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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

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Essere sovversivi vuol dire far rispettare le leggi dello stato…

Flaiano, grande giornalista e scrittore morto nel 1972, è celebre per i suoi aforismi, sempre taglienti e puntuali. Quello del titolo non mi sembra male, anche se non è la citazione letterale.

Lo scrittore aggiungeva che era” anarchico”, e proprio per questo voleva che le leggi dello stato non fossero disattese.

In Italia esiste un’opposizione reale e sincera che non passa attraverso i partiti..

E non è quella del porcile del malcostume politico e civile, degli interessi corporativi e clientelari, fatti passare per sindacalismo, per populismo,  sia nella società civile che nella politica.

Il dopo referendum non è stata la fine del mondo.

Ci sarà un grande ricambio di poltrone, Grillo e Salvini tenteranno di andare subito ad elezioni, mentre Berlusconi e pure sinistra Pd, in attesa del congresso, pensano alle larghe intese.

La sinistra dem farà finta di fare una resa dei conti all’interno della sinistra, quando la sinistra socialista non c’è più da anni (questo in tutta Europa o nel mondo)

GLI INVISIBILI sperano in Grillo più che nella Lega,ma difficilmente saranno rappresentati in Parlamento: la povertà non ha colore.

La “democrazia è il fucile sulle spalle degli operai” diceva Lenin, ma qui sulle spalle degli operai c’è solo il peso della crisi, dello sfruttamento, della precaria esistenza in fabbrica.

Il contratto dei metalmeccanici è stato firmato, gli studenti sono stanchi dei riti delle occupazioni, il pubblico impiego avrà forse un aumento.

Il ceto medio impoverito cercherà di mettere via qualcosa dalla tredicesima.

“L’inverno caldo”, così, rischia di essere di nuovo quello di una campagna  elettorale asfissiante,da vomito e rigetto talmente è zeppa di menzogna e simulazione.

Nel Pd la minoranza potrebbe trovare spazio in una Sinistra Italiana minoritaria, ma conviene  a Bersani and company  andare a giocare in un campo di serie B, quando stanno comodamente in panchina in serie A?

Bisogna vedere come proseguirà la vicenda dei migranti legata al problema della disoccupazione.

Se trionferà il “prima gli italiani”,” prima i  nostri giovani” e poi quelli dei “barconi”,(termine con il quale si accomuna qualsiasi disgraziato), vorrà dire che l’Italia si avvia verso un  nuovo periodo reazionario, antisocialista, parolaio, e razzista.

Il populismo già detto, non è di per sè termine negativo, lo è quando salta sul carro della disperazione intollerante verso gli ultimi,( come è successo in Germania tanti anni fa…).

Il gioco è questo. Dividere i proletari in buoni e cattivi sulla lavagna della distribuzione della ricchezza, che poi è sempre un mancia provvisoria.

In Italia c’è la grande scappatoia del clientelismo mafioso: il reddito di cittadinanza, sacrosanto,diventerà la nuova pensione di invalidità del terzo millennio nelle aree depresse del paese.

Sono tante, comunque, le  persone che praticano nella quotidianità il pensiero libero e libertario.

Chi da sempre lotta contro la mafia a costo della vita, chi lotta contro il clientelismo sindacale delle tessere, chi lotta contro i padroni di sinistra che erogano salari da morti di fame, chi ci mette la buona volontà nel rispettare gli  altri attraverso lo stato, chi coerentemente, non retrocede davanti all’ingiustizia sociale a danno degli ultimi.

Sono anarchici? Sono comunisti? Sono liberali di sinistra, di destra?

Fate voi..

Sul  carro del vincitore sono pronti a salire in massa, fra un poi’ ci sarà da sgomitare.

Chi vince promette benessere per tutti, come nella migliore commedia all’Italiana,

Meno male che ci sono le feste di Natale. Solidarietà per tutti.

In fondo siamo tutti brava gente:” la situazione è tragica, ma non seria”.

Hanno vinto tutti:Berlusconi, Grillo, Salvini,Anpi, Casa Pound, Meloni,Bersani, D’Alema,Rifondazione,il popolo italiano sovrano…la Costituzione dei nostri padri è salva.Il CNEL anche. 950 parlamentari pure. Renzi a casa. Ora a Palazzo c’è posto per tutti. “La libertà non sta nello scegliere fra bianco e nero, ma nel sottrarsi a quella scelta prescritta” ( Minima Moralia, T. Adorno)

Questa maledetta domenica

Speriamo di non dover etichettare domenica 4 dicembre come una maledetta domenica.

Anche se i presupposti ci sono.

Intanto, ed è la cosa più seria, in Austria, si voterà nuovamente per il ballottaggio alla presidenza della Repubblica.

L’allarme tra gli austriaci democratici non è un’esagerazione.

La signora Gertrude, deportata ad Auschwitz quando aveva 16 anni, ha invitato gli austriaci a non votare Norbert Hofer, candidato della Fpo, partito nazionalista con retaggi nazionalsocialisti contro gli emigrati, ricordando ai giovani il periodo del Terzo Reich.

Se si nota il tema è sempre quello che attraversa l’Occidente progredito ed ex progressista. Crisi economica, paura degli immigrati, paura degli stranieri.

La soluzione?

Bisogna tornare alle camicie brune, alle camicie nere, alle camicie verdi…..

Aggiungere che si spera vinca il rappresentante dei Verdi, Alexander Van der Bellen, è superfluo.

Poi c’è il referendum sul SI’ e NO alla riforma costituzionale che è stato il tema dominante degli ultimi quattro mesi della vita politica italiana.

Si gioca molto Renzi, si gioca molto Grillo, si gioca tutto Berlusconi per la sua ridiscesa in campo.

Andare a votare è un diritto – dovere che è sinonimo di libertà.

Il popolo è sovrano e molte volte somaro, quando vota quello che non pensiamo, ma poi chi vince ha sempre ragione.

Ho già scritto su questo blog quello che penso.

La Costituzione più bella del mondo, è la più vilipesa del mondo:

Fosse più rispettata tutti i giorni sarebbe meglio per tutti.

L’eredità di mio nonno antifascista che fu massacrato durante la Marcia su Roma e di mio padre partigiano,( insegnamento fondamentale per me), non ha certo bisogno di  essere cristallizzata nel voto referendario.

E ‘ vietato dal Vangelo dare le perle ai porci…

Malfattori, Camorristi, Corruttori della Kasta, gentaglia alla caccia di una poltrona, alla scadenza elettorale diventano raffinati maestri di pensiero democratico: alcuni voteranno sì, altri no, altri non andranno a votare.

Inutile fare sillogismi del tipo:

Tutti quelli che votano sì,sono d’accordo con JP. Morgan.

Tutti quelli che votano No, sono d’accordo con Berlusconi e Casa Pound.

Tutti quelli che si astengono, fanno il gioco dell’avversario.

Questo modo di pensare mi lascia assolutamente indifferente.

La battaglia referendaria a me sa di fasullo, di volutamente costruito per trovare strade per una KASTA dirigente che non sa cosa fare.

Cacciari, acuto osservatore di una casta” dal volto umano”, parla di crisi di sistema e ha ragione.

Ci vuol ben altro che una finta guerra civile sul referendum.

Comunque vada il dado è tratto: vincesse  il SI’ avrebbero vinto i poteri forti, vincesse il  NO avrebbe vinto il popolo della Costituzione, secondo manicheismi diffusi.

In realtà, e in tutta modestia, l’ho scritto più volte non vince e non perde nessuno.  La fase nuova che si aprirà sara vecchia, il copione logoro, gli attori stanchi.

Larghe intese e governo tecnico, fibrillazione dei mercati, auspicio di Grillo alla pena di morte per Renzi,pernacchie, corna e simili vari per tutti se vince il No e anche il SI’.

Caos calmo, tempeste in un bicchiere d’acqua, tanto rumore per nulla?

Meno male che poi c’è il ponte dell’Immacolata, poi il Natale…e vai.

Non mi riconosco in alcun schieramento, può capitare.

” Turarsi il naso” e votare il meno peggio, è un problema per il naso, anche se il sentimento di incertezza che attraversa milioni di italiani è normale.

Ci sono, entrando nel merito, cose del Sì’ che si possono votare e cose del NO che si possono  condividere.

Ma il pasticcio, come detto, strumentale e furbo per metterla in rissa politica, è stato già fatto.

Alla fine il referendum è per Renzi o contro Renzi.

Ci sono anche i funerali di Fidel Castro,  nella maledetta domenica.

Lì sì che c’è in ballo il futuro, lì si che si giocano i destini di un popolo.

Da noi, sembra di essere “sulla Penisola che non c’è”, talmente è sproporzionato l’accanimento con il quale si combatte la battaglia referendaria.

Secondo me GLI INVISIBILI, i veri morti di fame, i diseredati  nuovi e vecchi, per i quali a parole si battono tutti, se la vedranno brutta comunque.

Non è certo con le panze più o meno gonfie di presunzione, pregiudizi, razzismo latente, qualunquismo strisciante, privilegio incalzante, spocchia intellettuale,  che si intraprenderà una strada più giusta, nel senso di più vera..

Dal niente non nasce niente, scriveva Lucrezio.

De Andrè cantava ” dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

Voterò sì et no, mi asterrò, o annullerò, secondo incoscienza.

MA l’amor mio NON MUORE…

Ecco un gruppo di Black Block in azione in Italia.

Non so se voteranno SI’ o NO, oppure si asterranno.

Stanno difendendo il primo articolo della Costituzione, quello che fonda la Repubblica sul lavoro.

 

SPECIALE REFERENDUM

eventuale pubblicità referendum non condivisa

Il sole sorgerà anche a Cuba

Il ” sole sorgerà”, ha dichiarato Obama, dopo la vittoria di Trump.

Voleva dire, presumo, che comunque e semplicemente la vita  e la speranza  vanno  avanti.

Pure a Cuba il sole sorgerà.

I detrattori del dittatore Fidel sono tanti, soprattutto fra i fuoriusciti cubani che hanno ballato e danzato tutta la notte a Miami all’annuncio della morte.

Anche gli estimatori sono tanti

L’ultimo dei comunisti, nel bene e nel male,  se n’è andato dopo aver lottato contro la mafia italo – americana e la  lunga mano dell’imperialismo americano.

Oppure se ne è andato l’ultimo dei despoti del socialismo reale, vissuto all’ombra del mito del ” CHE”, che ha trasformato Cuba in un inferno di miseria, corruzione e repressione?

Quando americano si scriveva necessariamente  con la K, considerato quello che la “democratica “CIA organizzava nel cortile di casa del Sud – America contro i contadini poveri e gli studenti democratici, c’era poco da fare i raffinati guardoni della miseria altrui..

Non tanto per quei  comunisti che discutevano di socialismo, tuffandosi nel mare dei Caraibi, piuttosto che nella limacciosa Sprea inseguiti dalla Stasi…

Tutto quello che è stato scritto e si scriverà su Castro non ha bisogno di ulteriori commentatori, avrà bisogno di storici intellettualmente onesti.

Il popolo cubano, aspettando i funerali del 4 dicembre, sembra partecipare in massa al lutto del grande padre della patria, così fu per Mao, così,o bella, per Stalin, quando masse sterminate di operai piansero in tutto il mondo la sua morte..

Quando le guerre antimperialiste del “secolo breve” portarono fuori dal colonialismo e dalla miseria assoluta milioni di poveri dell’intero pianeta, dando loro un senso di dignità,erano pochi gli assassini e tanti i sinceri rivoluzionari.

Cuba ha mandato a scuola tutti e ha curato tutti con risultati universalmente riconosciuti. Poi il regime negava o nega quelle libertà civili e d’espressione ( dissidenti, gay, non allineati alla linea ufficiale), prerogativa mortale di ogni regime del socialismo reale morto e defunto.

Non so se i giovani che piangono la morte di Castro sono tutti figli dell’apparato di partito, dei funzionari corrotti, della polizia segreta.

So solo che il diritto a ” rimanere socialisti”, riconoscendo i tragici errori del passato, non è un atto criminale.

Giovanni Paolo II, anticomunista senza se e senza ma, quando andò a Cuba, disse che in fondo Che Guevara era in buona fede quando lottava a favore degli ultimi.

Non riuscire a trasformare gli ideali in atti concreti,  oppure fare degli ideali delle idee assassine è tipico di ogni rivoluzione umanitaria e socialista, ma anche delle restaurazioni conservatrici e  liberali, ( nazismo e fascismo furono  finte rivoluzioni capitalistiche appoggiate dal populismo di massa).

Trump, ha già dichiarato, che se Cuba non cambierà la musica su diritti civili e libertà gli accordi dell’amministrazione Obama che prevedono la fine totale dell’embargo, saranno rivisti.

L’importante è che la sua amministrazione ricordi a quelli del KKK che bruciare i neri,  perseguitare gli ispanici e i gay nel segno della più grande democrazia del mondo, non è una grande impresa sulla via del progresso.

La rivoluzione non è un pranzo di gala, valeva per Mao o per Castro, ma pure per le grandi rivoluzioni borghesi e liberali che hanno forgiato l’uguaglianza, la fraternità e la libertà.

Scoprire ora che Castro è stato un dittatore è una scemenza bella e buona.

.Fare il conto delle morti e delle malefatte quando si tratta di Castro, vuol dire dimenticare il libro nero del capitalismo..

 

 

 

 

 

 

 

 

DEDICATO A FIDEL

EVENTUALE PUBBLICITA’ REFERENDUM NON CONDIVISA

L’ESTREMO PASTO DELLE CANAGLIE

Samuel Johnson, poeta e  letterato inglese del 18° secolo, disse che ” il patriottismo è l’estremo pasto delle canaglie”

Kirk Douglas in “Orizzonti di Gloria” di Stanley Kubrick, dice la stessa cosa riguardo i comandanti francesi che mandavano i soldati al macello nella prima guerra mondiale

La frase di Johnson, però,  non voleva disprezzare il concetto di patria, ma l’uso strumentale che ne veniva fatto.

Il pasto delle canaglie, oggi, è il populismo di destra, quello originario, russo, era di altra fattura.

Oggi, il populismo sembra anticipatore di ogni fascismo corporativo,  di ogni intolleranza contro le minoranze.

Ho sentito e visto in TV l’ex ministro Giulio Tramonti dire che se avesse vinto la Clinton ci sarebbero stati conflitti armati nei Balcani.

Avete compreso bene: non conflitti sociali o economici, ma ARMATI.

Ognuno le spara più grosse che può, per darsi visibilità, e va bene.

Il senso del Tremonti – pensiero, salito sul carro di Salvini, e quindi sulla carrozza di Trump, voleva dire, in buona sostanza, che è stato un male per gli Usa e l’Occidente voler esportare la democrazia.

In pratica, secondo l’ex ministro, Trump, con il suo isolazionismo, unito al nuovo nazionalismo di Putin, rappresenta il  bene  dei popoli contro il mondo del  politicamente corretto  del sistema delle banche e multinazionali, che fanno l’occhiolino alle KASTE o classi dirigenti, certamente di sinistra.

Mi viene in mente la guerra del 2003 contro Sadam Hussein quando il movimento arcobaleno e no – global scesero nelle piazze del mondo intero contro Usa e Inghilterra, inventori  dell’esportazione della democrazia.

Il movimento fu tacciato di nostalgico comunismo antimperialista, buonismo cattolico, populismo demagogico di sinistra, proprio dalla destra.

Era solo il 2003, e da allora sembra passato un secolo.

Putin e il suo autoritarismo da” Stalin dei McDonald “,che  oggi flirta con Trump, miliardario, amico del KKK,   è l’ennesima canagliata, non anticomunista, ma anti – liberale, fatta propria, non è un caso, dalle estreme destre europee che non disdegnano il nazi – fascismo..

Il nuovo modo di intendere la polis  da  parte della NEW RIGHT  sarebbe quella di far saltare il tavolo del Grande Capitale riprendendo la triade del Dio, patria, lavoro.

Un Dio cristiano, per un popolo che si ritrova nella sua identità, con un lavoro al riparo della concorrenza di altri lavoratori, più che di altri capitali.

Un Reich da consumismo a prezzi stracciati, con ideologie cucinate come minestroni dalla peggio cucina delle dittature del secolo scorso.( Stalin e Pol Pot compresi, ovviamente).

C’è un problema per i commensali del pasto del canagliume ideologico.

Papa Francesco è per una visione diametralmente opposta a quella del nuovo fascio – populismo, tanto che fra un po’ arriveranno filastrocche di opinioni contro l’ultimo dei comunisti che non paga le tasse al comune di Roma ( Grillo dixit)

Trump non è la fine del mondo, niente è paragonabile al nazi- fascismo.Che poi sia un salutare scossone per la sinistra, come ha detto Valentino Parlato del Manifesto, è decisamente opinabile.

L’economia  è capace di unificare le anime belle di tutto il mondo:i musulmani coi soldi comprano grattacieli a Milano,i cinesi coi soldi comprano le squadre di Milano,l’Italia vende armi al Qatar, ecc.

Il pasto delle canaglie è servito dai cuochi dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla donna… e mi fermo qui..

La classe operaia deve digerire tutto

Il titolo è vecchio, d’accordo, ma il contenuto è sempre d’attualità.

Tutti corrono al capezzale della classe operaia, soprattutto quella borghesia che diceva che ” gli operai sono buoni ma aizzati dai comunisti”, come fossero cani aizzati dai padroni delle loro idee.

La guardavano con il sospetto dovuto a chi mangiava i bambini nell’apericena della miseria.

L’opposizione reale,  operai, precari, studenti,disoccupati,immigrati ecc, nuove povertà che ormai sono rappresentate da sindacati di base in perenne rissa  con la Triplice, sono ormai pane buono per i denti del populismo, si dice che la sinistra li abbia abbandonati.

Vero

E’ un po’ tardi, però, accorgersene ora che la sinistra ha perso consenso, e soprattutto, non è il caso di piangersi addosso.

La gauche non si è occupata più dei “poveri”, termine con il quale si chiama oggi il nuovo proletariato..

Francia, Italia, Inghilterra ( cfr. l’ultimo film di Ken Loach),Stati Uniti; operai senza sinistra pure in Germania. Ma c’è anche la Cina dove gli operai,  lavorano come bestie per il profitto degli oligarchi targati eredi di Mao.

Poi ci sono gli operai egiziani, iracheni….quelli che hanno perso il lavoro per la guerra: ucraini e russi…se la passano bene?

Dopo le devastanti ristrutturazioni degli ultimi venti anni è ovvio che gli operai abbiano perso potere: organizzare una qualsiasi rivendicazione sui diritti è dura in Italia.

Decine di contratti nella stessa azienda, lavoro interinale, caporalato on line con gli Sms che ti assumono un giorno e poi ti scaricano.

La proletarizzazione dei ceto medio giovanile, poi, è all’ordine del giorno: fuga di cervelli dall’Italia, bassi salari, esercito industriale di riserva che ricatta gli occupati giovani e gli operai vecchi.

Ma questo non era il migliore dei ” mondi possibili”? L’ottimismo teoretico del liberismo ha fatto sì che la cultura operaia, in senso alto, non paternalistico, cioè nel senso che i diritti della classe operaia emancipavano tutta la società nel suo insieme, è finita.

Chi vuole più un modo di produzione con il livellamento dei salari fra lavoratori manuali e intellettuali per merci utili al bene pubblico  e non al consumo privato.?

Questo modo di sentire lo stato e il bene comune, pieno di contraddizioni, zeppo di diritti e parco di doveri, era sbagliato d’accordo, era l’uguaglianza nella povertà. Forse, per chi sta male, era pur sempre qualcosa.

E’ stato spazzato via dalla globalizzazione, con la complicità di una sinistra che ha avuto paura, non di vincere, ma di perdere i propri privilegi di classe dirigente.

Vivere con il terremoto, la cultura della rivoluzione permanente, della messa in discussione delle gerarchie, era una bella categoria dello spirito rivoluzionario.

Ora, anche per l’ex classe rivoluzionaria,” tirare a campare è meglio che tirare le cuoia”.

.Così a Torino, nonostante le buone opere di Fassino, i poveri si sono rivolti ai Cinque Stelle per trovare il modo di far sentire la propria rabbia e frustrazione.

E nelle fabbriche del Nord Est, a Monfalcone, la rimanente classe operaia è contro la sinistra,  si è sentita abbandonata e ha finito per votare Lega là dove prendeva il 75% dei voti.

Così è accaduto a Livorno, a La Spezia e in genere  in quelle enclave operaie rimaste in piedi dopo l’informatizzazione dei mezzi di produzione.

E non è che gli operai  incazzati si siano rivolti alla sinistra del PD, alla sinistra italiana, alla sinistra cosiddetta radicale.

Sono diventati tutti scemi?

Sono tutti passati dal comunismo al consumismo del discount?

Si sono tutti integrati?

Adesso che la sinistra di classe quasi non c’è più, intellettuali dal cuore infranto che giubilavano per il liberale Monti nel 2011, di nuovo vanno al capezzale della classe operaia, almeno per sottrarla al cosiddetto populismo dilagante.

La sottile linea rossa, si è rotta.

Riprenderla da chi ha sempre lavorato, da chi ha sempre fatto il suo, da chi ha sempre portato avanti idee socialisite e democratiche sul lavoro, non sembra impossibile.

Sembra inutile per come va il modo della distribuzione della ricchezza, attraverso la grande distribuzione delle merci.

“Eutanasia della classe operaia” ha sancito Fausto Bertinotti. I dottori della dolce morte, però, sono posizionati nella cliniche di lusso del Sol dell’Avvenire.

La domanda è: compagnucci del Sol dell’Avvenire chi vi salverà dalla furia proletaria?

 

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