Brano tratto 1941 operazione Barbarossa,Pearl Harbour guerra totale di Pierluigi Raccagni gratuito fino all’11 novembre

La spartizione dei Balcani avvenne nel seguente modo: la Jugoslavia cessava di esistere come stato. La Germania incorporava nel Reich la parte settentrionale della Slovenia, il controllo militare della Vojvodina e del Kosovo settentrionale, così come capitò alla Serbia, dove i tedeschi affiancarono funzionari al governo collaborazionista del gen. Milan Nedić.

L’Ungheria si assicurò la ricca regione danubiana di Bačka.

La Bulgaria occupò la Macedonia jugoslava e alcune regioni meridio- nali della Serbia.

La parte più vasta del territorio jugoslavo smembrato venne onorato del titolo di stato indipendente di Croazia. Qui entrava in scena l’Italia: il regno di Croazia venne affidato al Principe di Spoleto Aimone di Savoia, nipote del re Vittorio Emanuele III. Il potere di fatto venne esercitato da Ante Pavelić, fascista noto in Italia dagli Anni Trenta.

Pavelić aveva avuto aiuti per il suo movimento degli ustascia.

Mise così in pratica una politica di genocidio contro serbi, comunisti ed ebrei. All’Italia, comunque, fu assegnato un ruolo significativo, ma non autonomo.

Furono ammessi all’impero fascista Lubiana, Zara, già italiana sin dalla prima guerra mondiale, alcune zone vennero aggregate nel governato- rato di Dalmazia, una striscia di terra fra la Slovenia e la Croazia fu accorpata al Regno italico. Mussolini, come è stato notato da più parti, anche se ottenne un bottino non disprezzabile, mise solo un piede nello spazio vitale a Est.

Il suo imperialismo debole lo vedeva relegato in una posizione subordinata anche nei Balcani, regione che il fascismo considerava naturale spazio di conquista se si pensa appunto, a Fiume, a Zara, alla Repubblica del Carnaro etc. Per quanto riguarda la Grecia, i nazisti l’attaccarono con ventisei divisioni di cui tre corazzate attraverso la Bulgaria, base di partenza delle operazioni. Una dopo l’altra le unità greche furono spazzate via.