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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

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Esimio prof…

Ho sentito il prof.D’Orsi a  la Sette, l’ Aria che tira,che ha detto fra l’ altro, che radicali Calenda e associazioni ucraine hanno fatto pressione sul Comune perché la conferenza in oggetto non si tenesse .Mi risulta che in Russia,pure con Putin ,giornalisti,intellettuali,gente comune si prende tonnellate di anni di galera solo perché osano criticare Putin .Quindi,per essere coerenti, l’ esimio prof.dovrebbe pure fare una conferenza sulle libertà in Russia. Non si può, secondo me,piangere libertà in Italia,e censurare che nella magnifica Mosca la libertà non finisce solo in galera,ma pure nei cimiteri.

10.11 Spartizione dei Balcani fra  nazifascisti,miseria dell’ imperialismo.

Brano tratto 1941 operazione Barbarossa,Pearl Harbour guerra totale di Pierluigi Raccagni gratuito fino all’11 novembre

La spartizione dei Balcani avvenne nel seguente modo: la Jugoslavia cessava di esistere come stato. La Germania incorporava nel Reich la parte settentrionale della Slovenia, il controllo militare della Vojvodina e del Kosovo settentrionale, così come capitò alla Serbia, dove i tedeschi affiancarono funzionari al governo collaborazionista del gen. Milan Nedić.

L’Ungheria si assicurò la ricca regione danubiana di Bačka.

La Bulgaria occupò la Macedonia jugoslava e alcune regioni meridio- nali della Serbia.

La parte più vasta del territorio jugoslavo smembrato venne onorato del titolo di stato indipendente di Croazia. Qui entrava in scena l’Italia: il regno di Croazia venne affidato al Principe di Spoleto Aimone di Savoia, nipote del re Vittorio Emanuele III. Il potere di fatto venne esercitato da Ante Pavelić, fascista noto in Italia dagli Anni Trenta.

Pavelić aveva avuto aiuti per il suo movimento degli ustascia.

Mise così in pratica una politica di genocidio contro serbi, comunisti ed ebrei. All’Italia, comunque, fu assegnato un ruolo significativo, ma non autonomo.

Furono ammessi all’impero fascista Lubiana, Zara, già italiana sin dalla prima guerra mondiale, alcune zone vennero aggregate nel governato- rato di Dalmazia, una striscia di terra fra la Slovenia e la Croazia fu accorpata al Regno italico. Mussolini, come è stato notato da più parti, anche se ottenne un bottino non disprezzabile, mise solo un piede nello spazio vitale a Est.

Il suo imperialismo debole lo vedeva relegato in una posizione subordinata anche nei Balcani, regione che il fascismo considerava naturale spazio di conquista se si pensa appunto, a Fiume, a Zara, alla Repubblica del Carnaro etc. Per quanto riguarda la Grecia, i nazisti l’attaccarono con ventisei divisioni di cui tre corazzate attraverso la Bulgaria, base di partenza delle operazioni. Una dopo l’altra le unità greche furono spazzate via.

7.11 L’IMPERIALISMO FASCISTA,dimenticato dai fascioleghisti

Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta,e book 1941  operazione Barbarossa e Pearl Harbour di Pierluigi Raccagni gratuito dal 7 all’ 11 novembre

  1. LA JUGOSLAVIA

Nella notte fra il 4 e il 5 aprile il ministro jugoslavo a Mosca fu convocato da Stalin.
Stalin in persona gli presentò, pronto per la firma, un patto di non aggressione fra lo stato slavo e la Russia sovietica.
Era troppo tardi e non se ne fece nulla.
L’esercito jugoslavo, naturalmente, non era attrezzato per una guerra contro i tedeschi, che erano al massimo della loro potenza.
È vero che contava 1 milione di uomini organizzato in 28 divisioni, ma gli aerei erano tutti antiquati, il materiale andava bene per le guerre balcaniche di venti anni prima.

Alle prime ore del 6 aprile 21 divisioni tedesche si trovarono pronte per l’attacco, 10 di queste erano corazzate.
Secondo alcuni storici l’esercito tedesco era all’apice della sua effi- cienza, molto più organizzato di quel 10 maggio del 1940 quando iniziò l’attacco a Occidente.
Il complesso di forze era appoggiato dall’aviazione di Göring.
L’attacco alla Jugoslavia, condotto dalla dodicesima armata di Wilhelm List, sostenuta dagli Stukas del gen. Wolfram Von Richthofen, aprì uf- ficialmente la campagna, mentre dall’altra parte sulla linea Metaxas, in Grecia, i tedeschi si lanciavano alla conquista di Salonicco.
Il bombardamento su Belgrado fu sconvolgente, un vero e proprio atto terroristico che causò oltre 3 mila morti.
La Jugoslavia, attaccata da più parti, non poteva che prendere atto che anche nel suo caso, come in quello della Polonia, l’entusiasmo popolare, lo stringersi a coorte erano sentimenti nobili, ma erano poca cosa di fronte alla macchina bellica nazista.


Gli italiani, sempre più avvoltoi e pronti a prendere le briciole dello strapotere nazista sul continente, avanzarono sul fronte albanese e cominciarono una nuova offensiva contro la Grecia grazie al gen. Ambrosio e alle otto divisioni schierate nella Venezia Giulia, nella regione di Zara e sul fronte albanese.
Mussolini finalmente riuscì ad avanzare congiungendosi con le truppe tedesche in Macedonia.
Si rovesciò in questo modo il postulato mussoliniano del primato della politica sulla prassi militare.
La vittoria militare italiana era di fatto una sconfitta politica per il fascismo che nei Balcani e in Grecia chiudeva definitivamente quella che doveva essere una guerra autonoma e parallela.
La guerra era subordinata ai nazisti per i rapporti di forza espressi dai due regimi nel primo anno di guerra.
Basta vedere, a proposito, come vennero spartiti i Balcani. Continua 10 novembre

5.11 Mai dire mai più……

Quasi ogni giorno incidenti sul lavoro di varia natura fanno rientrare l’ Italia degli italiani nell’ Italia che non vorresti, alla faccia della Zakharova che la vuole a pezzi perchè spende per sostenere l’Ucraina.

L’analisi della disgrazia trova unanime consenso: bisogna investire in sicurezza,bisogna assumere ispettori del lavoro,bisogna che ” andare al lavoro non sia come andare in guerra”.

Parlano i figli,le mogli,i mariti gli amici etc dicendo che non si può morire così.

Ma poi alla fine, sulla scorta di quello che una volta commentarono Papa e Presidente della repubblica, a fin di bene,arriva la chiosa finale “.

Quel “mai piu” che suona beffardo,falso,forse perche’ davanti a casa tua vi sono operai che stanno lavorando su un tetto privi di casco e cintura di sicurezza…

Uniti agli operai che muoiono sul lavoro,anche perché   sfruttati al nero,ci sono poi gli omicidi di donne di tutte le eta’, che subiscono parte di quell’universo  animale maschio, chiamato uomo.

Anche in questo caso il fenomeno , sviscerato in tutti i particolari, invita ad un” mai piu” che sa di speranza,ma che diventa un mal riposto sdegno su qualcosa    che ti lascia inorridito sui disvalori dell’ universo maschile.

E poi “mai piu’ “su tutto quello che succede di brutto sul globo terracqueo,dall’omicidio,al suicidio,alle guerre.

E qui e’ meglio stendere un pietoso velo sulla candidatura alla Santita’ di pacificatori missionari in ciabatte che senza guerra si sentono disoccupati.

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3.11 Stalin- ordine n.00447,uccidere tutti i nazionalisti ucraini

Gli ucraini nel 1941 accolsero i nazisti come liberatori pur di sottrarsi alla collettivizzazione forzata di Stalin.

Nel 1944 i nazisti,che consideravano gli slavi sotto uomini come gli ebrei,avevano lasciato morire di fame milioni di ucraini.

Ma secondo lo storico Terry Snider la riduzione alla fame degli ucraini da parte di Stalin risale alle due procurate carestie del 1933 e 1935: coi suoi tre milioni  e passa di morti, rimane una delle più orrende pagine della storia.

La deliberata e determinata volontà politica di fare dell’ Unione Sovietica un paese industrializzato richiedeva un’ agricoltura collettivizzata e quindi il controllo spietato e terroristico dei contadini.

Questa premessa serve a spiegare per l’ ennesima volta il perché gli ucraini non si fidano dei russi pienamente anche oggi.

Ci furono atti di cannibalismo come nello Stalag 306 vicino a Kiev

L’ accoglienza dei tedeschi come liberatori non fu perdonata da Stalin e Beria ,il nostro Himmler, come lo chiamava il padre di tutti i popoli.

Quando si parla di Ucraina si deve parlare di Resistenza ai nazisti,sterminio di ebrei ,ma anche di alcune deviazioni nazionaliste fasciste.

Che oggi hanno il due per cento dei consensi.

Molti di più ne hanno i fascisti italiani…..

31.10 storia – Montecassino: Italia drammatica…e vera

Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta,ebook 1944 Assalto al Terzo Reich da tutti i fronti di  Pierluigi Raccagni Completamente Gratuito dal 31 ottobre al 3 novembre

1944 MONTECASSINO

Era opinione comune da parte dei Comandi Alleati che se non si fosse conquistato il monte Cassino la campagna d’Italia sarebbe stata un completo fallimento.

Lo sbarco ad Anzio, iniziato il 22 gennaio, previsto come un movimento a tenaglia per costringere Kesserling a ritirare le sue forze da Cassino per soccorrere le unità tedesche appostate sulla costa tirrenica, per ora era fallito.

Il nuovo piano di Clark, che prese il via il 24 e il 25 gennaio con la 34a divisione americana dei Red Bulls di Ryder nel tentativo di creare una testa di ponte sul fiume Rapido, si era tramutata in una ennesima carneficina delle truppe alleate: solo le esperte formazioni di marocchini e algerini erano riuscite a occupare alture strategiche come il Monte Belvedere.

Alexander, che spronava di continuo Clark, che a sua volta spronava Ryder e i suoi Tori Rossi ad attaccare Cassino e la sua abbazia, a fine giornata rimaneva a dir poco deluso: i soldati americani, semiassiderati nelle loro trincee, il 12 febbraio furono sostituiti da reparti neozelandesi e indiani.

L’Abbazia di Montecassino, luogo di profonda spiritualità cristiana il cui monastero era stato fondato da S. Benedetto da Norcia nel VI° secolo, divenne così l’obiettivo principe dei comandi alleati, tutti concordi che il monte e la sua Abbazia fossero da conquistare assolutamente per poi prendere la strada per Roma.

Peccato che dal punto di vista militare l’obiettivo fosse completamente errato.

Anche se i mezzi di informazione inglesi e americani avevano più volte fatto intendere che il monastero era stato attrezzato dai tedeschi come un presidio zeppo di armi e come un posto di

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osservazione delle truppe nemiche, di tedeschi dentro l’Abbazia non se ne trovavano.

Fin dal 4 ottobre del 1943 i tedeschi avevano avvisato i padri benedettini che Cassino e la sua Abbazia sarebbero rientrati nella sfera degli obiettivi militari da parte alleata.

I probi comandi tedeschi, timorosi che i tesori artistici fossero distrutti, avevano evacuato tutte le opere consegnandole al Vaticano, che ringraziò per l’iniziativa.

I nazisti, che in Europa erano fra i ladri di opere più abili nei paesi occupati, e che portavano in Germania al maresciallo dell’aria Göring le perle della civiltà occidentale, in questo caso agirono con grande intelligenza ottenendo un doppio risultato.

Il primo era quello di sfatare che i nazisti erano dei criminali senza interesse per l’arte, (Hitler d’altronde era stato un pittore di acquarelli), il secondo era un modo indiretto per trarre gli Alleati in un tranello.

I comandi alleati avevano fatto questo ragionamento: se i tedeschi hanno evacuato l’Abbazia dai tesori antichi vuol dire che l’hanno occupata con mitragliatrici, bombe, cannoni etc.

Il puerile ragionamento toccò anche la sensibilità di Bernard Freyberg, noto generale, nato inglese e cresciuto in Nuova Zelanda, entrato nella guardia imperiale; con grande determinazione si convinse che non rimaneva che bombardare l’Abbazia.

Non che Freyberg fosse impazzito, perché gli Alti comandi, fra incertezze e titubanze, sposarono la tesi del bombardamento, confermando che i tedeschi si facevano scudo del luogo sacro.

La mattina del 15 febbraio più di 200 apparecchi, di cui 22 fortezze volanti, vomitarono sul monte e sull’Abbazia un inferno di bombe ad alto potenziale colpendo il monastero, le case e pure la popolazione civile italiana che non si era mossa dalla montagna.

La controffensiva di terra che scattò dopo il bombardamento da parte alleata non diede alcun risultato pratico, perchè i tedeschi, ben riparati fra le macerie del monastero respinsero gli attaccanti con una certa facilità.

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Fu lo stesso Kesserling a fornire il senso di quell’ inutile bombardamento:

“Il 15 febbraio fra le ore 9,30 e le ore 10, parecchie ondate di aerei quadrimotori da bombardamento anglo – americani hanno lanciato numerose bombe sull’Abbazia di Montecassino (…) il comando nemico afferma che l’attacco ha permesso di annientare le truppe tedesche che si trovavano nel convento e di distruggerne le opere difensive e lo dichiaro esplicitamente a questo proposito:

l’affermazione che l’Abbazia fosse stata trasformata nel “più poderoso baluardo di artiglieria del mondo” non è che una mostruosa menzogna (…) anche le altre affermazioni secondo cui l’Abbazia ed i terreni da essa dipendenti erano utilizzati o adattati per altre opere militari, nidi di mitragliatrici, posti d’osservazione per artiglieria e simili, non sono che pure e semplici invenzioni…”.

Cfr. Italia drammatica, op.cit. pag. 156.

La mattina del 17 febbraio una misera processione uscì dalle rovine dell’Abbazia.

Alla testa, scosso, provato, traballante per la fatica, c’era proprio l’abate Gregorio Diamare, vescovo di Cassino che portava il crocefisso seguito dai profughi nascostisi nell’Abbazia e sopravvissuti ai bombardamenti.

Von Senger, comandante della 14a Panzerkorps, lo condusse al comando per poi trasferirlo in un convento romano.

Ma Goebbels, che voleva sfruttare fino in fondo l’iconografia barbarica degli Alleati distruttori di civiltà”, fece portare con un’auto l’Abate ai microfoni dell’Eiar di Roma affinchè Diamare dichiarasse che la Wehrmacht era del tutto estranea nella distruzione del Monastero.

“Ma c’erano veramente, eccellenza, soldati tedeschi nell’Abbazia? Nessun soldato tedesco è mai stato nell’Abbazia; nessuno, nessuno”.

Cfr. Italia drammatica, op.cit. pag.157

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Ma quando all’abate fu chiesto di sottoscrivere una dichiarazione che scagionasse del tutto i tedeschi, Diamare “mandò tutti a quel paese”.

29.10 L’Ucraina liberata dai nazisti …

Brano tratto da 1939 – 1945  il racconto della guerra giusta vol 2 di Pierluigi Raccagni

1944 L’UCRAINA LIBERATA

Dopo la liberazione di Kiev, nel novembre del 1943, ebbe inizio l’operazione che aveva come obiettivo l’accerchiamento di tutto il gruppo di armate di Von Manstein.

Manstein reagì decidendo di ritirarsi sulle linee del Dniepr, per far questo però dovette conferire con Hitler per ben sette volte.

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Secondo un’ordinanza generica la riva occidentale del Dniepr doveva essere ridotta a terra bruciata.

Il che voleva dire saccheggio e distruzione dei macchinari, delle case, degli edifici pubblici e di tutto quello che avrebbe potuto servire all’Armata Rossa una volta raggiunta la sponda.

Manstein, che per la prima volta aveva avuto libertà di ritirarsi, seguì alla lettera le indicazioni, facendo raggiungere alle sue truppe la riva destra del fiume sane e salve, ma di certo non al sicuro.

Il fronte di Manstein misurava 720 chilometri; per difenderlo aveva 37 divisioni di fanteria e 17 divisioni di Panzer e Panzergrenadier.Poco per fermare l’Armata Rossa di Konev.

Il 24 gennaio del 1944 le armate di Konev avanzarono sostenute da un massiccio fuoco di sbarramento, penetrando di 5 chilometri nelle linee avversarie.

La mattina successiva la 5a Armata di Romistrov passò fra i tedeschi chiudendoli nella famosa sacca di Korsun – Cerkassy.

E’ ovvio che Hitler diede ordine di resistere ad ogni costo.

Per salvare i tedeschi intrappolati furono mobilitate 4 divisioni corazzate che riuscirono ad aprire una piccola breccia.

Konev non si fermò, martellò il settore, incendiando le case dove i tedeschi si erano rifugiati.

A questo punto il generale Wilhelm Stemmermann ordinò ai suoi uomini di ritirarsi e di incamminarsi verso le forze che erano state inviate in loro soccorso.

Sembrava di essere ritornati ad una “piccola Stalingrado”, questa volta gli accerchiati, però, erano riusciti a muoversi e a trovare un piccolo pertugio dal quale fuggire dalla sacca.

Fu in quell’occasione che si potè constatare la ferocia con la quale i sovietici combattevano contro i tedeschi: le colonne tedesche furono prese allo scoperto senza armamento pesante, l’artiglieria e i carri armati russi le fecero a pezzi stritolandole sotto i cingoli, la cavalleria cosacca si dedicò alla caccia al tedesco massacrando con le sciabole anche quelli che volevano arrendersi.

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“Ebbene, il suo desiderio di servire l’umanità si trasformò in un’esplosione di veemenza, e lui comprese con tutto il cuore, non soltanto con l’intelletto, ciò che Gor’Kij aveva voluto dire parlando dell’amore che aveva generato e alimentato l’odio di Lenin per i nemici di classe. Non bisogna considerare più i tedeschi esseri umani!Al ricordo di quelle donne e di quei bambini morti che tanto lo avevano commosso anni prima….lui si crogiolò con spirito

vendicativo nella loro sofferenza. Se solo avesse potuto uccidere tutti i tedeschi uomini, donne, bambini…”.

Cfr.William T. Vollman, Europe Central, Milano 2010, pag.307

Si parlò di 20.000 morti, compreso il coraggioso comandante Stemmermann, 8.000 furono fatti prigionieri.

Stalin promosse maresciallo Konev per la carneficina; Vatutin, che aveva iniziato l’operazione, non ebbe nessun riconoscimento anche perché fu ucciso in un attentato da nazionalisti ucraini.

Il 19 febbraio Stalin ordinò la fine delle operazioni dopo 16 giorni di battaglia.

Il bilancio per Hitler era ancora una volta pesantissimo: 18.000 prigionieri catturati, 116 carri, 600 cannoni, 10.000 autoveicoli distrutti o lasciati al nemico. I morti, la cosa meno importante per il criminale boemo, furono 55.000.

Stalin, invece, confermava al mondo intero che la sua Armata ormai era pronta per arrivare a Budapest e quindi a Berlino.

E intanto avvenne il regolamento dei conti con i popoli che, secondo Stalin e il comitato centrale, si erano dimostrati poco affidabili se non collaborazionisti.

Finirono sotto il tallone della repressione i tedeschi del Volga, gli ucraini,i tartari di Crimea, i ceceni, gli ingusci, i karachi: la loro colpa era quella di aver creduto per buona fede, per opportunismo, per viltà, per anticomunismo, per antistalinismo, che i tedeschi li avrebbero liberati dal giogo stalinista.

“Nel gennaio del 1943 la situazione era talmente grave che il governo sovietico istituì uno speciale “fondo alimentare”…

Il progresso è solo bianco,secondo i Vannacci,Kirk,KKK….

Ormai è trasparente e chiara come l’ acqua del mare più bella.

Di tutte le etnie presenti sul pianeta terra,quella delle donne e uomini neri o meticci  è sempre all’ ultimo posto.

Eppure non siamo piu nell’ era delle colonie.

Però nello specifico quando parli di Africa siamo sempre alla mia Africa,al mal d’Africa,agli sbarchi,ai clandestini, all’ oro,ai diamanti,mai alla scienza,al progresso,alla scuola,agli ospedali che pure tra mille difficoltà sfornano premi Nobel in tutte le discipline.

Nella iconografia occidentale di questo millennio  i neri avanzano piano,il residuo coloniale è lo zio Tom.

Tanto per fare un esempio di spicciolo empirismo, quel generale nazifascista di nome Vannacci della Lega, quando vuole palesare la  purezza ontologica di italiano di fronte al razzismo, si mostra sorridente con l’ uomo nero di turno ,con permesso di soggiorno.

Quando è serio , però,ragiona come Il compianto Kirk e il KKK dividendo gli italiani in bianchi e neri.,(cfr Enogu..) senza contare che  insieme a Salvini,voleva Ilaria Salis in galera in Ungheria.

Mussulmano nero ( Cassius Clay, Principe rosso Jinping ),..si detesta a parole il maligno  occidente,ma non il capitale dell’ occidente che permette ai neri di diventare bianchi,ma non ai bianchi di diventare neri.

Perché non chiamare Einstein lo scienziato bianco,Cristo il profeta bianco?

Insomma “nero’lo sei tutta la vita, se sei uno schiavo,”giallo”  pulisci i cessi a Chinatown,united colors of sfruttamento.

America deriva da Amerigo Vespucci, è stata costruita sul massacro dei nativi e l’ esportazione degli eretici europei, è stata edificata da milioni di neri,gialli,di tutte le etnie e le religioni; ora che la schiavitù non c’è più in teoria,il mondo degli schiavi rimane lontano dall’ umanesimo promesso.

I colori della pelle valgono sempre e il bianco ancora prevale sui poveri di altre etnie.

Le guerre piacciono solo a chi non le ha mai fatte

La guerra di Gaza fra Israeliani e palestinesi è un po’ uscita dai radar .

Oggi va alla grande la guerra fra Ucraina e Russia,con tanto di tifo da ambo le curve.

Non mi sottraggo alla rissa,solo quando.mi danno del.nazista guerrafondaio filo americano.

L’ esercito dei filoputiniani è immensa: dai comunisti settari stalinisti dello 0.7 per cento,ai fascio leghisti salviniani,fino a certi dirigenti ANPI come Pagliarulo, che fanno finta di credere che Putin sia l’ ultimo brandello di socialismo reale.

Sono,dicono di essere  pacifisti, ma in realtà sono legati al nazionalismo reazionario di chi è vs l’ Europa politica,senza distinzione di classe.

Per cui le varie borghesie oligarchiche e para fasciste di Russia,Ungheria,Slovacchia,stando contro l’ Europa,esaudiscono le preghiere delle autarchie mondiali che appoggiano Trump per la politica interna,ma sono antiamericane nelle intenzioni ideologiche e nell’ ipocrisia.

I russi che hanno sempre timore fin dai tempi di Stalin che non si porti loro rispetto, vedono nell’ Ucraina il sentiero che porterà a Mosca i nuovi nazisti occidentali,con tanto di sanzioni rinnovabili a bestialità compiuta.

Questa fandonia,anche grazie a Bandera e al suo nazionalismo ucraino, viene strumentalmente fatta propria non solo dai nostri gesuiti stalinisti,pronti a cantare le vittorie di Stalin ,Beria,ma pure da tantissimi cinque stelle che vedono in Conte un Ghandi vs gli armamenti,un uomo che ha sempre il cuore aperto verso sanità,scuola,e reddito di cittadinanza.

Il minestrone dell’ anticomunismo, è presto fatto: metti insieme Putin Orban,Trump ,Salvini,Meloni etc e Zelensky rimane un solitario cocainomane nazista.

Pazienza.

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