Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta, L’ Asse si spezza la guerra è persa di Pierluigi Raccagni
Completamente gratuito fino al 2 ottobre
1944 MORTE AL TIRANNO
Abbiamo visto come i tentativi di assassinare Adolf Hitler risalgano al 1938.
La resistenza al nazismo, orchestrata da uno sparuto gruppo di antifascisti, aveva più volte tentato di sensibilizzare il popolo tedesco sui crimini del nazismo.
“Nel marzo del 1943, dopo Stalingrado, a Monaco vi era stata la ribellione dei fratelli Scholl, della “Rosa bianca”, a marzo a Smolensk il generale Hennig Von Treskow aveva piazzato una bomba sull’aereo che riportava Hitler in Germania, per citare due casi di cui ci siamo occupati nel descrivere le prime crepe all’interno del Terzo Reich”.
Cfr. Erich Koch, L’ombra della svastica, Siena 2010, pag.477
Ne abbiamo omessi a decine: basti pensare che fra il settembre 1943 e il gennaio del 1944 fu organizzata un’altra mezza dozzina di attentati.
I complotti contro Hitler si intensificarono quando una parte dell’esercito comprese che ormai Hitler e il suo potere ipnotico erano sul viale del tramonto, quando, più opportunisticamente, militari di alto grado e politici compresero che la Germania stava perdendo la guerra.
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Oppure quando persone oneste, sincere, si accorsero di quello che era l’anima del nazismo: lo sterminio dei prigionieri russi, il genocidio degli ebrei sul fronte orientale, la crudeltà disumana con la quale i nazisti occupavano paesi, nazioni e territori.
Proprio un giovane ufficiale, che a 22 anni era già un veterano della campagna di Polonia, della vittoria sulla Francia e dell’invasione dell’Unione Sovietica, diventò uno degli attentatori più determinati fra i congiurati.
Il 5 ottobre del 1942, a Dubno, una località fra Ucraina e Polonia, von Bussche, questo il nome dell’ufficiale, assistette a quella che veniva chiamata operazione speciale:
“Qui sotto il bel sole autunnale, c’era una coda lunga un miglio di vecchi, donne, bambini neonati (…) Era la popolazione ebrea, stavano aspettando di sdraiarsi in quelle enormi buche- fosse che essi stessi erano costretti a scavare e di essere ammazzati dalle SS”.
Cfr.Roger Moorhouse, Uccidere Hitler, Milano 2006, pag.277
Ricordiamo come la Wehrmacht non fosse immacolata e vergine per quanto riguarda la propensione agli omicidi di massa.
Se non direttamente, parecchi comandanti dell’esercito si voltarono dall’altra parte quando SS e Gestapo massacravano milioni di innocenti.
Altri invece si fecero in quattro per contribuire ai massacri, per ingraziarsi il partito, per fare carriera, per entrare nel club dei “Volonterosi carnefici di Hitler”.
Fra i congiurati, comunque, separati in gruppi di differenti ideologie e religioni e con motivazioni diverse, vi erano i generali Beck, Fromm, Hoepner, Von Treskow Olbricht e due ex ambasciatori.
Il borgomastro di Lipsia, Goerdeler, uno dei più attivi, due uomini di chiesa, un pronipote di Moltke, discendenti di antiche casate aristocratiche e vari fiancheggiatori che non sopportavano più la barbarie del nazionalsocialismo, volevano tutti in qualche modo la fine del nazismo.
Quasi tutti gli oppositori, all’inizio della congiura, che risale al 1943, nelle loro animate discussioni pensavano che la sostituzione di
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Hitler con alte cariche liberal conservatrici del mondo militare, diplomatico e politico fosse sufficiente per evitare alla Germania la peggiore delle catastrofi: la sconfitta e la bolscevizzazione.
Ma dalla contrapposizione verbale al nazismo bisognava passare alla prassi politica e la prassi politica prevedeva la destituzione del tiranno nel modo più classico: la sua eliminazione fisica.
La storia dei congiurati fino al 20 luglio del 1943 era stata costellata da decine di attentati, finiti sempre male per indecisione, inesperienza, sfortuna.
Uno dei più incredibili, dopo quello di Treskow a Smolensk, fu quello cosiddetto del “cappotto”.
Nel novembre del 1943 un capitano di fanteria ventiquattrenne, quell’ Assel Von dem Bussche di Dubno, venne scelto dai cospiratori per fare il modello per un cappotto che era stato confezionato per i reparti d’assalto.
Hitler avrebbe dovuto esaminarlo personalmente.
Bussche decise di mettere nel cappotto due bombe tedesche che sarebbero scoppiate nel momento in cui lui avrebbe afferrato Hitler mentre visionava il nuovo cappotto.
Prima della sfilata di moda nazista una bomba alleata distrusse i modelli collocati in un vagone merci.
Fu questo uno dei tanti episodi che i congiurati organizzarono per liquidare Hitler.
Due uomini fondamentali rimasero ai margini della congiura, ma poi rimasero coinvolti nella repressione.
Uno era l’ammiraglio Canaris, capo dell’ufficio per il controspionaggio all’estero dal 1935 al 1944 dell’OKW, servizio segreto, che sapeva delle dinamiche del complotto e mai intervenne per fermarlo, (fu destituito nel 1944; dopo il 20 luglio fu arrestato, il 9 aprile del 1945 fu impiccato nel campo di concentramento di Flossenburg).
Poi c’è Irwin Rommel che, come abbiamo già scritto, rimase seriamente ferito il 17 luglio, tre giorni prima dell’attentato.
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Rommel, che fu avvicinato dal borgomastro di Stoccarda Stroelin nel febbraio del 1944, non era d’accordo nell’assassinare Hitler. Voleva arrestarlo e portarlo davanti ad un tribunale per non farlo diventare un martire.
Rommel, nel colloquio con il borgomastro, alla fine disse; “Credo che il mio dovere sia quello di salvare la Germania”.
Di fatto si unì al gruppo, anche se sarà il pupillo di Hitler fino allo sbarco in Normandia.

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