Brano tratto dall’ Ebook  1944 Assalto al Terzo Reich da tutti i fronti di Pierluigi Raccagni

1944 LA TRAGEDIA DI VARSAVIA

Giuseppe Stalin, finita l’operazione Bagration, chiese al generale Zukov se ritenesse che le sue forze fossero in grado di liberare la Polonia orientale e di raggiungere la Vistola.

L’assenso del suo migliore condottiero fu netta:erano pronti ad intervenire un altro milione di uomini, 2000 carri armati e 3.500 aerei.

Stalin a quel punto ordinò la presa di Varsavia e quindi l’accesso a Berlino.

Dopo aver conquistato Lublino il 23 luglio e Brest – Litovsk, dove nel 1918 fu firmata la capitolazione della Germania, il 25 luglio, mentre gli alleati occidentali erano finalmente riusciti a uscire dalle teste di ponte della Normandia, l’Armata Rossa giunse sulle rive della Vistola, il corso d’acqua gigantesco che taglia in due la città di Varsavia.

A Majdanek, intanto, il primo e più importante campo di sterminio, vicino a Lublino, l’Armata Rossa si rese conto, e documentò con foto ai forni crematori, come erano stati assassinati 30.000 ebrei e altre persone provenienti principalmente dalla Polonia e dall’Unione Sovietica.

La cultura tedesca targata Hitler – Himmler – Goebbels era penetrata nell’est con il suo rituale di sterminio: furono scattate foto di gigantesche pile di scarpe, capelli umani, macchine per tritare le ossa che sarebbero state usate per fertilizzare i campi.

La città di Lublino, invece, occupata dai sovietici il 23 e 24 luglio divenne nota in quanto sede di un governo sostenuto da Stalin.

Ricordiamo che in Polonia era iniziata la seconda guerra mondiale e che nelle terre polacche si era materializzato l’Olocausto.

Nel 1943 gli ebrei del ghetto di Varsavia, ridotti a larve umane dalla fame, dalle persecuzioni e dalla crudeltà dell’occupazione nazista, si ribellarono e furono trucidati con grande facilità da Stroop, Generale di Brigata delle SS, che con compiacimento scrisse in un rapporto “amministrativo” che alla fine delle operazioni 66.045 ebrei erano stati uccisi, sterminati e catturati.

“Finalmente, il 19 aprile 1943 il generale Stroop lanciava i suoi uomini all’attacco finale del ghetto: marciavano ai suoi ordini duemilanovecento uomini, di cui mille erano soldati della Wehrmacht, mille erano Waffen SS e agenti della Gestapo. (…)

Il compimento dell’azione era previsto entro tre giorni.

Di fronte a questa poderosa massa d’urto, decisa a entrare a tutti i costi nel ghetto, stavano poche decine di combattenti armati (…) cani poliziotto furono sguinzagliati in prossimità dei tombini; chi riusciva a salvarsi dai morsi finiva nelle mani delle SS.Il 6 maggio un reparto di Waffen SS fece irruzione nel rifugio dove si trovava il centro dell’organizzazione ebraica di combattimento. Tutti caddero sotto le raffiche compreso il capo (…)”.

Cfr.Antonio Frescaroli, La Gestapo, Milano 1967 pp. 573,4,5

C’erano quindi le premesse perchè l’Armata Rossa a Varsavia trovasse la spinta necessaria per la guerra totale al nazifascismo.

Ma non era così facile.

La Polonia, per l’Urss, era il paese più popoloso ai suoi confini, ma la popolazione, pur essendo antinazista, non scordava l’invasione da parte dell’Urss il 17 settembre del 1939, né poteva scordare il suo antisovietismo prima della guerra.

La resistenza polacca, infatti, si riconosceva nel governo in esilio di Londra, decisamente anticomunista.

Ma nel 1944, oltre all’Esercito nazionale di ispirazione decisamente nazionalista formato da ufficiali dell’esercito e da diversi partiti, si formò a Lublino, nel territorio occupato dall’Armata Rossa, un comitato polacco di liberazione nazionale, presieduto dal socialista di sinistra Morawski, che era una versione dell’Unione dei patrioti polacchi, sostenuto da Mosca.

Così, quando i sovietici arrivarono sulle rive della Vistola si trovarono di fronte ai nazisti che giocavano sulla divisione fra le forze della resistenza.

Le truppe sovietiche, in accordo con il Comitato di liberazione di Lublino, giudicato un governo fantoccio dal Governo polacco di Londra, si impegnarono a liberare la Polonia dai nazisti per farne uno stato libero e democratico. Ma quando scoppiò la rivolta di Varsavia, nell’agosto del 1944, Stalin non intervenne, passando così come “ il traditore del popolo polacco” che permise il massacro di 300.000 polacchi da parte dei nazisti.

Su questo punto la storiografia si divide in modo decisamente netto e radicale.

“Si è accusato Stalin di essersi deliberatamente astenuto dall’accorrere in aiuto alla popolazione di Varsavia quando avrebbe potuto farlo. Non c’è niente di strano nell’accusa, dal momento che i sovietici e il governo di Londra erano già praticamente in guerra fra loro e la sola ragione di Stalin per far finta che così non fosse era la necessità di mantenere buoni rapporti con gli alleati occidentali”.

Cfr. Calvocoressi op.cit. pag. 490

Nessuno mette in dubbio il cinismo di Stalin, bisogna però riconoscere che l’insurrezione di Varsavia non fu organizzata per aiutare l’avanzata sovietica, ma per prevenirla.

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