1940. SUITE FRANCESE
Brano tratto dall’ Ebook 1940 La guerra dei caporali nazifascisti gratuito dal 4 all’ 8 novembre di Pierluigi Raccagni
Il si salvi chi può divenne psicodramma, egoismo collettivo che travolse tutti. “(…) Nell’aria e nel silenzio si respirava l’angoscia.
Anche le persone più fredde, solitamente calme, non riuscivano ad arginare tale inquieto e mortale spavento.
Ognuno con una stretta al cuore guardava la propria casa e pensava: «Domani sarà distrutta… domani non avrò più niente. Non ho fatto male a nessuno. Perché?» e intanto un’onda di indifferenza si impadroniva delle loro anime (…)”.
Cfr. Irène Némirovsky, Suite francese, Roma, 2013, pag. 53
“Camminavano da tre giorni quando incontrarono i primi reggimenti in ritirata. La fiducia era tanto profondamente radicata nel cuore dei francesi che, scorgendo i soldati, pensavano che si accingessero a sferrare un attacco, che il Comando supremo avesse dato ordine di far convergere verso il fronte, a piccoli gruppi, per vie traverse, le forze armate ancora intatte. I soldati erano taciturni, quasi tutti cupi e assorti.
Alcuni dormivano sul fondo dei camion. I carri armati avanzavano pesantemente nella polvere, coperti da leggeri rami d’albero per mimetizzarsi (…)”.
Cfr. Irène Némirovsky, op. cit. pag. 70
La svastica sventolava sull’arco di trionfo.
Hitler se ne andava in giro a Parigi a fare il turista.
Per un caporale piccolo-borghese e autodidatta la strada della vita si stava solcando di pura gloria wagneriana.
Il 21 giugno a Compiègne, nello stesso luogo in cui alla fine del primo conflitto mondiale, l’11 novembre del 1918, la Germania aveva firmato la capitolazione, Hitler scortato da Göring, Von Brauchitsch, Keitel, Raeder, Ribbentrop ed Hess salì sullo stesso vagone sul quale venne stipulata la pace nel 1918 e si sedette al posto del generale Foch.
Il mondo era stato rovesciato, vincitori e vinti avevano cambiato di posto.
L’armistizio franco-tedesco non fu così pesante per i francesi, la ven- detta di Hitler fu calcolata e misurata: per lui la guerra era solo agli inizi.
I tedeschi rinunciavano all’intera occupazione del territorio francese e permettevano che il governo Pétain stabilisse la propria autorità sulla Francia centrale e meridionale ancora non invase, (Il governo di Vichy).
E fin qui c’è lo zuccherino.
Poi, mentre Hitler abbandonava la carrozza, vi erano da pagare i pegni alla vittoria del Terzo Reich.
Un milione e mezzo di soldati francesi catturati sul campo di battaglia sarebbero stati deportati in Germania in campi di lavoro
Era obbligatorio consegnare al Reich tutti i tedeschi antinazisti residenti in Francia.
Fucilazione dei soldati francesi che in quel momento stavano combat- tendo con eserciti di altre nazioni.
I tedeschi si proponevano di colpire De Gaulle che stava organizzando truppe francesi in Inghilterra
La flotta francese verrà smobilitata, le unità di superficie e subacquee saranno disarmate e fatte rientrare nei porti francesi.
In questo modo si impediva alla flotta francese di unirsi agli inglesi in mare partendo dai porti coloniali.
La clausola decisiva, comunque, restò la costituzione di una Francia non occupata nel Sud, Sud-Est, dove il governo poteva svolgere libera- mente il suo potere.
Hitler, politicamente abile, aveva, come in Norvegia, creato il presup- posto del collaborazionismo.
Il trattato dell’armistizio, firmato per i tedeschi da Keitel e per i francesi da Charles Huntziger alle 18:15 del 22 giugno 1940, entrerà in vigore subito dopo che l’armistizio franco-italiano verrà concluso.
Cosa c’entravano gli italiani nell’armistizio?
L’Italia era entrata in guerra il 10 giugno del 1940, passando dalla non belligeranza alla guerra. Fu quella una data che gli italiani faranno fatica a dimenticare.
Oppure non dovranno mai scordare.

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