Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta,e book 1941 operazione Barbarossa e Pearl Harbour di Pierluigi Raccagni gratuito dal 7 all’ 11 novembre
- LA JUGOSLAVIA
Nella notte fra il 4 e il 5 aprile il ministro jugoslavo a Mosca fu convocato da Stalin.
Stalin in persona gli presentò, pronto per la firma, un patto di non aggressione fra lo stato slavo e la Russia sovietica.
Era troppo tardi e non se ne fece nulla.
L’esercito jugoslavo, naturalmente, non era attrezzato per una guerra contro i tedeschi, che erano al massimo della loro potenza.
È vero che contava 1 milione di uomini organizzato in 28 divisioni, ma gli aerei erano tutti antiquati, il materiale andava bene per le guerre balcaniche di venti anni prima.
Alle prime ore del 6 aprile 21 divisioni tedesche si trovarono pronte per l’attacco, 10 di queste erano corazzate.
Secondo alcuni storici l’esercito tedesco era all’apice della sua effi- cienza, molto più organizzato di quel 10 maggio del 1940 quando iniziò l’attacco a Occidente.
Il complesso di forze era appoggiato dall’aviazione di Göring.
L’attacco alla Jugoslavia, condotto dalla dodicesima armata di Wilhelm List, sostenuta dagli Stukas del gen. Wolfram Von Richthofen, aprì uf- ficialmente la campagna, mentre dall’altra parte sulla linea Metaxas, in Grecia, i tedeschi si lanciavano alla conquista di Salonicco.
Il bombardamento su Belgrado fu sconvolgente, un vero e proprio atto terroristico che causò oltre 3 mila morti.
La Jugoslavia, attaccata da più parti, non poteva che prendere atto che anche nel suo caso, come in quello della Polonia, l’entusiasmo popolare, lo stringersi a coorte erano sentimenti nobili, ma erano poca cosa di fronte alla macchina bellica nazista.
Gli italiani, sempre più avvoltoi e pronti a prendere le briciole dello strapotere nazista sul continente, avanzarono sul fronte albanese e cominciarono una nuova offensiva contro la Grecia grazie al gen. Ambrosio e alle otto divisioni schierate nella Venezia Giulia, nella regione di Zara e sul fronte albanese.
Mussolini finalmente riuscì ad avanzare congiungendosi con le truppe tedesche in Macedonia.
Si rovesciò in questo modo il postulato mussoliniano del primato della politica sulla prassi militare.
La vittoria militare italiana era di fatto una sconfitta politica per il fascismo che nei Balcani e in Grecia chiudeva definitivamente quella che doveva essere una guerra autonoma e parallela.
La guerra era subordinata ai nazisti per i rapporti di forza espressi dai due regimi nel primo anno di guerra.
Basta vedere, a proposito, come vennero spartiti i Balcani. Continua 10 novembre

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