In occasione del restauro del film di Nanni Moretti  Ecce Bombo, che verrà  proiettato il primo settembre alla  mostra del cinema di Venezia,la Meglio Gioventù ormai over and over potrà reinterrogarsi su quello che oggi tutti cercano per la maggiore : l’ identità perduta.

Identità che nell’ alba felliniana del film, il rigattiere rivendica con un Ecce Bombo che sa di amara consapevolezza: rivoluzione,femminismo,ideali.utopie si fermano sui confini di un oltrepassamento che porta la tragedia individuale dell’ incompiuto alla comicità di gruppo di una my generation delusa e sgangherata.

La compagnia morettiana  di Michele Apicella svacca con cinismo amatoriale teatrale in una fenomenologia di una gioventù bruciata nella chiacchiere dell’ autocoscienza maschile,in difficoltà con la rivoluzione femminista,con le telefonate delle radio libere che millantano colpi di stato,con un mondo “magnifico” che stava esaurendo la sua spinta propulsiva.

Ma l’ identità di un Ecce Bombo,”un film per il dolore di pochi diventato comico per tutti”,come disse Moretti, oggi è annullato da un grigiore che non si manifesta in nessun grido di insofferenza.

Le bombe,i massacri, l’ assuefazione, l’ oblio,non trovano generazioni perdute che si interrogano sul futuro non realizzato.

Manca la nevrosi della generazione di Apicella,il sale della terra della ricerca.

La società dello spettacolo, che già Moretti aveva evidenziato, ha tramutato l’ homo homini lupus in un ricettacolo di talk shows.

Il film di Moretti uscì nel 1978, una settimana prima  il rapimento Moro.

” giro,faccio cose,vedo gente” fu spazzato via.

Bisognava trovare un lavoro da parte di un ceto intellettuale,al di fuori della militanza rivoluzionaria,che aveva rifiutato il lavoro salariato.

Non pochi scelsero la classe dirigente,altri preferirono il Roxi bar.

C’ è invece chi dovette digerire tutto.