccisi, sterminati e catturati.
“Finalmente, il 19 aprile 1943 il generale Stroop lanciava i suoi uomini all’attacco finale del ghetto: marciavano ai suoi ordini duemilanovecento uomini, di cui mille erano soldati della Wehrmacht, mille erano Waffen SS e agenti della Gestapo. (…)
Il compimento dell’azione era previsto entro tre giorni.
Di fronte a questa poderosa massa d’urto, decisa a entrare a tutti i costi nel ghetto, stavano poche decine di combattenti armati (…) cani poliziotto furono sguinzagliati in prossimità dei tombini; chi riusciva a salvarsi dai morsi finiva nelle mani delle SS.Il 6 maggio un reparto di Waffen SS fece irruzione nel rifugio dove si trovava il centro dell’organizzazione ebraica di combattimento. Tutti caddero sotto le raffiche compreso il capo (…)”.
Cfr.Antonio Frescaroli, La Gestapo, Milano 1967 pp. 573,4,5
C’erano quindi le premesse perchè l’Armata Rossa a Varsavia trovasse la spinta necessaria per la guerra totale al nazifascismo.
Ma non era così facile.
La Polonia, per l’Urss, era il paese più popoloso ai suoi confini, ma la popolazione, pur essendo antinazista, non scordava l’invasione da parte dell’Urss il 17 settembre del 1939, né poteva scordare il suo antisovietismo prima della guerra.
La resistenza polacca, infatti, si riconosceva nel governo in esilio di Londra, decisamente anticomunista.
Ma nel 1944, oltre all’Esercito nazionale di ispirazione decisamente nazionalista formato da ufficiali dell’esercito e da diversi partiti, si formò a Lublino, nel territorio occupato dall’Armata Rossa, un comitato polacco di liberazione nazionale, presieduto dal socialista di sinistra Morawski, che era una versione dell’Unione dei patrioti polacchi, sostenuto da Mosca.
Così, quando i sovietici arrivarono sulle rive della Vistola si trovarono di fronte ai nazisti che giocavano sulla divisione fra le forze della resistenza.
Le truppe sovietiche, in accordo con il Comitato di liberazione di Lublino, giudicato un governo fantoccio dal Governo polacco di Londra, si impegnarono a liberare la Polonia dai nazisti per farne uno stato libero e democratico. Ma quando scoppiò la rivolta di Varsavia, nell’agosto del 1944, Stalin non intervenne, passando così come “ il traditore del popolo polacco” che permise il massacro di 300.000 polacchi da parte dei nazisti.
Su questo punto la storiografia si divide in modo decisamente netto e radicale.
“Si è accusato Stalin di essersi deliberatamente astenuto dall’accorrere in aiuto alla popolazione di Varsavia quando avrebbe potuto farlo. Non c’è niente di strano nell’accusa, dal momento che i sovietici e il governo di Londra erano già praticamente in guerra fra loro e la sola ragione di Stalin per far finta che così non fosse era la necessità di mantenere buoni rapporti con gli alleati occidentali”.
Cfr. Calvocoressi op.cit. pag. 490
Nessuno mette in dubbio il cinismo di Stalin, bisogna però riconoscere che l’insurrezione di Varsavia non fu organizzata per aiutare l’avanzata sovietica, ma per prevenirla.