Brano tratto dall’ ebook Ordine nuovo prime sconfitte dell’ Asse di Pierluigi Raccagni gratuito dal 23 al 27 settembre
Il problema era che i due eserciti erano esausti e che nel calderone della Russia occupata poteva ancora succedere di tutto.
Sia i tedeschi che i sovietici si stavano leccando le ferite di un inverno rigido e di battaglie cruente.
Era una situazione infernale ai limiti delle risorse umane.
Hitler e Stalin, per convincere i propri generali della bontà delle loro strategie, si davano da fare con tutto il loro carisma.
Hitler confidò al generale von Paulus, comandante della 6a armata, che se non riusciva a mettere le mani sul petrolio del Caucaso, sarebbe stato costretto a por fine alla guerra.
Da parte sua, Stalin voleva anch’egli disporre del petrolio del Caucaso; più che il nome di Stalingrado il grande condottiero comunista capiva che quelle zone erano sostanziali per la sopravvivenza della madre Russia.
Hitler pensava alla grande, Stalin contrattaccava per cercare di contenere la guerra apocalittica dei nazisti.
E sì che la fortuna non abbandonò il capo supremo del comunismo mondiale.
Il 19 giugno 1942 il maggiore Reichel, volando su un piccolo aereo da ricognizione, precipitò dietro le linee sovietiche.
L’ufficiale trasportava nella sua borsa, trasgredendo a ordini precisi, tutti i piani dell’inizio dell’operazione Blu (come abbiamo visto era il nome convenzionale della grande offensiva dell’estate che era stata posposta dai tedeschi per l’attacco di Char’kov).
Come nel giugno del 1942 Stalin credette che quei documenti trovati casualmente fossero il frutto della disinformazione dei servizi tedeschi.
In effetti i generali tedeschi volevano attaccare Mosca.
L’intuizione di Stalin, quindi, era giusta, ma i documenti erano autentici visto che poi l’offensiva tedesca si sarebbe inoltrata verso il Caucaso per stessa volontà di Hitler.
In una simile situazione di estrema confusione arrivò una sconfitta che ai sovietici costò migliaia di morti.
Il 28 giugno 1942 fu lanciato l’attacco dai nazisti e le forze armate sovietiche si mostrarono impreparate ad affrontarlo.
Per prima cosa la velocità dei panzer occupò subito la città di Voronež, 30.000 soldati sovietici furono fatti immediatamente prigionieri.
I tedeschi si spinsero avanti con la solita furia distruttiva, ai loro fianchi rumeni, italiani e ungheresi sostenevano i panzer nazisti che ingaggiarono una durissima battaglia a Voronež sul Don.
Lì si assestarono su posizioni difensive permettendo a Hitler di avanzare verso il Volga.
Il corrispondente di guerra del Völkischer Beobachter così scriveva:
” (…) il russo che finora ha combattuto con accanimento a ogni chilometro, indietreggia senza tirare un colpo di fuoco. La nostra avanzata è ritardata soltanto da ponti distrutti e dall’aviazione.
Quando le retroguardie sovietiche sono troppo incalzate, esse scelgono una posizione che permetta di resistere fino alla notte.
Non ci si preoccupa dei russi che rimangono negli intervalli, talvolta di 20 chilometri, che separano le nostre divisioni. Inoltrarsi in questa vasta regione, senza trovare traccia del nemico, è preoccupante”.
Cfr. Claude Bertin, Il conflitto russo tedesco, Ginevra 1973, pag. 233 vol. 2
Nonostante la difesa disperata dei sovietici che cercarono di costruire linee difensive improvvisate, le difese russe crollarono e il 9 luglio i tedeschi piombarono su Rostov, sull’estuario del grande fiume Don. Reparti del NKVD, questa volta, finalmente combatterono fino alla morte contro i nazisti e non contro contadini ricchi e dissidenti, Gli uomini del NKVD, in quella occasione, dimostrarono di essere comunisti al servizio del popolo e non solo del partito.
1942 SECONDO SEMESTRE
Alla fine di luglio Hitler era talmente convinto di un’altra vittoria che divise le sue truppe in due:
1. il gruppo armate A avrebbe dovuto conquistare i giacimenti petroliferi del Caucaso.
2. il gruppo armate B si portò a est attraversando il Don, con l’ordine di conquistare la città di Stalingrado sul Volga.
Dopo la direttiva n.41 seguì la direttiva n. 45 di Hitler.
Nella direttiva n.45 del 23 luglio Hitler in pratica ribadiva la necessità di lanciare le sue truppe in due direzioni: verso il Caucaso e verso il Volga.
“Nel corso di una campagna durata più di tre settimane, i lontani obiettivi da me assegnati all’ala meridionale del fronte orientale sono stati sostanzialmente raggiunti, e solo deboli formazioni avversarie del gruppo di armate Timošenko sono riuscite a sottrarsi all’accerchiamento, mettendosi in salvo nella sponda meridionale del fiume Don.

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