Brano tratto da il racconto della guerra giusta ” la vittoria della democrazia” vol II Pierluigi Raccagni

Ci voleva, insomma, secondo i gerarchi, una convocazione del Gran Consiglio che non era stato più riunito dal dicembre del 1939.Mussolini definì quello del 16 luglio un vero e proprio “pronunciamento”.Poi dopo il 19 luglio, come abbiamo visto, tutta la macchina cospirativa si mise in moto. A Roma, nelle alte sfere del partito, dell’esercito, della polizia, della stessa Milizia si respirava un’aria di attesa, qualcosa doveva accadere perché le cose non potevano andare avanti nell’apatia di una sconfitta annunciata.,*

E a questo punto entrò in scena Dino Grandi che sarà il leader della cacciata del Duce.Dino Grandi era stato uno dei capi della cosiddetta rivoluzione fascista, era ritenuto una delle grandi menti del fascismo, era stato ministro degli esteri, Ambasciatore a Londra.

Come guardasigilli andava dal re due volte la settimana, con Vittorio Emanuele III si confidava in termini anti – mussoliniani da tempo, il 3 giugno proprio il re gli aveva suggerito di trovare una soluzione costituzionale contro Mussolini.Il  20 luglio Grandi da Bologna arrivò a Roma. Invitato da Acquarone ministro della Real Casa, per mezzo di un amico comune, ad un colloquio, preferì disertare la riunione affermando di aver spedito il famoso odg a Puntoni, aiutante di campo del re. Continua

Grandi teneva nel cassetto l’ordine del giorno già da due anni, ma ora diventava un documento sul quale doveva pronunciarsi il Gran Consiglio del fascismo.Dopo aver avuto contatti con Bottai, Federzoni, Scorza, Farinacci, ai quali disvelò le sue intenzioni, nel pomeriggio del 22 luglio fu ricevuto da Mussolini.

Grandi che non voleva essere un golpista da strapazzo aveva in mente un intervento legalitario, sofisticato, democratico, per usare un paradosso.

Si trattava di liquidare Mussolini facendo questo ragionamento: il re nel ‘22 aveva convocato a Roma Mussolini per conferirgli la carica di primo ministro con il voto del parlamento.Ora si trattava di mettere in minoranza Mussolini nel Gran Consiglio per permettere al re di sfiduciarlo creando un nuovo gabinetto.

Si trattava per Grandi di un normale avvicendamento politico. il fascista Grandi scopriva il valore di una monarchia costituzionale alla faccia dell’assassinio di Giacomo Matteotti e di vent’anni di dittatura.(…) il 22 pomeriggio andai da Mussolini, per chiedere udienza ricorsi ad un duplice pretesto … arrivai a Palazzo Venezia alle cinque.Secondo Grandi il colloquio fu, in un certo senso, patetico. Mussolini gli parve depresso.Lo era da molto, un uomo turbato.Quindi entra nel merito della sua visita e tenta di far intendere al Duce la sua tesi: gli Alleati fanno di colpa di tutto al fascismo, non alla nazione, perciò non è il caso di passare la mano a chi sia in grado di trattare la pace con loro, se con i fascisti non decideranno mai d’incontrarsi?Lui mi lasciò parlare per circa quaranta minuti, poi intervenne pacatamente:

“Vedi Grandi, mi disse, non avresti torto se pensassi che la guerra è persa, Invece non lo è. Esiste un’arma segreta tedesca che verrà usata fra pochissimo tempo. Capovolgerà le sorti del conflitto”Cfr. Silvio Bertoldi, Colpo di stato, op.cit. pp.126,127Alla fine del colloquio Mussolini rimandò la questione al Gran Consiglio in modo molto pacato, dicendo a Grandi di presentare in quella sede il suo odg.“Poi decideremo”.