Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta di Pierluigi Raccagni – ordine nuovo .. completamente gratuito dal 26 al 30 novembre
Responsabilità della Wehrmacht erano evidenti, in molte zone i soldati tedeschi liberi da impegni venivano invitati a partecipare ai massacri e a scattare foto quali souvenir della campagna russa.
Nel febbraio del 1942 su 5,9 milioni di soldati sovietici catturati dai tedeschi, 2,8 milioni erano morti.
Le favole accomodanti di certa storiografia che imputano solo alle SS e ai gruppi dell’SD lo sterminio di prigionieri militari e popolazioni civili era, è e rimarrà una ipocrita interpretazione della guerra in chiave reazionaria.
Durante l’avanzata dal giugno al dicembre del 1941 all’euforia per la vittoria, si unì l’euforia per il sangue: all’ orgia nazista, una putrefatta ideologia della morte, parteciparono esercito, polizia e autorità civili tedesche.
I dissensi che provenivano da alcuni generali dell’aristocrazia prussiana erano flebili voci, non sempre contraddistinte da azioni pratiche sul campo.
Il day by day della guerra in Urss era all’insegna di chi massacrava maggiormente i più deboli: ad un certo punto gli alti comandi proibirono ai soldati tedeschi di mandare fotografie dei massacri.
“Il 5 ottobre 1942 il mio capo operaio e io ci recammo direttamente alle fosse.
Udii una rapida successione di spari dietro uno dei mucchi di terra.
Le persone scese dagli autocarri – uomini, donne, bambini di ogni età – per ordine di un milite delle SS che impugnava una frusta da cavallo o da cane, erano costrette a spogliarsi e collocare ordinatamente gli abiti (…)
Senza piangere o gridare la gente, nuda, se ne stava in gruppi divisi per famiglie, si baciava e salutava in attesa del segnale di un altro milite delle SS, anch’esso con una frusta, che stava vicino alla fossa. Durante i quindici minuti che trascorsi accanto alla fossa non udii nessun lamento.
Dichiarazione giurata di Hermann Friedrich Graebe, ingegnere tedesco, davanti al tribunale alleato di Norimberga”.
Cfr. Enzo Biagi, Seconda guerra mondiale op. cit.n.31, pag.329
L’esercito tedesco era mal ridotto e si dice che avesse imparato la pratica locale di segare le gambe dei morti per disgelarle su un fuoco, così da levare gli stivali ai cadaveri.
Nel suo libro” Fronte Orientale “(op.cit.), Omer Bartov descrive come la mancanza di un vestiario invernale adatto contribuisse fortemente a rendere più acute le sofferenze dei soldati. “Gli uomini della 12a divisione, ad esempio, portavano ancora all’inizio del terribile inverno russo, le uniformi indossate all’inizio della campagna”
Il comando si limitò a consigliare di imbottire le divise con dei giornali, ma anche la carta scarseggiava.
La fiducia nella vittoria finale non era venuta meno fra le fila della Wehrmacht. Però, così come Hitler aveva sottovalutato i sovietici, così Stalin fece lo stesso errore presupponendo che i tedeschi, con la mancata presa di Mosca, fossero in procinto di essere cacciati dall’Unione Sovietica.
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