Brano tratto dall’ ebook 1941 Operazione Barbarossa e Pearl Harbor: guerra totale di Pierluigi Raccagni gratuito dal 2 al 6 ottobre

Il consolidamento della resistenza sovietica implicò già alla fine di lu- glio 1941 un primo rallentamento dei tempi che i tedeschi avevano pianificato per lo svolgimento della campagna orientale, e ciò si ripercosse immediatamente, data l’estrema compressione del programma di guerra lampo, sull’ulteriore pianificazione della strategia, costringendo i tedeschi a rinunciare per tutto il 1941 sia all’avanzata sull’Egitto attraverso la Libia, sia a quello contro le posizioni britanniche nel vicino Me- dio Oriente attraverso la Bulgaria e la Turchia.”

Cfr. Hillgruber, op. cit. pag. 96

La guerra in Africa per i nazisti era secondaria, tutto doveva essere con- centrato sull’Operazione Barbarossa.

Ma i tedeschi capirono che dopo gli ultimi insuccessi militari degli ita- liani “l’Italia non può tenere”, come disse Raeder al Führer.

Mussolini, che aveva sempre rifiutato l’aiuto tedesco in Africa, poiché metteva in discussione il suo terreno di caccia, dopo i continui insuccessi si decise a malincuore ad accettare l’aiuto offertogli da Hitler.

D’altronde l’8 febbraio del 1941 il generale Graziani aveva telegrafato a Mussolini nei seguenti termini: “Gli ultimi avvenimenti hanno fortemente depresso i miei nervi e le mie forze tanto da non consentirmi di tenere più il comando nella pienezza delle mie facoltà…Vi chiedo pertanto di essere richiamato e sostituito”.

Graziani aveva preso atto del suo fallimento dopo che il 7 febbraio del 1941 si era svolta l’ultima controffensiva d’inverno. Gli inglesi avevano raggiunto El Aghelia: in due mesi avevano compiuto un’avanzata di 800 Km, polverizzando 9 divisioni italiane, catturando 120.000 prigionieri e 400 carri armati.

Tutta la Cirenaica era perduta.

Hitler stava preparando la madre di tutte le guerre contro la Russia, aveva già perso del tempo prezioso in Grecia per colpa degli italiani, detestava apertamente i comandi dell’esercito regio, si fidava solo di Benito Mussolini.

E allora dovette scegliere in fretta come tamponare la falla anche in Nord -Africa, nonostante avesse sparso divisioni in mezzo mondo.

Così convocò Erwin Rommel, nato a Heidenheim an der Brenz nel 1891, già decorato nella prima guerra mondiale per le sue gesta nelle Ar- gonne, in Romania e in Italia.

Il generale, che si era messo in luce al comando della 7a divisione coraz- zata del XV corpo nelle operazioni sulla Mosa, ad Arras e a Lilla, sulla Somme, e che raggiunse per primo la Manica nel giugno del 1940, stava godendosi due giorni di licenza nel villaggio di Herrlingen, quando un aiutante del quartier generale del Führer bussò alla sua porta conse- gnandogli un messaggio urgente.

Hitler lo voleva vedere subito per affidargli il comando generale di due divisioni della Wehrmacht in Libia.

Quando l’indomani fu introdotto dal Führer questi gli fece una minu- ziosa relazione di quello che si aspettava dal suo intervento.

Hitler fece un riassunto e un’analisi della situazione con la solita sicu- rezza, parlò per due ore e in sintesi presentò a Rommel il quadro gene- rale delle operazioni.

Dopo la vittoria tedesca sulla Francia, disse il Piccolo Caporale, l’Inghilterra si trovava isolata. La Luftwaffe non era riuscita ad ottenere la su- premazia sui cieli, ma era impegnata a bombardare fabbriche e città bri- tanniche.

I sommergibili tedeschi colpivano in gran numero navi mercantili ne- miche: gli inglesi avevano perduto due milioni di tonnellate di naviglio dall’inizio della guerra, mentre dai cantieri navali tedeschi uscivano di- ciotto sommergibili al mese.

Non era necessario attuare l’invasione dell’Inghilterra, (operazione Leone Marino), considerato che gli inglesi sarebbero stati costretti pre- sto a chiedere una pace separata.

Prima di tutto bisognava risolvere il problema dell’orso sovietico che mirava ad avere un’influenza sugli stati Baltici e su zone tradizional- mente sottoposte all’influenza di Berlino.

Dato che questi avrebbe rifiutato qualsiasi imposizione da parte tede- sca, sarebbe servito impartire una dura lezione a Stalin attraverso una guerra lampo sul modello di quelle di Francia e Polonia.

Tutto questo non poteva far dimenticare gli obblighi verso l’alleato italiano, truppe tedesche sarebbero entrate in Bulgaria per aiutare gli italiani in Grecia.

E la perdita della Libia per Mussolini sarebbe stata un’umiliazione troppo grave.

Un corpo di spedizione tedesco composto da due divisioni corazzate sarebbe stato inviato al più presto nel Nord-Africa per impedire agli inglesi di avanzare verso Tripoli.

Hitler concluse dicendo a Rommel che gli affidava il comando dell’Afrika Korps e che era certo che avrebbe saputo adattarsi benis- simo alle condizioni particolari della guerra di Libia.

“Tornate a trovarmi fra sei settimane. Mi riferirete su quello che avrete visto” concluse Hitler.

Rommel non si fece pregare due volte, pochi giorni dopo, il 12 febbraio, era già a Catania dopo un breve incontro a Roma con il generale Guz- zoni per stabilire la linea del fronte nella Sirte.

Il tedesco non perse tempo.

Quasi tutti i giorni faceva la spola fra Tripoli e il Golfo della Sirte, dedicandosi allo studio del territorio.

Si muoveva con un Fieseler Storch, piccolo aereo di ricognizione bipo- sto.

Appena sul posto l’ufficiale tedesco, dal viso affilato e dallo sguardo mobilissimo, impose subito il suo carisma conquistandosi il rispetto da parte delle truppe.