Aldo Grasso sul Corriere della sera scrive del festival di Sanremo appena concluso che è stato il funerale della speranza.
Nel senso che la normalità del tutto alla fine è risultato, come si dice, lo specchio del Paese: rassegnazione senza miglioramento.
Ma lo stato d’ animo generale non si materializza solo nel Festival.
Sul lavoro, ad esempio,ho scritto in tutta modestia,ognuno si tiene quello che ha,avendo paura di perdere quella piccola dose di sicurezza che ti fa sentire fuori dalla tempesta di una vita miserabile.
Nella sanità,ormai,il dato che milioni di cittadini rinuncino a curarsi per le lunghe fila d’attesa del servizio pubblico e i costi di quello privato è normalità e rassegnazione.
E se c’è un qualche forma di dissenso ci si ferma ai social dove parolai di tutto il mondo uniti discettano di guerre,cataclismi,ferocia esistenziale….insultando soprattutto chi tenta di opporsi alla rassegnazione imperante sporcandosi le mani.
Insomma Carlo Conti,normale magister,ha mostrato come si può campare bene non tanto nella pace dei sensi,quanto nella dimenticanza della critica.
Tutto va bene, perché la vera scommessa sul futuro è dire che il presente è fantastico,irripetibile, già storico,quasi immortale.
Se non aumentano i dazi e le bollette ci si può rassegnare pure alle guerre,tanto un festival,una kermesse,una divulgazione,una trovata alimentare, un’ Intelligenza artificiale, la si può sempre trovare.
E se c’è chi dice no per davvero,non solo nelle canzoncine,questi è un balordo,un estremista,un sognatore di frottole antiche come il mondo.
Quando si scrive di certe cose è scontato che si generalizza,non tutto è brutto e opaco.
Ma il non mentire ai noi stessi è già un passo contro la rassegnazione della morte della speranza.

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