Piuttosto di niente,piuttosto,si dice in tutte le lingue e dialetti.

La tregua,non certo la pace,iniziata ieri  con la liberazione di tre donne israeliane in ostaggio dopo il via del governo israeliano,che  a sua volta libererà 90 palestinesi in Cisgiordania, è una gimkana perigliosa fra guerra e pace,che comunque per il bene del martoriato popolo palestinese,dovrebbe essere sostenuta da tutto il mondo civile.

La tregua di 42 giorni,fra Hamas e Israele,che prevede il ritiro di Gaza dell’ esercito israeliano,include pure il rilascio di 33 ostaggi su 98 da parte di Hamas,e la contemporanea liberazione di centinaia di militanti di Hamas prigionieri nelle carceri israeliane da parte del governo Netanyahu.

Se tutto va bene,se partiti dei coloni ultra ortodossi che non sentono mediazione e che si sono dimessi dal governo israeliano e se l’ ala estrema militare di Hamas rimangono ai faticosi e macchinosi accordi,è facile che scoppi pure la pace.

Mi chiedo perché Marwan Barghoudi leader della seconda Intifada nel 2002 non sia stato inserito fra i liberandi.

Gli ostaggi del 7 ottobre israeliani, i militanti palestinesi da liberare sono  una tregua possibile solo se rimane l ‘obiettivo di due popoli in due stati

Bombardare ancora Gaza sulla possibile trattativa sarebbe folle,inserire in qualche modo l’inferno di Trump per fare pressione sui palestinesi sarebbe un film dell’ orrore:importante è che la tregua comporti aiuti umanitari alla popolazione civile come previsto da tutte le organizzazioni internazionali e come annunciato da Biden ieri.

Mentre i raid israeliani continuavano fino a ieri i bambini di Gaza, dicono le fonti occidentali, cantano fra le macerie,: hanno fame di pace,che vuole.dire cure,cibo,acqua,inizio di una vita dignitosa…

Finalmente dico in umiltà, si può parlare con enfasi di un dio della pace,di un mondo che non finisce,di una pietas riconosciuta dall’ umanità intera.

Una notte senza bombe,senza droni,con le vere stelle del creato ad illuminare la speranza la vogliono tutti gli uomini di buona volontà.

Conclusione ontologicamente necessaria.