Caduti in disgrazia come classe politica,dopo essere stati per più di un secolo,il soggetto rivoluzionario per eccellenza  dell’ emancipazione del genere umano,insieme agli intellettuali e ai contadini, come prescrive la storia della lotta di classe,gli operai sono tornati alla ribalta.

La questione dell’ ex Ilva di Taranto e la sua eterna crisi,con tumori dispensati a destra e  a manca per decenni sulla città pugliese,ha fatto insorgere gli operai di Genova,Novi Ligure,Taranto che non accettano il piano del governo che vorrebbe ridimensionare per sempre le linee di montaggio per l’ acciaio.

Robotica,intelligenza artificiale,tecnologia avanzata permettono  di abbattere il costo del capitale umano,tragica espressione degli imprenditori, per farla da padroni.Allo sciopero generale dei metalmeccanici a Genova, quindi,hanno partecipano anche i lavoratori dei gruppi Ansaldo e Fincantieri e fabbriche connesse.

La questione ex Ilva è complessa,si aspetta l’ offerta di un privato,si spera nella produzione di 200 mila tonnellate di zincato che fornirebbe lavoro fino a marzo,ma soprattutto,immediatamente,si vuole da parte degli operai il ritiro del piano ministeriale che promette solo lacrime e sangue.Così mentre si teme la terza guerra mondiale,mentre si ingaggia Putin fra i difensori dei russi abbienti,schegge di proletariato industriale che ormai viene catalogato come aristocrazia operaia presentano,il solito conto: lavoro sicuro e pulito dal cancro,salari in linea con la UE,e autonomia operaia dai profitti padronali.Tutto garantito dalla Costituzione più bella del mondo. O no? Governo Meloni,ma non solo.Addenda: lacrimogeni della polizia sugli operai,un classico della destra.