Brano tratto da 1939 1945 il racconto della guerra giusta di Pierluigi Raccagni completamente gratuito
1939. LA VERA GUERRA SUI MARI
Se in terra e in cielo si faceva finta, sul mare si fece subito sul serio I tedeschi, però, sulle onde non facevano paura come sulla terra.
Le supercorazzate Bismarck e Tirpitz dovevano essere ancora completate, i nazisti si erano portati avanti con due corazzate tascabili e 16 sottomarini inviati nell’Atlantico prima dell’inizio delle ostilità.
Mentre nella campagna di Polonia il furore nazista aveva sprigionato tutta la sua violenza, sul mare l’attività della Marina era contrassegnata dalla prudenza: l’obiettivo primo era il naviglio alleato che \solcava l’Atlantico, come nel caso dell’Athenia, che fu silurata dai tedeschi con tanto di scuse da parte dell’ammiraglio Erich Raeder.
L’Inghilterra nel 1939 doveva importare milioni di merci via mare per mantenere il proprio livello di vita.
Dopo il 3 settembre le 3.000 navi oceaniche erano diventate un grosso bersaglio per l’attività degli U-Boot (abbreviazione di Unterseeboot) che impressionava persino Sir Winston Churchill.
L’Athenia era una nave di linea, fu affondata senza nessun preavviso anche se Hitler, per compensare la guerra di sterminio su terra, aveva dato ordine, in un primo momento, di mantenere almeno in mare un contegno dignitoso secondo le convenzioni dell’Aia.
Il 17 settembre i tedeschi si fecero più coraggiosi andando a colpire al largo della costa occidentale delle isole britanniche la portaerei Coura- geous.
Il 30 settembre la direttiva di Hitler chiarì che il metodo nazista di con- durre la guerra era lo stesso per tutte le armi.
La guerra per mare, deliberò Hitler, doveva essere condotta sia contro la Francia che contro l’Inghilterra.
Le navi trasporto e mercantili, continuava la direttiva, dovevano essere trattate come navi nemiche e affondate senza preavviso: si doveva sparare anche sulle navi mercantili che avessero usato la radio dopo essere state fermate.
L’affondamento delle navi mercantili, poi, doveva essere giustificato come gesto di possibile confusione con navi da guerra o ausiliarie.
Per dimostrare che alle parole seguono i fatti nel giorno della direttiva la Admiral Graf Spee, corazzata tascabile, affondò il mercantile inglese Clement, portando le perdite inglesi a 185.000 tonnellate in un mese. Insomma i nazisti anche sul mare non badavano a spese, l’ouverture della guerra marina li vide affondare 41 navi alleate o neutrali senza contare il prestigioso risultato ottenuto con l’affondamento della corazzata Royal Oak ormeggiata nella rada di Scapa Flow.
La sommergibilistica tedesca funzionava a meraviglia, ma anche le famose corazzate tascabili imperversavano come corsare sull’Atlantico. Fino a quando nel Mar della Plata Hitler per la prima volta si prese una mazzata che di certo non si aspettava.
1939. LA BATTAGLIA DEL MAR DELLA PLATA
L’affondamento del piroscafo inglese Clement era avvenuto vicino alle coste brasiliane.
Che cosa ci facesse la corazzata tascabile, vanto della marina tedesca, Admiral Graf Spee, nelle acque dell’Atlantico del Sud la dice lunga sulla grande attenzione dei tedeschi verso il naviglio inglese sulle acque dell’intero globo.
A capo della Graf Spee vi era il comandante di vascello Hans Langsdorff, un vero gentiluomo fedele alla grande tradizione marinaresca: nessuna nave viene affondata prima di essere completamente evacuata, i comandanti fatti prigionieri vengono accolti a bordo con tutti gli onori, gli eventuali equipaggi affondati ricevono cure e ricovero presso l’Altmark, l’altra nave di appoggio alla corazzata tascabile.
Forse Langsdorff era deluso del bottino ottenuto dalle sue escursioni nelle acque calde dell’Oceano Indiano e prima di ritornare in Germania voleva migliorare il suo fatturato bellico nel traffico del Rio della Plata, davanti a Montevideo.
È qui che a 150 miglia da Montevideo la corazzata tascabile venne individuata da tre navi britanniche e costretta a subire in un duro scontro lo sfondamento delle cucine, la messa in avaria di due parti, il non utilizzo dell’artiglieria: Langsdorff non prese il largo anche se lo poteva fare, aveva a cuore la nave e i suoi uomini.
Così si rifugiò nel porto di Montevideo, dove rimase tre giorni in rada perché vi erano tre incrociatori britannici che avevano spiegato le bandiere di combattimento.
Hitler tempestò Langsdorff di telegrammi, lo accusò di vigliaccheria per non recarsi in mare aperto a combattere, ma il capitano di vascello era certamente migliore della Gestapo, delle SS e dei nazisti.
Era prima di tutto un soldato, un marinaio.
Così il 17 dicembre del 1939 alle ore 18 davanti ad una grande folla che si radunò sulla passeggiata a mare di Montevideo la Graf Spee abban- donò il porto.
Langsdorff scaricò la maggior parte del suo equipaggio, una squadra di emergenza portò la nave nel mezzo dell’estuario: si udirono tre esplosioni, la nave affondò.
Il giorno dopo Langsdorff si suicidò. Un modo tedesco e non nazista di fare la guerra c’era.

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