E book 1939 1945 la vittoria della democrazia vol II di Pierluigi Raccagni

L’OTTO SETTEMBRE

Nella notte dal 6 al 7 settembre una corvetta della marina raccolse in mare, presso Ustica, due ufficiali dell’aviazione americana: erano il generale brigadiere Maxwell Taylor, vice comandante della 82a aviotrasportata americana e il colonnello di complemento William Gardiner, dell’aviazione statunitense.

 I due alti ufficiali americani, fatti sbarcare a Gaeta, dovevano definire gli accordi con il supremo comando italiano sulle modalità di un ‘operazione militare chiamata “Giant 2”, riguardante la difesa di Roma.

Il povero Castellano, preso, in un primo tempo per un ufficiale italiano infingardo, conquistandosi la fiducia degli Alleati era riuscito a Cassibile ad ottenere il via libera per un’operazione che prevedeva lo sbarco alleato a sud di Roma e contemporaneamente l’azione della 82a divisione aviotrasportata americana, un reparto d’elite, sugli scali di Cerveteri e Furbara.

I due ufficiali arrivarono verso il tramonto, trovarono banchetti sontuosi a Palazzo Caprara, sito davanti al ministero della guerra.

I colloqui iniziarono con ritardo e pigrizia, come se la guerra fosse davvero lontana; la situazione era tragica, ma il buon appetito degli italiani sorprese non poco gli americani.

Badoglio e soci, infatti, non si erano minimamente preparati ad una azione collaborativa con gli Alleati sul piano militare, per cui la notizia dell’operazione bellica fu accolta come un fulmine a ciel sereno.

Delegato alla difesa di Roma da un eventuale attacco tedesco era il generale Giacomo Carboni, che doveva orchestrare le operazioni.

Quando incontrò gli americani fece immediatamente capire loro che il loro progetto era inattuabile.

Troppi tedeschi intorno e dentro Roma, (non era vero, i tedeschi in quel momento avevano manco un carro armato nelle vicinanze), troppo pericoloso usare i paracadutisti per occupare gli aeroporti, perché la contraerea tedesca li avrebbe fatti a pezzi, (non era vero, perché Cerveteri e Furbara erano fuori tiro).

Gli americani, come è ovvio, si irritarono e pretesero di conferire immediatamente con Badoglio, il quale dormiva profondamente. Le cronache ci dicono che il vecchio generale, destato di soprassalto nella sua villa, decise il futuro della nazione in vestaglia.

Prese per buone le paure di Carboni e concordò con Taylor un telegramma al comando americano per sospendere l’operazione Giant2.

Facendo poi una scena patetica, in cui si commiserò come un vecchio generale che sarebbe caduto nelle mani dei tedeschi che l’avrebbero sgozzato.

Eisenhower rispose duramente agli ennesimi tentennamenti italiani, e confermò che l’otto settembre avrebbe dato l’annuncio dell’armistizio.

Alle 19,45 dell’otto settembre, interrompendo i programmi radio, fu dato l’annuncio dell’armistizio dal generale Pietro Badoglio:

“Il governo italiano riconosciuta l’impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo le forze alleate anglo – americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo – americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.

Cfr.Italia drammatica op.cit. pag 1

Gli italiani fino all’ultimo avevano sperato in un rinvio, basandosi sulla data del 12 settembre che, dicevano, Castellano aveva negoziato il 3 settembre a Cassibile. Forse questa è stata l’ennesima bugia di Badoglio, che continuava a cambiare le carte in tavola in attesa della manna dal cielo che non compromettesse lui stesso, la Corona e il cerchio magico dei Savoia Il popolo italiano era naturalmente all’ultimo posto dei pensieri.

Il paese piombò nel caos.

Così come la sera del 25 luglio soldati e popolazione credettero nella pace, anche in questo caso il fraintendimento del messaggio era scontato.

Un popolo stremato voleva uscire dalla guerra ad ogni costo: il 25 luglio pochi avevano prestato sufficiente attenzione all’annuncio radio che ricordava che la guerra continuava, l’otto settembre pochi vollero sentire che ci doveva essere una reazione contro altre forze che non fossero quelle degli Alleati.

Insomma voleva dire che la guerra contro gli anglo – americani finiva, e continuava quella contro i tedeschi, anche se era una finta guerra, visto che la famiglia reale e Badoglio prepararono le valige, lasciando l’onore agli eroi.

Il disonore, insieme alle ricchezze accumulate, se li tennero però ben strette.

1943 SENZA VERGOGNA

La fuga del re, di Badoglio e della classe dirigente monarco – liberale la notte dell’otto settembre è stata un’infamia senza confronti.

Dopo l’annuncio dell’armistizio delle 19,45 diramato dall’Eiar l’appuntamento per tutti quelli che contavano in quel momento, (i responsabili dell’armistizio e la famiglia reale), era al ministero della guerra in via XX settembre.

Badoglio, che arrivò sul posto direttamente dalla sede dell’Eiar, dopo aver fatto riempire due autocarri di cose preziose dalla servitù, aveva le idee chiarissime.

Il generale che era entrato trionfante ad Adis Abeba, ora se ne andava al mare lasciando nello sfacelo un’intera nazione: poco da ridere, ma fu così.

La cronaca è ricca di eventi quanto povera di coraggio civile e militare.

Dopo Badoglio, verso le 21 il re e la regina arrivarono al ministero della guerra, il ministro della guerra, per precauzione, ospitò quella notte i capi di stato, di governo e delle forze armate.

Alla compagnia si unì il principe Umberto, il duca di Acquarone, e per ultimo si aggregò pure il generale Roatta, che proveniva direttamente dalla sede dello Stato Maggiore di Monterotondo, paese a pochi chilometri dalla capitale.

C’era anche un certo ottimismo fra i fuggitivi.

Praticamente si diceva che secondo voci ufficiose i tedeschi stavano abbandonando la capitale, distruggendo documenti e salutando gli italiani con bevute di vino…Non era vero, naturalmente, perché paracadutisti tedeschi avevano già colpito fra Pratica di Mare e Ostia.