Brano tratto dall e book”1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbour guerra totale” di Pierluigi Raccagni gratuito dal 6 al 10 dicembre

1941. L’ESULTANZA DEI NAZI-FASCISTI

A Roma il Re Vittorio Emanuele III e il capo di Stato Maggiore Ugo Cavallero salutarono l’attacco di Pearl Harbour con soddisfazione; il ragionamento era semplice.

Se gli inglesi dovevano impegnarsi in una dura guerra contro l’impero giapponese sarebbe stata allentata la morsa sul Mediterraneo, con la conseguenza che era possibile l’invio di rifornimenti in Libia, dove Rommel aspettava rinforzi per la sua avventura verso l’Egitto.

L’unico a ragionare, come sempre, era Ciano consapevole che gli Stati Uniti avrebbero messo in campo tutta la loro forza.

La stampa tedesca e italiana, invece, esaltavano i giapponesi che erano stati vittime del presidente Roosevelt “padre della guerra”.

I nazifascisti ricordavano le provocazioni che aveva dovuto subire il Sol Levante da parte dei paesi anglosassoni, con la sottolineatura dell’embargo delle forniture di petrolio e acciaio.

Il Führer che da una parte aveva sempre disprezzato le virtù militari degli Stati Uniti, ma che dall’altra parte non volle mai coinvolgere gli Stati Uniti nella guerra, era ben conscio di che cosa volesse dire combattere contro Roosevelt: “Sebbene il grande successo dell’attacco giapponese contro Pearl Harbour avesse messo fuori uso le navi da battaglia americane che formavano il nucleo della flotta del Pacifico (mentre le portaerei che non si trovavano in rada si salvarono, andando poi a formare il nuovo nucleo della flotta del Pacifico), Hitler non riteneva che le capacità militari del Giappone in una grande guerra contro gli Usa

fossero tanto elevate da affidargli il compito di liquidare da solo gli Usa (…)

Decidendo perciò di dichiarare subito guerra agli Usa. Hitler scelse il male minore sulla base delle sue convinzioni circa il mutamento della congiuntura politica internazionale rispetto all’estate1941”.

Cfr. Hillgruber, op. cit. pagg. 102, 103

Un’ultima considerazione: così come i nazisti spianavano l’Europa e la Russia con l’accoppiata croce uncinata-Panzer, così i nipponici potevano contare sull’accoppiata disco rosso del Sol Levante-caccia Zero.

I caccia Zero, partendo dalle portaerei volute da Yamamoto, erano molto superiori ai caccia alleati disponibili in quel momento, tanto da poter coprire in piena autonomia 700 Km di volo.

Si pensi che i giapponesi nei primi mesi di guerra impiegarono solo 700 dei 1.500 aerei da combattimento di cui l’esercito disponeva.

I giapponesi e non gli italiani erano l’alleato migliore di Hitler.

I nipponici, nei primi mesi del conflitto, scatenarono una “guerra lampo” contro americani, inglesi e olandesi, che nulla aveva da invi- diare alla guerra lampo dei tedeschi in Europa nel 1940.

L’espansione fu rapida, brutale; si estese a Est nel medio Pacifico, a Sud verso l’Australia e a Ovest verso l’India.

I piani approvati il 6 settembre del 1941 furono attuati con precisione e determinazione.

Quando a Tokio pervennero i risultati dell’attacco a Pearl Harbour si diffuse un entusiasmo al limite del fanatismo.

La macchina da guerra nipponica, come si ricorderà, ora prevedeva: l’occupazione della Tailandia, lo sbarco in Malesia e la conquista di Singapore, la conquista di Luzon e la conquista dell’arcipelago delle Filippine, la conquista delle isole di Guam e di Wake, l’offensiva in Cina e l’attacco a Hong Kong.

Le operazioni iniziarono così con sbarchi di sorpresa in Malesia e con un preventivo attacco aereo contro le Filippine.