Brano tratto da,” 1939 – 1945 il racconto della guerra giusta” e book 1944 Assalto al Terzo Reich da tutti i fronti ” di Pierluigi Raccagni,gratuito dal 19 al 23 dicembre
1944 L’UCRAINA LIBERATA
Dopo la liberazione di Kiev, nel novembre del 1943, ebbe inizio l’operazione che aveva come obiettivo l’accerchiamento di tutto il gruppo di armate di Von Manstein.Manstein reagì decidendo di ritirarsi sulle linee del Dniepr, per far questo però dovette conferire con Hitler per ben sette volte.Secondo un’ordinanza generica la riva occidentale del Dniepr doveva essere ridotta a terra bruciata.Il che voleva dire saccheggio e distruzione dei macchinari, delle case, degli edifici pubblici e di tutto quello che avrebbe potuto servire all’Armata Rossa una volta raggiunta la sponda.Manstein, che per la prima volta aveva avuto libertà di ritirarsi, seguì alla lettera le indicazioni, facendo raggiungere alle sue truppe la riva destra del fiume sane e salve, ma di certo non al sicuro.Il fronte di Manstein misurava 720 chilometri; per difenderlo aveva 37 divisioni di fanteria e 17 divisioni di Panzer e Panzergrenadier.Poco per fermare l’Armata Rossa di Konev.Il 24 gennaio del 1944 le armate di Konev avanzarono sostenute da un massiccio fuoco di sbarramento, penetrando di 5 chilometri nelle linee avversarie.La mattina successiva la 5a Armata di Romistrov passò fra i tedeschi chiudendoli nella famosa sacca di Korsun – Cerkassy.E’’ ovvio che Hitler diede ordine di resistere ad ogni costo.Per salvare i tedeschi intrappolati furono mobilitate 4 divisioni corazzate che riuscirono ad aprire una piccola breccia.Konev non si fermò, martellò il settore, incendiando le case dove i tedeschi si erano rifugiati.A questo punto il generale Wilhelm Stemmermann ordinò ai suoi uomini di ritirarsi e di incamminarsi verso le forze che erano state inviate in loro soccorso.Sembrava di essere ritornati ad una “piccola Stalingrado”, questa volta gli accerchiati, però, erano riusciti a muoversi e a trovare un piccolo pertugio dal quale fuggire dallasacca.Fu in quell’occasione che si potè constatare la ferocia con la quale i sovietici combattevano contro i tedeschi: le colonne tedesche furono prese allo scoperto senza armamento pesante, l’artiglieria e i carri armati russi le fecero a pezzi stritolandole sotto i cingoli, la cavalleria cosacca si dedicò alla caccia al tedesco massacrando con le sciabole anche quelli che volevano arrendersi.Ebbene, il suo desiderio di servire l’umanità si trasformò in un’esplosione di veemenza, e lui comprese con tutto il cuore, non soltanto con l’intelletto, ciò che Gor’Kij aveva voluto dire parlando dell’amore che aveva generato e alimentato l’odio di Lenin per i nemici di classe. Non bisogna considerare più i tedeschi esseri umani!Al ricordo di quelle donne e di quei bambini morti che tanto lo avevano commosso anni prima….lui si crogiolò con spirito vendicativo nella loro sofferenza. Se solo avesse potuto uccidere tutti i tedeschi uomini, donne, bambini…”.Cfr.William T. Vollman, Europe Central, Milano 2010, pag.30Si parlò di 20.000 morti, compreso il coraggioso comandante Stemmermann, 8.000 furono fatti prigionieri.Stalin promosse maresciallo Konev per la carneficina; Vatutin, che aveva iniziato l’operazione, non ebbe nessun riconoscimento anche perché fu ucciso in un attentato da nazionalisti ucraini.Il 19 febbraio Stalin ordinò la fine delle operazioni dopo 16 giorni di battaglia.Il bilancio per Hitler era ancora una volta pesantissimo: 18.000 prigionieri catturati, 116 carri, 600 cannoni, 10.000 autoveicoli distrutti o lasciati al nemico. I morti, la cosa meno importante per il criminale boemo, furono 55.000.Stalin, invece, confermava al mondo intero che la sua Armata ormai era pronta per arrivare a Budapest e quindi a Berlino.E intanto avvenne il regolamento dei conti con i popoli che, secondo Stalin e il comitato centrale, si erano dimostrati poco affidabili se non collaborazionisti.Finirono sotto il tallone della repressione i tedeschi del Volga, i tartari di Crimea, i ceceni, gli ingusci, i karachi: la loro colpa era quella di aver creduto per buona fede, per opportunismo, per viltà, per anticomunismo, per antistalinismo, che i tedeschi li avrebbero liberati dal giogo stalinista.“Nel gennaio del 1943 la situazione era talmente grave che il governo sovietico istituì uno speciale “fondo alimentare” per il Gulag: seppure “nemici” i prigionieri erano comunque necessari per sostenere la produzione bellica.In effetti la situazione degli approvvigionamenti migliorò quando le sorti della guerra volsero a favore dell’Unione Sovietica ma,anche contando i supplementi, il contenuto calorico della razione fissata dalle normative alla fine del conflitto era inferiore di un terzo a quello stabilito nella seconda metà degli anni Trenta.Durante gli anni di guerra, nei campi e nelle colonie dei Gulag morirono in totale ben oltre due milioni di persone, senza contare coloro che perirono in esilio o mentre erano sottoposti ad altre forme di carcerazione. Fra questi più di 10.000 furono fucilati, per tradimento o sabotaggio, su ordine dei procuratori dei Gulag”.Cfr.Anne Applebaum, Gulag, Storia dei campi di concentramento sovietici, Milano, 2003, pag.434

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