1944 LENINGRADO LIBERATA
Brano tratto dall’ ebook 1944 assalto al Terzo Reich da tutti i fronti di Pierluigi Raccagni
A Leningrado il peggio era passato.Nel gennaio del 1943 i sovietici avevano ripulito gli ultimi nidi di resistenza tedesca sulle sponde del Lago Lagoda, si era aperto così un corridoio largo dagli 8 agli 11 chilometri, attraverso il quale Leningrado ritrovò un contatto con il resto del Paese.Il blocco attuato dai nazisti, che aveva causato la morte per fame di migliaia di cittadini, finalmente si era spezzato.L’assedio però continuava, la vita nella città era estremamente pericolosa perché i tedeschi intensificarono i loro bombardamenti, sia con l’artiglieria, sia con l’aviazione: nel settembre del 1943, a causa delle devastazioni naziste, furono chiusi scuole e locali pubblici.Insomma il ritorno alla normalità era iniziato, ma procedeva molto lentamente.La certezza di poter contare su un sostanzioso approvvigionamento consentì alle autorità un ulteriore aumento delle razioni, il treno che passava coi rifornimenti portò un po’ di sollievo e felicità ai leningradesi rimasti in città.Ora però si doveva passare all’offensivaIl generale Govorov era ottimista; nel 1941 Leningrado aveva fermato i tedeschi, nel 1942 non si era ceduto un palmo di terreno, nel 1943 il blocco era stato spezzato. Ora bisognava concludere l’operazione con la liberazione totale della città dall’assedio.L’operazione invernale fu decisa dallo Stato Maggiore del Fronte di Leningrado a settembre, con il placet di Mosca.A guidare l’ennesimo tentativo di rompere l’accerchiamento furono inviate alcune star del firmamento dell’Armata Rossa.La seconda Armata d’assalto fu affidata al generale di divisione Fedjuninski, già distintosi sul fronte di Leningrado e la 42a Armata al generale Ivan Maslennikov.Il primo obiettivo dei sovietici era la riconquista di Gatcina, per costringere i tedeschi ad abbandonare Mga, se non volevano cadere nell’ennesima sacca.L”Operazione Neva”, questo il nome in codice dell’attacco sovietico, scattò il 14 gennaio con un bombardamento che colpì le linee tedesche con 100.000 proiettili, poi partirono fanteria e mezzi corazzati alla volta delle postazioni fortificate dei tedeschi.Per oltre due giorni le difese tedesche riuscirono a tenere testa all’offensiva, fino a che il 18 gennaio i sovietici occuparono Puskino, Krasnoje Selo e Gatcina.Il giorno seguente avvenne il ricongiungimento a Ropscia fra le truppe di Maslennikov e quelle di Fedjuninski: i tedeschi si ritirarono verso i paesi Baltici.Il 27 gennaio, giorno della liberazione di Leningrado, le salve di 300 cannoni celebrarono la ritrovata libertà dopo un assedio durato 882 giorni.Leningrado “ce la fece”, nonostante gli errori grossolani della mancata evacuazione iniziale della città, nonchè della sottovalutazione dell’assedio nei primi due mesi e del mancato accumulo di riserve alimentari.Affermare, come è stato scritto da alcuni storici, che la resistenza di Leningrado fu determinata dal terrore staliniano che impedì alla città di dichiararsi “città aperta”, è folle perché sottovaluta quella commistione fra patriottismo russo, ardore rivoluzionario e organizzazione sovietica che fece di Leningrado una città “particolare”, che non adorava tanto Stalin quanto il proprio ruolo di culla della Rivoluzione.Una città “di sinistra”, come si dice, come nel caso della poetessa antistalinista Olga Bergholc, che non mancò mai di nutrire grandi speranze nel sovietismo.”Nel fango, al buio con la fame e la tristezza Quando la morte, come un’ombra ci seguiva,
così felici siamo stati e una tale libertà selvaggia abbiamo respirato che i nipoti ci avrebbero invidiato Che viva e regni ora e per sempre
la gioia semplice dell’uomo fondamento della difesa e del lavoro immortalità e forza di Leningrado! Sorelle mie, compagni, amici e fratelliTutti siamo stati battezzati dall’assedio Insieme siamo a LeningradoE il mondo intero di Leningrado è fiero” Cfr.Olga Bergholc, op.cit. pag.158,159Nel 1949, non si scordi, il museo intitolato alla “Difesa di Leningrado”, fu chiuso dalle autorità sovietiche.Zdanov, che a Leningrado era stato un capo capace e intelligente, fu quasi accusato di aver “respirato” il clima antistaliniano della città.Nel 1949, poi, “l’affare Leningrado” diventò macabro perché Kuznetsov, Popkov e molti altri capi della difesa della città morirono in circostanze misteriose.Leningrado si era liberata dai nazisti, ma non dallo stalinismo…Hitler, che aveva dichiarato che la città di Lenin doveva essere cancellata dalla faccia della terra insieme alla sua popolazione, accusò il colpo, ma naturalmente rimase ottimista sul da farsi.In Germania, però, si diffondeva la paura fra la popolazione civile che la guerra fosse persa e che forse era il tempo della pace.Non lo pensavano solo i disfattisti e gli antinazisti.Nonostante Goebbels, il ministro della Propaganda, fedele carnefice del Caporale boemo, blaterasse di “guerra totale”, sembra che non disdegnasse una negoziazione con Stalin.Hitler, però, come disse anche a Mussolini, non intendeva negoziare con l’Unione Sovietica perché Stalin non avrebbe mai lasciato ai tedeschi il granaio d’Europa dell’Ucraina.Si faceva strada, come unica possibilità, quella di cambiare il governo della Germania con l’eliminazione di Adolf Hitler.

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