Posso essere un pacifista tutto di un pezzo.
A 75 anni nemmeno Hitler mi chiamerebbe al fronte.
Posso contribuire alla pace del mondo lottando per un mondo migliore,mettendoci tutta la forza che rimane per me,per gli altri, anche quelli che non conosco.
Se la pace nella storia è solo un intervallo fra le guerre,non è questo il determinismo che mi consola.
Ma continuare a parlare di pace senza giustizia e ‘pure un’ offesa verso chi è morto per la libertà.
Pensieri semplici si dirà,per un mondo complesso e difficile,ma pur sempre un motivo per interessarsi della cosa pubblica.
Salvini che brinda a vodka dopo che Trump ha cacciato Zelensky,le titubanze omertose di Meloni e Tajani per non scontentare nessuno,la viltà di chi sta in mezzo per essere pronto a saltare sul carro del vincitore,significano che gli ideali sono morti e sepolti sotto una montagna di convenienze.
La dialettica guerra – pace è quella di morte – vita: senza l’ una non c’è l’ altra.
Ma se qualcuno rischia di persona per mantenere la parola data al suo popolo è sempre meglio di chi invoca un ‘impossibile pace assoluta ,per aspettare che il tempo passi, senza guardare l’ orologio.
Non scherziamo,sono cose più grandi di noi che alterniamo resort con kibbutz e siamo fuori dal fuoco amico e nemico.
Anche perché la Cina dice di lavorare per la pace,Russia e Usa pure, l’ Europa anche: si crede nella pace e si può vivere senza la guerra in un mondo di disuguaglianze e sfruttamento.
Zelensky,ad esempio, che sta provando tutte le strade per non svendere la sua terra,la sua cultura,la sua indipendenza non è Putin,Trump, Netanyahu.
Intanto chez nous vediamo chi è disposto a lottare per sanità,salari ,dazi,rischio recessione.

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