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La Storia sono Loro

– storia e storie della democrazia –

Autore

Pierluigi Raccagni

prof. di filosofia e storia a Milano al Vittorio Veneto, al Liceo artistico Brera, pubblicista su Corriere della Sera ( scuola), Lotta continua, Re Nudo,testate straniere,autore dispense università filosofia antica e moderna, autore romanzi storici su anni settanta ecc. Volontario carcere s. Vittore...

Secondo  l’ estrema destra,Mattarella prepara un” golpe” vs Meloni…

Un titolo del giornale fascio filo russo de no altri,  La Verità, di Belpietro,ha creato un putiferio incredibile fra Governo e presidente della Repubblica

Bignami ,capogruppo Fratelli d’ Italia,  quello che si vesti ‘da nazista,alla presenza di un giornalista della Verità  avrebbe dichiarato che, durante una cena in un ristorante, Garofani,un consigliere di Sergio Mattarella,avrebbe spifferato che si sta pensando di fermare la Meloni prima della scadenza della legislatura con uno scossone extraparlamentare.

Lo scossone non si sa se sia finanziario,politico,economico,militare non di certo.

Insomma il presidente della Repubblica avrebbe l’ intenzione di affidare l’ esecutivo ad un CLN modello Ulivo. guidato da Prodi – Ruffini.

Dopo che Vittorio Emanuele licenziò,Mussolini il 25 luglio,ora Re Mattarella licenzierebbe la Mussolini  – Meloni: cercasi un Badoglio di passaggio.

A me sembra una boiata pazzesca perché Meloni  non ha interesse a rompere con la presidenza della Repubblica,e Mattarella è popolarissimo per essere super partes.

Oppure il consigliete in modo sconsiderato si è lasciato andare a considerazioni che girano e rigirano.

I melonismi in fatto di scioperi,condoni edilizi prima delle elezioni,omertosi silenzi sul fascismo,neofascismo,con il chi” salta comunista e” ‘sono punti essenziali di attentati light alla pulizia della Costituzione.

E poi le accuse del fascista Bignami non possono essere state proferite senza il consenso del capo del governo.

Il Colle ha giudicato la vicenda ridicola,Garofani ha spiegato il rebus al Corsera.

Però la situazione è drammatica,ma non seria..

https://giornali.it/quotidiani-nazionali/la-verita/prima-pagina/

Il governo e Maduro dimenticano Alberto

La madre di Alberto Trentini,cooperante italiano detenuto nelle galere “anti imperialiste “di Maduro da un anno,ha tutte le ragioni del mondo per essere furibonda vs il.governo Meloni che ha fatto ben poco per la sua liberazione.

Lo ha esternato nella conferenza stampa di Milano.

Perché non solo  Maduro non ha mai dichiarato quale sia la colpa di Alberto,non solo proprio ieri il francese Carlo Castro detenuto da cinque mesi con le stesse misteriose  accuse di Trentini è stato scarcerato,ma almeno sembra che in quel caso,come  in quello di  un detenuto svizzero,liberato tempo fa, ambasciate,governi canali ufficiosi di Francia e Svizzera abbiano fatto il proprio dovere.

Qui invece nulla, solo tre telefonate in un anno,che produce sconcerto e rabbia non solo alla famiglia.

Dicono che Maduro,in attesa di scontro –  incontro con Trump per via del narcotraffico, voglia usare i detenuti come Alberto quali  pedine di scambio nell’ ambito di trattative internazionali che riconoscano il Venezuela di Maduro,che l’ Italia non ha mai riconosciuto.

Cose che preoccupano solo quelli che contano, perché Maduro canta “Imagine”per augurarsi la pace con gli Usa,Meloni ha  da rifare la Patria.

Per ora si cerca di aiutare Alberto e la sua famiglia,anche con segnali modesti come questo.

Che potrebbero essere ripresi anche dai giganti di tutte le parrocchie del Web…

Il digiuno e la raccolta di firme per la liberazione di Trentini,si vede che non  sono stati sufficienti.

Non si dice che chi salva una vita salva l’ umanità intera.?

Italia: il migliore dei mondi possibili…per gli abbienti di sempre..

La manovra di bilancio,fredda e arida,nei termini della crescita passerà,entro la fine dell’ anno come prassi; nonostante lo sciopero generale CGIL del 12 dicembre e quello del  28 novembre di USB ,Cobas,: si vedranno i numeri dei partecipanti alle mobilitazioni.

Si continua però a polemizzare sia sullo sciopero di venerdì da parte della Meloni e fascio leghisti forzisti,sia sulla proposta di una patrimoniale, per chi possiede più di due milioni di capitale liquido, dell’ 1 per cento del patrimonio:circa 500 mila italiani.

In questo modo si potrebbero racimolare 26 miliardi che andrebbero a Sanità,scuola,trasporti,case….

Non sembrano proposte rivoluzionarie,ma come ormai si usa dire, risultano essere il principio di ogni populismo di sinistra.

In realtà sono un vero e proprio spauracchio,soprattutto per chi vive di rendita

Ma l’ Italia è il migliore dei mondi possibili per evasori fiscali di grossi patrimoni,per privilegi distribuiti a pioggia a borghesie poco liberali e molto sotto governative,per ponti che vedranno la luce forse quando non si sa…

I 100 miliardi di evasione solo quest’ anno non provengono certo  dal nero degli immigrati neri,ma sono strutturali  al made in Italy e funzionali alla solita considerazione: gli evasori sono di Destra,di Centro,di Sinistra,quindi alla fine non si fa niente.

Nella fu Finanziaria  di oggi quindi tasse per tutti ,dice Giorgetti, con sconticini ai redditi  anche sopra ai 40 50 mila euro lordi: per pensionati e lavoratori  però cambierà ben poco.

Se il famosissimo carrello della spesa langue,quindi, con la detassazione degli straordinari, si invita la forza lavoro a lavorare di più per tirare avanti.

A Milano, secondo la Caritas,una famiglia su tre fa fatica ad arrivare alla fine del mese

Le mance governative  non aiutano quel proletariato scomparso come soggetto politico,ma disperso nell’ universo della disuguaglianza,come insegna il capitalismo vincente di Donald Trump.

Esimio prof…

Ho sentito il prof.D’Orsi a  la Sette, l’ Aria che tira,che ha detto fra l’ altro, che radicali Calenda e associazioni ucraine hanno fatto pressione sul Comune perché la conferenza in oggetto non si tenesse .Mi risulta che in Russia,pure con Putin ,giornalisti,intellettuali,gente comune si prende tonnellate di anni di galera solo perché osano criticare Putin .Quindi,per essere coerenti, l’ esimio prof.dovrebbe pure fare una conferenza sulle libertà in Russia. Non si può, secondo me,piangere libertà in Italia,e censurare che nella magnifica Mosca la libertà non finisce solo in galera,ma pure nei cimiteri.

10.11 Spartizione dei Balcani fra  nazifascisti,miseria dell’ imperialismo.

Brano tratto 1941 operazione Barbarossa,Pearl Harbour guerra totale di Pierluigi Raccagni gratuito fino all’11 novembre

La spartizione dei Balcani avvenne nel seguente modo: la Jugoslavia cessava di esistere come stato. La Germania incorporava nel Reich la parte settentrionale della Slovenia, il controllo militare della Vojvodina e del Kosovo settentrionale, così come capitò alla Serbia, dove i tedeschi affiancarono funzionari al governo collaborazionista del gen. Milan Nedić.

L’Ungheria si assicurò la ricca regione danubiana di Bačka.

La Bulgaria occupò la Macedonia jugoslava e alcune regioni meridio- nali della Serbia.

La parte più vasta del territorio jugoslavo smembrato venne onorato del titolo di stato indipendente di Croazia. Qui entrava in scena l’Italia: il regno di Croazia venne affidato al Principe di Spoleto Aimone di Savoia, nipote del re Vittorio Emanuele III. Il potere di fatto venne esercitato da Ante Pavelić, fascista noto in Italia dagli Anni Trenta.

Pavelić aveva avuto aiuti per il suo movimento degli ustascia.

Mise così in pratica una politica di genocidio contro serbi, comunisti ed ebrei. All’Italia, comunque, fu assegnato un ruolo significativo, ma non autonomo.

Furono ammessi all’impero fascista Lubiana, Zara, già italiana sin dalla prima guerra mondiale, alcune zone vennero aggregate nel governato- rato di Dalmazia, una striscia di terra fra la Slovenia e la Croazia fu accorpata al Regno italico. Mussolini, come è stato notato da più parti, anche se ottenne un bottino non disprezzabile, mise solo un piede nello spazio vitale a Est.

Il suo imperialismo debole lo vedeva relegato in una posizione subordinata anche nei Balcani, regione che il fascismo considerava naturale spazio di conquista se si pensa appunto, a Fiume, a Zara, alla Repubblica del Carnaro etc. Per quanto riguarda la Grecia, i nazisti l’attaccarono con ventisei divisioni di cui tre corazzate attraverso la Bulgaria, base di partenza delle operazioni. Una dopo l’altra le unità greche furono spazzate via.

7.11 L’IMPERIALISMO FASCISTA,dimenticato dai fascioleghisti

Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta,e book 1941  operazione Barbarossa e Pearl Harbour di Pierluigi Raccagni gratuito dal 7 all’ 11 novembre

  1. LA JUGOSLAVIA

Nella notte fra il 4 e il 5 aprile il ministro jugoslavo a Mosca fu convocato da Stalin.
Stalin in persona gli presentò, pronto per la firma, un patto di non aggressione fra lo stato slavo e la Russia sovietica.
Era troppo tardi e non se ne fece nulla.
L’esercito jugoslavo, naturalmente, non era attrezzato per una guerra contro i tedeschi, che erano al massimo della loro potenza.
È vero che contava 1 milione di uomini organizzato in 28 divisioni, ma gli aerei erano tutti antiquati, il materiale andava bene per le guerre balcaniche di venti anni prima.

Alle prime ore del 6 aprile 21 divisioni tedesche si trovarono pronte per l’attacco, 10 di queste erano corazzate.
Secondo alcuni storici l’esercito tedesco era all’apice della sua effi- cienza, molto più organizzato di quel 10 maggio del 1940 quando iniziò l’attacco a Occidente.
Il complesso di forze era appoggiato dall’aviazione di Göring.
L’attacco alla Jugoslavia, condotto dalla dodicesima armata di Wilhelm List, sostenuta dagli Stukas del gen. Wolfram Von Richthofen, aprì uf- ficialmente la campagna, mentre dall’altra parte sulla linea Metaxas, in Grecia, i tedeschi si lanciavano alla conquista di Salonicco.
Il bombardamento su Belgrado fu sconvolgente, un vero e proprio atto terroristico che causò oltre 3 mila morti.
La Jugoslavia, attaccata da più parti, non poteva che prendere atto che anche nel suo caso, come in quello della Polonia, l’entusiasmo popolare, lo stringersi a coorte erano sentimenti nobili, ma erano poca cosa di fronte alla macchina bellica nazista.


Gli italiani, sempre più avvoltoi e pronti a prendere le briciole dello strapotere nazista sul continente, avanzarono sul fronte albanese e cominciarono una nuova offensiva contro la Grecia grazie al gen. Ambrosio e alle otto divisioni schierate nella Venezia Giulia, nella regione di Zara e sul fronte albanese.
Mussolini finalmente riuscì ad avanzare congiungendosi con le truppe tedesche in Macedonia.
Si rovesciò in questo modo il postulato mussoliniano del primato della politica sulla prassi militare.
La vittoria militare italiana era di fatto una sconfitta politica per il fascismo che nei Balcani e in Grecia chiudeva definitivamente quella che doveva essere una guerra autonoma e parallela.
La guerra era subordinata ai nazisti per i rapporti di forza espressi dai due regimi nel primo anno di guerra.
Basta vedere, a proposito, come vennero spartiti i Balcani. Continua 10 novembre

5.11 Mai dire mai più……

Quasi ogni giorno incidenti sul lavoro di varia natura fanno rientrare l’ Italia degli italiani nell’ Italia che non vorresti, alla faccia della Zakharova che la vuole a pezzi perchè spende per sostenere l’Ucraina.

L’analisi della disgrazia trova unanime consenso: bisogna investire in sicurezza,bisogna assumere ispettori del lavoro,bisogna che ” andare al lavoro non sia come andare in guerra”.

Parlano i figli,le mogli,i mariti gli amici etc dicendo che non si può morire così.

Ma poi alla fine, sulla scorta di quello che una volta commentarono Papa e Presidente della repubblica, a fin di bene,arriva la chiosa finale “.

Quel “mai piu” che suona beffardo,falso,forse perche’ davanti a casa tua vi sono operai che stanno lavorando su un tetto privi di casco e cintura di sicurezza…

Uniti agli operai che muoiono sul lavoro,anche perché   sfruttati al nero,ci sono poi gli omicidi di donne di tutte le eta’, che subiscono parte di quell’universo  animale maschio, chiamato uomo.

Anche in questo caso il fenomeno , sviscerato in tutti i particolari, invita ad un” mai piu” che sa di speranza,ma che diventa un mal riposto sdegno su qualcosa    che ti lascia inorridito sui disvalori dell’ universo maschile.

E poi “mai piu’ “su tutto quello che succede di brutto sul globo terracqueo,dall’omicidio,al suicidio,alle guerre.

E qui e’ meglio stendere un pietoso velo sulla candidatura alla Santita’ di pacificatori missionari in ciabatte che senza guerra si sentono disoccupati.

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3.11 Stalin- ordine n.00447,uccidere tutti i nazionalisti ucraini

Gli ucraini nel 1941 accolsero i nazisti come liberatori pur di sottrarsi alla collettivizzazione forzata di Stalin.

Nel 1944 i nazisti,che consideravano gli slavi sotto uomini come gli ebrei,avevano lasciato morire di fame milioni di ucraini.

Ma secondo lo storico Terry Snider la riduzione alla fame degli ucraini da parte di Stalin risale alle due procurate carestie del 1933 e 1935: coi suoi tre milioni  e passa di morti, rimane una delle più orrende pagine della storia.

La deliberata e determinata volontà politica di fare dell’ Unione Sovietica un paese industrializzato richiedeva un’ agricoltura collettivizzata e quindi il controllo spietato e terroristico dei contadini.

Questa premessa serve a spiegare per l’ ennesima volta il perché gli ucraini non si fidano dei russi pienamente anche oggi.

Ci furono atti di cannibalismo come nello Stalag 306 vicino a Kiev

L’ accoglienza dei tedeschi come liberatori non fu perdonata da Stalin e Beria ,il nostro Himmler, come lo chiamava il padre di tutti i popoli.

Quando si parla di Ucraina si deve parlare di Resistenza ai nazisti,sterminio di ebrei ,ma anche di alcune deviazioni nazionaliste fasciste.

Che oggi hanno il due per cento dei consensi.

Molti di più ne hanno i fascisti italiani…..

31.10 storia – Montecassino: Italia drammatica…e vera

Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta,ebook 1944 Assalto al Terzo Reich da tutti i fronti di  Pierluigi Raccagni Completamente Gratuito dal 31 ottobre al 3 novembre

1944 MONTECASSINO

Era opinione comune da parte dei Comandi Alleati che se non si fosse conquistato il monte Cassino la campagna d’Italia sarebbe stata un completo fallimento.

Lo sbarco ad Anzio, iniziato il 22 gennaio, previsto come un movimento a tenaglia per costringere Kesserling a ritirare le sue forze da Cassino per soccorrere le unità tedesche appostate sulla costa tirrenica, per ora era fallito.

Il nuovo piano di Clark, che prese il via il 24 e il 25 gennaio con la 34a divisione americana dei Red Bulls di Ryder nel tentativo di creare una testa di ponte sul fiume Rapido, si era tramutata in una ennesima carneficina delle truppe alleate: solo le esperte formazioni di marocchini e algerini erano riuscite a occupare alture strategiche come il Monte Belvedere.

Alexander, che spronava di continuo Clark, che a sua volta spronava Ryder e i suoi Tori Rossi ad attaccare Cassino e la sua abbazia, a fine giornata rimaneva a dir poco deluso: i soldati americani, semiassiderati nelle loro trincee, il 12 febbraio furono sostituiti da reparti neozelandesi e indiani.

L’Abbazia di Montecassino, luogo di profonda spiritualità cristiana il cui monastero era stato fondato da S. Benedetto da Norcia nel VI° secolo, divenne così l’obiettivo principe dei comandi alleati, tutti concordi che il monte e la sua Abbazia fossero da conquistare assolutamente per poi prendere la strada per Roma.

Peccato che dal punto di vista militare l’obiettivo fosse completamente errato.

Anche se i mezzi di informazione inglesi e americani avevano più volte fatto intendere che il monastero era stato attrezzato dai tedeschi come un presidio zeppo di armi e come un posto di

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osservazione delle truppe nemiche, di tedeschi dentro l’Abbazia non se ne trovavano.

Fin dal 4 ottobre del 1943 i tedeschi avevano avvisato i padri benedettini che Cassino e la sua Abbazia sarebbero rientrati nella sfera degli obiettivi militari da parte alleata.

I probi comandi tedeschi, timorosi che i tesori artistici fossero distrutti, avevano evacuato tutte le opere consegnandole al Vaticano, che ringraziò per l’iniziativa.

I nazisti, che in Europa erano fra i ladri di opere più abili nei paesi occupati, e che portavano in Germania al maresciallo dell’aria Göring le perle della civiltà occidentale, in questo caso agirono con grande intelligenza ottenendo un doppio risultato.

Il primo era quello di sfatare che i nazisti erano dei criminali senza interesse per l’arte, (Hitler d’altronde era stato un pittore di acquarelli), il secondo era un modo indiretto per trarre gli Alleati in un tranello.

I comandi alleati avevano fatto questo ragionamento: se i tedeschi hanno evacuato l’Abbazia dai tesori antichi vuol dire che l’hanno occupata con mitragliatrici, bombe, cannoni etc.

Il puerile ragionamento toccò anche la sensibilità di Bernard Freyberg, noto generale, nato inglese e cresciuto in Nuova Zelanda, entrato nella guardia imperiale; con grande determinazione si convinse che non rimaneva che bombardare l’Abbazia.

Non che Freyberg fosse impazzito, perché gli Alti comandi, fra incertezze e titubanze, sposarono la tesi del bombardamento, confermando che i tedeschi si facevano scudo del luogo sacro.

La mattina del 15 febbraio più di 200 apparecchi, di cui 22 fortezze volanti, vomitarono sul monte e sull’Abbazia un inferno di bombe ad alto potenziale colpendo il monastero, le case e pure la popolazione civile italiana che non si era mossa dalla montagna.

La controffensiva di terra che scattò dopo il bombardamento da parte alleata non diede alcun risultato pratico, perchè i tedeschi, ben riparati fra le macerie del monastero respinsero gli attaccanti con una certa facilità.

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Fu lo stesso Kesserling a fornire il senso di quell’ inutile bombardamento:

“Il 15 febbraio fra le ore 9,30 e le ore 10, parecchie ondate di aerei quadrimotori da bombardamento anglo – americani hanno lanciato numerose bombe sull’Abbazia di Montecassino (…) il comando nemico afferma che l’attacco ha permesso di annientare le truppe tedesche che si trovavano nel convento e di distruggerne le opere difensive e lo dichiaro esplicitamente a questo proposito:

l’affermazione che l’Abbazia fosse stata trasformata nel “più poderoso baluardo di artiglieria del mondo” non è che una mostruosa menzogna (…) anche le altre affermazioni secondo cui l’Abbazia ed i terreni da essa dipendenti erano utilizzati o adattati per altre opere militari, nidi di mitragliatrici, posti d’osservazione per artiglieria e simili, non sono che pure e semplici invenzioni…”.

Cfr. Italia drammatica, op.cit. pag. 156.

La mattina del 17 febbraio una misera processione uscì dalle rovine dell’Abbazia.

Alla testa, scosso, provato, traballante per la fatica, c’era proprio l’abate Gregorio Diamare, vescovo di Cassino che portava il crocefisso seguito dai profughi nascostisi nell’Abbazia e sopravvissuti ai bombardamenti.

Von Senger, comandante della 14a Panzerkorps, lo condusse al comando per poi trasferirlo in un convento romano.

Ma Goebbels, che voleva sfruttare fino in fondo l’iconografia barbarica degli Alleati distruttori di civiltà”, fece portare con un’auto l’Abate ai microfoni dell’Eiar di Roma affinchè Diamare dichiarasse che la Wehrmacht era del tutto estranea nella distruzione del Monastero.

“Ma c’erano veramente, eccellenza, soldati tedeschi nell’Abbazia? Nessun soldato tedesco è mai stato nell’Abbazia; nessuno, nessuno”.

Cfr. Italia drammatica, op.cit. pag.157

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Ma quando all’abate fu chiesto di sottoscrivere una dichiarazione che scagionasse del tutto i tedeschi, Diamare “mandò tutti a quel paese”.

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